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Tutti i film sull'hip-hop che vorremmo dopo "Straight Outta Compton"

Dopo la storia della N.W.A., perché non raccontare di Def Jam, Roc-a-Fella, Cash Money o del Wu-Tang? È il momento.
25 agosto 2015, 8:06am

Foto concessa da Universal Pictures

L'incredibile successo del film della N.W.A Straight Outta Compton, che ha tirato su sessanta milioni di dollari nel primo weekend dopo la sua uscita, ottenendo uno dei risultati migliori ai botteghini americani, si aprono le porte per nuove possibilità in quel di Hollywood: l'industria del cinema quasi sicuramente dovrà porgere i suoi omaggi ad altre leggende dell'hip-hop (leggi: sfruttare proprietà intellettuali dei rapper per farci i soldi). Daz Dillinger di Tha Dogg Pound ha già fatto capire che si sta lavorando alla seconda parte di Straight Outta Compton, che andrà nel dettaglio della questione West Coast hip-hop raccontando l'ascesa e il declino della Death Row Records. Passata l'epoca dei superfilm di supereroi, anche perché gli ultimi Spider-Man e X-Men erano belli mosci, ci prepariamo ad affrontare una nuova generazione di blockbuster, i cui eroi saranno leggende dell'hip hop. Abbiamo quindi pensato a quali biopic vorremmo venissero realmente girati.

I leggendari Roc Boys

Fondata in maniera autonoma dal milionario fattosi da solo, nonché rapper Jay Z, dall'impresario di Harlem senza peli sulla lingua Dame Dash e dal ragazzo di strada Kareem “Biggs” Burke, la Roc-a-fella Records ha scalato le vette dell'industria musicale a partire da un modesto successo indie con l'album del 1996 Reasonable Doubt fino a giungere, pochissimi anni dopo, a livelli altissimi e dischi di platino. Nei primi anni zero, i Roc hanno tirato insieme un roster pieno di primizie, tra cui Beanie Sigel, Memphis Bleek, Freeway, e i Diplomats di Cam’ron, insieme ai producer incredibili Just Blaze e Kanye West. Ma proprio quando il collettivo sembrava al massimo della sua fortuna, le tensioni interne causarono una rottura della macchina da soldi e successo. E così, tra drammi legali, addii strappalacrime e scissioni interne (tipo quella tra Jay e Dame, che vedrà Kanye andare senza dubbio dalla parte di Jay), la storia della storica Roc si esaurisce. Vedete anche voi che c'è abbastanza strada, abbastanza dramma e abbastanza colpo di scena per tenere il pubblico avviluppato per un paio di ore, senza accennare alla ancora più leggendaria battaglia tra Jay e Nas.

L'incredibile Notorious B.I.G.

Il biopic uscito nel 2009, Notorious, non è davvero niente di che. Ma se la Marvel è riuscita a infrangerci le gonadi con una serie apparentemente infinita di incredibili Hulk, Spider-Man, X-Men e Fantastici Quattro, fingendo che i nostri soldi non siano andati a finire nel cesso per rivedere sempre più o meno la stessa storia, non c'è ragione per non investire un po' di sani dollaroni in un film che renda veramente giustizia a Biggie. La storia è già epica di per sé: il fenomeno fugace di un eroe la cui strada per le stelle è partita dallo spaccio ed è arrivata ai vertici delle classifiche, e, come ogni eroe che si rispetti, è scomparso proprio quando era all'apice del successo. Una tragedia che ha contribuito a scrivere il suo nome sulle pagine della storia, oltre che nel cuore di milioni di fan, tanto che Biggie non è mai stato dimenticato. La storia è condita di misteri ancora irrisolti e personaggi allucinanti tipo Puff Daddy e Lil Kim. Ora ditemi che non c'è necessità fisiologica di questo film. Sarebbe gradito un film d'azione in cui tutta la questione East Coast vs. West Coast sia illustrata allo stesso modo in cui la Marvel ci condisce tutta la storia di Thanos che sta arrivando a fottere alla grande tutto l'universo.

