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Il nuovo EP tutto sudato di Ricardo Baez

Vi presentiamo Sweat, che uscirà lunedì per Toy Tonics.
15.10.13

Il giovane puledro fiorentino-venezuelano Ricardo Baez è uno dei produttori house più interessanti ed ESPORTABILI come direbbero i veri galli del mestiere che abbiamo ora in Italia. Ho già detto quanto sono orgogliosa della rigogliosa scena toscana che quest'anno si è affermata con più forza? Lui è uno di quelli che mi fanno venir voglia di andare a sciacquare i miei panni in Arno in un bagno di sudore (beccatevi questa double-citazione di due grossi manzi della cultura italiana).

Lo avevamo già conosciuto grazie a un mix che aveva fatto per VICE ai tempi dell'uscita del suo primo EP, The Message. Anche Sweat, come il precedente, esce per Toy Tonics, la sublabel di Gomma Records, e per presentarvelo ho fatto qualche domanda a Ricardo sul percorso che lo ha portato fino a qui.

Noisey: Ciao Ric, dimmi un po' come hai iniziato a fare il DJ.

RB: Ho iniziato a 14 anni. Compravo i dischi e me li sentivo a casa. Questa passione l'ho tenuta "nascosta" per molto tempo, dato che in "quel periodo" chi metteva i dischi alle feste era sfigato mentre chi pomiciava con più ragazze e beveva più cocktail era quello più Figo.

Capisco, eri tipo quello che suona la chitarra ai falò sulla spiaggia…

Lo ero dentro, ma non mi piaceva farlo vedere. Dopodiché ho iniziato a mettere qualche disco in un pub di un mio amico a Firenze (quasi per caso) e pian piano molta gente veniva volentieri ad ascoltarmi.

Come si fa a farsi una reputazione "seria" in questo ambito in cui oggi se hai traktor craccato puoi lo stesso fare il gallo?

Be', ci vuole tanto impegno e dedizione. C'è bisogno di ricerca, continua e costante, passare ore ad ascoltare musica e scovare le tracce che possono rendere unico il tuo set. (Shazam non è un buon maestro). Per quanto riguarda il supporto, ormai "sfortunatamente" conta poco o niente.

Ci sono dischi che ti hanno segnato particolarmente?

Non ce n'è uno in particolare, ma posso dire che quando ascoltai per la prima volta gli Inner City capii che era quella la roba che mi piaceva. Ho sempre guardato indietro–dal passato possiamo costruire il futuro–quindi Marshall Jefferson, Kevin Saundersen, Jeff mills e tutti i big della techno e Chicago house sono i miei pilastri, mi hanno ispirato nella mia musica e nei miei DJ set.

Mi parli un po' della tua strumentazione e del tuo approccio creativo? Come nasce una tua traccia?

Per me fare una traccia non è una cosa facile, la mia vita è piena di impegni e mi ritaglio il tempo o la notte o la mattina prestissimo–vivere solo di musica è impossibile di questi tempi. Uso drum machine e plug in digitali e unisco le due cose, mi piace molto campionare, quindi alcune voci o clap o suoni in generale li prendo direttamente da quello che mi circonda o li faccio io stesso. Quando creo una traccia tento di immaginarmi sempre che sensazione può dare al pubblico, ma ovviamente in primis deve piacere a me.

La pensi sempre per un club?

Spesso la penso anche per lo stereo in macchina durante un viaggio lungo. Oppure penso ad una persona in particolare, dipende, ma alla fine sì, la maggior parte delle canzoni è per il dancefloor

Come sei venuto in contatto con Toy Tonics?

Io ho un party il giovedì a Firenze che si chiama Tropical Animals. Quattro anni fa il mio amico/musicista/dj Riccardo Paffetti mi disse "Ricardo, c'è il mio amico Mathias (Munk) che è in vacanza in Toscana. Perché non facciamo una serata con lui?" Io accettai e andammo alla cena preparty, ci raccontammo un po' le nostre vite e lui, quando ha saputo che producevo, mi chiese di inviargli qualcosa, dato che aveva un nuovo progetto di label. Quindi gli inviai un po' di cose e dopo 2 giorni mi contattò l' A&R di Toy Tonics per firmare con loro il mio primo EP, The Message. Da quel giorno ci siamo rivisti (io e Mathias) altri milioni di volte e siamo diventati buoni amici.

Che cosa è cambiato dal tuo primo EP a questo?

The Message era molto più serio e impostato (era il primo!) mentre Sweat è un EP di contaminazione, è più dance, più spensierato, anche più sperimentale magari. Ad esempio la traccia che dà il titolo all'EP parte con sonorità disco, ha tappeti Ukg e a metà canzone diventa quasi moombathon. In questo EP ho messo tutti i generi che amo, disco/funky/UK garage, uniti da un denominatore comune: la house music. L'idea parte dal desiderio di mixare le cose migliori che gli anni Ottanta/Novanta mi hanno regalato e metterle in un unico contenitore. Soprattutto gli artisti Dance anni Novanta–come ti dicevo, Inner City, poi Fatboy Slim, Double 99, Armand Van Helden, Black Box etc.–che furono i primi ad entusiasmare le mie orecchie e farmi muovere il corpo, facendomi "sudare".

Se volete sentire Ricardo dal vivo, lo trovate qui:

1 novembre: Messina // Platonic Love

2 novembre: Berlino // Salon Zur Wilde Renate

14 novembre : Firenze// Tropical Animals

22 novembre : Venezia// Siouxie

Dicembre: Bologna/Londra/Napoli tba