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6 band italiane che spaccavano negli anni '00 e che forse avete dimenticato

Un po' di band che in un decennio sfigato riuscivano a spaccare. Un'introduzione all'Italia underground anni duemila, a uso e consumo di chi non c'era.
14.4.16

Un decennio terminato da poco di solito è una cosa a cui non si ha voglia di ripensare. Ci vuole del tempo, ci vuole almeno un altro decennio passato ad allontanarsi tanto dal gusto e dal clima del periodo in questione per farsi venire una qualche forma di nostalgia. Ecco, noi si sarebbe contrari alla nostalgia, per cui spesso preferiamo tirare fuori cose vecchie quando ancora non è il caso, quando ancora agli ex-protagonisti non è risalita la fotta di rivangare cose del passato perché troppo presi da quelle attuali. Magari, anzi, fargli rivangare l'immediato passato potrebbe generare in loro persino un certo imbarazzo. Ecco, a dire il vero a noi piace generare disagio nel prossimo, per cui iniziamo subito a rivangare. Il luogo è l'Italia e il tempo sono gli anni Duemila/anni Zero.

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Sì, è vero, noi abbiamo dato più volte conferma che quel decennio ci è stato sul cazzo, che ci siamo portati dietro un sacco di cattive abitudini, casini geopolitici e, soprattutto, musica di merda. Ma non è forse qualcosa che si potrebbe dire praticamente di qualsiasi decennio? Chiaro che sì, e allora vediamo un po' cosa c'era di figo nell'underground italico di quegli anni. Di roba sinceramente ne ricordo tanta, anche se molta non fu di certo in grado di sopravvivere indenne al test del tempo. Certo: parliamo volutamente di un decennio difficile da definire e catturare, in cui mutamenti sia di gusto che sociali e tecnologici lo hanno reso terreno di grossissimi stravolgimenti anche sul piano della musica che si cercava di fare, nonché di come si provava a viversela. Per dire, già che si partì che l'internet era una risorsa ancora difficile da usare e sono per finre che era una costante delle nostre vite. Io poi li ho iniziati che ero un infante e li ho conclusi che ero adulto, per cui vi potete immaginare…

Noisey Italia

Le band di cui vi parlerò ora hanno attraversato quel decennio contraddittorio come meglio potevano: per lo più spaccando, ma scontrandosi con l'ovvia ingratitudine del fare musica irregolare in un paese come il nostro. E si sono tutte sciolte o sono svanite nel nulla o hanno semplicemente fatto il loro corso (ragion per cui non troverete qui gruppi ancora in attività come The Death Of Anna Karina, HiroshimaRocksAround, OvO o Fuzz Orchestra). Venivano quasi tutti da un misto di retaggio punk-hardcore-DIY, idee fresche che venivano da altrove, idee fresche che venivano dai cazzi loro, necessità di reagire all'emergente hipsterismo sonico e semplice necessità di fare casino. Molte di loro sono nate qualche anno prima che il decennio sbocciasse, e sono morte quando oramai era sfiorito. Ciò non toglie che il loro periodo "d'oro" lo abbiano vissuto in quell'epoca. Senza fare troppo i sentimentali, ecco un po' di cose che abbiamo ascoltato, comprando CDr, 7" e Cassette, e ci siamo andati a vedere tra il Duemila e il Duemiladieci, per le strade impervie di questo paese del cazzo. A uso e consumo di chi all'epoca era troppo pischello per ascoltare musica atthennathiva.

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Come detto, all'epoca ero imberbe e recuperare ora informazioni su molte di queste band è oggi abbastanza complesso, mi perdonerete se scrivo qualche stronzata.

