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Italian Folgorati Speciale musica ed elezioni

Dischi e politica sono due cose che in passato dovevano andare a braccetto e in occasione della tornata elettorale abbiamo deciso di riesumare gli esperimenti peggiori nella storia della Repubblica.

di Demented Burrocacao
03 giugno 2016, 11:51am

Ragazzi non siete contentissimi che stia per arrivare il grande giorno delle elezioni comunali? Non trovate sia meraviglioso ed eccitante che in ben 1.363 comuni italiani si andrà alle urne per CAMBIARE FINALMENTE LE COSE? Io in quanto ipermoderno e iperreale non vedo l'ora: anche perché il grande spettacolo della politica in questi mesi ci ha dato tanto, ed è ora di restituire. Come dice un misconosciuto brano di Bennato, è un meraviglioso paese dei balocchi in cui si finisce in un'urna (cineraria?) tracciando sovente una croce a caso sulla scheda quasi in maniera medianica, stile copertine del Battisti panelliano (a volte anche con una mortadella avvolta dentro).

Eppure, quanta nostalgia dei dischi di propaganda politica, che oggi sono ormai scomparsi e ci mancano per ovvio fascino retrò. Dischi e politica sono due cose che in passato DOVEVANO andare a braccetto e, con ogni mezzo necessario, i nostri aspiranti al trono hanno cercato di ottenere il consenso della gente coinvolgendo personaggi noti della canzonetta e dello spettacolo italiano. I primi in assoluto a usare il supporto in vinile per far girare i loro proclami sono stati (strano eh?) i Missini, spesso con discorsi pronunciati da sosia vocali del Duce e pubblicati da minuscole etichette (ovviamente di orientamento fascista), perché se la cinematografia è l'arma più forte, anche il sonoro a volte non scherza. Insieme a loro, ma dalla sponda opposta, ecco i Socialisti che, lungi dal proporre mera propaganda, costruiscono dei concept notevoli, pensati in maniera raffinata e con la complicità di personaggi in vista, creando quindi un vero e proprio genere a sé, quello referendario e pre-elettorale. Superati a destra e a sinistra, i comunisti e la DC si accoderanno sfornando anche loro dei prodottini niente male.

Ecco a voi quindi una veloce rassegna, ovviamente in ordine casuale, come piace a noi.

Partiamo subito con un bellissimo "Inno della destra nazionale", edito in occasione delle elezioni politiche del 1972, dal comitato "Rauti al parlamento". La musica è di Pino Roccon, meglio conosciuto per il suo lavoro di pianista del Bagaglino e il testo è di Gianna Preda, giornalista del Borghese, rivista "a modino" dei favolosi anni Settanta (c'è ancora, ma... È come se ci fosse ancora il Duce. Sarebbe buffo no?) e che rappresentava quella destra che voleva fare la fica, ma invece ospitava penne una volta militanti nella "fanzine" Difesa della razza. Ohibo' qui troviamo però anche i cantori moderni di Alessandroni! Evidentemente dei mercenari, visto che nella folta discografia italiana te li trovi ovunque, dai dischi dell' anarchico De Andrè al comunista Dalla. Il disco si distingue per essere una marcetta da centro anziani con un testo che passa dal piagnisteo stile "ci danno tutti addosso" al "siamo i difensori della patria". Insomma idee confuse, allora come oggi.

Dal Bagaglino però non uscivano solo "neri", ma anche fra i primi a sposare la causa socialista in vinile. Ecco infatti il gagliardo Pino Caruso che si fregia di aver prestato la voce per uno dei più clamorosi casi di propaganda sonora in Italia. Siamo sempre nel 1972 e in occasione delle elezioni di cui sopra il Partito Socialista sforna un 45 giri double a side. Nel lato A, Caruso in un monologo comico racconta e demolisce le considerazioni di stampo borghese e conservatore per cui i padroni hanno molte più preoccupazioni degli altri, chiedendo ordine e disciplina. Il nostro Pino invece è per "la libertà, perché senza libertà non c'è niente". E insomma votare per il PSI vorrebbe dire votare per la libertà! Infatti poi s'è visto… ma ci piace pensare che Pino fosse in buonafede (o è un cantore di Alessandroni anche lui?)

