Rap britannico: oltre al grime c'è di più

Artisti come Gaika, Kojey Radical e Sub Luna City hanno un approccio innovativo all'hip-hop pur non essendo classificabili in nessuna categoria conosciuta.
7.6.16

Non più di due anni fa, la scena grime era vista come qualcosa di un po' troppo grezzo, troppo reale per le delicate orecchie degli ascoltatori britannici, come una street culture nei cui dettagli molti non volevano nemmeno tentare di addentrarsi. Ci sono voluti quattro anni di austerity—il tempo necessario perché gli stessi problemi che le sottocomunità urbane affrontavano da decenni emergessero anche all'interno della middle class suburbana—perché il suo messaggio potesse essere compreso da più persone e guadagnarsi un posto nella cultura mainstream. L'ascesa del grime ha anche fatto sì che il road rap di act come Section Boyz, Fekky e Giggs si guadagnassero tutto un nuovo range di ascoltatori.

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Per il resto, la scena hip-hop UK—a parte il successo innegabile della divina Little Simz—è spesso considerata una costola minore di quella statunitense, un po' troppo seriosa, arrabbiata e parziale per essere presa sul serio. Quando combini queste impressioni con una sorta di riluttanza da parte degli inglesi nel trattare la musica nera in maniera approfondita (vedi come sono andati i Brit Awards di quest'anno), finisci con una situazione in cui ogni giovane MC britannico che non faccia pop-rap o grime ha sulle spalle una bella battaglia da affrontare per farsi ascoltare.

Ma mentre Stormzy, Skepta e compagnia bella hanno già conquistato il mondo con il loro stile, c'è un'altra parentesi dell'hip-hop britannico che si sta facendo largo, grazie alle menti fresche di artisti come Gaika, Kojey Radical e Sub Luna City, che lavorano fuori dai confini del grime e dell'hip-hop tradizionale per creare uno stile rap futuristico che non ha nulla da invidiare agli statunitensi quanto a creatività, urgenza e importanza, e alimenta un quadro più ampio di quello che conosciamo per la musica nera inglese.

"Stiamo riavviando un ciclo," mi dice l'MC di Manchester Gaika. "Molti fingono che la musica nera non esista finché non hanno un contenitore in cui inscatolarla, e quel contenitore è definito dall'esterno." La sua affermazione spiega bene la situazione di questi MC, la cui musica non può essere facilmente incasellata, un suono nato nell'isola, ma spostatosi presto ad Ovest. L'influenza principale della musica di Gaika resta la dancehall, ma la sua musica ha molto più in comune con il trip-hop di Massive Attack o Young Fathers di quanto ne abbia con Vybz Kartel. Cita anche Nirvana e Melvins come influenze fondamentali per i suoi lavori, cosa che diviene più chiara ascoltando le produzioni caotiche e oscure del suo debut, Machine, e del suo lavoro più recente, Security, entrambi pervasi da echi riottosi e da un senso di disordine diffuso.

Proprio come i Melvins, anche Gaika tiene a mantenere una linea politica con la propria musica, anche se non si tratta mai di dichiarazioni aperte che spesso lasciano il tempo che trovano. "Non sono proprio un conscious rapper, ma penso che il fulcro della conversazione politica si sia spostato…" dice parlando della nuova ondata di rapper della generazione "post-Obama" di cui fanno parte artisti come Kendrick Lamar. "Ora si può parlare delle difficoltà quotidiane, si può parlare di donne, si può parlare della lotta continua che affrontiamo e lo si può fare con una consapevolezza generale senza dover per forza predicare una verità univoca. Ora possiamo veramente fare quello che vogliamo." Il primo singolo di Gaika, "Blasphemer", racchiudeva gli echi della frustrazione che molti, come lui, sentono, quando grida, sofferente, “How you gonna let them killer cops off? Blood on your hands you can't wash.” La musica rap, e la musica nera in generale, ha alle spalle una lunga storia di lavori politicamente carichi, anche se parlare di conscious, all'interno della scena UK, fa sempre un brutto effetto per l'audience locale. Ma il messaggio di Gaika e di altri artisti a lui simili è politico pur non essendolo nel senso stretto del termine.

Kojey Radical, di East London, è un altro artista con un approccio bilanciato, che si concentra sul tono generale della sua musica in quanto lavoro artistico completo, anziché su diatribe complesse sul governo. Quando gli chiedo quanto la politica influisca sulla sua musica, mi risponde: "Non ha alcun effetto, l'influenza viene dal popolo." E continua: "Puoi sentire quando le masse sono in subbuglio, puoi percepire il disagio che prende tutta una comunità—la politica riguarda tutti, ma non tutti la capiscono." I suoi lavori riescono ad avere un'attrattiva anche per chi non si interessa direttamente di politica—per via dell'approccio, che mira all'inclusione, anziché all'educazione—e permette alla musica di Kojey di ottenere l'attenzione del pubblico un po' come fa il grime, perché richiama tutti i figli di nessuno, parla il loro stesso linguaggio.

