Foto via Facebook.La musica di Matt Elliott ha sempre avuto strani effetti sulle mie funzioni vitali, nonché stabilità emotiva, e non credo di star svelando nulla di nuovo a chi sa di cosa parlo. "Molti dicono che faccio neofolk, altri dark folk, ma non mi riconosco in nessuna definizione in particolare," mi spiega su Skype Matt, "non mi interessa neanche più di tanto." Mi ha sempre affascinato la perfetta e struggente corrispondenza tra le ballate di lui solista, e le produzioni elettroniche a nome Third Eye Foundation, suo primo progetto musicale fondato nella natia Bristol a metà anni Novanta. Queste ultime sono sempre state più narcotiche e disorganiche, un ribollire di trip-hop dei primordi, jungle, dub e tutto quello che c'è in mezzo, senza troppe distinzioni. Che entrambe queste anime portino con sé un coinvolgimento emotivo così intenso, nel 2016, è un aspetto più unico che raro.Quest'anno Matt è passato in Italia a marzo, e ha in programma di tornare in estate, per un tour tra centro e nord del paese. Ne ho approfittato per intervistarlo e chiedergli un mix a nome 3EF, che potete ascoltare qua sotto. Mi ha parlato di djing, politica, di come viva da quindici anni a Nancy, Francia, e si senta sempre un apolide, e di un sacco di altre cose.Noisey: È bello che tu abbia usato il nome Third Eye Foundation per questo mix.
Matt: Sì, in realtà ho da poco iniziato a registrare un album come Third Eye Foundation. Non so ancora quando sarà finito, forse a fine di quest'anno. È molto dubby, un po' una continuazione di Little Lost Souls, ma con altre venature… vedremo. Sto lavorando in modo diverso rispetto al passato.Cosa ascolti ultimamente?
Cose molto a caso. L'ultimo album che ho comprato è di Laura Cannell, una musicista dal sound molto medievale, con violoncello e strumenti del genere. Alnche Flying Lotus e Mono/Poly mi piacciono molto. Faccio un sacco di djing in questo periodo, qui a Nancy, per divertimento. Metto elettronica strana, sempre vicina alla dub.Usi il tuo nome quando fai il dj?
Sì. Suono in piccoli bar qui in città, a volte faccio trasferte. Andiamo, ci ubriachiamo e droghiamo e suoniamo. È bello.Direi di sì. Parlami del rapporto che hai con la Francia, tua terra adottiva da quindici anni.
È difficile da spiegare. Probabilmente se fossi rimasto a Bristol non sarei riuscito a fare la musica che sto facendo ora. Ovviamente vivere in Francia mi condiziona in un modo anche un po' impossibile da definire o capire, so solo che quando vado in Inghilterra e sono costretto ad ascoltare i discorsi della gente in giro, è davvero tremendo. Mi esaurisce. Qui in Francia, quando cammino, mi impongo di non stare ad ascoltare cosa dice la gente e ci riesco. Capisco il francese, ma è proprio una scelta che faccio. Questo vuol dire che riesco a concentrarmi appieno ai miei pensieri, senza influenze esterne. Quello che dicono gli altri mi si schianta nel cervello e lo trovo molto stancante. Non so se hai mai vissuto in un altro paese nella tua vita, ma credo che sia un'esperienza che tutti dovrebbero fare a un certo punto nella vita.Penso lo stesso e sono sicura che succederà anche a me.
Ti fa rianalizzare ogni aspetto della tua cultura che magari prima d'ora non avevi mai notato. Ti insegna a interagire con le persone in modi completamente nuovi. Alcuni odiano che sia inglese, altri lo amano, ma è un bene a volte starsene per conto proprio. Io amo molto stare da solo, e non parlo in termini sentimentali. Credo che sia importante starsene per conto proprio, senza cercare in continuazione la compagnia della gente per non pensare a cose più profonde. È giusto sentirsi soli e infelici, a volte. È giusto anche stare bene ovviamente, ma se sono da solo non mi piango addosso.Perché dici che molti odiano il fatto che tu sia inglese?
