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Nella mente di Floating Points

Mentre aspettiamo il suo live al Teatro Carignano, ripercorriamo le correnti che hanno reso Sam Shepherd uno dei compositori più interessanti dei nostri tempi.

Indovinate chi vi saluta.

C'è un numero indefinito di ragioni per cui ammiro Floating Points, al secolo Sam Shepherd, anzi, Dottor Shepherd (sì, tipo quello di Lost), dato che è un neuroscienziato—in particolare studia la neuroscienza del dolore, ossia in che modo il dolore influisce sul funzionamento dei processi cerebrali.
La prima ragione per cui sono mentalmente trasportata dal lavoro di quest'uomo credo sia proprio il lato insieme scientifico e doloroso della sua musica, così delicata e apparentemente "leggera", ma carica di studio chirurgico/emotivo tanto da impressionare.

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Un'altra ragione per cui non riesco a uscire dalla centrifuga Floating Points è che la versatilità dei suoi pezzi, innegabilmente impossibili da catalogare, rende ogni lavoro dell'artista una totale sorpresa, non solo al primo ascolto (sono tra i fortunati ad aver già buttato le orecchie su Elaenia, il suo LP in uscita il 6 Novembre per Pluto/Luaka Bop), ma ad ogni sua minima inflessione.

“I feel like I’ve followed a lot of the lineage of the music itself through the ages, […] I started as a chorister singing church music and then got into techno and electronic dance music through jazz, house, soul, which seems pretty logical.”

Shepherd, una volta trasferitosi a Londra, si è dovuto scontrare con l'esigenza di conveire la sua tendenza onnivora in una strettoia che definisse il suo stile e il suo ruolo come DJ. Questo è successo con la sua residency al Plastic People, piccolo e potentissimo club a East London che gli permette di "contestualizzare" i suoi dischi, senza mai soccombere alle necessità di compiacere un'audience allargata. Floating Points rimarrà talmente legato al Plastic People che, per la serata di chiusura del locale, lo scorso gennaio, decide di celebrarne la storia con un set di cinque ore assieme all'amico Four Tet.

La forma e il pubblico del Plastic People ha permesso a Sam di trovare la propria identità musicale: suonare dischi jazz in un club, in un momento in cui altri avevano la tendenza a ingigantire i drop, era un privilegio che ha permesso a lui come ad altri DJ e producer (penso alla squadra Brainfeeder, ma anche a Hieroglyphic Being o al nostro Healing Force Project) di mantenere salda la linea jazzy, improvvisata, psichedelica e libera che spesso viene dimenticata da chi ha come unico obiettivo quello di tenere alto il livello di BPM e catturare l'attenzione facile della propria audience.

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In parallelo arrivano le prime uscite in 12" ed EP. Si inizia con J&W Beat—singolo uscito per Planet Mu nel 2009—in cui si sentono forti e chiari già alcuni elementi che saranno parte dell'edificazione sonora di Floating Points: boogie, 2-step e synthfunk, tratti psichedelici e tappeti fluttuanti che si sovrappongono a sezioni ritmiche compresse, solide e concrete. Come se scienza e immaterialità si rincorressero senza sosta. Ed è quest'attitudine anti- club, stratificata e onnivora che rende imprevedibili le mosse di Floating Points, in un set come in un disco o anche solo in un pezzo. Pensate ad esempio come il buon Shepherd ti fotta all'inizio di "King Bromeliad" dandoti l'impressione di aprire concretamente la porta del club in cui la traccia sta suonando e chiudertela alle spalle perché, con questo trucco, sei decisamente intrappolato.

Dal singolo d'esordio fino a Elaenia, il suo primo full-length, Floating Points produce una quindicina di EP e 12" e si affilia a una label, Eglo Records, fondata da Alexander Nut, cui sarà affidata la pubblicazione della maggior parte dei suoi lavori, a partire dalla prima release della label, il singolo For You / Radiality, una dedica nemmeno troppo implicita a Sun Ra. L'anima Eglo è stata presente anche nella scorsa edizione di Club To Club, con Fatima, artista con cui Shepherd ha lavorato nel 2011 per "Mind", pezzo forte del suo Follow You EP, e lo scorso anno in "Do Better" dall'LP Yellow Memories, assieme all'ensemble di 16 elementi con cui lavora quando non si concentra sulle sue produzioni solitarie. Il Floating Points Ensemble per ora ha trovato espressione discografica soltanto in Post Suite / Almost in Profile, uscito nel 2010 per Ninja Tune registrato agli studi di Abbey Road dopo il successo della Maida Vale Session curata da Gilles Peterson e Becky Grierson. Shepherd guida l'ensemble dal suo Fender Rhodes o dai suoi synth (Sequential Circuits Pro One / Prophet) in due tracce soul-jazz che crescono in maniera orchestrale e incalzante, sempre al confine tra emancipazione assoluta dalle costruzioni sonore prevedibili e ricerca di una quadra.

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Soprattutto in questo pezzo si sentono anche le chiare influenze mediorientali con cui Sam gioca nella direzione delle sue linee melodiche, cosa che capiterà anche in una delle sue ultime collaborazioni, quella con Maalem Mahmoud Guinia per "Mimoun Marhaba". Come dicevo, quest'anno iniziano a vedersi i frutti di un ritorno potente del free jazz all'interno del panorama elettronico, con artisti che deviano dagli schemi della cassa in quarti per rendere omaggio, aprendo nuove finestre all'interno dei club, a uno dei generi più psicoattivi e fecondi della storia moderna.

“Quantize ruins everything”: Floating Points on playing jazz at Berghain and ignoring the rock ‘n’ roll lifestyle è il titolo di una recente intervista di Shepherd per FACT, in cui racconta che, senza quasi accorgersene, ha esordito con "Harvest Times" di Pharoah Sanders nel suo DJ set al Berghain, durato sei ore. Non a caso i producer vicini a Sam, con cui spesso si trova a fare back to back infiniti, sono Caribou (o Daphni) e Four Tet. Oltre al free jazz, in questi set sperimentano anche sonorità brasiliane, che Shepherd ammette di aver assimilato inizialmente con difficoltà, ma una volta compresa la musica brasiliana, gli è sembrata la cosa più figa al mondo.

Mentre racconta a FACT del suo set al Berghain, Sam usa l'espressione "dipping in and out of Techno", come se il suo lavoro ai piatti fosse una sorta di esperimento culinario e i diversi generi musicali a cui si appoggia fossero dei condimenti, delle salse che danno un gusto più deciso o uno più leggero a quello che vuol far assaggiare. Difendendo questa sua libertà d'azione, Floating Points può permettersi di condurre, a fianco a Daphni, un set decisamente tirato come quello del Robot, in cui però i due hanno suonato anche classici disco o funk come "Out of Work" di Jesse Gould e "What’s Happening To Our Love Affair" di Danny Hunt. Ma soprattutto può permettersi il lusso di essere considerato, più che un semplice producer elettronico, un compositore, e ne è la prova il suo LP Elaenia e il tour con cui lo presenterà, accompagnato da un ensemble di undici musicisti, passando anche per Club To Club, nello specifico per il Teatro Carignano, giovedì 5 Novembre.

Elaenia uscirà il 6 Novembre per Luaka Bop / Pluto.

Continua a seguire i contenuti riguardanti #C2C15 nella nostra room dedicata al Festival.