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Abbiamo scoperto il significato segreto di “Blue (Da Ba Dee)”

Vi spieghiamo cosa si nasconde davvero dietro il testo e il video di "Blue (Da Ba Dee)" degli Eiffel 65.
24.2.16

Il mondo era in bilico su un baratro con tutte le aspettative del nuovo millennio che lo sbilanciavano sempre più verso il precipizio di quel 2000 che doveva portarci le macchine spaziali e altre figate tecnologiche. Ben presto le aspettative hanno iniziato a confrontarsi con la realtà, e il nuovo millennio si è rivelato per ciò che era: una fonte di grande disappunto giorno dopo giorno. La cosa più eccitante dal punto di vista tecnologico, se escludiamo Napster che ha trasformato la musica in un bene potenzialmente gratuito, era un virus pronto a distruggere internet e che alla fine si è rivelato innocuo come quelle pandemie che esistono solo nei telegiornali e in un paio di aeroporti in Madagascar.

Non era facile trovare un anthem, un inno adatto a descrivere quelle sensazioni e quell'epoca, qualcosa che riflettesse in musica la crescente cyber-dipendenza da caffettiere automatiche e nuovi social network in cui postare-modificare-condividere per pochi minuti fotografie brutte. Qualcosa che fosse in grado di descrivere quel sentimento di crescente apatia e inesplicabile tristezza. Serviva qualcosa in grado di raccontare pienamente le possibili sfaccettature del futuro, ma che non si allontanasse troppo dal presente piagnucoloso. Servivano gli Eiffel 65. Ripensare alla loro canzone più famosa oggi, in retrospettiva, ci fa accorgere che ha afferrato alla perfezione lo spirito di quei tempi. Quel pezzo è riuscito a raccontare benissimo la nostra generazione, marcita fino a compiere trentacinque anni mentre continua a considerarsi adolescente. Una generazione il cui futuro è diventato passato, proprio mentre era lì ad aspettare quel futuro, quello che i film e i libri le avevano promesso. Potrebbe suonare come un pezzo euro-dance da dimenticare e condannare all'oblio, ma la verità è che era qualcosa di più, perché è stato capace di descriverci. La verità è che eravamo tutti blu, da ba dee, da ba dee.

Iniziamo a indagare il testo di "Blue (Da Ba Dee)", a partire dalla strofa di apertura:

"Yo listen up here's a story,
About a little guy that lives in a blue world,
And all day and all night and everything he sees,
Is just blue like him inside and outside."

È importante capire subito le molte sfaccettature che la parola "blue" può rappresentare in questo testo. Sarebbe un errore pensare che il cantante degli Eiffel, Jeffrey Jey, si riferisse al termine "blue" nella sua sola accezione di colore. Anche se il video contiene effettivamente dei piccoletti blu (ne parleremo in seguito), è possibile leggere molto di più nelle parole di Jey. Se iniziamo a considerare la parola "blue" con significato di triste o depresso, allora il verso di apertura si trasforma in un macigno pesante che soffoca l'esistenza moderna, votata al consumo sfrenato. Attenzione a quel "everything he sees (is blue)", come se il mondo stesso, non la sua anima, fosse inquinato. Il mondo freddo, spietato e blu, che ci congela all'esterno e all'interno.

"I have a blue house with a blue window.
Blue is the colour of all that I wear.
Blue are the streets and all the trees are too.
I have a girlfriend and she is so blue."

È doveroso notare quanto l'omino blu stia proiettando la blueness della sua esistenza su tutti gli aspetti materiali della vita. La sua casa, i suoi vestiti, ora è tutto blu, proprio come la sua finestra sul mondo. Questa figura retorica è molto evocativa e ci fa capire che se le finestre della tua casa sono di un colore, allora tutto ciò che vedi attraverso assumerà quel colore, in questo caso il colore della tristezza. L'omino ha anche una fidanzata e pure lei, probabilmente contagiata dalla sua negatività, è diventata blu. Al di là del testo, vale anche la pena di considerare il video ufficiale di "Blue (Da Be Dee)".

