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Ho fatto finta di essere in vacanza alle Maldive e tutti ci hanno creduto

La guida completa a come fregare i tuoi amici sui social e fargli credere che sei in vacanza rimanendo comodamente in salotto.

di Leon Benz
04 luglio 2018, 4:00am

Quando ero piccolo la mia famiglia non aveva molti soldi, e scegliere il posto in cui andare in vacanza era l'ultimo dei nostri problemi. Nonostante questo, a settembre del mio quinto anno delle elementari ho detto a tutti i miei compagni di classe di aver passato parte delle vacanze al mare. Ovviamente era una bugia per non sentirmi escluso dalle mirabolanti storie estive che dominavano le ricreazioni.

Oggi non sento più il bisogno di mentire su questioni del genere—se avessi voluto fare soldi non avrei certo scelto un lavoro creativo—e i problemi che mi attanagliano sono di tutt’altra natura, ma a quanto pare ogni anno ci sono ancora milioni di persone che si inventano di sana pianta di essere andati in vacanza. Solo in Italia, infatti, la scorsa estate, due milioni di italiani hanno 'messo in scena' le loro vacanze fingendo su alloggi, ristoranti e discoteche.

Ma non è certo una tendenza recente. In un vecchio articolo del Corriere della Sera si scriveva che già nel 2003 il 19 percento degli italiani non aveva possibilità di andare in vacanza, ma che nonostante ciò un terzo di quelli che erano rimasti a casa avevano mentito e detto di esserci andati.

Insomma, esistono film sul tema e persone che hanno raccontato come l'hanno fatto. Ma quanto è difficile davvero inscenare una vacanza? E perché le persone lo fanno? Come fai a far credere a tutti, nel mondo dell'iperconnessione, di essere in un posto X del pianeta quando in verità non ci sei?

Per rispondere a queste domande, per smettere di entrare nel panico ogni volta che qualcuno mi chiede “Dove vai in vacanza quest’anno?”, per isolarmi un po’ e per spianarvi la strada in caso voleste fingere anche voi di essere stati in qualche luogo esotico mentre in realtà eravate nascosti sotto il bocchettone del condizionatore, ho fatto credere a tutti i miei amici e contatti social di aver passato quattro giorni alle Maldive. Spoiler: ero chiuso in casa.

PREPARAZIONE

Tutte le foto di Mattia Micheli.

Ovviamente, simulare una vacanza non è una cosa facilissima: a partire dalla meta fino ai contenuti da condividere sui social, devi avere un buon piano ed essere credibile, coerente e preciso.

La prima cosa da fare è scegliere una destinazione e pensare una risposta pronta a tutte le possibili domande del caso: perché ci stai andando? Quanti soldi ti costerà? Per quanto ci starai? Ma non potevi andare da un’altra parte?

Quanto a me, ho optato per le Maldive principalmente perché avevo bisogno di un posto abbastanza assurdo da essere ricordato: è un posto lontano dall’Italia, fa parte del patrimonio Unesco—chi mai ci andrebbe da solo? Io.

Una volta scelto il posto e studiato le risposte da dare come se dovessi rispettare un copione, ho scritto un post su Facebook in cui annunciavo la mia partenza, chiedendo consigli a chi c'era già stato. Nel giro di poche ore ho ricevuto una sessantina di commenti, diverse persone hanno iniziato a scrivermi in privato e i miei migliori amici mi hanno intasato le chat di WhatsApp con una serie di insulti.

A quel punto ho iniziato a snocciolare le risposte che mi ero preparato a tutte le domande. Ai miei amici più stretti e ai miei familiari—che hanno una vaga idea della situazione del mio conto bancario—ho detto che ci stavo andando per un reportage pagato, e ai conoscenti ho detto che era stato possibile grazie a "un’offerta incredibile a cui non potevo dire di no."

Fin qui, tutto abbastanza facile.

CONTENUTI

Fotografo e autore a mollo nel lago Trasimeno, vicino a Perugia. Foto per gentile concessione di una passante.

Fortunatamente per il mio esperimento, nel 2018 una vacanza non ha più bisogno di prove come souvenir, amicizie incredibili destinate a durare nel tempo o diapositive da mostrare in pallosissime sessioni. Una vacanza ormai è testimoniata dalle tracce che lascia sui social. E in particolare su Instagram. In poche parole: mi servivano contenuti socializzabili.

