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Peace, Love, Unity: come Frankie Bones e soci hanno portato i rave a New York

Il movimento che ha unito una città divisa a colpi di cassa e pasticche.

di Dan Wender
14 maggio 2015, 8:34am

"Una tempesta è un mutamento atmosferico. New York tra l'89 e il '90 era un posto pieno di tensioni razziali e divisioni territoriali, in cui nessuno andava d'accordo. Storm Rave fu il cambiamento di cui avevamo bisogno nella scena." - Frankie Bones, rainmaker

Questo mix di Frankie Bones incarna lo spirito di quegli anni

Nel 1989 nessuno in America sapeva cosa volesse dire la parola "rave". Di certo nessuno ancora la associava al mischione di glowsticks, stivali col pelo, caramelle e pantaloni cargo che è oggi. Quando, nel giugno dell'89, il DJ newyorkse Frankie Bones ricevette una telefonata che lo avvertiva che le sue tracce stavano spaccando nei rave inglesi, lui rispose "che roba è?" In seguito decise di fare il suo prima viaggio in UK, per suonare in un hangar abbandonato davanti a venticinquemila persone.

Nel tragitto verso quel capannone la macchina su cui viaggiava Frankie finì imbottigliata nel traffico, e lui si ritrovò a ingoiare la sua prima pasticca di ecstasy in macchina. Mentre gli saliva, dalla macchina davanti iniziò ad arrivare il suono di una delle sue tracce, e da quella dietro un'altra. In quel momento Bones si rese conto che stava assistendo a un fenomeno che aveva il potenziale di divorare anche il Nord America. "Andai completamente fuori di testa", dichiarò alla ravezine Massive.

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Bones decise che avrebbe portato i rave a New York City. L'anno successivo aprì il negozio di dischi Groove Records a Bensonhurst, Brooklyn, che divenne la base delle operazioni per la scena rave statunitense e canadese. "Usammo il negozio come un luogo in cui potevamo fare esplodere la scena, regalando mixtape gratuiti, vendendo solo vinile e niente CD." ci ha spiegato. "Tutti i producer dell'epoca, come Lenny Dee, Joey Beltram e mio fratello [Adam X], venivano a scambiarsi idee e dritte, e da lì iniziammo ad organizzarci."

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Il negozio aprì in un periodo in cui tensioni razziali, guerre territoriali, crack e AIDS stavano devastando i quartieri di New York, segregati l'uno dall'altro, e le strade della città erano un posto duro da attraversare. I giovani avevano bisogno di un nuovo spirito rivoluzionario, che arrivò quando Adam dipinse "Peace, Love, Unity" sulla fiancata di un treno. Il PLUM ("Peace, Love, Unity Movement") nacque in quel periodo e poco dopo si trasformò in Peace, Love, Unity & Respect. Questo divenne in breve il motto del movimento rave internazionale, diffuso principalmente grazie al fatto che Bones ripeteva spesso la frase al microfono durante i suoi set.

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L'inizo fu in sordina, con un party chiamato 1077, il civico dell'appartamento di un loro amico in Coney Island Avenue. La porta era incatenata, ma loro apssavano da un muro sfondato. "Ci abbiamo fatto tre feste. Era il periodo in cui davamo l'ecstasy alla gente, per sperimentare". Venti o trenta persone tutte fatte di estasy insieme" ricorda Bones.

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'Under One Sky', rave zine

Tra quei primi avventori c'era la DJ Heather Hart: "veniva alle feste e credo ci sia rimasta sotto con la musica" dice Adam X, "tanto che subito dopo iniziò la sua zine Under One Sky, che spaccò in tutto il mondo—si trovava in tutti i principali negozi di dischi in Europa." Questo portò a una diffusione globale delle informazioni sulla crescita della scena di New York.

Il primo Storm Rave fu nel maggio del 1991 in una fornace di Flatbush, Brooklyn. C'erano circa duecento persone. La crew imparò a entrare in spazi illegali per mettere su degli "outlaw party", spezzando i lucchetti e mettendone altri. "Se in una settimana non te l'avevano sfondato a loro volta, voleva dire che il posto era sicuro" ci spiega Bones ghignando.