Il video inizia con i componenti degli Eiffel 65 e i loro faccioni in diretta su degli schermi semoventi che lasciano poi il posto al vero protagonista della canzone: l'omino blu, ovviamente. Il significato di quegli schermi televisivi è, chiaramente, di libera interpretazione, ma non è folle pensare che potrebbero in qualche modo stare a significare il senso di oppressione e inquadramento che provoca l'attenzione dei media.

Curiosamente, nonostante il chiaro sottotesto socio-politico delle liriche, il video si limita a rappresentare la blueness del metaforico omino blu nella forma di alcuni veri e propri omini blu. Il significato narrativo di questi alieni rimane poco chiaro per tutta la durata del video e a un certo punto i membri della band ingaggiano anche una specie di gara di velocità con gli alieni, che in altri frangenti si limitano a guardarli suonare la loro canzone e/o rapirli per poi provare vicendevolmente a togliersi la vita. Il video è pieno di scene inspiegabili, come questa ad esempio:

All'interno di quella bolla c'è intrappolato Jeffrey Jey.

Mentre in questo frame un altro membro degli Eiffel 65 sta sparando un raggio (blu) di elettricità contro uno degli alieni blu con l'obiettivo di ammazzarlo.

In uno degli ultimi frame c'è questa scritta PLEASE COME BACK, particolarmente inspiegabile se si considerano i numerosi atti di violenza, tentativi di rapimento e attentati alle rispettive vite che sono stati perpetrati nelle scene precedenti. La scritta è blu, per i motivi che ormai avete facilmente intuito. È importante a questo punto segnalare che gli alieni blu del video possiedono un loro sito web ufficiale. In accordo con la letteratura presente in questo sito, che è sostanzialmente un breve racconto a partire dagli eventi del video, la storia è che uno degli alieni blu—uno scienziato molto rispettato tra gli abitanti del suo pianeta Natale di nome Zorotl—decide di rapire Jeffrey Jey per carpire da lui il potere della sua musica. Comunque, ciò che Zorotl non tiene in conto nel suo piano è l'estrema fedeltà degli altri membri degli Eiffel 65 a Jeffrey Jey, che infatti si mobilitano immediatamente per andare a salvarlo. Ciò che viene spontaneo chiedersi è quale tipo di persona abbia deciso di dedicare una percentuale del tempo a sua disposizione da vivo per scrivere una fan-fiction basata sul video di "Blue (Da Ba Dee)". Chi è che si è sentito così emotivamente coinvolto dai 3 minuti e 39 secondi del video da sentire l'esigenza di mettere insieme un paragrafo di questo tipo:

"I 3 umani chiamati Eiffel 65 hanno intercettato le trasmissioni della Star Ship di Zorotl, il quale ha pronunciato nella loro lingua le seguenti parole: "Siamo generalmente esseri pacifici e siamo innamorato dell'Arte-Scienza che voi chiamate Musica. Con il vostro aiuto ci piacerebbe impararne le regole e, per meritarci i vostri insegnamenti e mostrare le nostra buona intenzioni, se lo permetterete io stesso, Zorotl, vorrei salire sul palco insieme a voi per cantare la vostra canzone "Blue", insieme. Come gesto di amicizia."

Forse non sapremo mai chi abbia scritto questa storia, ma una cosa è sicura: l'autore era risolutamente consapevole che dietro questa canzone si nasconde una molteplicità di significati di difficile interpretazione, di importanza universale.

Chiunque sia stato, il suo tentativo resta come testamento dell'eterno fascino di questa traccia. Una canzone che nelle compilation stava a metà tra "Hey Baby" di DJ Otzi e "Cotton Eye Joe", ma evoca mille anni di confusione anti-climatica. Una canzone così potente da rubare il primo posto nelle classifiche a "Mambo No. 5". Il più grande successo della storia della musica italiana in territorio statunitense.

Non permettete a nessuno di sostenere che questo pezzo di euro-dance sia spazzatura, o pop scadente e di cattivo gusto. È un inno alla nostalgia eterna, alla sensazione di solitudine che in qualche modo di lega tutti quanti. È Derek Jarman con una grancassa. Questa è la nostra storia, siamo tutti omini blu, seduti nelle nostre case blu a guardare un mondo blu attraverso le nostre finestre blu, da ba dee. Da ba die.

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