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Music by VICE

1996, l'anno in cui Tricky è quasi diventato Dio

Adrian Thaws, meglio noto come Tricky, ci parla di cosa è venuto dopo l'uscita del suo più grande capolavoro 'Maxinquaye' e del perché odia il termine "trip-hop"

di Ron Hart
20 giugno 2016, 11:12am

Foto di Alessandro Furchino Capria

Vent'anni fa, Tricky ha dovuto interfacciarsi alla baraonda di aspettative—altissime—successive agli elogi estasiati da parte di critica e media, per il suo debutto solista nel 1995, Maxinquaye. L'album è arrivato al terzo posto nelle classifiche inglesi, e in cima alle liste di fine anno di NME e Melody Maker, nonché arrivato a un magnifico secondo posto nello scrutinio finale di Village Voice. La maggior parte delle persone dopo un tale successo si sarebbe ritirata in campagna in mezzo alla natura per il resto della loro vita, invece che pensare al sequel. Ma Adrian Thaws—ai tempi fresco di tour assieme a PJ Harvey, per Island Records—non aveva nessuna voglia di riposarsi. Il suo 1996 è stato uno degli anni più impegnativi di sempre, con due LP e un EP usciti nell'arco di sei mesi e mezzo tra aprile e inizio novembre.

Ma invece che star dietro alla critica che pretendeva altre manovre soul ed elettroniche in stile Maxinquaye, si è messo a registrare album viscerali e strazianti, che lo hanno rapidamente allontanato dalla patina pop della radio. Non ha mai apprezzato il tag "trip-hop", né lui né i suoi amici del collettivo di Bristol Wild Bunch con cui era solito andare in giro. Tricky ha usato il 1996 per immergersi ancora più nel profondo nelle sue radici post-punk e hip-hop underground dell'East Coast e mettere su un paio di album che avrebbero affermato una volta per tutte il suo ruolo chiave nella prolifica contaminazione tra hip-hop americano e inglese.

Lo scorso 29 aprile, Tricky ha fatto uscire Nearly God, una collezione di quelli che lui nella sua biografia online descrive "demo brillanti, ma incompleti". Al suo interno è pieno di connessioni soniche a Siouxsie & The Banshees, Depeche Mode, e Slick Rick rispettivamente con cover di "Tattoo," "Judas," e "Children's Story". Si tratta di uno degli esperimenti inglesi meglio riusciti di sempre, invece che semplici omaggi, li ha trasformati in veri e propri smembramenti sonori in cui scava nel profondo di ogni pezzo e ne sviscera fuori un'oscurità nuova, ancora più insidiosa di prima. Questi tre pezzi sono diventati qualcosa che nessuno si sarebbe mai aspettato.

Poi l'11 novembre, Tricky avrebbe fatto uscire Pre-Millennium Tension, un vero album registrato in studio a Ocho Rios, Jamaica. Con il prezioso lavoro del professor Pat McManus (prima nel gruppo metal irlandese Mama's Boys) e la storica vocalist Martina Topley-Bird, questo disco ha spinto il suo esperimento ibrido tra post-punk e hip-hop su versanti ancora più complessi, facilmente distinguibili in "Christiansands" e "Makes Me Wanna Die." In altri punti invece ha ribadito il suo amore per la solida natura dell'hip-hop newyorchese di metà anni Novanta, tramite il chiasso della pacchiana "Tricky Kid," il sample degli Smif-N-Wessun in "My Evil is Strong," per non parlare delle cover con Topley-Bird di pietre miliari come "Bad Dream" di Chill Rob G e "Lyrics of Fury" di Eric B. e Rakim.

Questi due LPs, assieme a Grassroots EP che ha fatto uscire il 6 agosto di quell'anno, sono giunti in un momento in cui l'hip-hop stava vivendo l'avvento del suo stesso movimento alternativo. È magnifico pensare a quanti altri capolavori sono usciti in quegli anni: il primo album di Dr. Octagon, Funcrusher EP dei Company Flow, Kollage dei Bahamadia, The Score dei The Fugees, Illadelph Halflife dei The Roots, il primo LP di DJ Honda, Viva La Woman di Cibo Matto, Endtroducing e Infinite di DJ Shadow, e il debutto locale di un rapper di Detroit chiamato Eminem. Questi nomi, per i fan, sono stati la vera alternativa non allineata all'hip-hop standard di quei tempi, senza contare che hanno fatto da apristrada alla prima ondata di rave cultura britannica.

Per festeggiare il ventesimo anniversario sia di Nearly God che di Pre-Millennium Tension, THUMP ha avuto la rara possibilità di parlare con Tricky—che non è mai troppo dell'umore di rivangare il passato—della difficoltà di star dietro alle conseguenze di un album così hypato come Maxinquaye e sul suo impegno, nel 1996, per assicurarsi che la sua carriera musicale non rientrasse nella categoria "trip-hop."