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I lavori di Kojey rientrano in un quadro più tradizionale rispetto a quelli di Gaika, possono essere definiti come una sovversione di trap e hip-hop, con risultati radicali. Questo diventa chiaro quando ascoltiamo la sua “Bambu”—una decostruzione in spoken word degli stilemi del rap e della società moderna che gasa e allo stesso tempo fa arrabbiare ed esprime quelle che sembrano le frustrazioni comuni a tutta la nuova scena inglese. "Ogni tentativo di muovere la coscienza può essere definito conscious," mi dice.

Capire come la Gran Bretagna si rapporta con il rap è importante per comprendere la scena emergente di cui Kojey e Gaika sono parte. Se c'è uno che può sapere in che modo si mescolano le radici locali e il rap sicuramente è Will Ashon, fondatore di Big Dada, una delle più rispettate e influenti label underground dell'isola. "Penso che l'hip-hop dia il meglio di sé quando è grezzo, e la scena britannica—in parte per la carenza di fondi, quindi per necessità—sia nata già grezza," mi spiega. Ashon ha fondato la Big Dada nel 1997 e lui stesso si stupisce delle similitudini tra la scena di allora e quella odierna. "Era musica di confine, per questo mi piaceva, era un po' punk," mi racconta. "Non veniva da studi giganteschi, era lontana dalle major, era roba fatta da ragazzi volenterosi nelle loro camerette."

Ragazzi volenterosi che fanno roba per conto loro, ecco un altro modo per descrivere gran parte di questa nuova scena, in particolare Sub Luna City, un collettivo hip hop anche noto perché ne fa parte Archy Marshall, aka King Krule, sotto il moniker di 'Edgar the Beatmaker'. Musicalmente, Sub Luna ricalca alcuni canoni dell'hip-hop East Coast; confezionando beat calmi, grezzi, liminari che riportano alla mente l'RZA dell'epoca d'oro o Madlib. Un po' come se questi ragazzi avessero raccolto brandelli di beat tape degli anni Novanta e li avessero ricomposti utilizzando come collante i suoni di South London. Adesso il collettivo esiste da quasi due anni e ha prodotto un solo mixtape, ma i suoi membri hanno all'attivo un bel po' di tracce, tra cui il feat di Jadasea nell'ultimo mixtape del membro dei Ratking, Wiki. È la loro attitudine, tuttavia, che ha permesso al gruppo di entrare a buon diritto nei nomi di punta del nuovo hip-hop britannico.

Non c'erano grossi studi, così come non ce ne sono ora, ed è questo che ha reso il tutto così florido. Puoi sentire letteralmente il polso di chi fa musica in questo modo, è tangibile il fatto che questi artisti abbiano le loro creazioni completamente in mano. Anche per questo Kojey Radical ha fondato la sua “casa creativa”, PUSHCRAYONS, per poter pubblicare musica e video come gli pare e Gaika non vuole firmare con nessuna label nonostante il suo nome stia circolando parecchio, anche al di fuori dei confini nazionali. Allo stesso modo, la crew di South London 808INK—che crea spettacoli visivi su spettacoli visivi—ha il proprio dipartimento creativo indipendente, Black Anubi$, di cui fanno parte Mumblez Black Ink e Pure Anubi$. Negli scorsi anni, hanno diretto tutti i propri video e quelli di altri act interessanti come "Plan" di Daniel OG, che si è anche beccato i complimenti di Skepta su Twitter. Facendo tutto da soli, questi gruppi riescono a mantenere la propria radicalità e allo stesso tempo ad esplorare orizzonti artistici che si mettono in diretta competizione con ciò che arriva da artisti più grossi, supportati da circuiti major.

Insomma, gli MC britannici hanno sempre dovuto affrontare percorsi in salita, che si trattasse della generazione grime o di artisti come Little Simz, quindi c'è speranza anche per questa nuova ondata di musicisti inclassificabili, che nascono ai margini e ne forzano le potenzialità. Anche per loro arriverà il momento in cui le grandi audience apriranno le orecchie e proveranno nuove forme di fruizione, che si adattino alle nuove forme creative che propongono. Per farla breve, è il momento che il mondo ricominci a prendere sul serio tutta la scena hip-hop britannica, nessuno escluso.

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