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La memoria di Battisti è davvero in pericolo?

Secondo Gino Castaldo di Repubblica, la vedova di Lucio Battisti potrebbe fare molto di più per diffondere l'opera di suo marito. Secondo noi no.
18.4.16

È notizia di un paio di giorni fa che Gino Castaldo, storico critico musicale di Repubblica, ha scritto una lettera aperta a Grazia Letizia Veronese, vedova di Lucio Battisti. Il contenuto della missiva è un invito, anche molto rispettoso, a essere più disponibile per quanto riguarda l'eredità artistica del defunto marito. Fino a qui sembrerebbe tutto piuttosto condivisibile: è abbastanza noto nell'ambiente l'atteggiamento restìo della vedova per quanto riguarda le celebrazioni, le cover e le iniziative commemorative in generale, e la disinvoltura con cui è solita mettere di mezzo gli avvocati.

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Castaldo dunque chiede a Velezia (pseudonimo con cui è accreditata per i testi di E Già) di istituire una Fondazione come quelle che già esistono per De André e Gaber perché, sostiene, "la storia di questi giganti della nostra cultura ha continuato a vivere, è a disposizione dei giovani perché possano confrontarsi con la storia, può diventare nutrimento per il nuovo che avanza, può servire da stimolo a chi oggi decida di mettersi a fare canzoni". Viene intanto da chiedersi perché, in assenza di una fondazione, l'opera battistiana non dovrebbe essere accessibile ai giovani. Allargando un po' lo sguardo, aggiungerei (più che altro a titolo di curiosità) che ultimamente mi è capitato di scoprire su Internet che Battisti è, insieme a Battiato, di gran lunga il cantante italiano più noto all'estero tra i musicisti e gli appassionati di musica underground e sperimentale, che ovviamente non lo vedono come un fenomeno pop ma come qualcosa di esotico e particolare, un po' come noi possiamo vedere il tropicalismo.

Continua Castaldo: "Le canzoni di Battisti, fosse per Lei, dovrebbero scomparire, non essere cantate da altri, non raccontate, non esaltate come meritano".
Anche qui il discorso non è chiaro, se entrando in una qualsiasi libreria o negozio di musica si può tranquillamente essere sommersi da libri e dischi di Battisti in qualsiasi momento. E non direi che Battisti non sia raccontato e esaltato come merita se io stesso, in un attacco di ossessività per quello che è il mio disco italiano preferito, ho potuto recentemente acquistare non uno ma TRE libri dedicati al solo Anima Latina.

Mi pare anzi che sia uno di quei musicisti per i quali abbondano i tributi nazionalpopolari, le celebrazioni televisive fatte sempre con i soliti nomi, i soliti critici decrepiti e i soliti cantanti che escono dal dimenticatoio solo per le serate di gala; uno di quelli che vengono messi in sottofondo nei servizi di costume al telegiornale, che vengono ricordati a Porta A Porta e suonati dalle band delle prime serate di Rai Uno. Ricordo un programma terrificante di qualche tempo fa (di cui si trova testimonianza per esempio qui ), condotto da Massimo Giletti, con le canzoni di Battisti interpretate da Anna Tatangelo, Loretta Goggi, Alex Britti, Mario Biondi… Serata in cui le canzoni di Battisti—uno fissato con il suono, le macchine, gli effetti… un genio non solo nelle melodie ma forse in primis nel lavoro fatto in studio, tra milioni di riascolti e soluzioni originali per ogni minimo dettaglio—erano stuprate da versioni da karaoke che gridavano vendetta al cospetto di Dio.

Se sono queste le iniziative che la Fondazione dovrebbe supportare, credo che la Signora Veronese vedova Battisti sia già stata magnanima a non averli denunciati per oltraggio al pudore. È andata peggio (diffidato dalla pubblicazione su iTunes) a Mogol e alla sua iniziativa Le canzoni di Mogol Battisti in versione rock New Era, sulla quale penso già il titolo dica abbastanza, ma che se ci tenete potete andare a sentire con le vostre orecchie. Un gesto che vi ricorderà il film Nekromantik, e ci fermiamo qui con la metafora.

A partire dal 2011 Andrea Scanzi ha girato i teatri d'Italia per più di 100 date con Gaber Se Fosse Gaber, uno spettacolo proposto e prodotto dalla Fondazione dedicata all'artista: "in novanta minuti, il pubblico assiste allo scorrere di immagini e filmati—spesso inediti—ai quali si alterna l'analisi affabulatoria di Scanzi, fino a diventarne protagonista, con Gaber, emozionando chi lo ha conosciuto e amato, ma soprattutto coinvolgendo quel pubblico giovane che non lo ha potuto conoscere. La Fondazione Gaber è felice della proposta e del successo di questo Incontro-Spettacolo, certa com'è di contribuire a mantenere vive le coscienze, scuotendole, e ampliando il grande messaggio alle nuove generazioni". Quando ero al liceo mi venne regalato da amici di famiglia un doppio CD, che non ho mai avuto il coraggio di ascoltare, di cover di De André interpretate da Vasco, Zucchero, Fiorella Mannoia, Jovanotti e Ligabue, nell'occasione di una serata condotta da Fabio Fazio (una traccia del disco sono i suoi ringraziamenti). Quello fu il primo atto della Fondazione De André. In questo caso è sicuramente lodevole l'aver devoluto i proventi del disco in beneficienza, ma davvero, a livello artistico, è di questo tipo di iniziative che avremmo bisogno secondo Castaldo per valorizzare l'opera di Battisti?

Quello che trovo però più dannoso nella lettera di Repubblica è che, parlando di queste scemenze, perde l'occasione di parlare di cose davvero più necessarie, come per esempio la fine del veto verso i servizi di streaming (ok, magari a me non interessa molto, però quello sì potrebbe avvicinare i più giovani, oltre a essere comodo per tanta gente), e soprattutto l'apertura degli archivi. C'è un sacco di materiale inedito, demo, canzoni nuove, versioni alternative, che da quello che è trapelato sembra davvero notevole e interessantissimo per tutti gli appassionati di musica, e non soltanto per i fan terminali.
In giro c'è roba fantastica tipo una versione demo in jam psichedelica extended di "Il Nostro Caro Angelo" e l'inedito "Gabbianone" ), e chissà quali e quante meraviglie si nascondono ancora negli archivi. Inoltre il catalogo già edito, essendo stato pubblicato in CD molti anni fa, quando le cose venivano fatte un po' con l'accetta, avrebbe estremo bisogno di essere rimasterizzato (esclusi alcuni titoli, tra cui appunto Anima Latina già ristampati tempo fa in rare edizioni digipack con cd dorati, rimasterizzate in modo incredibile), per farne emergere come si deve tutti i dettagli e lo splendore che c'è in quei dischi.

Insomma, ci sono cose che andrebbero valorizzate, ripulite e promosse prima di pensare ad apporre la dicitura "con il patrocinio della Fondazione Battisti" alle serate condotte da Giletti. Anche perché, per fortuna, se in futuro la musica di Battisti non smetterà di avere importanza e di essere amata, di certo non sarà grazie a iniziative istituzionali, a spettacoli teatrali, antologie, all'ennesimo libro o a articoli come questo, ma sarà grazie alla sua natura, che è sempre stata popolare e lo sarà sempre.

Si ringraziano Giulia Cavaliere e Marco Caizzi per gli spunti.