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"Brute" di Fatima Al Qadiri è proprio l'album politico e rabbioso di cui avevamo bisogno

Per Fatima Al Qadiri il momento è urgente, ci vuole un album che attacchi direttamente l'autoritarismo. In questa intervista parliamo proprio di quello.

Nel bel mezzo della mia intervista con Fatima Al Qadiri, che sto tenendo via Skype su una panchina nel parco, un elicottero mi sorvola, coprendo la nostra conversazione. Sembra quasi un intervento divino, un rombo che ci ricorda che i temi di cui stiamo discutendo—il fascismo neoliberista e la crescente militarizzazione degli Stati uniti—non sono solo concetti astratti, ma la nostra realtà. "Molto appropriato", dice Fatima ridendo della coincidenza.

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Brute, che esce per Hyperdub i primi di marzo, è il secondo album di Qadiri. Con i suoi sample di manifestazioni politiche e un tono generale di disperzione tra gelidi synth post-grime, tuoni di bassi apocalittici e progressioni di accordi minori, è forse la sua release più dura in assoluto. È un tributo alle azioni di protesta—un genere di libertà che lei ritiene in pericolo—tra titoli come "10-34" (il codice di polizia che indica una sommossa) "Curfew," e "Blows", e l'intro realizzato con il sample di un'arma sonica chiamata Long Range Acoustic Device (LRAD), che spara avvertimenti a distanza a un volume più alto dei normali altoparlanti e annuncia: you are no longer peacefully assembling [questa non è più una manifestazione pacifica —ndt].

Nata in Senegal e cresciuta in Kuait, Fatima Al Qaidiri è una DJ, producer e artista concettual, e non è la prima volta che un suo lavoro ha connotati politici, facendo parte di due collettivi che celebrano la diversità e i suoni regionali: il supergruppo Future Brown con J-Cush e gli Nguzunguzu, e GCC, una crew di artisti arabi della regione del Golfo. Ma anche se i problemi che Brute tratta sono universali, stavolta gli occhi di Qadiri sono puntati sulla sua patria adottiva, l'America, e sulle recenti proteste di Ferguson e Baltimora, che sono diventate una fonte di spunti per commentare il potere e la politica di oggi.

Noisey: Ieri Ho sognato che eravamo sotto uno splendido ciliegio, poi tutto a un tratto io me ne dovevo andare e tu diventavi un uomo bianco.
Fatima Al Qadiri: Haha, quello sarebbe un gran bel superpotere da avere nell'industria musicale. Probabilmente non lo farò mai, ma mi era venuta l'idea di fare un disco usando un'identità maschile americana di nome Frank Quandary. Sarebbe il mio nome se fossi un americano bianco.

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Molti dei miei producer preferiti usano nomi feminili, come SOPHIE, Patricia, e Suzanne Kraft.Mi parre si stiano differenziando dallo stereotipo maschile bianco. Si rendono un po' più queer, un po' diversi.
Certo. Cercano di non fare parte della classe egemone, è una mossa punk molto comune.

Palando di egemonia, il tuo album Brute è un commento molto potente sull'autoritarismo in America e il crescente stato di polizia. Come ti era venuta l'idea?
C'è voluto molto, ed è stato sempre peggio. Ho iniziato a comporre mentre ero bloccata da un infortunio al ginocchio e sono rimasta bloccata in camera mia in Kuwait per un mese perché non riuscivo ad alzarmi. Ho passato quasi tutto il tempo su Twitter, bloccata in questo orribile cerchio di news che mi arrivavano di continuo. Ero già molto colpita da quello che stava succedendo negli States: Ferguson, Baltimora, etc… Per cui mi è venuta fuori un sacco di musica arrabbiata e disperata, e ho deciso che il tema dell'album sarebbe stato quello. Era anche una sfida: la musica di protesta è un vero e proprio genere musicale, dentro il quale esistono tanti dischi fondamentali. Penso anche che questi argomenti stiano toccando un sacco di gente in questo momento.

È interessante che tu l'abbia composto in Kuwait, mentre guardavi l'America dalla TV o da Twitter. Sembra proprio ci sia una distanza, o almeno una forma di mediazione, tra ciò che stava succedendo e la tua interpretazione.
Credo di consocere bene la realtà. Mi è capitato di subire in prima persona la brutalità della polizia e sono stata molestata da loro. È un argomento universale, sto cercando di mostrare a tutti come il diritto di riunione stia diminuendo in tutto l'occidente. È l'ultima cosa che ti rimane in una democrazia corrotta in cui non puoi più prendere parte alle decisioni, e votare non aiuta. L'altro giorno stavo parlando con un giornalista spagnolo e ho scoperto che da loro lo scorso anno è passata una [legge anti-proteste](http://www.rt.com/news/270940-madrid-protests-gag-law/ R), per cui gli attivisti hanno fatto una manifestazione olografica.