Sull'altro lato questo inno socialista del "Duo di Piadena", all'epoca conosciuti in tv per le loro interpretazioni di canzoni popolari, a volte anche con featuring di Gigliola Cinquetti. Trattasi di ballata in cui i nostri affermano di "voler andare avanti per la democrazia / e il mondo socialista è la tua garanzia". Rima che tutto sommato potrebbe funzionare anche per un dado da brodo al supermercato (in un certo senso preveggenti...).

Affamati di starsystem i socialisti in occasione del referendum sul divorzio coinvolgeranno persino Domenico Modugno: peccato che più tardi quello si sia rivelato di fede radicale. Ma i nostri faranno anche di peggio: rimanendo sempre in casa socialista, l'operazione più eclatante e geniale è sicuramente quella storica degli Equipe 84 che nel '75 addirittura dedicano un pezzo al partito con tanto d'intro accorata a lui dedicata, in quanto "esponente più giusto per le idee di noi giovani". Miei coglioni! Il pezzo, intitolato come la data di chiamata alle urne, è un capolavoro assoluto: "contestare, giusto sì ma col tuo voto hai un'arma vera in mano tu" e poi grande excursus storico sui successi elettorali: "il paese è cambiato/il popolo è più forte". Ma la canzone, vista l'enfasi, sembra nata da un portafoglio colmo di banconote generosamente elargite… O mi sbaglierò?

Il PSI ha sempre fatto leva sui comici, basti pensare a Manfredi protagonista di un altro 45, sul cui lato B compare Enrico Montesano a ripercorrere i fasti di Pino Caruso: un botta e risposta con la sua spalla a proposito dei mali dell'Italia e ovviamente stoccate a padroni e padroncini. Ma che potemo fa' pe' cambià la situazione? Votiamo PSI è chiaro! Lui dice che se non stiamo attenti… Diventa un ex voto (anche qui involontariamente profetico).

I socialisti non si fermeranno certo qui, ma ad esempio nel 1983 metteranno in mezzo anche Angelo Branduardi e il purtroppo misconosciuto cantautore Mario Acquaviva, che per uno scherzo del destino si chiama come il rivoluzionario del Partito Comunista Internazionalista ucciso nel '45, pare proprio dalla mano di dirigenti del PCI al quale stava sfuggendo di mano. I due prestano "La serie dei numeri" e "Lupo lupo" alla causa di Craxi, che confezionò per l'occasione un'elegante copertina con tanto di logo. Tanto che uno potrebbe pensare che il PSI sia un nuovo gruppo italo disco (d'altronde De Michelis stava in fissa per le discoteche).

Dai socialisti spostiamoci di molto indietro e passiamo alla DC, famosa per la sua solida iconografia della serie "formaggini per la famiglia". Anche in tal caso la cover di questo 45 giri non ci delude: roba degna della pop art più allucinata. Protagonista di questo gioiello del 1963 la grande Wilma De Angelis, per gli amici Wilmona. La nostra "Miss Patatina", che da sempre nonostante c'abbia una certa età ci delizia con le sue calde interpretazioni a base di grappa, buon vino e cibo all'altezza della situazione, canta "Gli anni felici", all'epoca slogan della DC. Gli anni felici continueranno, più o meno, e la canzone sarà anche l'inno ufficiale democristiano per le elezioni del periodo, che si risolveranno in una batosta pesante, con l'avanzata dirompente e inaspettata del PCI, soprattutto nelle zone in cui questo non combinava storicamente niente. Ringraziamo Wilmona per aver alimentato un autogol del genere (perché in fondo in fondo sappiamo che lei dentro è rossa... Almeno per il vino).

A proposito di rossi, nell'ambito del partito comunista italiano la canzone di protesta è fondamentale e radicata a prescindere, si sa, per cui parlare di brani strettamente elettorali è riduttivo, a parte episodi specifici tipo questo. Esistono però degli esperimenti interessanti in tal senso, come il 45 giri di propaganda uscito nel 1972 che vede gli Stormy Six grandi protagonisti nella battaglia elettorale con "La Birindelleide", che si prende gioco del deputato MSI Birindelli, candidato nel collegio di Firenze. Gli altri pezzi sono "Era bello il mio ragazzo" di Anna Identici, mentre gli altri due brani sono attribuiti agli Stormy, ma sono apocrifi!

