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Musica

Noireve, dalle Officine Meccaniche al Sonar

Il "Viaggio Immobile" di Noireve è iniziato un anno fa alle Officine Meccaniche, ma è ancora in corso.

Un paio di mesi fa, poco prima dell'edizione annuale del Sònar di Barcellona, vi abbiamo fatto ascoltare un Noisey Mix preparato da Noirêve, al secolo Janet, che insieme ad Indian Wells è stata tra gli artisti protagonisti del Festival. Il mix è ancora al sicuro a questo indirizzo e se ve lo siete perso fate ancora in tempo a riascoltarlo, ma nel frattempo la producer ha pubblicato un EP di due tracce, Viaggo Immobile, il cui singolo omonimo è stato realizzato proprio durante l'iniziativa di Converse Rubber Tracks, durante l'estate 2015.

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"Viaggio Immobile" ha anche un video (che potete guardare qua sotto) ed è disponibile in free download sul sito di INRI. Abbiamo chiesto a Norêive di raccontarci un paio di cose su quella giornata passata in studio con Hector Castillo e se è riuscita a portarsi a casa qualche trick da utilizzare sui palchi in giro per l'Europa (e per il Trentino, in cui potrete sentirla suonare questo weekend se non siete ancora fuggiti in luoghi più vicini all'equatore).

Ciao Janet, cosa ti ricordi della giornata alle Officine?
Noirêve: Sono arrivata a Milano in tarda mattinata, e dopo le presentazioni ci siamo messi subito al lavoro su "Viaggio Immobile", quello che sarebbe diventato il mio singolo. La sessione è stata incentrata sul missaggio più che sul live recording: Alice Righi ha registrato le voci, dopodiché Hector ha cominciato a lavorare sul missaggio, compiendo anche scelte di produzione sottili ma molto efficaci. C’erano tantissimi strumenti e macchine tecnologiche in sala, che ogni tanto usava per enfatizzare certi aspetti sonori del brano. A fine giornata mi ha consegnato un prodotto pressoché finito e pronto per il master, e una volta terminato il lavoro con Hector ho girato un video per Converse in cui spiego brevemente una tecnica che uso spesso nelle mie produzioni. E’ stata una full immersion, e a fine giornata non capivo più molto, ma quando ho riascoltato il pezzo a mente sgombra ho potuto apprezzare tutto il lavoro che ci è stato fatto sopra.

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Come è stato lavorare con Hector?
Quando lo abbiamo incontrato ho pensato che mi ricordava troppo Justin Theroux in Mulholland Drive. Aveva uno strano humor e metteva anche un po’ in soggezione, ma era sempre molto pacato. Aveva un moltissime idee: a tratti spariva senza dire niente, e lo vedevi dopo tot tempo con qualche diavoleria in mano che usava in modi creativi. Lui è un vero e proprio produttore: non si è limitato a mixare, ma ha compiuto delle scelte che pur non alterando il brano gli hanno dato delle sfumature che lo rendono più dinamico. E’ stato molto bravo a capire il mood del pezzo, e ad intervenire in maniera mirata per ottenere un certo tipo di sonorità senza discostarsi dall’idea originale.

La cosa che ti ha colpito di più?
Tra i tantissimi strumenti strani che c’erano in sala di registrazione mi è caduto l’occhio su una celesta. Era dai tempi delle superiori che cercavo di averne una tra le mani. Avevamo anche pensato di includerla nella registrazione, ma purtroppo c’erano due tasti non funzionanti e quindi nada.

Ti era già capitato di registrare in uno studio così grande?
A dire il vero da quando faccio elettronica era la prima volta che andavo in studio di registrazione. In passato (remoto) avevo registrato qualche demo, ma mai in uno studio tanto grande e fornito.

Ti ha insegnato qualche trick che rimarrà nel tuo bagaglio di conoscenze tecniche?
Una tecnica che ha usato ripetutamente è stata mandare tracce con diversi strumenti a un Leslie e ricampionare il segnale in uscita. Poi ha mixato i due segnali in modo che si fondessero assieme, ottenendo effetti molto interessanti.

So che da pochissimo è uscito il tuo EP, hai suonato al Sònar… Mi sembra un bel periodo, vero?
Sì, è stato un periodo molto intenso: nel giro di due mesi mi sono laureata, ho ultimato l’EP, curato il videoclip con Shelly Leni e suonato a festival fichissimi. Adesso ho ancora un paio di date e poi mi prendo una vacanza estiva, nella quale tornerò a focalizzarmi sulle produzioni per le prossime uscite. Quello che mi sento di dire è che l’Italia mi sta dando tanto, nonostante quello che si dice sulla situazione musicale del Belpaese. Spero che il mondo dell’underground continui a muoversi come ha fatto ultimamente: ho scoperto un sacco di act interessanti nell’ultimo anno e sono sicura che ce ne saranno sempre di più se continueremo a focalizzarci sulle subcultures invece che sul mainstream, apprezzando le differenze invece che l’omologazione.