La fortuna di Cash Money

Punta a caso in qualsiasi punto della storia di Cash Money e hai un racconto assurdo. Prendila tutta insieme e hai una vicenda epica. Negli anni Novanta un gruppo di ragazzi della Louisiana è riuscito a passare da vendere CD a mano dal baule della macchina a vendere milioni di dischi, dominare le classifiche e accrescere la fama dell'hip-hop del sud degli USA. Nei primi anni Duemila, il gruppo si disintegra, Juvenile e B.G. si separano, e Turk viene incarcerato. Ed è allora che inizia la scalata al successo del pupillo di Birdman, Lil Wayne, che, da giovane promessa, diventa il più importante rapper di quegli anni. Alla fine del decennio, il ragazzo vende facilmente una milionata di album in una settimana, ma il suo vizietto—aka la codeina, tanta codeina—lo porta a un disastro annunciato. Negli anni 10 Birdman è pronto a spingere due nuove generazioni di talenti, ma i problemi con Lil Wayne, tipo le sue dichiarazioni pubbliche e i documenti emersi dai processi fanno intendere che il legame tra i due è compromesso in maniera irrevocabile. È tutto finito o riusciranno a rimanere insieme?

Rick & Russ: La rivoluzione si chiama Def Jam

La Def Jam non è propriamente un'etichetta da papponi, ma l'impresa nata nel dormitorio di Rick Rubin e Russell Simmons alla New York University è stata fondamentale per la carriera di gente da poco tipo i Beastie Boys, Run-D.M.C., Public Enemy, e LL Cool J, artisti che, grazie al proprio carattere innovativo e a tour collettivi che sembravano buttati lì a caso, ma che per qualche assurda ragione funzionavano alla grande (pensate ad esempio a quando i fan dei Beastie Boys si trovavano ad assistere a set parecchio militanti dei Public Enemy), sono riusciti a portare il carro dell'hip-hop fuori dalla grande città, fino ai sobborghi, luoghi in cui si sono formate legioni di fan fedelissimi che hanno aiutato questi artisti a ribaltare gli Stati Uniti. Rick & Russ erano i cervelli imprenditoriali e i nerd musicali necessari per un colpo di Stato culturale che, oltretutto, ha fruttato milioni di dollari. Prima di loro, il business del rap era titubante e ancillare al pop, mentre dopo il loro arrivo, il rap aveva finalmente un'indentità e si era svincolato dall' R&B, dal funk e dalle influenze disco che avevano caratterizzato l'alba di questo genere. Vista con l'occhio giusto, questa è una bellissima storia di amicizia che nasce dal nulla e arriva al successo.

Banned in the U.S.A.

La storia di Luther Campbell ha tutto quel che serve: culi, twerking, donne nude, palme, poliziotti incazzati, un processo intricato... Davvero tutto quello che serve per un bel blockbuster hollywoodiano. Nei primi anni Ottanta, Campbell, un promoter ambizioso megli conosciuto come Uncle Luke, scopre l'hip-hop a New York e gli balza in mente l'idea di riportare la sua Miami al centro della scena dando al tutto un tocco di sexyness e rendendolo un po' più dance. Ma in quella città il rap non si era mai visto. Luke trasformò così Miami in una fermata obbligatoria per i più importanti act dell'East e della West Coast, formò inoltre un gruppo chiamato 2 Live Crew, infondendo nel conscious rap delle due parti un'anima più sensuale che funzionò su ogni livello. Questo cocktail d'amore fu così potente e il suo effetto si espanse così in fretta che il tribunale della Florida dovette indire un processo per oscenità e arrestare sia il gruppo che una serie di proprietari di negozi di dischi colpevoli di aver promosso la diffusione del vergognoso album del 1989 As Nasty As They Wanna Be. Luke, il genio del marketing dietro a tutto questo, contrattaccò con “Banned in the U.S.A.,” che fa il verso al grande classico di Springsteen e contiene tutte le risposte del caso alla censura statale e alla demonizzazione dell'hip-hop, ricalcando con una certa fedeltà lo spirito di ribellione populista del Boss, ma aggiungendovi ovviamente un tappeto inevitabilmente sexy.

Enter the 36 Chambers

RZA è già un regista. Fate un cazzo di film sul Wu-Tang. Cosa ci vuole? Fatelo.