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La relazione complicata tra gay e musica italiana

Da Umberto Bindi a Ivan Cattaneo, passando per Claudio Lolli, Battisti, Battiato e i Pooh: come i musicisti italiani hanno trattato argomenti GLBTQ.

di Demented Burrocacao
29 marzo 2016, 9:07am

La legge sulle unioni civili in Italia, come tutti ben sappiamo, è uscita a cazzo. Ma nonostante lo zoccolo duro dei tradizionalisti incartapecoriti, la recente notizia che a Roma il tribunale dei minori ha concesso l'adozione di un bambino a due padri gay mi ha fatto pensare che, se il governo tentenna, la gente non sta a guardare. E la musica pop italiana neanche: se ricordiamo per l'ennesima volta Sanremo e il fioccare di braccialetti arcobaleno sfoggiati da buona parte dei cantanti in gara possiamo dire (o almeno ci piace pensarlo) che queste piccole rivoluzioni passino anche attraverso le sette note, e in Italia da questo punto di vista non siamo secondi a nessuno. Non tutti lo sanno ma, a parte i brani espliciti sul tema, un buon ottanta percento del pop italiano di tutti i tempi (anche quello di solito sfacciatamente etero) contiene messaggi LGBTQ a stecca, soprattutto criptati. Italian Folgorati in questo speciale in due parti tenta di tracciare una parziale mappa di questo fenomeno (perché la letteratura è nutrita) che ci ha portato al plebiscito di solidarietà sul palco dell'Ariston. Fiato alle trombe!

I PIONIERI

Prima di tutto una premessa: in Italia le canzoni a sfondo "ambiguo" esistono dagli anni Venti, l'unico problema è il loro essere principalmente di varietà, quindi con tutti gli sfottò del caso—il più delle volte omofobi. Ad ogni modo, che fosse in buona o in cattiva fede, si trattava di roba a sfondo cabarettistico. Sarà solo negli anni Sessanta che le cose inizieranno a cambiare: pochi ma buoni, i pionieri del genere non erano certo underground, anzi. Il primo in assoluto a rompere le righe del ben pensare è Ghigo, uno dei primi rocker in Italia che nel 1957 incide la celeberrima "Coccinella", dedicata al travestito francese Coccinelle, fra i primi uomini a cambiare sesso. Il 45 giri sarà venduto nei negozi solo nel 1960, per ovvi motivi che potete immaginare, ma fa il botto (oltre un milione di copie vendute). Ragion per cui la cultura dominante rimane spiazzata da tanto successo e la Rai saboterà il cantante da lì in poi. In maniera abbastanza inutile, tra l'altro, perché Coccinella sarà spesso coverizzata (tra l'altro anche da Ivan Cattaneo) e consegnata ai posteri, mentre Ghigo continuerà nelle sue provocazioni con l'altra hit "Banana frutto alla moda", fonderà il partito estremista dell'urlo, sarà uno dei padri del rock demenziale e lo ritroveremo addirittura con i suoi Black Sunday Flowers nei festival di Re Nudo e nel catalogo Bla Bla (pare tra l'altro che sia stato amicissimo di David Aellen dei Gong). Insomma se si piegò a novanta gradi, fu solo per il suo piacere.

Nello stesso periodo, ecco affacciarsi un maestro di quella conosciuta come "la scuola di Genova": Umberto Bindi è la storia della musica italiana, gay dichiarato a differenza di Ghigo, ebbe un successo mirabile nel 1960 con "Il Nostro Concerto", brano che trattava della morte del suo compagno. A causa del tema universale, il brano non è esplicito ma a conti fatti è un inno omosessuale. Non solo, dopo il grande exploit, il nostro Umberto sarà emarginato nel settore, quasi perseguitato: già nel 1961 sul palco di Sanremo la stampa parlava solo dell'anello che portava al dito più che della sua musica e nel 1989 fu allontanato da quei palchi sempre per il suo essere troppo scomodo. Nonostante le collaborazioni di pregio (un disco con Bill Conti, Chet Baker che fa una cover di "Arrivederci", un disco interamente prodotto da Renato Zero nei novanta) Bindi avrà una vita difficile morendo in povertà e con infiniti problemi di salute. Ci lascia però delle canzoni eccezionali, una bibbia in musica che trascende i generi sessuali—nonostante Umberto sia stato un pioniere della visibilità gay, pagando la sua coerenza ovviamente a caro prezzo.

