Scialpi, l'animale dell'amore

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Scialpi, l'animale dell'amore

Alla notizia che Shalpy presto si sposerà col suo compagno non potevamo reagire che con uno speciale Italian Folgorati.

Grande special di Italian Folgorati quest' oggi: la notizia bomba è che Scialpi convola a giuste nozze con il suo compagno dopo sei anni di convivenza! Ancora è tutto da decidere, cerimonia luogo eccetera, fervono i preparativi, ma è la prima volta in assoluto che un uomo di spettacolo in Italia fa un simile passo. Diciamo però che il nostro eroe è sempre stato avanti nelle scelte, soprattutto musicali: a parte il fatto che da solo ha venduto più di due milioni di copie nella sua intera carriera—e non dobbiamo limitarci al ricordo infantile dei 45 giri. Tutti infatti fischiettano "Rockin Rollin", magari nella doccia, ma il suo primo album Estensioni del 1983 è praticamente la risposta italiana a Some Great Reward dei Depeche Mode. Il quale però—chissà com'è—risale a non meno di un anno dopo.  Fra i pochi a capire che virare l'industrial al pop è la nuova frontiera, mentre altri ancora si ostinavano nella new wave, Scialpi chiama dei programmatori di Synclavier, Fairlight, Ppg e altre bestiali diavolerie per delimitare un campo musicale fino ad allora appena esplorato. Non contento, cerca anche di infilarci l'estetica new-romantic, ma per farlo ha bisogno di un look ben preciso e di un autore di canzoni italiano che possa personalizzare la fissa d'oltremanica: per il look si affida a Guido Harari e Mario Convertino, sviluppando delle foto e dei concept in cui lui appare abbigliato con reti postatomiche piene di rifiuti e pistole—una specie di Ken il guerriero incrociato con gli Spandau Ballet. Per la canzone chiama il compianto Mango, anche lui alla ricerca di nuovi territori technopop, e si fa firmare da lui tre brani di cui una cover presente già nell' album wave di Mango È Pericoloso Sporgersi, ovvero la sordida "Nero e blu".

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Successo garantito, botto ottenuto, ma è solo nell' anno successivo, con Animale, che Scialpi approfondisce tematiche gender diventando il Renato Zero della wave: "Ti Piacerà" è un esempio in questo, in cui Scialpi cerca di mettere il cantautorato in un contesto elettronico, ma soprattutto di lanciare messaggi criptici gay-friendly (aiutato forse dal grande successo dei Bronski Beat), con tutte le contraddizioni e i drammi del caso. Insomma, già da allora il nostro combatteva per un certo tipo di libertà, anche se ostracizzato dalle case discografiche come fosse un nostrano George Micheal. Da quel momento Scialpi incomincia ad alternare momenti lirici a pecionate storiche, ma fino al 1988 tiene commercialmente botta secca. Tutti ci ricordiamo l'inno da stadio technopop "No East No West" che fa impallidire "Wild Boys" dei Duran Duran, attacco duro al concetto di guerra fredda. "Cry (La voce dentro)" è ancora una volta un inno gay, per la libertà d'azione e di pensiero, e non a caso in questo periodo Scialpi si "Ivancattaneizza" più che in altre occasioni (Cattaneo non a caso sostituirà Scialpi in Music Farm): è vero anche che i Tears For Fears hanno grande ascendente sul nostro eroe, mentre loro cantano "Shout" ovviamente lui canta "Cry". C'è voglia di rompere le righe insomma.

Poi però nell'88 esce Un Morso e Via e il singolo "Pregherei" cantato in coppia con Scarlett, che è una specie di lentone anni Sessanta mezzo dreampop, troppo suadente per non essere infilato nella categoria "sapore di sale un anno dopo". Il periodo d'altronde era costellato da revival a volte imbarazzanti, ma "Pregherei" vince comunque il Festivalbar, senza rivali. La cosa strana è che però oggigiorno non se lo ricorda più nessuno: degli anni Novanta di Scialpi, invece, si ricordano le sue operazioni chirurgiche, le labbra a canotto e cose del genere che coincidono con la conversione alla house music del nostro, conversione non sempre lucida come testimonia questo video:

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(il video parte al minuto 1)

Alla fine la sua carriera musicale sarà seppellita da una serie di gossip a pioggia rispetto alle sue scelte estetiche. Ma come poteva un uomo da sempre ingarellato con la tecnologia rifiutare l'idea del bisturi e dell'eterna giovinezza? Anche il cambio di nome d'arte nel 2012, a 50 anni suonati, fa parte di questa volontà di rimanere giovani, quasi come una bambola, un manichino androide: "un mondo dove ormai si comunica con lo stesso linguaggio e dove un artista trova finalmente il suo contesto. Nel prossimo futuro c'è un disco-mix tutto da scoprire". Queste le parole per giustificare la trasformazione da Scialpi a "Shalpy", alias secondo lui ben più frizzante. Auguriamo quindi ai suoi alter ego Scialpi/Shalpy, e al suo compagno, di riprodursi presto, in barba ai gossip e ai reazionari: il sogno dell' amore tecnologico è appena iniziato, no east no west, we are (ovviamente) the best.

Demented (come tutta la redazione di Noisey) spera di essere invitato al matrimonio di Shalpy. Seguilo su Twitter: @DementedThement