THUMP: Nearly God e Pre-Millennium Tension sono stati registrati come reazion istintiva al successo di Maxinquaye?
Tricky: Ad essere sinceri, era come se sapessi che non avrei più potuto sbagliare, dopo Maxinquaye. Durante la lavorazione di Nearly God, mi dicevo "Ti starà bene lo stesso se questo disco non dovesse passare in radio?" Avrei potuto fare un altro Maxinquaye o qualcosa di più ovvio. Ma con Nearly God ho voluto andare sull'estremo, per essere certo che arrivasse a chi doveva arrivare. Non volevo starmene sempre lassù nella top 20.

Sentivi molta pressione esterna? Come se volessero un seguito che fosse all'altezza di Maxinquaye?
Il fatto è che Nearly God è stato accolto benissimo, mentre Pre-Millennium Tension non così tanto. Quando ho iniziato il tour, alcuni fan arrivavano da me con in mano una copia di Pre-Millennium Tension e mi dicevano, "Sono stato in coma per dieci giorni e questo album mi ha salvato la vita," o "Lavoro in un centro ustioni per bambini, e questo album mi aiuta a mantenere la calma." Bisogna capire che il successo è una specie di illusione, o almeno quello che siamo soliti considerare successo. Nearly God e Pre-Millennium Tension erano album molto più oscuri. Adesso non me ne frega più nulla delle critiche, contano solo i soldi, ma se stai troppo tempo dietro alle opinioni della gente, queste finiscono per diventare la tua realtà.

Un po' quello che stanno passando ora i Radiohead. Sembra che agli occhi della critica non possano più sbagliare.
Sono strani i Radiohead. Sono davvero una band forte. Ho conosciuto Thom Yorke qualche anno fa. Ero in questo pub che bevevo con Shaun Ryder degli Happy Mondays e Black Grape, e 3D dei Massive Attack arriva da me e mi fa, "Ci sono i Radiohead qui e vorrebbero conoscerti." Allora ho detto, "Ok!" sono andato verso il loro tavolo e uno di loro mi dice, "Quando registriamo mettiamo su le tue tracce in loop, come ispirazione." Adesso però non mi nominano più. Non mi trasmettono più nessun amore.

Non è il massimo, specie considerando quanto tu e tutta la crew Wild Bunch siete stati di fondamentale ispirazione per tanti altri colossi di metà anni Novanta.
Sì, nessuno mi dà mai i props che meriterei. Per un po' ho pensato che fosse davvero ingiusto. Però quando diventi così grande, può darsi anche che possa succedere. Non li invidio. Devi stare al gioco, e non sgarrare mai.

Sei stato sorpreso di vedere come Nearly God e Pre-Millennium Tension hanno incrementato la tua fanbase sia nell'hip-hop che nell'alternative rock?
È stato strano. Ho vissuto a L.A. lived per un pochino, e là ho conosciuto questi ragazzi messicani che ci stavano sottissimo con i Cure. Erano dei gangsta veri eh, ma giravano con i Cure a palla in macchina. Robert Smith non se lo sarebbe mai immaginato [ride]. È incredibile come la musica accomuni. Conosci già tutti gli stereotipi; pensi ai ragazzi del ghetto messicano e ti immagini subito che pompino solo hip-hop e gangsta rap, ma queste erano generazioni più vecchie, quindi i tizi finivano ad andare in giro ascoltando solo Cure e Depeche Mode.

Parlami bene di com'è nato Pre-Millennium Tension. Sembra che l'hip-hop della New York più undeground ti sia stato di enorme riferimento.
Certamente. Come prima cosa, odio con tutto me stesso il termine "trip-hop". Era un termine che mi dipingeva come uno che cercava di snaturare la musica, e trasformarla in chissà cosa. Sono sempre stato influenzato dalla scena hip-hop di New York, fin da quando ero bambino. Mi sono trasferito a NY proprio perché ero pronto ad abbracciare l'hip hop e a diventare un vero b-boy. Ho sempre saputo che un giorno avrei vissuto lì, era la mia Mecca. Nella mia testa la mia musica non è mai rientrata nella categoria hip-hop fino a quando non sono finito a NY. Era da lì che provenivo, e il motivo per cui mi trovavo in quella città era la voglia di allacciare rapporti con altri artisti hip-hop.

Ai tempi mi ascoltavo un sacco Kool Keith e l'album di Dr. Octagon... credo che sia uno degli artisti più grandi e sottostimati dell'hip-hop newyorchese. Ho incontrato Keith un bel po' di volte ed è il tipo di persona che se ne sbatte altamente di cosa è popolare o no nel 1996. È sulla sua personalissima lunghezza d'onda. Sono stato in studio con luiuna volta. Mi sono seduto al suo fianco mentre stava scrivendo, quando ha posato il foglio ho dato un'occhiata al testo, e non l'ho capito. Poi lui ha iniziato a ruggire il tutto al microfono, e tutto mi è stato chiaro.