With Love

Ecco, come si diceva, molte di queste band sono nate ben prima del Duemila, e i triveneti With Love hanno effettivamente iniziato a suonare nel 1995. E l'esordio è effettivamente del 1996, uno split con gli inarrivabili king of the nineties romani Concrete. A loro il merito di essere stati tra i primissimi a portare sonorità screamo/emoviolente nell'hardcore italiano, partendo molto più "piagnoni" e incarognendosi col tempo. Tipo: se il loro primo vero album, omonimo e del 1999 e il secondo I Love Cul-De-Sac del 2000, erano ancora improntati su una divisione lacrime/macello alla Reversal Of Man, il mezzo-capolavoro Tuoni Fulmini Saette (Heroine, 2004) li vide abbracciare molte delle influenze che all'epoca si sperimentavano su label avanti come Gold Standard Labs e Three One G, aprendo le composizioni a derive caotiche di qualsiasi tipo, a durate fuori dal comune e a un estetica più gonzo-psichedelica. Una bomba. Non a caso poi su Gold Standard Labs ci sono finiti davvero. Oggi i regaz hanno continuato quasi tutti a suonare: il cantante era Nico Vascellari che ora… Be', è Nico Vascellari, oltre a condividere il carnevalesco progetto Ninos Du Brasil con l'altro ex-With Love Niccolò Fortuni (che nel frattempo aveva cantato per anni negli Smart Cops). Il bassista Giovanni Donadini si è dato per anni ai droni oscuri come Ottaven, mentre il chitarrista Andrea Giotto fu in seguito uno dei fondatori della Squadra Omega.

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To The Ansaphone

Cazzo quanto spaccavano questi, e quanto dovremmo piangere per averli perduti per sempre. Erano di Firenze e suonavano pure loro un po' come se fossero di San Diego, ma con altrettante influenze dal post punk più radicale dei primi Ottanta: free-form-funk-noise-punk-no-wave-core che all'occorrenza poteva essere travolgente come un incidente d'auto o gelido come un tavolo di dissezione, irascibile o quietamente paranoico. Al'epoca non giravano molto, e vabè che io stavo bloccato a buciodiculo delle Marche, ma non mi riuscì mai di vederli dal vivo finché sono esistiti. Li scoprii tramite una copia del loro primo e omonimo album, edito da Heartfelt nel 2004 e quasi per nulla considerato dalla stampa ruock dell'epoca, che un tipo si stava rivendendo a un concerto perché non gli era piaciuto. Pazzo. Prima di quello avevano fatto un paio di EP e dopo si sono sciolti. Sono riemersi solo nel 2008 (dopo avere perso per strada gran parte dei membri) con un 10" su Holidays molto diverso, molto più elettronico e ancora più folle, per poi ripombare nell'oscurità. Una tragedia. Di loro mi pare abbiano continuato a fare musica solo l'addetto all'elettronica Bruno Zamborlin (che ora i più conoscono come inventore dell'incredibile Mogees), e il loro sassofonista part-time Cristiano Crisci, che si è trasformato prima in Digi G'Alessio e poi in Clap! Clap!.

Allun

Le Allun non avevano molto a che vedere con nessun classico modello di "band" esistente: i loro show erano un misto di improvvisazione radicale per cui valeva tutto e di mascherate un po' rituali un po' dada. Praticamente il meglio dell'approccio no-no-no-wave e noise all'americana, con molto in più: bassissima fedeltà, spontaneismo completamente destrutturato ed esagerazione di eventuali brutture soniche, sfruttate come anti-linguaggio personale. Dalle Allun questo discorso (che altrove apparteneva a band come Men's Recovery Project) veniva declinato secondo un disturbante misto di oscurità e riferimenti all'infanzia. Il progetto, gravitante attorno allo squat anarchico milanese Villa Vegan, era stato fondato da Stefania Pedretti degli OvO, che già all'epoca correva anche da sola come ?Alos, e da Natalia Saurin, ma ci sono gravitate dentro anche altre musiciste tra cui Madame P. Praticamente qualsiasi strumento o oggetto o cosa che potesse produrre un suono diventava all'occorrenza parte del loro armamentario, con una predilezione al trovare lo straordinario nel banale e nello scarto. Ogni loro lavoro usciva con dei packaging mlto curati, arricchiti da foto, lavori grafici, o anche tracce video, realizzate prevalentemente da Natalia, e dei tre album il migliore fu sicuramente l'ultimo Onitsed, del 2005. Oggi Stefania continua il percorso solista e quello con Bruno Dorella in OvO, mentre Natalia ha proseguito nel suo lavoro di artista visuale.

