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Ho portato mia madre a un concerto drone di 12 ore

Temevo che avrebbe scoperto la mia passione per le droghe, ma in realtà sono stata io a scoprire qualcosa di nuovo sul suo conto.
29.4.16

Io e mia madre qualche settimana fa siamo dovute salire a New York per un matrimonio e mi sono accorta che vicino al posto dove avremmo alloggiato c'era questo gigantesco evento chiamato “24 Hour Drone: Experiments in Sound and Music”. Il tutto si sarebbe svolto alla Basilica Hudson, una ex fabbrica che ora ha la funzione di chiesa per tutte quelle persone la cui religione è la musica strana. Ho pensato che la soluzione migliore fosse beccare due piccioni con una fava e combinare un evento in cui le droghe sono assolutamente fondamentali con una bella giornata madre-figlia.

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Nonostante mia mamma sia una vera mamma per molti aspetti (ad esempio odia il fracasso, perde sempre i suoi occhiali e ha il terrore che io prenda freddo), è anche stata una hippie negli anni Sessanta (ha vissuto nell'east village, ha amato i Doors, ha fatto teatro d'avanguardia, mangiato roba macrobiotica e marciato per tante cause progressiste) e pure oggi è interessata allo yoga, alla meditazione e alle religioni orientali. Posso dire che è una persona di mentalità aperta, quindi ha accettato senza troppe storie di stare al gioco.

Come molti altri che fanno parte della mia generazione di nullafacenti, ho un rapporto un po' complicato con mia madre. Dato che il mio lavoro è scrivere, spesso mi viene l'ansia al pensiero che lei legga tutte quelle cose che lascio in giro per l'internet e che, solitamente, la gente normale preferisce nascondere ai genitori. Magari passo 99 sere a casa davanti alle serie TV, ma quella centesima in cui mi calo una pasticca con i Flaming Lips sarà l'unica ad avere la sua storia redatta su internet. Voglio dire, questo è il genere di cose che può farti pensare che tua figlia abbia qualche problema a gestire la sua vita, quindi mi sembrava che questo fosse un buon modo per farle capire che, alla fine, è tutto ok.

Come prima cosa le ho spiegato la musica drone. Le ho detto che ha il potere di annoiarti il cervello fino a uno stato di trance estatica che può essere usato come chiave per la meditazione o la trascendenza spirituale, o anche (scegliete voi la droga) per ballare in modo frenetico. Prima che l'evento cominciasse mia mamma ha voluto mettere in chiaro alcune regole generali:

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1. “Niente droghe” (Come se io avessi qualche tipo di piacere nel rievocare il trauma adolescenziale di essere fatti nella stessa stanza in cui si trova un genitore).

2. “I tuoi amici non potranno venire al matrimonio”.

3. “Potrei decidere di rimanere tutta la notte al concerto di musica ambien [sic.] e farmi monaca o qualcosa del genere.” (Ecco, lo spirito giusto.)

Siamo arrivate sabato sera e ci hanno chiesto un documento di identità prima di entrare. Credo che mia madre l'abbia apprezzato, dato che ha 67 anni. All'interno c'era un tappeto di persone che si sciallava dentro i sacchi a pelo, mentre il gruppo post-rock Oneida ha iniziato il suo concerto con una jam molto delicata che è aumentata in crescendo fino a includere tutti gli strumenti e, giusto ogni tanto, un po' di cantato. È stato un po' strano essere sobri come il ghiaccio in un posto dove tutti sembravano in un altro pianeta, ma alla fine non me n'è importato granché: non ho bisogno di nessuna sostanza per divertirmi o godermi la musica d'avanguardia. Ve la siete bevuta? Perché mia madre l'ha fatto.

Mamma ha tirato fuori il suo materassino da yoga e ci siamo sedute. La folla conteneva un tipo di umanità molto vario che passava dai giovani hipster agli hippie attempati, quindi la sua presenza non era così fuori contesto. Tutti erano troppo concentrati sulla musica per socializzare, ma ha ricevuto un sacco di sorrisi.

Per evitare di disturbare l'atmosfera solenne, mia mamma mi ha scritto un messaggio sul mio blocco:

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1. Questa cosa è nuovissima per me, è un'esperienza nuova.
2. Ascoltare questa musica richiede molta concentrazione e impegno.
3. Perché non balla nessuno? Mi sembra una cosa molto ballabile.

Mi ha anche comunicato che il tastierista stava ondeggiando con tutto il corpo, “come una farfalla”. Ad un certo punto ha ondeggiato così forte che ha fatto cadere il microfono. Dopo 45 minuti ci siamo spostati su un'installazione a forma di paracadute fatto di cuscini per discutere ancora un po'.

“Se fossimo negli anni Sessanta tutti sarebbero in piedi a ballare, ma qui mi sembrano tutti bloccati. Forse per loro è un'esperienza personale, più che collettiva”. Non ho saputo cosa rispondere. Millenials 0 - Mamma 1.