In tutti i paesi la gente è molto sospettosa nei confronti degli stranieri, per tanti motivi. Gli umani in generale amano giudicare, e non parlo solo degli inglesi, è così ovunque. Succede anche mentre cammini per strada, non importa di che nazionalità tu sia, i giudizi e pregiudizi su di te sono già stati scritti. A me non frega nulla, e anzi, in qualche modo fortifica la mia figura di outsider. Mi sono sempre sentito così, non in un senso elitario, è solo che molto spesso non riesco a stare dietro ai processi umani.Non hai legami territoriali particolarmente forti, insomma.
Esatto. Non ho neanche attaccamenti spirituali, non sono cristiano, sono inglese ma non mi importa dell'Inghilterra. Bill Hicks una volta ha detto: "Lo stato in cui sei nato è solo il posto in cui i tuoi genitori hanno scopato," ed è quello che credo anch'io.Sei in contatto con altri artisti, lì in Francia?
Lavoro molto con Chapelier Fou, un artista della mia etichetta molto talentuoso che fa elettronica. Siamo amici ma non mi considero lo stesso parte di una scena. Non parlo tanto, e non sempre sono in contatto con gente, va a momenti, ma sono comunque aperto alle collaborazioni. Con Matt Elliott continuerò a fare cose dal vivo. Ho sempre una chitarra con me e suono almeno quattro ore al giorno. Ho sperimentato nuovi modi di comporre, perché inizialmente ci mettevo mesi, anche anni, a scrivere una canzone. Adesso ne scrivo una al giorno, a volte mi ci vuole un'ora, a volte mezza, a volte venti minuti, cambia sempre. Ovviamente molte di queste sono orribili, ma altre sono davvero belle. Magari non le registro, ma intanto so che sono venute bene.Hai uno studio?
Non proprio, ma ho comunque la strumentazione per registrare. Per i Third Eye Foundation è un po' più impegnativo perché devo usare il computer, e mi piace molto, ma invecchiando ho capito che è molto più gratificante la chitarra. È il mio strumento, non posso dire altrimenti. Canto molto anche sotto la doccia, e mi piace lavorare sulla mia voce. Credo che cantare sia un ottimo modo di esprimersi, e dà una soddisfazione unica. Molte persone non lo fanno mai, doccia a parte. C'è una specie di blocco al canto liberatorio, e lo noto in tutti ormai. A volte sento la mia vicina di casa cantare, ma non è mai in modo spontaneo, genuino. I primi tempi in Francia li ho passati in piena campagna, senza vicini, ed è lì che ho imparato a cantare, a conoscere la mia voce. Non avevo vicini che potessero lamentarsi e cose così, è stato fondamentale. È un'ottima terapia, consiglio sempre alle persone di dedicarsi a qualcosa di creativo quando sono in momenti di depressione. Con i Third Eye Foundation è ancora diverso, il computer agevola fino a un certo punto. Magari ho un'idea, e quando la metto giù al computer cambia totalmente e diventa un'altra cosa. È bellissimo che sia così, faccio un sacco affidamento alla componente caotica e casuale durante la composizione.Cosa ti ha influenzato musicalmente, agli inizi?
Dove sono cresciuto, a Bristol, ai tempi stava nascendo il trip-hop e la jungle. Ho fatto quello che hanno fatto praticamente tutti i musicisti miei coetanei, cioè nascondere le mie sensazioni dietro a muri di suono e noise sperimentale, senza esprimerle mai apertamente. Lavoravo anche in un negozio di dischi usati e avevamo una sezione dub immensa, ma anche una jazz. Da molto giovane quindi mi ascoltavo un sacco di Sun Ra, John Coltrane ma anche Aphex Twin, Squarepusher… queste cose qui. I 3EF sono nati perché provavo a fare jungle ma non ci riuscivo, perciò ho iniziato a farlo a modo mio. Credo sia per questo che all'epoca suonava così particolare, perché partivo dagli errori. Oltretutto facevo field recording e campionavo molta musica da tutto il mondo, mi piaceva in particolare quella vietnamita. Inserivo delle parti così come erano nelle canzoni originali, e funzionava. Non mi sono mai piaciuti i synth, anche se so che di questi tempi sono utilissimi. Non ci sono mai entrato in confidenza, mi suonano sempre un po' troppo stucchevoli, anche se ho delle eccezioni. Mono/Poly per dire ha un modo tutto suo di suonare con i synth, riesce a piacermi anche se cheesy. Lo apprezzo negli altri ma se dovessi essere io a farlo non mi ci vedrei. È per questo che non uso sintetizzatori. Invece mi piace prendere le voci di cantanti liriche e rallentarle, tanto da trasformarle in qualcosa di più intimo, come se ne uscisse un'anima. Questo arricchisce la produzione elettronica, ed è uno dei motivi per cui c'è una componente molto emotiva nella musica dei 3EF, e secondo me è una ricchezza. "Rubavo" le emozioni altrui e le riassemblavo in una forma nuova.Vedo che dai molto peso alla coscienza politica, specie sui social. È un aspetto che apprezzo molto, e in generale credo che arte e musica debbano essere considerati strumenti di resistenza.