Erano feste a ingresso gratuito, ma generavano introiti di altro tipo. Bones non vedeva direttamente ecstasy ma, almeno all'inizio, aveva le mani un po' in pasta. "Quando i primi carichi di Ecstasy arrivarono in città—carichi belli grossi—tutte le feste iniziarono a venire ripagate così. Almeno finché non iniziammo ad avere screzi con Lord Michael." Si tratta di "Lord" Michael Caruso, il famigerato promoter del Limelight e primo barone dell'ecstasy di New York. Il suo impero comprendeva anche Storm Rave, almeno finché non iniziò a fregare la gente.

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Articolo del 1997 su Lord Michael

"Mi ricordo quando il mio socio Dave Lights mi disse, 'Bones, quello ti odia, stai attento. Non ti guarda negli occhi quando ti parla' e io rispondevo, 'Nah è uno a posto, è solo stressato.' Alla fine ho pagato io la mia ingenuità. Mi ha fatto tendere un agguato davanti a casa mia, ho ancora in testa le cicatrici dei punti che mi hanno messo ai tempi. L'unico motivo per cui non sono ancora incazzato è che sto 'Lord' Michael Caruso li aveva mandati ad ammazzarmi, mentre io sono ancora vivo" Una descrizione dei fatti finì anche sul flyer della festa successiva.

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Il 20 giugno 1992, i ragazzi curarono la prima line-up newyorkese piena di DJ internazionali, Sven Vath dalla Germania, Casper Pound da Londra, e un paio tra i più grossi d'America come Richie Hawtin e Doc Martin. Arrivarono più di tremila persone. "Facemmo un party esattamente uguale a quelli europei, ce l'abbiamo fatta" narra un trionfante Bones. "Stavamo iniziando a farci persino un po' di soldi, avevo sacchetti pieni di quattrini. Fu la prima volta in cui guadagnammo qualcosa."

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Nonostante ciò, Frankie iniziò a farsi prendere troppo la mano, facendo parecchi errori di giudizio. Il 12 dicembre del 1992, Frankie ebbe quella che gli sembrò un'epifania cosmica: il giorno in cui si sarebbe dovuto tenere l'ultimo Storm Rave, una tempesta di neve paralizzò l'intero versante orientale degli Stati Uniti, la primissima tempesta di tale ferocia ad essersi abbattutta sull'America prima di gennaio. Ovviamente questo ammazzò la partecipazione, e dei cinquemila presenti previsti, ce ne furono alla fine solo duemila e cinquecento. La presero come un segno e decisero di fermarsi lì, contenti di avere comunque dato inizio a una scena.

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Sabato 16 maggio 2015, quasi venitre anni dopo l'ultimo Storm Rave, i ragazzi torneranno a fare festa in una secret location. Frankie è stato molto chiaro: non aveva intenzione di rianimare la festa, ma negli ultimi tempi, visto il crescente interesse per la musica elettronica in USA, ci ha ripensato. "Ora che la scena EDM è al suo apice, non puoi farci più niente. Magari l'anno prossimo anche Kim Kardashian inizierà a mettere i dischi, ma nemmeno quello sarà più uno shock. È mainstream, la solita roba. Dobbiamo far vedere alla gente che prima di tutto c'è stato l'underground."

Cosa si può offrire allora ai ventenni di oggi? Cosa ha da insegnare loro un rave vecchio di venticinque anni? Tutto tranne una reunion nostalgica, Frankie, Adam e compagnia ci tengono a sottolineare che si approcceranno a questa nuova festa esattamente come facevano all'epoca: senza fronzoli e cazzate, preoccupandosi solo di potere ascoltare della gran techno.

"Storm Rave è sempre servito a portare alla gente la musica del futuro, perché dovrei fare ascoltare solo dischi del 1992, nel 2015, a gente che ai tempi non era forse nemmeno nata?" dice Adam "La techno è ancora potente e fresca, piena di nuove idee, e noi dobbiamo mostrare a tutti cosa è ora." L'unica promessa di Adam è che di simile al vecchio party ci saranno soprattutto intensità e tensione. Se tutto andrà come previsto, potrà essere una nuova stagione di Storm Rave.

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