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Con La Ballata di Buster Scruggs i fratelli Coen hanno fottuto il sistema

La serie ci conduce in sei generi cinematografici diversi, ognuno dei quali è un piccolo capolavoro.
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Still dalla serie.

Attenzione: l'articolo contiene dettagli sulla trama de La Ballata di Buster Scruggs .

La Ballata di Buster Scruggs dei fratelli Coen è uscita in questi giorni su Netflix e non è facile darne una definizione precisa. Chi ne capisce più di me lo ha definito “film antologico”, ma l’impressione—per chi ha la passione per i retroscena—è che l’opera ultima dei Coen sia un film solo per concorrere a Venezia (quindi risultare un film, uscire in sala e via dicendo). Se vivessimo in un mondo ideale, in cui per registi importanti come i Coen non è necessario avere l’apprezzamento di un certo tipo di critica—che ormai è solo un’idea piuttosto che un qualcosa che ha riscontro nel reale— La Ballata di Buster Scruggs sarebbe stata una miniserie da sei puntate. La sua forma, però, non inficia il giudizio sull’interezza del lavoro: è un capolavoro. I sei “episodi”—forse sarebbe più giusto definirli capitoli?—che compongono il lungometraggio hanno molti temi che fungono da fil rouge e sono una progressione nell’analisi di un genere che già più volte i due fratelli hanno esplorato o anche solo sfiorato, più o meno bene (penso a Non è un paese per vecchi e Il Grinta): dallo stereotipo più classico alla distruzione della cornice per risaltare il contenuto. In tutto questo la morte aleggia per l'intera durata, dapprima ineluttabile e quasi spalla comica, fino a essere sfocata sullo sfondo, anche se solo in apparenza. Il film inizia con due episodi, i più scanzonati e leggeri, che ci permettono di entrare da subito nelle dinamiche di ciò che andremo a vedere: i fratelli Coen usano il Far West non come protagonista, come spesso accade nelle pellicole di genere. Ne fanno semplice scenografia, tanto che il capitolo che dà titolo al film sembra quasi una costola di Ave Cesare, una sorta di musical in costume. Da lì si passa a James Franco vittima del destino già scritto e poi si arriva al crocevia criptico, in cui Liam Neeson e Harry Melling (per intenderci Dudley della saga di Harry Potter) sono protagonisti dell’unica storia che pare non avere una morale—o quantomeno non la ha immediata e didascalica.

Il quarto e il quinto episodio sono probabilmente quelli che a livello tecnico—di regia e interpretazione attoriale—sono l’apice del film: Tom Waits è leggendario, a lui è affidato il capitolo più duraturo in termini di mero minutaggio, e riesce a usare uno sfondo come spalla per dar vita a una prestazione memorabile. Subito dopo di lui arrivano Zoe Kazan e Grainger Hines in una sorta di “road trip” macabro, che è l’apoteosi del western come pretesto. L’ultimo episodio poi distrugge quanto di costruito nei primi cinque, portando il western e le sue caratteristiche in un contesto completamente diverso, in un epilogo quasi teatrale—la location è praticamente una per tutta la mezz’ora che ci conduce ai titoli di coda—e che spiega cosa hanno fatto i fratelli Coen fino a qui. Siamo abituati, infatti, a una narrazione molto americana e quindi molto individualista. Il western funziona come genere perché tendenzialmente racconta la storia di un uomo che affronta ogni tipo di sventura e solo con il suo ingegno e la sua forza risolve i problemi che gli si parano davanti. La Ballata di Buster Scruggs, invece, ci conduce in sei generi cinematografici diversi, dalla commedia molto fisica fino al dramma sulla diversità, passando appunto per il musical e il “road trip”. I fratelli Coen, dunque, realizzano un’opera perfettamente figlia dei tempi: ciò che li ha resi grandi anche a un pubblico di non cultori—come potrebbe essere il pubblico potenzialmente vastissimo di Netflix—è un certo tipo di scenario. Così, appoggiandosi alla piattaforma di streaming più famosa del momento, realizzano sei episodi già comodamente racchiusi in un unico file per il binge-watching. Questo li porterà a concorrere probabilmente per un Oscar (che ha un valore mediatico infinitesimamente maggiore di un Emmy) senza aver realizzato un film. Sia nella forma che nel contenuto, i fratelli Coen hanno fottuto il sistema e, già solo per questo, La Ballata di Buster Scruggs verrà ricordato.

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