nayt occhi tigre
Fotografia promozionale.

Nayt non ha ancora trovato il suo sound

È un paradosso, ma le qualità di Nayt fino ad ora sono state il suo più grosso limite.
26.11.18

Cominciamo come in un documentario: avete mai visto una tigre approcciare la sua preda? L'unica cosa che lascia vedere, nel suo muto e feroce calcolo, è la luce che gli anima gli occhi. Solo quando la preda si scopre, e la tigre riconosce il momento perfetto per agire, ci si lancia contro. Nel 1982 i Survivor composero "Eye of the Tiger", pezzo diventato cult grazie al suo inserimento nella colonna sonora di Rocky III, proprio per rappresentare quel momento. È un inno al tacito allenamento, un’ode al lavoro duro e silente. Quello che graffia, fa male, ma al contempo costruisce. L’occhio della tigre è un'immagine che evoca la consapevolezza delle proprie abilità, la coscienza che con un balzo improvviso gli artigli ti si possano stringere attorno al collo con forza disumana e precisione chirurgica.

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A trentasei anni dagli allenamenti cinematografici di Rocky è Nayt, giovane rapper italiano, ad immedesimarsi in quell’impassibile sguardo felino. Il suo singolo "Gli occhi della tigre", uscito a marzo, negli ultimi mesi si è intrufolato tra le posizioni più ambite delle classifiche italiane. Ascoltando la voce quasi infantile di questo ventiquattrenne personaggio ancora relativamente sconosciuto al mainstream italiano (nonostante i molti featuring di livello guadagnati nella sua carriera: Emis Killa, Primo, Gemitaiz) capirne il perché diventa subito quasi insensatamente facile.

Nayt, che si chiama William Mezzanotte, ha iniziato presto il suo tragitto. Incideva già le sue prime tracce quando aveva quindici anni e viveva a Roma, dove si era trasferito a soli sei mesi partendo da Isernia, in Molise. Da lì, però, il suo nome faticava a uscire. Il suo primo progetto, Nayt One, uscì nel 2012. Lo produsse interamente 3D, il beatmaker che lavora con lui tutt'ora e con cui fondò sempre quell'anno la VNT1 Records, cioè la sua attuale etichetta. Negli ultimi sei anni Nayt e 3D hanno pubblicato ben tre album: il mixtape rap duro e puro Raptus, l'album melodico e canterino Un bacio e il più recente Raptus Vol. 2, un disco che naviga i mari incerti che dividono la trap, il pop, e il rap. Nell’ultimo anno sono arrivati solo due singoli: "Fame", con Madman, e "Gli occhi della tigre".

"Gli occhi della tigre" è una mina autocelebrativa: un big flex, come direbbero negli Stati Uniti. Dalle barre che la compongono traspare cristallino un personaggio che morde, e morde forte. È un pezzo rap, non necessariamente vicino alla vecchia scuola, ma che sicuramente si avvicina molto di più all’ideale del rap classico che a quello della trap moderna. Sono due gli elementi che colpiscono: la voce al naturale sul beat e una velocità accecante. Nayt è capace di maneggiare la forma in modo così veloce e complesso da renderla preponderante rispetto al contenuto, quasi come solo Izi sa fare nel contesto della nuova scuola italiana.

Per certi versi Nayt ricorda il primo Madman, con cui ha collaborato in "Fame": la voce mixata un pelo troppo alta così da sottolinearne la qualità armoniosa, quel ritmo spaventosamente rapido. Il giovane rapper classe ‘94 non ha inoltre paura di fare nomi: ciò che forse ha lanciato ancor di più il pezzo, infatti, è una manciata di barre nelle quali Nayt scaglia palesi frecciate contro LowLow e Riki, cioè il vincitore di Amici di Maria De Filippi. “Ho sentito l’ultimo pezzo di LowLow e l’altro, quanto mi fa schifo / Quando scrivo penso a quello che ha vinto Sanremo / Poi mi manca Primo / Bravi sì, a fare business, sembra che vi abbia comprati Disney”. "1 generale" mira con vaga precisione a Sfera e Drefgold:

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"Cazzo te devo dì, che cazzo te devo dì / sento una traccia di questo qui / dice quello che ha detto già quello lì / passa di lunedì, martedì, mercoledì, giovedì / ci trovi sempre su questa wave / con tu madre e tu padre a facce i bocchini, state zitti”.

