I forni delle pizzerie causano più inquinamento delle automobili? Non proprio

A Torino si stima che lo smog da legna e pellet rappresenti il 44% del totale della città. Ma in realtà il problema è più complesso di così.
Andrea Strafile
Rome, IT
28.12.18
pizzerie-e-smog
Foto by Emily Austin via Unsplash

Sull'inquinamento non ho mai puntato troppo sulle automobili, bensì su quei mostri di fabbriche che si vedono dalle tangenziali. C'è una terza via, però: a quanto pare, si fa sempre più strada l'ipotesi che il vero nemico dell'aria pulita siano perlopiù i forni delle pizzerie. E oggi, in particolare, il problema pare sia a Torino.

In una zona dove l'aria si addensa facilmente - così come accade a Milano e in tutta la Lombardia - a quanto pare non sono i motori diesel delle macchine a far schizzare i livelli della PM10, la polvere sottile più nociva alla salute, ma le vostre pizze margherite. L'ARPA (Agenzia Regionale Protezione Ambientale) ha infatti cominciato una ricerca secondo cui sarebbero i macchinari che vanno a legna e, soprattutto, a pellet a inquinare maggiormente. Per un totale del 44% contro il 21 dei tubi di scappamento delle vetture.

Ovviamente questo non significa che i forni delle pizzerie o quelli dei ristoranti rappresentino la totalità di questo dato impressionante: il problema è che riscaldarsi costa sempre di più e legna e pellet sono due materiali a buon mercato facilmente reperibili anche a casa, da usare come riscaldamento.

Torniamo però alle pizzerie, perché in tutto il casino delle questioni ambientali, fa sorridere che tra i maggiori terroristi dello smog possano esserci dei tizi che fanno felici migliaia di persone a suon di pala. Abbiamo detto che a inquinare più del petrolio c'è il legno, un po' come il carbone nelle Londra di inizio '900. Più del pellet, che è un legno da combustione scrauso ricavato dalla segatura, i ciocchi di legno bruciati sono dei veri assassini nel campo dell'inquinamento. Torino è rappresentativa perché difficilmente si trovano città in italia altrettanto fredde, decisamente industrializzate e caratterizzate dal poco vento. C'è Torino e c'è Milano. Per dirla semplice le Alpi chiudono queste due zone e fanno ristagnare quello che c'è all'interno, quindi le polveri sottili rimangono dove vengono prodotte.

E uno dei problemi dei forni a legna nelle pizzerie non è semplicemente che venga usato quello specifico materiale per la cottura. Come molte cose in Italia, il problema è che anche quel tipo di forni, così antichi, così caratteristici, spesso non sono a norma.

Pubblicità

La questione della pizza come uno dei massimi fattori di smog e inquinamento, infatti, non è una novità. Già due anni fa i giornali parlavano delle rivolte dei pizzaioli e panettieri siciliani, che erano stati accusati di inquinare l'aria di Palermo con i loro forni. E con la Sicilia ci sono stati anche i casi delle pizzerie napoletane e perugine. A quanto si legge su La Repubblica, Confesercenti definiva quello dell'ARPA della Sicilia un "errore macroscopico", dato che 200 forni a legna non potevano essere la causa della maggior parte dell'inquinamento palermitano. Il problema, lì, come si presume essere anche a Torino e in buona parte d'Italia, era non avere dei filtri a norma che trattenessero la maggior parte dello schifo prodotto dalla combustione di legna.

A Torino nello specifico si citano questi forni come parte del problema ambientale, a Palermo si parlava dei 2/3 della questione. Nel capoluogo piemontese, per fare i rilevamenti, sono stati installati due sistemi, in grado di rilevare le maggiori concentrazioni di PM10. Ed è venuto fuori che più si va in centro, meno esiste questo problema. Più si esce fuori dalla città, più invece la gente decide di spendere meno per riscaldarsi o cucinare una pizza. Con strumenti non proprio a norma, ecco. O sul filo delle norme. Tanto che la regione, da Ottobre, ha dichiarato che sarebbe stato possibile installare da nuovi solo i sistemi che inquinano meno.

In un mondo dove ormai ogni minima cosa può contribuire a distruggerlo un pezzettino alla volta, non ci resta che fare appello a una delle ultime speranze di salvezza dell'anima umana: la pizza.

Perché non abbiamo intenzione di correre nemmeno lontanamente il rischio che la pizza sia bandita come arma di distruzione terrestre.

Segui Andrea su Instagram

Segui MUNCHIES su Facebook e Instagram

Vuoi restare sempre aggiornato sulle cose più belle pubblicate da MUNCHIES e gli altri canali? Iscriviti alla nostra newsletter settimanali.