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È assurdo!
È sconcertante, non è roba che ti puoi inventare. La gente che vive in occidente non pensa di stare sotto regimi autoritati, ma io vedo sempre più polizia in assetto militarizzato e cose simili, tutti segni di autoritarismo, e lo so riconoscere.

Se non ho capito male, hai campionato molte proteste contro la polizia.
Ci sono tre sample vocali principali nel disco, vengono tutti da video di YouTube. Uno è una registrazione di Ferguson, nella prima traccia "Endzone." Poi c'è "Blows," con un anchorman di MSNBC news che parla di Occupy Wall Street. Il terzo è un'intervista a un ex-sergente dell'LAPD, Cheryl Dorsey, che parla di polizia e potere. Non volevo sovraccaricare l'album di sample, ma volevo usarne un minimo per illustrare il contesto, stabilire il tono.

Ci sono anche suoni di scanner della polizia e sirene.
Oh sì, sono sample di effetti sonori, ovviamente non ho registrato degli spari in camera mia né ho accesso a uno scanner della polizia.

Di recente sono stata a Baltimora, e ho incontrato dei producer che guardavano le proteste in diretta sul web e ne prendevano degli estratti sonori da usare in delle tracce da club molto fighe.
Fantastico. Come ho detto: la musica di protesta è un genere, e il mio aproccio deriva da "What's Goin On?" di Marvin Gaye, ma io non scrivo testi, faccio musica stumentale e questo cambia tutto, perché più informaizoni verbali dai, più il mood e il messaggio sono concreti. Mi sembrava già che l'album o la cover fossero molto chiari, così come i tre sample vocali, per cui ho voluto lasciare alcune parti aperte all'interpretazione.

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Parlando dell'artwork, che rapporto hai con l'artista Josh Kline? Com'è andata, hai visto il suo lavoro "Po Po," e ti sei detta "Devo usarlo"?
L'ho incontrato nel 2003, per cui ci conosciamo da un pezzo. È un mio buon amico e un grande artista, non so se hai visto la sua mostra al New Museum. C'era un video con Obama, alcune delle sue sculture sui Teletubbies, e la musica di sottofondo era una mia versione dell'inno Americano. Quando ho visto la mostra, stavo lavorando al disco e ho pensato che quella fosse un'immagine molto forte. Ma devo dire che, in confronto al modo in cui l'art director Babak Radboy l'ha modificata per la cover, la scultura originale è meno inquietante.

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Josh Kline - Freedom 2015 (Immagine per concessione di 47 Canal, New York. Foto: Joerg Lohse)

Per cui Babak l'ha resa più pesante?
Ci sino peli e vene rotte sulla faccia del Teletubby, ora. L'ha reso un Frankenstein, ha preso un oggetto inanimato e gli ha dato vita, l'ha trasformato in una creatura senziente.

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Hai realizzato prima le tracce o il concept?
Ho praticamente composto metà del disco, poi ho "concretizzato" il concept e ne ho composto l'altra metà. "Blood Moon" è forse la prima traccia che ho fatto per il disco, poi "Aftermath, "Fragmentation," e "Reach." La prima metà contiene tutti questi sentimenti di rabbia e disperazione. Le tracce più arrabbiate sono venute dopo. "10-34" e "Oubliette" sono state le ultime.

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Adoro "Oubliette." Ne ho cercato il significato: è una perigione sotterrnea con un buco in cima, no?
Viene dalla parola francese "oublier," che vuol dire "dimenticare." Mi interessava l'idea di prigione come luogo in cui dimentichi il tempo e lo spazio. È come vivere in un buco nero. I prigionieri vengono dimenticati… dalla gente, dallo stato… Per cui mi interessava l'idea di un mondo fatto di costrizione e oblio allo stesso tempo.

C'è spazio in Brute provide per uno sguardo oltre questo inferno politico? O è un album completamente cinico?
No, non è cinico. Non faccio mai cose ciniche. Penso che il massimo che puoi fare come artista è fare sì che la gente non dimentichi, fare sì che il tuo lavoro diventi un monito. Mi interessa molto la storia, e molti dei miei dischi hanno a che fare con fatti storici. Desert Strike si riferiva a un momento storico ben preciso. Asiatisch si confrontava con la storia della Cina e la proiezione di idee e stereotipi sull'immagine della Cina. Molto prima di Brute, sono andata alle mie prime manifestazioni di massa, quelle di Seattle del 99, ero al primo anno di college. Erano proteste contro la IMF World Bank, e non avevo mai visto così tanti sbirri in vita mia: a cavallo, in bicicletta, in moto, in macchina, in elicottero. Fu un bruschissimo risveglio per me: l'illusione della democrazia americana crollò in un attimo.