Poi abbiamo guardato Brian Chase degli Yeah Yeah Yeahs che, come da comunicato stampa “esplora la naturale risonanza acustica delle batterie per rivelare frequenze nascoste”. Dopo una costruzione infinita che ha raggiunto un climax altissimo il concerto è finito in un silenzio quasi disturbante e imprevisto. Tutti hanno applaudito.

“Ero molto stanca quando siamo arrivate qua, ma ora mi sento più fresca”, mi ha comunicato mia mamma. È stato più o meno a questo punto che ha perso i suoi occhiali.

Stavamo prendendo una boccata d'aria quando un tizio con i capelli lunghi mi ha riconosciuto da un evento precedente. “Tu sei la tipa di Soundscape!”, ha esclamato, di fronte a mia mamma. “Eri quella che si rotolava su dei cuscini che il mio amico aveva piazzato a terra.” Ho subito negato tutto per paura che mia madre scoprisse quanto mi piace la droga (come se non l'avesse già fatto) e mi disconoscesse, ma poi ho anche pensato che avrei potuto fare la stessa cosa anche da sobria.

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Ci siamo spostate in una zona chiamata The Purge in cui era in corso una collaborazione tra gli artisti Alberich, Dual Action e Lussuria. Il volume si è fatto molto più alto e mia mamma ha espresso disappunto per la vicinanza alle casse. Mi ha scritto un'altro papello:

“Mi piacerebbe molto di più se il volume fosse più basso. Non c'è modo di replicare la stessa intensità senza provocare danni permanenti all'udito???” Le ho risposto che la prossima volta avremmo investito dei soldi in tappi per le orecchie di qualità.

Ha anche iniziato a sentire gli effetti psicologici della drone zone: “Alzarsi e spostarsi diventa sempre più difficile eho un leggero senso di stordimento. L'esposizione prolungata a questa musica mi provoca qualche effetto, e mi pare anche che qui dentro sia sempre più buio”.

Mia mamma ha anche avuto un'intuizione geniale riguardante il pavimento, su cui camminavamo a zig zag per evitare di pestare le persone sdraiate: “È un po' come l'opposto del crowd-surfing. Anziché starci sopra e sperare che non li facciamo cadere questi tizi stanno per terra e sperano che non li pestiamo”.

Mentre la sessione proseguiva su onde e ritmi molto più lenti mia mamma ha scritto altre considerazioni personali:

“Puoi sentire la musica con tutto il corpo, gli organi che vibrano eccetera. A volte mi sembra di essere dentro l'amplificatore di Jimi Hendrix mentre qualcuno rallenta il tempo, altre volte mi sembra di stare sopra le pale di un elicottero e poi invece di nuovo in mezzo a un'invasione aliena.”

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Nonostante il mood fosse “più tempo rimaniamo qui, più sarà difficile andarsene,” mia mamma ha iniziato ad essere assonnata verso l'una e mezza, quindi l'ho riaccompagnata al nostro Airbnb solo per poi tornare indietro e addormentarmi in una posizione scomodissima mentre Patrick Higgins e Ben Greenberg facevano le loro cose con la chitarra. Mentre svagavo tra stati di coscienza e catatonia ho avuto la visione di un rapimento alieno + Twin Peaks + convinzione di poter levitare. Ero molto scettica sul fatto che la musica drone potesse provocare questi effetti, ma ora non lo sono più.

Noveller

Siamo tornati nel posto la mattina dopo e abbiamo potuto ascoltare Noveller, mentre cercavamo gli occhiali di mia mamma, posticipando un'intera giornata di impegni per poterlo fare. Quando il sermone sonoro di Sarah Lipstate della domenica pomeriggio ha iniziato a spostare l'aria tutti si sono seduti al sole. Questa era la nostra chiesa, ed è anche successo un miracolo: mia mamma ha trovato i suoi occhiali, “ben impacchettati e messi in bella vista in un punto in cui chi l'ha fatto sapeva che sarei stata portata a controllare”.

Alla fine, anche se è alcuni aspetti l'hanno infastidita, mia mamma mi ha confessato che le sarebbe piaciuto tornare a qualche evento simile “e rimanere per tutto il tempo, così da sperimentare l'effetto completo, magari con dei tappi per le orecchie migliori e qualche pausa. All'inizio ero convinta che mi avrebbe fatto schifo, ma devo dire che è stato piuttosto incredibile”. Forse se l'è goduta anche più di me e sono stata molto orgogliosa di aver condiviso quell'esperienza con la donna che mi ha amato e trasmesso un amore per la musica simile a quello che le altre persone provano per Gesù.

Quello che era iniziato come un articolo per farsi quattro risate si è trasformato in un'esperienza madre-figlia molto intensa che non scambierei per nessuna droga al mondo. Grazie mamma, e ricorda: The family that drones together, stones together.