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Santo Trafficante è ancora il Top de Roma

Una recensione col cuore in mano dell'ultimo street album di Santino
Sonia Garcia
Milan, IT
11.10.13

Ieri mi sono svegliata nel cuore della notte, madida di sudore, con addosso l’angoscia che il nuovo di Santino, Il Top De Roma, uscito ormai da settimane, passasse inosservato come un Nex Cassel qualsiasi. Ho promesso a me stessa che mi sarei impegnata affinché questa cosa non accada, d’altra parte esiste un flow/stile più riconoscibile del suo? La sua voce masticata è o no studiata dai più importanti logopedisti di questo mondo? Sì, quindi era mio compito approfondire a riguardo. Personalmente, l’ho ascoltato mentre attraversavo Milano da una periferia all’altra, sui mezzi, circondata da tamarri, anziani e persone tra i venticinque ai trentacinque anni completamente anonime.

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Questo disco, come in effetti ogni altro disco/featuring di Fabian Santo Caruso, aka Santo Blanco Trafficante, è un trionfo di “ZZZÌ”, parole costituite esclusivamente da consonanti, beat della madonna, “DOMA” (Roma).

Non ci sono tanti precetti nella filosofia di Santino, giusto basi belle coatte e flow tassativamente INCOMPRENSIBILE per cui riuscire a cogliere tre parole ogni venti è nella norma. In passato questa dote è tornata utile in pezzi epocali come “Violenza Domestica”, in cui il nostro Santo non aveva ancora del tutto cominciato a ruminare le proprie parole, ma era comunque sulla buona strada.

Ma chissenefrega del passato, no? Come dicono i Rudimentary Peni “past is farce”, quindi la smetto. Sono qui a raccontarvi il presente del nostro ST—si legge ESSEDDÌ—ecco dunque dei brevi appunti che possono tornare utili all’ascolto di questo disco.

Esempi di beat fatti come n'Dio: “Back in The Days”, omaggio agli A Tribe Called Quest e dimostrazione di come la lirica di Santino se abbinata all’old school, la fa prendere bene, e non poco. Altra traccia de Cristo è “Detroit”, che un amico mi fece sentire ancora tempo addietro, in macchina a tutto volume, mentre sfrecciavamo in circonvallazione. In queste modalità probabilmente potrei riuscire a sognare anche con Eros Ramazzotti, ad ogni modo, è stato un momento molto alto della mia vita. Nota bene: non sono riuscita a cogliere una singola parola del testo, quindi non ho idea di cosa parli.

Esempi di beat grevi: “De Pedis”, di solito le strumentali di questo tipo mi rattristano, mi vengono solo in mente immagini di inseguimenti tra narcos e sbirri nelle serie tv tedesche, o la sigla di Studio Aperto. “Parabola”, oltre al beat greve include anche uno stream of consciousness di Santo in tedesco. Me ne sono accorta al terzo ascolto del disco, ovvero poco fa. Se non altro, i miei deboli neuroni hanno compiuto lo sforzo di capire che “PADAVVOLA” è appunto Parabola.

Temi ricorrenti: In questo frizzante capolavoro del rep, il leitmotiv è, incredibilmente, Roma. Per il resto, in pezzi come “Costa Romana”, le poche parole che sono riuscita a cogliere oltre a “staccapì” sono state “occhiali Gucci, scarpe Prada”, quindi in effetti esistono riflessioni teoretiche anche di altro tipo.

Il pezzo con Metal Carter: “Da Primavalle al Torrino Pt. 3” vede la collaborazione di Metal Carter, in ricordo del Ministero Dell’Inferno che fu. Beat potente, testo macabro e intriso di rabbia, come è giusto che sia (parlo di Carter perché questa volta di quello che dice capisco solo “fumo come Bob Marley”). Non male ovviamente, anche se da brava malinconica preferisco l’antiquitas, ovvero pezzi come “Fai Un Passo” o “Spazio Per Nessuno”, entrambi di Ministero Dell’Inferno—ciò non mi ha però impedito di commuovermi lo stesso non appena ho riconosciuto la voce del Sergente di Metallo, in metro.

Voglio bene a Santino perché ha dato prova di essere uno che ce la fa, nonostante nella copertina appaia interamente vestito di bianco e con un panama in testa. Continua così, zzzì. Tivvubbì.

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