Quando parli di "illusione della democrazia," intendi i diritti che vengono promossi da una democrazia ma non si estendono a tutti, giusto?
Sì, più o meno. In realtà questo attacco al diritto di protesta non è una novità. Ci hanno imboccato questa idea promozionale di una democrazia americana o occidentale che non esiste, e più si riconoscerà che è una fantasia, meglio sarà per la popolazione. Si tratta di tenere a mente i precedenti storici per non lasciarsi fregare da chi ti vuole inculcare queste idee fasulle.

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Sono andata a una confrenza di Underground Resistance al PS1 e ho chiesto a "Mad" Mike Banks perché UR non avesse detto la sua su tutte le proteste di Black Lives Matter che ci sono ora. Mi ha risposto "Non dobbiamo commentare il presente perché stiamo costruendo soluzioni per il futuro". Una prospettiva futurista.
Ogni artista ha la sua maniera di rapportarsi o non rapportarsi col presente. Io sento di voler catturare qualcosa del presente, ma come ti ho detto: non è solo quello, voglio parlare del presente, del passato e del futuro, di quello che ho visto nel 1999 in America, e di nuovo nel 2003, quando ero a New York durante le proteste contro l'invasione dell'Iraq. La risposta dell'NYPD fu incredibile, non la dimenticherò mai. Eravamo a Times Square, e c'era una fila di Antisommosa che camminava in fila davanti a noi, sbattendo i piedi e grugnendo, sembrava di essere in un film di fantascienza. La gente dà per scontata la libertà di manifestare, cosa che io non ho mai fatto perché vengo da un paese in cui non è garantita. Era molto importante che le prime parole del disco fossero "You are no longer peacefully assembled." Come se lo sbirro volesse proprio convincerti che non sei lì in maniera pacifica. Poteva essere la manifestazione più tranquilla di tutto il cazzo di pianeta terra, ma per lui non lo era.

Quanto è importante per te manifestare pacificamente? La distruzione di proprietà è una male a prescindere?
C'è una grossa area grigia tra la manifestazione pacifica e quella volenta. La proprietà privata viene coinvolta perché alla fine il problema fondamentale è la diseguaglianza di reddito, è la merce per eccellenza e distruggerla è un po' un atto rituale contro il capitalismo. Non mi prendo male quando si distrugge qualche proprietà di una multinazionale, tipo una farmacia CVS.

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Sono stata alla CVS che ha preso fuoco durante le proteste di Baltimora. È ancora coperta di graffiti, sembra quasi un monumento.
Pensavo proprio a quella. Ma ci vorrà poco perché la trasformino in un nuovo palazzo scintillante ed elegante.

Il che ci fa tornare al discorso di prima sull'importanza di ricordare.
Esatto. Baltimora, Philly, Ferguson, e molte altre città sono state private di diritti, opportunità accesso al reddito… Tutte queste cose. È lì che viene tirato in ballo il problema delle proteste pacifiche o violente, e il problema della militarizzazione si manifesta. Ti scagli contro dei carri armati, gente bardata di tutto punto… Come potresti sconfiggere una forza del genere? Per cui alla fine la distruzione è più simbolica che altro, è come dare fuoco al tuo reggiseno.

Perché hai scelto di uscire su Hyperdub?
Perché penso mi abbiano dato più libertà artistica di chiunque altro, per cui ho scelto l'opzione più libera. Per quanto riguarda la mia musica, sono una maniaca del controllo, non mi va che qualcuno la incasini.

Il suono influenzato dal grime e iper-militante di Brute mi ha ricordato l'ultimo album di Kode9 e i suoi scritti sulla guerra sonica.
Certo, abbiamo molti interessi in comune. Nel suo libro parla del Long Range Acoustic Device (LRAD) per cui non è strano che ti sia venuto in mente. Ma a lui il disco l'ho dato quando era già pronto al novantanove per cento.

Ora che hai finito questo album a cosa lavorerai?
Ne ho tipo quattro iniziati. Il prossimo sarà estremamente gay. Mi pare di muovermi costantemente tra luci eombre, e il prossimo album sarà molto leggero. O meglio, avrà comunque dell'oscurità, ma sarà estremamente gay. Ma tipo "gay del golfo", non bianca.

Sembra una figata. Grazie per il tuo tempo, ora vedi di non trasformarti in un bianco.
Hahahaha che cosa folle. Forse un giorno lo farò.

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