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Disco Drive

Ok, questi forse non valgono perché all'epoca evavano fatto veramente il botto. Nati nel 2004 a Torino dalla sezione ritmica degli incredibili Encore Fou: Andrea Pomini (basso, poi sostituito da Matteo Lavagna) e Jacopo Borazzo (batteria, ora in His Clancyness), mentre a voce, chitarra ed eventuale seconda batteria c'era Alessio Natalizia. Sì, proprio lui: Not Waving. Dai che lo sapevate. Ad ogni modo: facevano punk-funk e lo facevano bene quando il punk funk andava di moda, per cui pur essendo italiani sono stati toccati dalla popolarità di cui godevano all'epoca band come The Rapture e Radio 4 (anzi, erano DECISAMENTE MEGLIO di Rapture e Radio 4). Questo si tradusse in una valanga di concerti, video che passavano pure su MTV e parecchi riconoscimenti in tutta Europa. Addirittura me li ricordo ospiti a Le Invasioni Barbariche o altro talk show simile di La7, invitati in quanto esempio innovativo di successo DIY ottenuto tramite l'intenet e MySpace. Come sappiamo, però, purtroppo queste cose non si traducono necessariamente nello "svoltarci". Due album (What's Wrong With You, People? del 2005 e Things To Do Today del 2007) e una manciata di EP sulla Bolognese Unhip, che, a dispetto del nome, dieci anni fa era la label più hip d'Italia. Andateveli a ripescare.

TV Lumiére

Forse i più sconosciuti del lotto, nonché i più darkettoni. Paradossalmente, avrebbero avuto il potenziale per operare una svolta netta vero l'indie all'italiana di stampo finto-wave, ma non lo hanno mai fatto, o non hanno fatto in tempo a farlo. Erano della ridentissima (AKA deprimentissima) Terni, e suonavano uno strano misto di post punk scurissimo, post rock e noise: tra pezzi di quasi-cantautorato gotico alla Swans ampliati d alunghe progressioni ripetitive che parevano andare verso l'alto. Questo almeno nel primo disco, omonimo e autoprodotto nel 2005 col marchio tele_noise_art, registrato e artisticamente governato da Amaury Cambuzat degli Ulan Bator, che ci ha anche suonato piano e chitarra qua e là. Liricamente avevano una fissa per atmosfere da primo Novecento, guerre mondiali, memorie sbiadite… Che se nel primo album erano riferite tramite una serie di suggestioni volutamente inafferrate, cantate sia in italiano che in francese, nel secondo Per Amor Dell'Oceano (2008, Seahorse, sempre con Cambuzat in regia) divennero un vero e proprio concept, parallelamente a una svolta decisamente più orecchiabile e cantautorale. Qualcuno direbbe "fortuna che si sono sciolti", perché la china su cui quell'album li stava per l'appunto mettendo sembrava pericolosamente orientata verso il Mi Ami, io no: avrei voluto che proseguissero a fare perle come quel primo album.

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3/4HadBeenEliminated

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Tecnicamente un supergruppo, dato che i componenti della band (Valerio Tricoli, Claudio Rocchetti e Stefano Pilia, a cui si aggiunse poi il batterista Tony Arrabito) avevano già dei percorsi solisti relativamente avviati, per quanto potesse essere "avviata" una carriera all'insegna dell'improvvisazione radicale e dell'elettroacustica in Italia nei primi anni Duemila. Formatisi a Bologna nel 2002, Il loro era un percorso free form che svolgendosi si riempiva di droni che dilatavano la temporalità, di caos concreto in cui ricercare lo spettro di una melodia, di risonanze atonali che incontrandosi davano vita a consonanze emotive nuove, ma anche di silenzio e di spazi sonori che acquistano peso quando si svuotano, si riempiono, vengono attraversati o restano non-abitati. Riuscivano a essere carichi di una emotività, anche drammatica e completamente devastante nella sua fragilità precaria, in bilico sulla possibilità di perdersi ancora. Nell'arco di cinque album li abbiamo visti trasformarsi da un entità vaporosa e immersiva, completamente priva di confini, a una capace di assumere di volta in volta anche una qualche nuova forma-canzone, con la voce di Tricoli a squarciare il vuoto con una lingua nuova. Piacevano tantissimo a Stephen O'Malley dei Sunn O))), ma ciò non impedì alla critica di bistrattare (inspiegabilmente, direi) il loro ultimo Capolavoro, Oblivion, edito da Die Schachtel nel 2010. Dopo di quello, ognuno ha continuato per la sua strada, quasi sempre con risultati decisamente eccellenti. Un uccellino mi ha detto che ci saranno presto novità… Chissà, staremo a vedere…

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