Nonostante la ridicola volgarità della barra, l'insulto punta alla scena trap italiana più che verso "Sciroppo" e "Wave"; alla sua bassa norma, insomma. Quello di Nayt non è però un rifiuto a priori della cantilena della trap in favore della pura velocità espressiva: ascoltando la sua discografia con un pelo di attenzione ci si rende facilmente conto che il nostro è dotato anche nel canto. Ciò che lo rende capace di maneggiare questa spada a doppio taglio è, oltre al talento, l’allenamento. La sua discografia, infatti, si contraddistingua proprio per la sua varietà.

In Raptus, Vol. 2 ci sono sia pezzi incorreggibilmente trap come "Brillo", pezzi rap come "Rap2s" e pezzi più pop come "Gola", presente anche in una versione suonata con batteria, tastiere e tutto il resto. Lo stesso vale per "Poveri", ripresentata in una "Folk Version" con chitarre acustiche e interpretata con cadenza da cantastorie. Il fatto di base è che, con e senza autotune, la voce di Nayt si presta molto bene al cantato, quasi meglio che al rap. Ma allora come si spiega che un ragazzo talentuoso, con già così tanta esperienza, capacità di suggerire contenuti e varietà, non sia ancora riuscito a sfondare?

Forse, la risposta sta proprio in quest'ultimo elemento. Mezzanotte si sente, ed è, in grado di fare rap, fare trap, e fare "roba neomelodica", come dice nelle ultime barre de "Gli occhi della tigre". Essendo un personaggio multidimensionale, in costante bilico tra l’aggressivo e il romantico, il suo sound fatica a trovare un’identità costante, al punto che in alcuni pezzi sembrerebbe che dietro il microfono ci siano due set di corde vocali separati. A tratti è un cantante romantico, ad altri si identifica nel personaggio del trapper moderno, ad altri ancora sembra un rapper degno di una strofa nel prossimo Machete Mixtape. Non volendo lasciar inesplorata alcuna di queste vie, Nayt si è creato un profilo poco uniforme, tortuoso. Questo gli ha creato un pubblico che rischia di rimanere diviso, disconnesso dall'estrema varietà artistica del suo idolo.

Non s’intende, dicendo questo, che Nayt debba costringere la sua musica verso un’unica strada. La sua ricchezza artistica suggerisce un pensiero più complesso rispetto a quello che sottosta alla norma dell'industria trap contemporanea. Quando si afferma un sound che vende si tende ad aggrapparcisi, creando contenuti omogenei e dunque facilmente digeribili, a consumo veloce: quelli da "metti monetine, prendi merendine", come dice "Gli occhi della tigre".

Nayt è pienamente consapevole di questo discorso. Sono quasi dieci anni che si prepara ad affrontarlo, sono quasi dieci anni che aspetta. Quest’attesa l’ha usata per dimostrarci la profondità del suo arsenale. Ha dimostrato di essere capace di attacchi quieti, furtivi ed armoniosi a tratti ed esplosivi e furibondi ad altri. Ha intrapreso quella che dall'esterno pare una calcolata, misurata prova d’osservazione e pazienza attendendo, con occhio fisso e gelido, gli sviluppi della musica italiana. Ciò che rimane da fare, per noi e per lui, è aspettare Raptus, Vol. 3. Allora, potremmo iniziare a capire se la tigre riuscirà, dopo l’estenuante preparazione, ad affondare gli artigli nel collo grassoccio dell’industria musicale italiana.

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