C'è anche un uso pesante di chitarre in Pre-Millennium Tension. Cosa ti ha portato a questa scelta?
Ho sempre amato il rock. Mi ascoltavo gli Specials, i Breeders e roba del genere. Solo l'hip-hop però mi ha coinvolto davvero. Vedevo Prince in TV o ascoltavo le sue canzoni alla radio, ma sapevo che non sarei riuscito a fare quello che riusciva a fare lui. Sono un ragazzo normale da un quartiere normale, non so né ballare né suonare uno strumento. Anche se amo la musica di Prince, non ho mai davvero creduto di potermi inserire in quel filone. Quando ho ascoltato per la prima volta Slick Rick, Rakim, e gli Specials, invece, ho subito capito che era molto più alla mia portata. "Posso farlo," mi dicevo. Né Terry Hall, Rakim o Slick Rick erano musicisti professionisti. Erano persone normali cui era stata data l'opportunità di fare qualcosa. L'hip-hop mi ha fatto realizzare che anche io potevo riuscirci.

Gli Specials, però, rimarranno sempre una delle più grandi influenze di sempre; sono parte della mia identità, credo. Il two tone era quasi hip-hop, e ti ci potevi rispecchiare fino a sentirti parte integrante di esso, in qualche modo. Ascoltavo le parole di Terry Hall e descrivevano perfettamente la mia infanzia. Era come parlare a dei miei amici, capisci?

Com'è nata la cover di Eric B. e Rakim's "Lyrics of Fury"?
Quando vado in studio non ho mai un piano. A volte vado e ascolto solo la musica che mi piace, perché non ci vado solo per lavorare, ma anche per ascoltare. Magari sono lì che scrivo una canzone, me ne vengono in mente altre, e subito ho voglia di ascoltarle. Le mie cover non sono mai programmate; è tutta roba che faccio in studio a caso. Ho sempre "Lyrics of Fury" con me quando viaggio, che sia in un mixtape, in un iPod o quant'altro. Deve essere sempre con me. Un giorno ho smesso di ascoltarla e mi sono detto, "Cazzo, devo farci una cover." Ed è nata così.

I vocals di Martina Topley-Bird non solo in quella traccia, ma anche in tutte le altre che hai coverizzato in quel periodo, sono davvero fichissimi.
Si ascoltava anche lei quelle canzoni tutto il tempo, abitavamo nello stesso appartamento. Sia che ne avesse voglia o meno, era obbligata ad ascoltarsele. Ho sempre amato Chill Rob G, il suo flow, le vibe che trasmetteva. Era uno di quelli che avrei potuto mettere in loop per tutto il giorno. Storytelling alla massima potenza. Mi sembrava che non si stesse godendo la fama che si sarebbe meritato. Non era un gran periodo per l'hip-hop, ai tempi, e lui era stato in grado di tirare fuori qualcosa di fico, per poi sparirsene nel nulla.

Hai mai avuto feedback dagli artisti che hai coverizzato?
So che Flavor Flav e Chuck D hanno apprezzato "Black Steel in the Hour of Chaos." Flavor Flav è un amico. Ogni tanto saliva sul palco con me, quando eravamo in tour insieme, ed era divertente. Anche Rakim; mi ha contattato per chiedermi se sono interessato a lavorare assieme a lui in qualcosa, ma ancora non siamo riusciti a organizzare nulla. Di Chill Rob G non so niente. È veramente fuori controllo.

Com'è nato invece Grassroots EP?
Ero a NY e ho chiesto ai ragazzi di Payday di aiutarmi a trovare alcuni rapper underground per fare un EP. A me piace tantissimo lavorare. Sono tornati da me con questi Hillfiguz da Brooklyn, e ricordo che all'appuntamento uno di loro stava tardando perché era stato appena dimesso dal carcere. "Chi sono questi ragazzini che mi avete portato in studio" [Ride]. Ma i ragazzi erano davvero tanto giovani, ed erano incattiviti. Si sono messi subito a sputare la loro rabbia al microfono senza usare troppo cervello nel farlo. Mi piacciono gli artisti che fanno così, che preferiscono aggiungere un che di divertente alle cose che fanno.

C'è la possibilità che un giorno il restante tuo catalogo su Island Records venga ristampato?
A essere onesti non ci sto a pensare. Ho appena collaborato con i Massive Attack, e mi ci è voluto tantissimo perché non volevo tornare sui miei passi. Ho conosciuto i ragazzi, ci ho parlato e mi sono trovato bene, così è venuta fuori la cosa, "Facciamolo." Abbiamo pensato di fare qualcosa quest'anno per il venticinquesimo anniversario di Blue Lines [con i vocals Tricky] dei MA, poi basta. Sarà bello. Non riascolto mai le mie tracce, al massimo quando ho un concerto di lì a poco. È strano, quando fai una cosa da tempo, a volte sembra che non sia neanche più tua. La mia musica non la sento più nei club, come un tempo, ma anche se dovessero passarla ci metterei un po' a capire che è mia. C'è una differenza tra cosa pubblichi e cosa stai creando nel presente, e cerco di fare in modo che questi blocchi verso il mio passato tendano a sparire.