Ma ci sono anche stati musicisti etero che hanno preso a cuore la causa omosex: Gian Pieretti detto Perry è uno dei primi cantautori beat italiani. Braccio destro di Ricky Gianco, è il primo a imporre un colore "colto" al genere grazie alla sua amicizia con Jack Kerouac. Nel '63 esordisce col singolo "Perduto Amor" (da non confondere con l'omonimo di Adamo), il cui lato B è la seconda canzone italiana di sempre dedicata all'omosessualità, "Uno strano ragazzo". Nel '72 oserà ancora di più incidendo il primo album in assoluto in Italia a trattare l'argomento, Il vestito rosa del mio amico Piero, prodotto da Ricky Gianco. A quanto pare la storia vera di un suo amico, trattata però con una paranoia allucinante (musicalmente analoga), tipica di una dura realtà di un gay di provincia. Insomma, Pieretti ci prova ma dalla denuncia in buona fede cade nel luogo comune dell'infelicità necessaria alla condizione gay: ci vorranno ancora un po' di anni per scrollare di dosso al pop italiano il pietismo della "solidarietà", ma è già un primo passo coraggioso (nessuno in Italia sarebbe mai riuscito a pubblicare un disco simile).

Doveroso citare anche Claudio Lolli con "Michel" canzone del '72 in cui si narra di un'amicizia "particolare" fra due ragazzini: " Ti ricordi Michel di come a me dispiaceva / quando parlavi sempre di ragazze / e delle voglie che avevi / con due occhi un po' sottili che non conoscevo più." Lo stesso Lolli confessò il tratto autobiografico del testo, poiché si era innamorato follemente di questo ragazzo francese dagli occhi azzurri. Nello stesso anno, anche Aznavour con "Quello che si Dice", scrive un classico narrando dell'amore impossibile di un travestito per un eterosessuale, trattato con una grande empatia per il personaggio. A causa di questo (ovviamente) la Rai bandì il pezzo ovunque.

Da segnalare anche una serie di dischi "anomali" fra il '65 e il '69, quali Repressione del rossissimo Paolo Pietrangeli, un pezzo che parlava della condanna di Aldo Braibanti—intellettuale accusato di plagio nei confronti di due ragazzini—caso clamoroso di criminalizzazione dell'omosessualità nell'Italietta conservatrice di allora. Poi Silverio Pisu, meglio conosciuto come il narratore delle Fiabe Sonore che, nel disco del '65 Canta i Poeti d'Oggi , musica quattro poesie di Sandro Penna, poeta dichiaratamente omosessuale: anche Herbert Pagani con "Albergo a Ore", cover di Edith Piaf che tratta un fatto di cronaca (due amanti gay suicidi a causa dell'odio della società), riceverà l'ennesimo interesse della censura. C'è anche un disco praticamente introvabile di Rita Monico, "Quelli": un pezzo pro omosessualità del 1969 scritto a quattro mani da—udite udite—Paolo Limiti (altro che nostalgia per ziette) e Umberto Bindi. Forse andato distrutto, rappresenta uno dei primi tentativi di dare una spallata alla morale comune visto che riuscì a passare la censura della Rai. Dal '73 in poi le cose cominciano, però, a prendere un'altra piega. E la censura non potrà quasi più nulla.