Evidentemente anche nel PCI il personaggio più famoso trainava tutto il resto come da banale tradizione della società dello spettacolo, tanto che non sappiamo ancora chi siano gli interpreti di "Quando s'era diplomato" e "La ballata della DC". Ma che importa? Storicamente rappresenta l'entrata in campo degli Stormy nell'impegno politico e che ne caratterizzerà l'illustre carriera di eterni bastian contrari. È interessante notare che però la DC nella stessa campagna elettorale userà il promo di "Sabata" di Marcello Giombini. Costui probabilmente ne è complice (essendo il padre delle messe beat e, in contemporanea anche delle messe in cu... dei film splatter porno), in qualche modo superando gli Stormy in quanto a estremismo simbolico ("Hey amico, c'è Sabata... Hai chiuso"), ma si sa in tempo elettorale quando è guerra è guerra e quando ti pagano... Ti pagano.

Più sottile è l'operazione propagandistica di dischi come "Domenica musica – proposta per un discorso attuale". Trattasi di documento su una rassegna di concerti a prezzo popolare al teatro Trianon di Roma, situato nel quartiere Appio Tuscolano (quindi non al centro, ecco…) dal 20 aprile al 18 maggio 1975, a ridosso delle elezioni. Che sia cosa strumentale o meno, rappresenta un esperimento politico interessante che raccoglie molti personaggi "rossi" della canzone in un doppio vinile, anche questo venduto a prezzo popolarissimo. Si trovano rari documenti live: dei Perigeo ad esempio, il Venditti impegnato, un Ernesto Bassignano d'annata, il Tony Esposito di Rosso Napoletano, De Gregori, Mario Schiano e chi più ne ha più ne metta. Fra i tanti anche gente che non è riuscita a emergere, tipo la qui presente Carmelita Gadaleta. Forse gente schiacciata dallo stesso discorso "schizofrenico" politico e commerciale che sovente prendeva vie parallele: l'iniziativa era nata infatti dal potentissimo discografico Vincenzo Micocci, in sostanza il talent scout di tutti i maggiori best seller italiani dagli anni Cinquanta ai Novanta. Insomma che la politica, anche quella sulla carta "popolare", passi per il marketing e viceversa non deve stupire: nessuno è al sicuro.

L'ultima operazione in questo senso è probabilmente l'immortale inno di Forza Italia, una delle poche forze politiche in grado di fare seriamente spettacolo, più che altro perché su quello si fondava tutto quanto e raramente non era roba da circo Togni. L'inno del 93, composto da Renato Serio (già collaboratore di un altro Renato: Zero) rappresenta forse l'unico esempio di jingle trasformato in inno politico, il che fa rabbrividire in questi tempi di Pc Music (non di PCI, si badi bene...) e, in effetti, gli fu commissionato anche con l'inganno, chiedendo solo di scrivere una musichetta facile facile per un generico movimento d'opinione. Il testo ovviamente era del Berlusca e depositato regolarmente in SIAE, tanto che il povero Serio si trovò con le percentuali steccate e pochi sghei in saccoccia. Essendo però quasi un collage di plagi e citazioni (pare si vada da sir Edward Elgar, a Paolo Conte e al musical Dr Jekill and Mr Hyde, ma anche, chiaramente, alla storica "Barilla" di Vangelis), gli è andata pure bene. D'altronde lo stesso nome del partito era scippato agli slogan elettorali anni Ottanta della DC, per cui di cosa ci stupiamo?

E invece oggi? Oggi niente… Viviamo in un grigiore dominato dall'immagine senza manco il piacere di fischiettare una canzoncina elettorale o di storpiarla. Si piange Pannella e ci ricordiamo immediatamente la stupenda canzone sulla vittoria elettorale della radicale Cicciolina che riempie anche oggi di gaudio i nostri cuori per la "scossa" che diede all'Italia tutta. Che dire, tanta voglia di votare okay, ma chiunque vinca, queste elezioni sono state la sconfitta del melomane, del pop, della gioia di fare politica in musica.

Italian Folgorati ad ogni modo-potete immaginarlo-sa bene per chi votare. Auguri.

Nel dubbio vota Noisey Italia:

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