Sì, dobbiamo farlo, è indispensabile. Vedo il socialismo morire ovunque, prima di tutto in Inghilterra, poi in Spagna, Portogallo, e pure qui in Francia. Mi si spezza il cuore ogni volta. Sono anarchico, neanche socialista, ma se dovessi scegliere tra socialismo e qualsiasi altra forma di conservatorismo/corporativismo o fascismo, sceglierei il primo ovviamente. Questo perché è un sistema che riuscirebbe a garantire a tutti una vita dignitosa, per come la vedo io. Sono molto fortunato a fare quello che faccio, e tutti dovrebbero avere il diritto di gestire la propria vita come meglio credono. Il governo dovrebbe essere presente e aiutarci attivamente a realizzare le nostre ambizioni, senza l'angoscia di sapere che sarà impossibile in partenza. Quando ero piccolo dicevo che avrei voluto diventare un musicista, e tutti mi rispondevano che era una prospettiva non realistica. Tantissime persone vogliono fare i musicisti, e non tutti ci riescono in effetti. È molto difficile guadagnarsi da vivere così, ma è possibile. Magari diventa sempre più dura, ma si può comunque fare. Il governo dovrebbe semplicemente aiutare la gente a farlo.Le Pen, qui in Francia, fa appello alla naturale predisposizione al razzismo e alla xenofobia di certa gente, e la condisce con una retorica socialista. "Aiutiamo la gente, ma solo i francesi." Non è esattamente socialismo, questo. Il socialismo aiuta tutti quelli che hanno bisogno di aiuto. Fa molta paura l'ascesa del Front National; non voglio vivere in un paese fascista, quando sembrava dovessero vincere ho riflettuto molto sull'andarmene da qui. In realtà attualmente nelle strade si stanno riversando tutti i giovani delusi dal socialismo, perché è evidente che c'è qualcosa che non va. Esistono ancora i veri socialisti, ma sono disillusi da tutto ciò che li circonda. Vedremo cosa accadrà l'anno prossimo con le elezioni, e spero che il Front National perda, ovviamente.Tracklist:01. Laura Cannell: Cantiga
02. Directorsound: Serpent in the jaws of October
03. Flying Lotus: Coronus the terminator
04. Mount Kimbie: Fifty mile view
05. Mono/poly: Glow
06. Whatnauts: I'll Erase your Pain
07. Electric Wire Hustle: Again (Scratch 22 Remix)
08. Omar Khorsid: Guitar El Chark
09. Andy Stott: Numb
10. Sepalcure: Breezin
11. Tappa Zukie: Jah is I Guidin Star
12. Sultana Yousseff: Khouthni Bthemmetak
Darkstar: Need You
Manyfingers: It's All Become Hysterical
Bracken: We cut the tapes and scatter (Remote Viewer remix)
Nino Rota: Canzone Appassionata
Directorsound: Dreams of DonnybrookLe date del tour estivo di Matt Elliott sono:02/07 Galzignano (Padova) - Just Like Heaven c/o Anfiteatro del Venda
03/07 Parma - Buuio
04/07 Ancona - private concert
06/07 Florence - Estate a San Salvi c/o Chille de la Balanza
07/07 Pesaro / Fano In6ore c/o BagnAcciuga Ristoro
08/07 Milan - LoFi
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Matt: Sì, in realtà ho da poco iniziato a registrare un album come Third Eye Foundation. Non so ancora quando sarà finito, forse a fine di quest'anno. È molto dubby, un po' una continuazione di Little Lost Souls, ma con altre venature… vedremo. Sto lavorando in modo diverso rispetto al passato.Cosa ascolti ultimamente?