I PEZZI GROSSI

Ebbene sì, dal 1973 cominciano a entrare in campo i pezzi grossi del pop italiano, quelli che possono far davvero breccia nel pubblico con temi sociali o almeno "reali". Manco a dirlo, il prime mover nel mainstream italiano anni Settanta è Lucio Battisti: ne Il Nostro Caro Angelo troviamo almeno due brani di sicuro interesse. Il primo è "La collina dei Ciliegi", segnalato addirittura da Vladimir Luxuria come un inno LGBT ante litteram con la sua frase "Le anime non hanno sesso né sono mie". Prosegue con la provocatoria "Io Gli Ho Detto No", storia di un uomo indeciso fra la sua orgogliosa omosessualità e il desiderio di nascondersi dietro una compagna considerata come "madre e amica" prima che il resto. Spaccato di un'Italia in cui gli "etero" nascondevano sovente scheletri negli armadi sfogandosi di una vita normale andando a puttani, "il color di mille Lire" della canzone parla chiaro come anche il "ma io non vado via" conclusivo, in cui forse il nostro prende di petto la situazione e rinuncia all'ipocrisia di negare i suoi gusti. Anche in "Confusione" de Il Mio Canto Libero, un inno all'amore free, c'è il verso "Ma perché non dovrei liberare qualunque sentimento per chiunque sia / tanto sai io non ti sentirei certamente per questo meno mia / Ma chi mai disse che si deve amar come se stessi il prossimo con moderazione" che non specifica genere alcuno. Mogol, vedremo più avanti, scriverà altri testi più o meno riusciti sull'argomento.

Mentre il Battisti periodo Panella ci riserva vere e proprie perle: innanzitutto dal ghost album con Pappalardo, Oh Era Ora! "Questa Storia" in cui un ragazzo confessa alla sua lei una sua vecchia relazione omosessuale con un amico che ora ha cambiato sesso e che lui dimostra di amare ancora "posando da dea / in fotografia, / da ladro, da dio / e da amico mio" uno dei migliori brani di sempre sul tema. Secondo poi, "Cosa Succederà alla Ragazza" dall'omonimo album di Battisti del '92, in cui la protagonista transessuale si rade ed esce nel mondo facendo slalom fra le voglie e le morbosità pruriginose della gente "Che la vogliono un po' scoperta per accertare; che la vogliono nell'ascensore, per implorarla da che piano a che piano, acquetta, fuochino". Insomma, Lucio come al solito sta avanti.

Tornando al 1973, i Pooh iniziano qui il loro percorso attraverso le canzoni "diverse". "Lei e Lei", contenuto nello storico Parsifal, narra di un uomo che all'interno di una tresca lui / lei / amica di lei ha la peggio. È la prima canzone a sfondo lesbico della storia d'Italia, che aprirà poi le porte alla conosciutissima "Pierre" del 1976, dedicata a un travestito, e le talmente esplicite da essere paradossalmente criptiche "Cercami" e " Dove sto domani", testi sulla necessità di fare outing e sulla convivenza silenziosa omosessuale, brani di cui già parlammo tempo fa in quest'articolo. Incredibilmente riescono a non farsi censurare, ma chi vuol capire…

All'incirca nello stesso anno anche Battiato, dopo una vita di gavetta, entrerà in zona "ambigua". All'inizio già con un look al limite del camp (famosa la sua pubblicità per i divani in cui ultra truccato con zeppe trampolate e leggins chiosa "Che c'è da guardare"?), poi collaborando alla musica di "John" di Yuri Camisasca, sottolineando col suo Vcs3 la storia di un muratore che di notte fa il travestito per poi finire ucciso da un suo stesso cliente: brutale descrizione della vita da marciapiede. Come se non bastasse, nel 1977 i due partecipano in prima persona al confezionamento del capolavoro di Alfredo Cohen Come Barchette dentro un Tram , primo disco in assoluto a trattare l'omosessualità in chiave liberatoria. Battiato addirittura arrangia e produce tutto il disco insieme a Giusto Pio, donando un tappeto orchestrale minimalista alle canzoni incredibili di Cohen (tra i primi attivisti del Fuori!. Quindi gay dichiarato) veri spaccati di vita omo in Italia senza fare sconti. I nostri collaboreranno ancora fino al 1979, anno dell'uscita del singolo "Valery", dedicato al transessuale Valerie Taccarelli. Le masse conosceranno questo pezzo molto più tardi, interpretato da Milva e trasformato in "Alexander Platz". Il testo è modificato, ma la storia sembra della stessa pasta (il titolo tra l'altro ricorda il celebre telefilm di Fassbinder). Anche perché la voce di Milva è perfetta per interpretare un trans in una Berlino disastrata e il "ti piace Schubert" finale non può che richiamare alla mente i costumi sessuali del compositore (da sempre icona gay).

