Avicii diventerà una leggenda

Avicii non era un rivoluzionario della musica, ma un ragazzo che aveva trovato il suo posto sicuro e che ora rimarrà nella storia di un genere.
23.4.18

Per il mondo Avicii è morto all'improvviso, in una calda sera d'aprile. Io l'ho scoperto mentre avevo appena aperto una birra. Mi è arrivata una notifica da un canale Telegram che seguo, un semplicissimo "RIP AVICII". Vedere un corpo umano smettere di funzionare a sessanta, settanta, ottant'anni è relativamente più accettabile del venire a sapere che quello di un tuo coetaneo ha buttato l'asciugamano.

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Per i suoi cari Avicii è morto qualche giorno prima, ma comunque all'improvviso: in un luogo molto lontano dalla Scandinavia che gli aveva dato i natali. Muscat, la capitale dell'Oman, un Paese il cui nome ha mille significati: "forte fragranza", "gente di mare", "sacca di pelle". Ma anche "luogo nascosto", "luogo in cui si cade". Ed era lì proprio per sottrarsi al mondo, Tim Bergling, che da due anni si era tolto la cistifellea e l'appendice dopo una crisi di pancreatite causata, in parte, dal suo stile di vita. "C'è alcool gratis ovunque, se non bevi è strano" aveva dichiarato nel 2013.

Da quando si era ritirato, nel 2016, il suo Instagram è stato uno dei pochissimi modi per restare aggiornati sulla sua vita. Solo due le tipologie di scatti: al chiuso (in studi di registrazione milionari e ristoranti healty da 50 dollari a portata) o in viaggio. Avicii si ritrae come un backpacker contemplativo: è felice di sentirsi insignificante sotto a enormi cieli tersi, mentre dorme in tenda o riposa in riva a un lago.

La musica di Avicii era la perfetta trasposizione di questo set di suggestioni in forma elettronica, il suo era l'immaginario che prometteva a chi decideva di ascoltare la sua musica.

"Levels" è stata l'apice creativo della prima parte della sua carriera, grazie a una di quelle melodie che azzecchi una volta nella vita, ma rappresenta un'eccezione rispetto al resto della sua produzione. La maggior parte dei suoi brani più EDM sono in realtà anelli di una collana di perle solo leggermente diverse l'una dall'altra: linee vocali solari, drop vertiginosi e il giusto mix di leggerezza e pesantezza.

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Anche questa tracce testimoniano quanto l'EDM sia un fenomeno legato a doppio giro con un immaginario idilliaco: la natura, la libertà (declinata nel senso di vacanza infinita) e arpeggi a salire verso quel momento di escapismo che si concretizza in un drop. In quegli arpeggi di sintetizzatori così programmatici, tanto quanto in questi paesaggi incontaminati mi sembra di percepire la vera intenzione di Avicii, il musicista.

"Ho una grande opportunità di concentrarmi su me stesso e passare un po' di tempo a crescere in modo normale, o nel modo più normale possibile, come non mi è mai stato possibile", aveva scritto nel 2015 annunciando la cancellazione di una serie di concerti.

Se c'è una canzone che, mi sembra, possa raccontare bene quello che Avicii provava quella è "Somewhere in Stockholm", un pezzo che stava nelle seconde file del suo album del 2015, Stories. Era un vasto crescendo per archi e sintetizzatore che, tra marcette e accordi, trasmetteva all'ascoltatore disattento al testo (quindi alla stragrande maggioranza degli ascoltatori, almeno in Italia) un senso di gioia, anche se in realtà sembrava la sceneggiatura di un film dell'orrore:

Sento gli echi di mille urla
Quando mi metto a dormire.
C'è un buco nero dentro di me
E mi ricorda che ho perso la spina dorsale
Da qualche parte a Stoccolma.

E ancora, soprattutto:

Vengo da un luogo in cui non mostriamo mai apertamente le nostre emozioni.
Anneghiamo i nostri dolori in bottiglie senza fondo e le lasciamo galleggiare nell'oceano.

Avicii ci aveva già spiegato tutto, ma la festa non ha tempo di fermarsi per chi non si sta divertendo. Ci lasciavamo passare dentro le sue melodie, così orecchiabili e innocue da diventare perfette per accompagnare le nostre vite, mentre lui stava male e diventava il volto mondiale dell'EDM, il più famoso, quello che pure tua madre ha canticchiato una volta in macchina.

Non so se sia giusto parlare di Avicii come di un musicista leggendario, ma è così che sopravviverà a se stesso: come l'icona di un genere. Tim Berg era un ragazzo come tanti, come tutti, ha però avuto la fortuna di avere scritto brani così immediati da risultare perfetti per i ragazzi della sua epoca. Quindi ha potuto vivere al massimo, nonostante il male che gli cresceva dentro e di cui aveva provato a parlare.

Elia è su Instagram.

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