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Sono andata a vedere Morgan a teatro: una recensione in 5 atti

Lo spettacolo di tre ore del libro di Morgan mi ha ricordato quanto sia importante la fuga.
04 marzo 2015, 11:30am

Foto più nitida dell'accaduto.

ATTO PRIMO: A BEAUTIFUL MIND

Sono contenta per tre motivi: sono seduta dietro Alba Parietti e il mio braccio c’è nella selfie che si è fatta e ha caricato su Instagram, tutto sta iniziando puntualmente e Morgan è bello con le sue ghette senza calze, ma decisamente meno lucido delle sue scarpette di vernice. Lo spettacolo infatti si apre con lui in stile A Beautiful Mind che dopo aver sbombolettato sulla parete di scena quelli che sembrano essere dei quadrati, esprime ossessivamente il concetto di “scritte sui muri”. Lo ripete come un mantra insieme all’elenco di tutti i filosofi che lo hanno maggiormente colpito durante il liceo classico, da Plotino a Heidegger. Su Heidegger ritorna lucido, la scritta in girum imus nocte et consumimur igni, proiettata da 15 minuti in loop smette di girare, fine del primo atto.

#Morgan teatro #

Una foto pubblicata da Alba Antonella Parietti (@albaparietti) in data: 3 Mar 2015 alle ore 15:13 PST

ATTO SECONDO: ASIA ARGENTO

Tutta questa seconda parte dedicata all’amore potrebbe riassumersi semplicemente in: Morgan non ha preso bene come è finita con Asia Argento e quindi trova ogni modo possibile ed immaginabile per parlare di lei senza parlare troppo di lei, anche solo proiettando immagini e video della sua famiglia o di sua figlia Anna Lou in un collage d’autore che mi ricorda tanto Tarnation (http://it.wikipedia.org/wiki/Tarnation). Ad un certo punto, Morgan, in pieno stream emozionale, canta anche una canzone un po’ Umberto Bindi, un po’ Luigi Tenco, un po’ lo zio ubriaco che al compleanno del nonno si mette a suonare facendoti sentire le sue ultime creazioni. Poi la beautiful mind ritorna e Morgan si dà al puro flusso di coscienza. Per questo ho deciso che da questo momento in poi anche io utilizzerò questa possibilità espressiva: sban bang puuuum la donna l’automobile la velocità, mi sento sul promontorio dei secoli ragazzi e se devo sfondare le porte dell’impossibile, voglio vivere nell’assoluto.

ATTO TERZO: BLACK CELEBRATION

Arriva il momento che tutti stavamo aspettando, quello in cui finalmente l’araba fenice dei Bluvertigo risorge nei capelli di Andy, nella gonna pantalone di Pancaldi, nei capelli di Livio, nel velo di Maya sulla faccia di Carnevale, nel manico di basso di Morgan e sì, concordo con la mia accompagnatrice “il basso è lo strumento più virile che esista”. Proprio dopo essermi interrogata per la milionesima volta alla dubbia sessualità di Andy e quando sto per pensare a che tipo di perversioni sessuali possa avere Morgan (esclusi i synth), parte una canzone che sembra La Crisi, ma non lo è. Nessuno di noi la conosce. Mi viene a questo punto il dubbio complottista che Morgan abbia inventato una canzone e stia facendo finta che sia dei Bluvertigo. Intanto loro, i Bluvertigo, resuscitati grazie a un sabba messianico che prevede la citazione circa 300 volte di Black Celebration dei Depeche Mode (album che ci tengo a precisare ha cambiato la vita di un tredicenne Morgan in vacanza a Varazze) suonano tutti convinti, tranne Andy che non ho mai capito cosa faccia. Ritorno a pensare ai suoi gusti sessuali.

ATTO QUARTO: LA DONNA DELLE PULIZIE

Arriva la mia parte preferita dello spettacolo, quella in cui la realtà prende il sopravvento sulla commedia e Morgan va in sbatta perché gli han fatto sparire gli spartiti. E qui, finalmente, Morgan si lascia andare a una serie di divertenti battute sul dove finiscano le penne che compra abitualmente. Questo monologo è così divertente che anche la signora seduta davanti a me, che ha passato tutto lo spettacolo a zoomare sul proprio volto in una selfie fatta con l’amica Alba, decide di dare una possibilità a Morgan e gli fa un video con il telefono. E mentre Morgan è lì che ride da solo alle proprie battute, scopro che la donna delle pulizie di Morgan va da lui 5 ore al giorno, è brasiliana e una volta ha messo un libro di Heidegger sotto un catalogo Ikea. Lui prima si è arrabbiato e poi le ha chiesto scusa.

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Pubblicazione di InArteMorgan.

ATTO QUINTO: FUGA DI UN DIO MINORE

Il momento beautiful mind sembra essere ormai un lontano ricordo e invece no, eccolo che torna. Morgan va in sbatta da solo sulla questione del Cristo in croce appeso nelle Chiese e si domanda perché non ci siano i dipinti dei Romani dietro le sbarre al posto che quel povero ragazzo sofferente che alla fine ha soltanto fatto smettere tutti di ammazzarsi. EH? Per fortuna queste riflessioni si chiudono con Morgan che suona una fuga minore di Bach. Vorrei essere il mio amico Damiano, perché lui sa sicuramente di quale fuga si tratti, io l’unica fuga che vorrei dopo tre ore di immersione in questo stream of consciousness è la fuga da questa consciousness, da questo teatro, da questo mondo reale di sogno e tornare ai miei, di sogni. In ogni caso, W la fuga.

Finalmente fuggo dal teatro e la mia unica domanda finale è: perché da NaturaSi non avevano più la Crema Cacao intenso? Volevo farci colazione domani.

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