Tuttavia, prima di leggere un testo con allusioni omoerotiche di Battiato dovremo aspettare il 1980, anno in cui le tematiche omo sembrano interessare a tutti e sono quasi sdoganate: con Patriots e la stupenda "Prospettiva Nevskij" in cui è descritto esplicitamente il rapporto fra Nijinsky e il suo impresario. Nello stesso album in "Venezia-Istanbul" si cita Socrate che "parlava spesso delle gioie dell'amore" tanto che gli alunni poi gli offrivano il corpo, si consta (prendendosi gioco degli omofobi) che la morale cambia in fretta e due uomini possono abbracciarsi in un cinema. Altri indizi in La Voce del Padrone dove si parla chiaramente della lotta pornografica dei greci e dei latini in "Il Sentimiento Nuevo", ode all'eros senza frontiere. Anche in "Chanson Egocentrique" Battiato sembra parli di andare a fare battuage nei parchi con oggettistica inclusa. "My life in the park… do you smile for arabian style? I like it... children with toys", ma è molto più esplicito in "The Age of Hermaphrodites" da Campi Magnetici con la sua "autonomia dell'infertile". Di base le canzoni di Battiato tendono, però, ad essere neutre: Franco non è mai chiaro rispetto alle sue tendenze sessuali, ma bisogna capire che il nostro è un mistico. Di conseguenza il "genere" per lui è totalmente indifferente, a volte anche lo stesso impulso sessuale (come dimostra la splendida "Tra Sesso e Castità"). L'unica cosa certa è il suo antimachismo e l'apertura mentale di un saggio d'altri tempi.

Un altro personaggio che ha pensato bene di farsi la sua vita senza entrare nel mirino dei gossip è Lucio Dalla: la sua geniale follia gli permetteva qualsiasi cosa tanto da risultare "oltre" senza dovergli chiedere troppe spiegazioni. Ora sappiamo che era gay (almeno nel suo ultimo periodo), ma dalle sue canzoni nulla traspariva se non in "Balla Ballerino", con quel "ragazzo al finestrino" il fatidico finale di "Quale Allegria" in cui si allude a un marchettaro di quindici anni e alla sua disperazione, la beffa di "Disperato Erotico Stomp" in cui la ragazza del protagonista lo abbandona per "Una sua amica, quella alta grande fica". Oppure lo sberleffo di "Ciao a Te" in cui con irriverenza sbatte in faccia la realtà ai perbenisti del PCI (" ciao a te e ai tuoi figli finocchi") e l'ironia antimilitarista di "Ma come fanno i marinai a baciarsi fra di loro e rimanere veri uomini però". L'interesse per i giovani uomini, quelli dipinti in canzoni come "Denis", lasciano trasparire un amore "particolare". Vero è che però Dalla si è sempre sentito aperto a ogni esperienza, quindi non amava essere etichettato: peccato per questo suo legame col cattolicesimo nel suo ultimo periodo di vita, quasi un'abiura, se non fosse che alla morte sono usciti gli altarini. Cosa talmente surreale da poter essere interpretata come una vera e propria "perversione beffarda", per cui glielo perdoniamo.

GLI INSOSPETTABILI

Molti sono i cantanti pop che mai penseresti trattino un tema simile: più che altro per il repertorio, tra machismi di facciata e amorazzi. Ma anche in questo caso si trovano spunti interessanti. Iniziamo da Cocciante, il quale è ricordato principalmente per le sue grida primitive contro le belle senz'anima, quando in realtà cantava una certa impotenza del maschio "etero" (ad esempio in "E Lei Sopra di Me"). E quindi si trattano anche argomenti omo: in "Il Treno" da … E Io Canto del 1979 viene narrata una sospetta fuga in treno del protagonista, che passa attraverso una serie di esperienze anche masturbatorie finché si arriva "sopra le notti spese in cerca di puttane/ sui versi di Pavese / sulle promesse vane". Ecco che si dipinge uno scenario alla "Smalltown Boy" molto prima della sua uscita, un ragazzo che fugge dal suo paese perché hanno scoperto la sua diversità, parte per ricominciare. Cesare Pavese era un personaggio che voleva essere "uomo", ma non ci riusciva, e lui stesso scrive così: "un giovanotto che entri nella vita cercando sistematicamente compagnie femminili, non per farci all'amore ma per farsene un modello, è un omosessuale che s'ignora". La citazione è dunque chiarissima.

