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Ventisette minuti di Lana

Ho assecondato le mie tendenze masochistiche e mi sono guardato tutto il cortometraggio di Lana del Rey.
Mattia Costioli
Milan, IT
9.12.13

Qualche giorno fa è uscito Tropico, un cortometraggio che accompagna i tre nuovi singoli di Lana Del Rey: "Body Electric", "Gods & Monsters" e "Bel Air" e dato che mi trovavo nel posto sbagliato al momento sbagliato ho avuto l'onore e l'onere di guardarlo tutto, e sono stati 27 tra i minuti più intensi della mia vita, in cui mi è passata per la testa un paio di volte l'idea di compiere l'estremo gesto, all'inizio per colpa dei rantoli commoventi di Lana e alla fine per la consapevolezza dell'esistenza di gente che si bagna con questa roba. Probabilmente sono le stesse persone che fantasticano sul loro funerale e si divertono a immaginarne la colonna sonora, le stesse che si sono emozionate alla proposta di matrimonio di Kanye a Kim.

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Già mi fa paura pensare che esita un certo tipo di masochismo perverso che fa uso delle lagne di Lana per soddisfare la propria volontà di impotenza, in più Lana che è Satana se ne rende conto e ha pensato bene di rincarare la dose con un super video, di 27 minuti. VENTISETTE.

Il processo creativo è andato più o meno così:

We don't want to do anything trendy. Let's get Rick Rubin to produce it!

— ShittyAandRguy (@shittyAandRguy) 7 Novembre 2013

Il video inizia con Elvis, Marilyn, John Wayne, Gesù e altra gente (COSÌ ARTISTICO) che insomma tutti insieme fanno la parte di dio nel giardino dell'Eden e spiegano a Lana e Shaun Ross qualcosa su come essere dei bravi cowboy. Poi inizia la prima canzone, "Body Electric" in cui si attacca col tema del suicidio, con cui le mie palle al momento sono molto in sintonia. Sono convinto che Lana abbia preparato almeno 20 album da pubblicare post mortem. Nel filmino loro si mangiano la mela, vengono cacciati dal paradiso e bla bla bla, è la solita polpetta.

C'è un intermezzo in cui capiamo che il mondo non è più quello del paradiso, niente più arcangeli zio, ora ci sono gli strip club, dopodiché parte "Gods & Monsters" in cui Lana canta "I'm living like Jim Morrison" e in generale sembra bramare quella fama che è propria solo dei morti. Nel caso l'allegoria del serpente non fosse chiara a tutti Lana chioccia per tutto il pezzo "it's innocence lost," nella misura in cui l'innocenza è quella sana voglia di essere una cantante che respira.

Di pari passo proseguono le citazioni a grandi autori della letteratura: Whitman, Wilde e Ginsberg. Penso sia doveroso che il nostro pensiero vada in particolare a Ginsberg, che senz'altro non si meritava anche questa angheria dopo che ha dovuto vestire i panni di Harry Potter nel suo ultimo film, o era il contrario?

Ringraziamo, a nome di Allen, @LanaDelReysWife per questa bella immagine.

Dei colletti bianchi che stanno festeggiando in compagnia di un paio di signorine vengono rapinati da Adamo/Shaun Ross e Lana ci spiega, sempre da fuori campo, che Los Angeles è "The Garden of Evil."

A questo punto del film l'abuso dell'effetto rallenty probabilmente ha iniziato a farvi venire le convulsioni dal nervoso, ed è proprio ora che inizia la più noiosa delle tre canzoni: "Bel Air," che è un'ode all'alcol. Quando era più giovane Lana è stata un'alcolista e come ha spiegato in alcune intervista a volte canta di un amore o di un amante mentre in realtà si sta riferendo all'alcol, "Grenadine, sunshine / Can you break this heart of mine" è la penultima rima della canzone, e direi che abbiamo trovato l'arma del delitto.

Nel frattempo Lana e Shaun fanno dei balletti dentro un campo di grano e svolazzano via, in quello che immagino sia una specie di ritorno al paradiso, che per Lana si traduce nella celebrità, o almeno spero. Se invece l'unico significato allegorico di questo supplizio fosse un rimando alla tiritera del peccato originale…

Mentre queste riflessioni mi attanagliano l'anima i titoli di coda scorrono troppo velocemente e subito dopo parte "Wrecking Ball," dolce ironia.