Ozuna è il futuro romantico del reggaeton

Ozuna è il futuro romantico del reggaeton

Siamo stati al suo concerto di settimana scorsa al Milano Latin Festival, e abbiamo scoperto il lato dolce e meno tossico del reggaeton.
Sonia Garcia
Milan, IT
14.8.18

Ho sentito per la prima volta la voce di Ozuna nel 2016, quando dopo 11 anni sono tornata un mesetto in Perù, a visitare la mia famiglia. In radio lo sparavano a palla a ogni ora del giorno, e c’è voluto davvero poco perché ne uscissi ossessionata. Come al solito arrivavo in ritardo: con una carriera avviata nel 2014, in quell’agosto 2016, la sua figura si stava consolidando, e le hit erano già molte. Su tutte, però, “No quiere enamorarse”, “Dile que tu me quieres,” e “Te vas”—iconico pezzo reggaeton con zero cassa e solo voce—erano quelle che le radio davano di più, e che perciò non sono più riuscita a togliermi dalla testa. Un anno dopo (luglio 2017) ero già al Fabrique di Milano a cantarle a squarciagola, la prima volta che sono andata a vederlo live. La seconda è stata una settimana fa, nel parcheggio del Forum di Assago, al Milano Latin Festival.

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Ascolto suggerito: Te Vas - Ozuna

Juan Carlos Ozuna Rosado, classe 1992, è sposato, padre di due figli, e appartiene a quell’olimpo di artisti che passeranno alla storia per aver rivoluzionato il genero urbano latino-americano. L’influenza di reggaeton, dembow, e trap en español nell’immaginario pop/mainstream globale è sempre più innegabile, e il crossover delle nuove leve di artisti latini, da qualche anno a questa parte, sta cambiando molte regole del gioco. J Balvin (artista più ascoltato al mondo su Spotify) Cardi B, Bad Bunny, Anuel AA, sono solo alcuni dei nomi per cui stravedono i tuoi rapper preferiti, perciò meglio stare sul pezzo.

Solo un paio di mesi fa, YouTube ha annunciato che Ozuna, ad oggi, è l’artista più riprodotto dell’anno: quasi 3 miliardi di visualizzazioni solo sul suo canale, che arrivano più di 5 se si considerano quelli esterni—solo ieri il remix di “Te Boté”, con Nio Garcia, Bad Bunny, Casper Magico e Nicky Jam, ha superato il miliardo di visualizzazioni.

Ascolto suggerito: Te Bote Remix - Casper, Nio García, Darell, Nicky Jam, Bad Bunny, Ozuna

Ozuna non è un reggaetonero qualsiasi: a lui interessano i sentimenti. Non a caso si è guadagnato il titolo di poster boy del nuovo reggaeton romantico, legittimo erede di De La Ghetto e Arcangel, che nei ‘00 ne erano stati precursori. I testi dei pezzi del “Negrito ojos claros”, che lui stesso compone, sono perlopiù incentrati su amore, vulnerabilità, e spesso abbracciano una prospettiva femminile—”Se Preparò” parla di una ragazza che riprende possesso della sua libertà, dopo un amore finito male. Per un genere ancora intossicato da mascolinità dirompente, e aggressività nei confronti dei corpi delle donne, non è una scelta da poco.

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Ascolto suggerito: Se Preparò - Ozuna

Il suo album d’esordio Odisea vede la collaborazione di De La Ghetto, Nicky Jam, Anuel AA, Zion y Lennox, J Balvin, e dei produttori Yampi, Hi Music Hi Flow, Gaby Music, Chris Jeday. Dell’attesissimo seguito Aura, in uscita il prossimo 24 agosto sempre per la label indipendente Dimelo Vi, distribuita da Sony Music Latin, si sente parlare da mesi, specie ora che Ozu è in pieno tour europeo.

Una volta un producer cubano, in Ecuador, mi disse che quando si va a vedere il live di un pezzo grosso della musica urbana, non ci si deve aspettare altro che puro intrattenimento e zero contatto col lato umano dell’artista. “Come andare al cinema, o a un musical. Non deve avere nulla di ‘umano’ o terreno. Non pago così tanto per assistere allo show di uno come me; voglio molto, ma molto di più.” È un po’ questo lo spirito con cui mi avvio verso il Forum di Assago, il giorno del suo concerto.

Appena arrivata, mi accorgo subito di quanti più italiani ci fossero, rispetto al suo live al Fabrique dell’anno scorso, dove il pubblico era a prevalenza latina.

“Sono qua con delle amiche italiane” mi spiega Yvonne, 42enne cubana che incontro accanto ai bar, vicino all’area palco. “Vivo in Italia da 12 anni, e quando posso aiuto come volontaria lo staff del Milano Latin Festival. Oggi però voglio vedere solo Ozuna, è la prima volta che vengo a un suo concerto!”

Noto che sono presenti anche un sacco di coppie miste, italianx-latinx. “Io sono dominicano, e Marika è italiana,” mi spiega Yuri, mentre abbraccia la sua ragazza. “È la seconda volta che veniamo al suo concerto, la prima è stata l’anno scorso al Fabrique.”

Marika e Yuri.

L’elemento decisivo del pubblico di quest’anno, però, emerge solo alla fine: le famiglie. “Ozuna è il mio amore!” mi dice una signora colombiana, “Sono qua con i miei due figli, entrambi adulti. Eravamo in prima fila, mami, que tu crees?”

Anche Jorge e Barbara vengono dalla Svizzera, ma solo in veste di accompagnatori. “Io sono argentino e mia moglie è italiana,” spiega Jorge, “abbiamo accompagnato nostra figlia di 14 anni, e ora la stiamo aspettando.”

Barbara e Jorge.

L’ultima famiglia con cui parlo è interamente Salvadoreña ed è reduce dalla prima fila. “È la terza volta che lo vediamo a Milano,” precisa Isabel, la madre “la più fan in assoluto tra noi è la bambina.”

Emotivamente provata e senza più una voce, mi avvio verso casa. Durante tutto il tragitto, provo a impedire al mio cervello di fantasticare sulla mia futura famiglia ai futuri concerti di Ozuna, ma è dura. C’è un motivo se è il re del reggaeton romantico, dopo tutto.

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