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sesso

Dovresti andare a letto col tuo coinquilino? Sì, anche se…

È una domanda che attanaglia molti, e con conseguenze che ho sperimentato io stessa.

Questo post è stato realizzato in collaborazione con Durex.

"È una pessima idea!" diranno le anime più sensibili, le casalinghe modeste, gli eterni cinici e quelli che non possono risparmiarsi una lezioncina di vita al prossimo. È quello che mi ero detta anche io, per almeno un quarto di secondo, prima di finire sul divano del salotto con l'osteopata con cui condivido un appartamento a Berlino.

Sono pentita di aver fatto sesso con Tobias, il mio coinquilino di qualche anno più giovane? Sì. Lo farei di nuovo? Chiaramente sì. Ah, che belle le contraddizioni! Ma perché no? Essere coinquilini è di fatto come avere una relazione a lungo termine, di quelle in cui la passione si è spenta da tempo e si litiga sulle piccole fissazioni dell'altro. Una relazione in cui a dominare è la monotonia degli aspetti pratici della quotidianità. Una relazione in cui si condivide un tetto, si sente l'altro russare ogni notte e si bisticcia per l'ultimo pezzo di cioccolato rimasto in dispensa—e tutto sommato, una relazione di quelle in cui ogni tanto si torna al passato condividendo lo stesso letto (e possibilmente gli stessi orgasmi) per evitare di lasciarsi del tutto. Che sia un accordo prematrimoniale o un contratto d'affitto, nella sostanza poco cambia.

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Foto via Unsplash.

Viviamo in un'epoca in cui si rivendica come non mai la libertà individuale, personale e sessuale, e dove ognuno è spinto a realizzare i propri desideri e sogni più folli. Ma siamo anche la generazione che vive nel pieno di una crisi immobiliare e che, per assurdo, sperimenta più di altre la solitudine. Stando così le cose, da bravi seguaci di Darwin, ci aggrappiamo a ogni mezzo necessario per sopravvivere—inclusa la possibilità di condividere qualche momento di intimità col ragazzo o la ragazza che dorme nella camera accanto alla nostra. Perché allora abbiamo così tanta difficoltà a indugiare in quel piacere carnale (purché protetto), temendo di fare qualcosa di inappropriato o addirittura sconveniente? E sì, specifico protetto perché, mentre non ho alcun problema a condividere il frigorifero, preferisco evitare di farmi carico delle MST altrui.

Ok, ora mettiamo per un attimo da parte le domande e torniamo a quel momento: quella sera, ancora reduce da una rottura tanto lenta quanto dolorosa, ero tornata a casa distrutta. Intristita dal mio ritrovato status di single e indifferente al mondo esterno e agli amici che avevano cercato di risollevarmi, alle 2 di notte avevo aperto la porta della nostra casa di Kreuzberg per planare sul divano del salotto e iniziare a singhiozzare. Il pianto sommesso aveva svegliato Tobias, che era sbucato dalla porta della sua stanza per chiedermi, " Schatzi, va tutto bene?". "Mhhh, boh, sì, no, cioè… non lo so!" avevo detto tirando per un attimo su la faccia dall'incavo tra i cuscini. Con un'espressione tra il divertito e il preoccupato, Tobias era andato in cucina a prepararmi una tazza di tè. "Dai, bevilo che ti rimetterà in sesto. Vuoi mangiare qualcosa? In frigo è rimasto del pollo. Te lo riscaldo?"

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In quel momento non immaginavo di certo che un piatto freddo di coq au vin potesse diventare un'avance, ma il pensiero di essere "rimessa in sesto" non mi dispiaceva affatto. L'unico problema è che quel pensiero è poi uscito dalla mia bocca, e nemmeno troppo velatamente, trasformandosi in un vero e proprio invito a raggiungermi sul divano. In passato mi era capitato di fantasticare sull'essere toccata da quelle mani così abituate a trattare i pazienti, ma la mia relazione quasi materna con lui, unita alle dinamiche della convivenza—tutti quei "Ricordati di mettere la roba sporca in lavatrice", "Cos'era quel casino ieri sera?" e "È così difficile mettere il rotolo nuovo di carta igienica quando finisce l'altro?"—avevano spazzato via ogni possibile tensione sessuale. Almeno fino a quel momento.

E così è successo. Il sesso con Tobias non era stato male, aiutato probabilmente dalla cappa di "Non si fa!" che aleggiava sulle nostre teste e dal fatto che il mio responsabile coinquilino avesse deciso di farsi completamente carico della situazione, dal mio cuore in mille pezzi al preservativo. Mi ha messa a mio agio, senza lasciare che potessero crearsi imbarazzi. Conosceva bene la mia situazione, avendomi ascoltato tante volte disperarmi per la mia relazione agli sgoccioli mentre mi porgeva dei fazzolettini. E non sembrava interessargli se fossi effettivamente attratta da lui, dal momento che il nostro rapporto non si basava sulla seduzione.

Al contrario, quella sera c'era semplicemente il desiderio di condividere un momento tanto piacevole quanto animalesco, senza altri sentimenti al di là dell'amicizia e del rispetto reciproco. Abbiamo finito per addormentarci sul divano, senza che fosse la prima volta che stavamo così vicini. Dopo la fine della mia relazione, infatti, più volte nel bel mezzo della notte ero andata a bussare alla sua porta per poi addormentarmi nel suo letto in maniera totalmente platonica. Anche il fatto che russasse riusciva a tranquillizzarmi, come le fusa di un gatto. "È successo tutto naturalmente," ripetevo a me stessa quella sera mentre eravamo sul divano.

Foto via Unsplash.

Il giorno dopo, però, nessuno dei due aveva voglia di parlarne. Tobias si era alzato per primo e io poco dopo, risvegliata dal suo armeggiare in cucina e dalla coperta che mi aveva lasciato cadere addosso. "Rivestiti, che prendi freddo," mi aveva detto bevendo un caffè per poi aggiungere: "È finito il detersivo per i piatti, lo prendo io e tu prendi quello della lavatrice?" Dopo aver aspettato una mia risposta era sparito nella sua stanza per uscirne solo diretto al lavoro. Ho pensato fosse il suo modo di dirmi che non ci sarebbe stata una seconda volta. Né una terza.

Quanto a me, ero contenta di potermene stare sola sul divano, ancora senza vestiti e senza dover fingere di essere una femme fatale o al contrario una verginella. Forse andare a letto col proprio coinquilino, purché fatto con le dovute protezioni, non è così male. Anche se sarebbe meglio farlo capitare una volta sola, per evitare silenzi o amnesie improvvise al momento della colazione. Una volta sola non è la fine del mondo.