Altri due pezzi in un certo senso espliciti sono opera di Mogol, i due inni alla "amicizia degli uomini" ovvero "Tu Sei il mio Amico Carissimo" e "Per Un Amico in Più", che sembrano abbastanza chiari nella frase "né soldi né donne né politica potranno dividerci" oppure in versi come "Capelli grigi se qualcuno ne hai /è meglio avremo un po' più tempo vedrai/ divertendoci come non mai...ancora insieme noi". Insomma vere e proprie canzoni d'amore più che di amicizia. Cocciante diventerà più esplicito col passar del tempo tanto da scrivere "La Fenice" per Rodolfo Santandrea—in pratica una specie di Klaus Nomi italiano: storia che fa pensare a cruising notturno e vizi eccedenti "il suo viso consumato / da una vita inopportuna / mi confonde fra i vapori delle ceneri di lei". E anche in tempi recenti scrive un pezzo per Silvye Vartan, la musa dei gay francesi con testo di Jouveaux, dal titolo palese di "L'Altro Amore": insomma sgamato. Cocciante, non è il solo, però, a raccontare l'amicizia virile che diventa amore: storica è la "Ci Vorrebbe un Amico" di Venditti, che senza mezzi termini rivela che l'unico modo per dimenticare la donna è avere una relazione con un uomo (Venditti già in "Giulia" narrava di una cosa simile, solo che la sua lei se ne andava con l'amica, appunto). Stessa cosa dice Zucchero, il macho Zucchero, in "Hey Man": "guardo dentro gli occhi della gente / cosa cerco non so forse un uomo". Un abbordaggio gay in piena regola che Zucchero aveva già ipotizzato in "Stasera Se un Uomo", abbandonandosi alle avances gay perché sfiancato dai rifiuti di una lei.

Per non parlare di Enrico Ruggeri, di solito restio a entrare in questi territori, che invece nel '91 scrive "Trans" un atto d'accusa contro l'ipocrisia dei perbenisti e nel 2005 firma per Dario Gay un paio di pezzi (ricordiamo che quest'ultimo è uno dei primi a scrivere un pezzo sul matrimonio omo come "Ti Sposerò"). Enrico stesso parteggia per le unioni civili ("Io e Andrea Mirò abbiamo gli stessi problemi di una coppia gay", dichiarerà), perplesso sul fatto che i suoi colleghi non facciano outing. E che dire di Concato? Fabio nonostante le sue canzoni apparentemente rassicuranti e "per famiglie", nasconde anche dei sottotesti chiarissimi. "Ti Ricordo Ancora" del 1984 ad esempio, è una canzone su un amore omosessuale giovanile nato a scuola, oppure ancora prima "Vito" del '78 in cui ricorda di essere stato scoperto a fare giochi strani con un suo amichetto e preso in giro dai compagni, rivendicando la cosa senza vergognarsene. O ad esempio "Porcellone", un pezzo del 1979 dall'album Zio Tom che narra di un macho deciso a pestare il vicino che gira nudo alla finestra quando poi invece, una volta faccia a faccia, gli si getta nelle braccia: "Mi prende per la vita, mi aggredisce, mi bacia sulla bocca. / Io sto perdendo dolcemente i sensi, è mano sapiente che mi tocca". Concato è uno dei pochi ad aver scritto canzoni omoerotiche con una naturalezza tenerezza e tranquillità che, appunto, non si vede lo scandalo. È solo amore e così sia.

A volte può essere che certi messaggi siano involontari, ma percepirli è la dimostrazione che l'eccezione conferma la regola. Il discorso è radicato nella musica pop italiana tanto che anche un apparente omofobo come Celentano (ricordiamo il terribile pezzo "Quel Punto", contro il lesbismo) riesce a contraddirsi da solo inventandosi un personaggio androgino come Joan Lui (il Gesù cristo secondo Adriano, ambiguo uomo col nome da donna) e trovandosi una figlia lesbica in casa come Rosalinda, con la quale è recentemente tornato d'amore e d'accordo... Che altro dire quando anche Al Bano si fa scrivere i pezzi alla Ivan Cattaneo? Lo scoprirete nella prossima puntata in cui saranno rivelate altre categorie di cantanti italiani in odore arcobaleno... Gay tuned mi raccomando!

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