La parte più difficile dunque era proprio quella di fornire alle persone che mi circondavano delle prove di oggettiva evidenza di essere alle Maldive. Così, ho chiamato un mio vecchio amico smanettone dotato di Photoshop che ho messo subito al lavoro: una volta comprate delle immagini da un sito di foto stock, gli ho chiesto di piazzarmi in maniera credibile in almeno due.

Una di queste foto doveva essere un semplice selfie,

che con Photoshop è diventato:

Mentre l’altra doveva rappresentarmi mentre facevo qualcosa di estremamente caratteristico, tipo una delle poche cose che puoi fare alle Maldive, tipo il bagno. Per renderla il più credibile possibile ho chiamato un altro mio amico fotografo chiedendogli di scattarmi una foto mentre stavo a mollo in un lago vicino casa mia:

Et voilà—eccomi magicamente alle Maldive:

Giunto fin qui, avevo bisogno di stuzzicare costantemente l’attenzione delle persone, e l’unico modo era quello di aggiornare in maniera assidua le mie Instagram stories, riempiendole di contenuti sulla mia supposta vacanza.

Instagram è un mezzo perfetto per quello che mi serviva fare. D'altra parte sono sempre stato convinto che sia un social su cui è facile mentire. È come una versione filtrata e preimpostata del mondo reale, e le Instagram stories sono il segreto definitivo per creare hype intorno a qualunque cazzata.

Per mia fortuna, il pianeta Terra è pieno di persone che sentono il bisogno di riprendere le loro vacanze praticamente 24/7, e di conseguenza YouTube è pieno di video amatoriali di qualsiasi angolo del pianeta. Mi è bastato cercare “walking around Malé," "maldivian beach," "maldivian market," "maldivian air taxi," "flying in a beautiful sky," e cose simili per ottenere un numero piuttosto ampio di video su cui lavorare.

Nel giro di una settimana ho tagliato una cinquantina di video per poi rimontarli nel formato necessitato da Instagram, chiesto foto da utilizzare a un mio collega che era in Antigua per lavoro, sono andato a Roma a farmi delle foto davanti all’aeroporto e ho cercato di scattare foto nei dintorni di casa di cose e situazioni che potessero ricordare, anche lontanamente, le Maldive.

Dopo aver creato un profilo finto su Instagram e provato a caricare tutte le stories per verificare la loro reale credibilità, ho scritto su un file Word tutto l'itinerario di viaggio con i rispettivi orari delle storie da pubblicare, calcolando il fuso orario e tutti gli altri dettagli.

Dovevo solo partire.

IL VIAGGIO

Gran parte del primo giorno consisteva nel simulare il viaggio. Così mi sono alzato alle cinque del mattino, ho scattato una foto di una mia valigia e l’ho caricata su Instagram. Mi sono rimesso a letto e due ore e mezza dopo avevo caricato una foto davanti al Terminal Uno di Roma Fiumicino dove avrei preso un volo Emirates diretto a Dubai, qui, fatto scalo, avrei preso un altro volo diretto a Malé.

In 12 ore avevo caricato storie di me all’aeroporto di Dubai, di me che riprendevo l’atterraggio alle Maldive e di me davanti a uno specchio in accappatoio poco prima di andare a letto (foto fatta nel bagno di mia madre) taggando un resort dell’Atollo di Noonu. In quel lasso di tempo le storie erano state viste più o meno da metà dei miei follower e una ventina di persone mi avevano scritto in DM.

Nessuno ha sospettato nulla. Anzi, quando ho pubblicato questa prima storia dalle Maldive, la mia schermata DM su Instagram è letteralmente esplosa:

NON ESSERE NOIOSO E NON ESAGERARE

Quasi sempre, quando mi ritrovo a guardare le storie delle persone in vacanza, mi annoio a morte. Non volevo provocare lo stesso effetto sui miei follower. Insomma, non volevo mostrare cose noiose. Per esempio un volo su un “De Havilland Canada DHC-6 Twin Otter Serie 300” che sorvolasse gran parte degli atolli dell’arcipelago del Mare delle Laccadive o dei video di me che faccio snorkeling tra gli scheletri calcarei della barriera corallina.

