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Diamanda Galas vi scalderà

Abbiamo intervistato la regina delle nevi in occasione del suo omaggio a George Heym.
09 maggio 2014, 8:32am

Di letto in letto la febbre striscia lentamente

seguendo il suo corso, un polpo giallo gonfio.

Lo guardano sgomenti e silenziosi__.

E i loro occhi sono bianchi come fosse perduto il bagliore__.

"Das Fieberspital" ("La febbre in ospedale") di George Heym risuona di stranezza nonostante la sua traduzione. Tra le mani ed i polmoni dell'iconica Diamanda Galás, i versi trascendono in uno straziante, imparagonabile lavoro di cacofonica bellezza, completato perfettamente da una certa atmosfera solitaria e ululati di morte.

Si tratta dell'ultimo progetto performativo in ordine di tempo di una carriera che è iniziata sotto la guida di influenze greco-turche, riportando una visione del mondo lucida in forme artistiche politicamente impegnate a partire dalla fine degli anni Settanta. Noisey Australia ha intervistato Diamanda in occasione della presentazione di Das Fieberspital al Dark Mofo in Tasmania, uno dei postil, al momento, più freddi del globo, il luogo perfetto in cui Diamanda potrà evocare disperazioni dimenticate direttamente dalle profondità dello spietato inverno oceanico.

Noisey: Ciao Diamanda, come va oggi?

Diamanda Galás: Bene. Di solito la mia sveglia suona alle quattro del mattino, quindi fino a mezzanotte sono al massimo delle forze. Ho sorriso quando ho visto gli orari in cui mi hanno inserita, sono normali, ma le mie ore di lavoro non lo sono. Quindi ecco, sì, ora sono davvero al mio massimo.

Sono sicuro che andrà tutto bene. Presenterai un nuovo lavoro, Das Fieberspital qui a Dark Mofo. Quando hai iniziato a scoprire le tue fonti?

Ho trovato molti anni fa un libro di pittura e poesia espressionista tedesca. Un sacco di scrittori sono stati anche compositori o pittori in quel periodo: Kandinsky, Kokoschka… E così mi sono imbattuta in Heym. Non lo avevo mai letto prima di allora.

Gli scrittori con cui decido di lavorare di solito hanno una certa cadenza, caratteristiche quasi liturgiche. Quando ho la percezione di essere al culmine della comprensione del loro messaggio—il che implica anche una comprensione dell'immaginario, dell'uso del colore, delle differenze e del ritmo del loro lavoro—mi sento davvero molto molto vicina alla loro opera.

Deve andare così, devo sentire un'assoluta contiguità, e tutto questo deve avvenire prima, prima che io venga trascinata via dai cavalli urlando. Diventa una sorta di associazione fraterna, quel gruppo di persone di cui ho bisogno di conoscere e sentire l'esistenza e in cui vorrei essere inscritta prima di lasciare questo pianeta. Mi dà una sorta di sollievo. Molti scrittori sono morti, alcuni sono vivi, ma c'è qualcosa che mi conforta nel loro scrivere. Spesso la loro scrittura sembra solo una lamentazione nell'isolamento, in condizioni di pericolo di morte e malattia estrema, per sopravvivere il più a lungo possibile all'interno di un preciso stato d'animo. Questo tipo di isolamento, questa chiusura al di fuori della società, è quello che inspiegabilmente mi fa identificare con loro, e quindi ci lavoro, seguo i miei istinti.

Sei consapevole che starete performando tutto questo in un'isola sperduta al centro del nulla a sud del mondo nel bel mezzo di un inferno gelido?

No, non del tutto in realtà. Sei la prima persona che me lo dice, sarà così freddo?

Sicuramente non sarà caldo, è in un luogo chiuso, ma il pubblico prima di entrare sarà congelato.

Oh, davvero dici saranno freddi? Ora del mio turno spero si saranno scaldati a sufficienza.

Dai sì, sono sicuro che scalderete l'atmosfera a sufficienza.

Ottimo. Tra l'altro George Heym è correlato in molti libri di testo con il freddo ed il ghiaccio: è morto per congelamento, nel tentativo di salvare un suo amico mentre pattinavano su un lago. Pensa che nessuno ha saputo della sua morte per giorni, è rimasto sotto il ghiaccio ed era impossibile sentire le sue grida di aiuto. Molto interessante suonare queste cose in un luogo freddo, sembra l'ambiente perfetto per un omaggio.

Pensi che quello che fai possa essere definito come tipicamente americano, inscrivibile nel campo esteso del blues e del jazz?

Penso di essere a cavallo tra varie aree, puoi leggerci influenze di cose come "Oh death" ma anche, per esempio, di forme di canto tradizionale della Mīkrá, una regione greca della penisola anatolica che attualmente è sotto la Turchia. È una variazione molto interessante da applicare al blues, in origine è un tipo di canto un po' funereo, e come il blues utilizza molte scale differenti che però non sono le scale blues.

Inserisci nel tuo lavoro questioni che riguardano la società: pensi che siamo progrediti come specie umana dal momento in cui tu hai iniziato a suonare? E da quando Heym ha composto "Das Fieberspital"?

Credo di sì, soprattutto per lo sviluppo dei sistemi di comunicazione che abbiamo oggi. Le persone possono unire i loro pensieri più facilmente, e alcune situazioni di cui nessuno prima sapeva niente ora possono essere comunicate su larga scala. Gli studenti si sono messi insieme in Grecia e hanno fondamentalmente detto al mondo cosa stava succedendo intorno a loro. La comunicazione di quello che non sta funzionando nel mondo è molto più rapida rispetto al passato, quando le persone erano isolate, completamente sole. Credo sia positivo, perché quando butti la verità in faccia alle persone, loro hanno almeno la possibilità di reagire. Se non c'è comunicazione è terribile.

Non si può però non considerare che questi sistemi di comunicazione possono essere corrotti dai poteri forti…

Non ci sono dubbi a riguardo, non sono qui a dire che sono forze a favore del bene o del male, Internet, per esempio, è uno strumento che è stato sviluppato in ambito militare e viene usato sia in ambito militare che in altri ambiti e a volte anche per fare cose non necessariamente buone. Possiamo dire che gli utilizzi sono molteplici. La cosa buona del possedere più strumenti è che puoi risolvere un sacco di credenze che emergono dai vari sistemi di potere, puoi prendere qualche decisione più consapevole rispetto a quando i tuoi mezzi sono più limitati. Non crederei mai totalmente in qualcosa che ho cercato su Google, però posso prenderlo in considerazione come una delle tante fonti di informazione e iniziare a costruirmi un'opinione. Poi posso andare più a fondo, parlando con le persone. Le possibilità di ricerca sono infinite.

diamandagalas.com