Ho usato un sondaggio Instagram per coinvolgere i miei follower e chiedere loro se dovessi o meno prendere uno di quegli aeroplanini. Se mi avessero detto di non farlo, mi sarei buttato sullo snorkeling. Fortunatamente, delle circa 80 persone che hanno votato, la maggioranza mi voleva vedere a bordo di un aereo. Così, nel giro di un’ora ho caricato quattro storie di me che volavo sopra gli atolli.

Plausibile? Non troppo, ma la gente ci ha creduto comunque:

D'altra parte sarebbe stato strano se avessi caricato solo foto di spiagge perfette, cocktail colorati con cascate di frutta e cibi esotici, no? Non sarebbe stato molto da me. Perciò ho riempito le mie stories di meduse brutte, ragnetti, normalissime birre, piatti che non mangeresti volentieri, posti belli ma non troppo e dettagli un po' stonati. Questo è molto più da me.

DETTAGLI

Certo, avevo riempito Instagram e Facebook di contenuti, ma una vacanza finta deve essere studiata sotto ogni punto di vista. Quindi è stato di fondamentale importanza impostare l’Out of office nella mail di lavoro, organizzarmi con gli accessi su WhatsApp e Facebook in base al fuso orario, disattivare ogni tipo di geolocalizzazione e tenere il telefono sempre a portata di mano in modo che non scattasse la segreteria telefonica italiana se qualcuno mi avesse chiamato.

Consiglio: una volta che hai studiato i dettagli della tua bugia, ricordati che sarebbe strano anche non rispondere a tutte le chiamate. Ma prima di rispondere studia bene quello che devi dire, premurati di sapere tutti i dettagli di quello che devi raccontare, e concentrati sul tuo obiettivo: convincere gli altri che sei dove hai detto di essere. Per esempio, quando mia madre mi ha chiamato, ho avuto cura di mettere in sottofondo questo video prima di cominciare a riempirla di stronzate:

E sarebbe stato strano anche se non fossi stato nemmeno un po' abbronzato nei selfie:

L'autore si fa spalmare di campioni di autoabbronzanti e fondotinta troppo scuri per lui staccati dalle pagine pubblicitarie delle riviste.

INTERAZIONI

Ovviamente, molte persone mi hanno risposto in DM e ho pensato che per essere realmente credibile avrei dovuto continuare l’esperimento anche lì. Così ho risposto alle decine e decine di "Wow che bello, dove sei?", "Ma sei andato da solo?" "Ma non ci credo! Sei davvero alle Maldive?" e a chi mi linkava "CANADAIR” di Ketama e Carl Brave o "Rich Bitch" dei Die Antwoord.

La verità, dovrebbe ormai essere chiaro, è che no, non ero davvero alle Maldive, e colgo l’occasione per chiedere scusa a tutte le persone a cui ho risposto e fatto perdere tempo prezioso in conversazioni fondate su una menzogna, e a tutti quelli che si sono presi la briga di scrivermi consigli sulle cose da fare. Mi dispiace.

Il risultato più notabile, infatti, è che in quattro giorni le mie foto hanno fatto molti più like di quanti ne fanno normalmente e la percentuale di persone con cui ho interagito in privato è cresciuta esponenzialmente.

Certo, "stavo facendo" qualcosa di diverso dal solito, ma a quel punto anche per le persone che non conosco e i conoscenti con cui nella vita reale non ho mai parlato, il mio profilo Instagram pare aver avuto finalmente un senso: la gente sembrava realmente interessata a quello che facevo.

In ogni caso, è stata una settimana divertente e in qualche modo mi sembra di essere stato davvero alle Maldive. Però il mio esperimento si è fermato qua: quanto a voi, invece, nel caso in cui foste decisi a simulare le vostre vacanze quest'estate, arrivati a questo punto dovreste continuare a mentire e a documentarvi per raccontare esperienze credibili al vostro “rientro”.

Io ho semplicemente scritto questo post. Ah dimenticavo: buone vacanze a tutti. ¯\_(ツ)_/¯

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Nota dell'autore: Grazie a Mattia Micheli per le foto, a Roberto Parrini per il lavoro di Photoshop e a Sara, Simone, Filippo, Emanuele, Roberto e Marco per avermi sopportato in questi giorni di reclusione.

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