Cose molto a caso. L'ultimo album che ho comprato è di Laura Cannell, una musicista dal sound molto medievale, con violoncello e strumenti del genere. Alnche Flying Lotus e Mono/Poly mi piacciono molto. Faccio un sacco di djing in questo periodo, qui a Nancy, per divertimento. Metto elettronica strana, sempre vicina alla dub.Usi il tuo nome quando fai il dj?
Sì. Suono in piccoli bar qui in città, a volte faccio trasferte. Andiamo, ci ubriachiamo e droghiamo e suoniamo. È bello.Direi di sì. Parlami del rapporto che hai con la Francia, tua terra adottiva da quindici anni.
È difficile da spiegare. Probabilmente se fossi rimasto a Bristol non sarei riuscito a fare la musica che sto facendo ora. Ovviamente vivere in Francia mi condiziona in un modo anche un po' impossibile da definire o capire, so solo che quando vado in Inghilterra e sono costretto ad ascoltare i discorsi della gente in giro, è davvero tremendo. Mi esaurisce. Qui in Francia, quando cammino, mi impongo di non stare ad ascoltare cosa dice la gente e ci riesco. Capisco il francese, ma è proprio una scelta che faccio. Questo vuol dire che riesco a concentrarmi appieno ai miei pensieri, senza influenze esterne. Quello che dicono gli altri mi si schianta nel cervello e lo trovo molto stancante. Non so se hai mai vissuto in un altro paese nella tua vita, ma credo che sia un'esperienza che tutti dovrebbero fare a un certo punto nella vita.
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Ti fa rianalizzare ogni aspetto della tua cultura che magari prima d'ora non avevi mai notato. Ti insegna a interagire con le persone in modi completamente nuovi. Alcuni odiano che sia inglese, altri lo amano, ma è un bene a volte starsene per conto proprio. Io amo molto stare da solo, e non parlo in termini sentimentali. Credo che sia importante starsene per conto proprio, senza cercare in continuazione la compagnia della gente per non pensare a cose più profonde. È giusto sentirsi soli e infelici, a volte. È giusto anche stare bene ovviamente, ma se sono da solo non mi piango addosso.Perché dici che molti odiano il fatto che tu sia inglese?
In tutti i paesi la gente è molto sospettosa nei confronti degli stranieri, per tanti motivi. Gli umani in generale amano giudicare, e non parlo solo degli inglesi, è così ovunque. Succede anche mentre cammini per strada, non importa di che nazionalità tu sia, i giudizi e pregiudizi su di te sono già stati scritti. A me non frega nulla, e anzi, in qualche modo fortifica la mia figura di outsider. Mi sono sempre sentito così, non in un senso elitario, è solo che molto spesso non riesco a stare dietro ai processi umani.Non hai legami territoriali particolarmente forti, insomma.
Esatto. Non ho neanche attaccamenti spirituali, non sono cristiano, sono inglese ma non mi importa dell'Inghilterra. Bill Hicks una volta ha detto: "Lo stato in cui sei nato è solo il posto in cui i tuoi genitori hanno scopato," ed è quello che credo anch'io.
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Lavoro molto con Chapelier Fou, un artista della mia etichetta molto talentuoso che fa elettronica. Siamo amici ma non mi considero lo stesso parte di una scena. Non parlo tanto, e non sempre sono in contatto con gente, va a momenti, ma sono comunque aperto alle collaborazioni. Con Matt Elliott continuerò a fare cose dal vivo. Ho sempre una chitarra con me e suono almeno quattro ore al giorno. Ho sperimentato nuovi modi di comporre, perché inizialmente ci mettevo mesi, anche anni, a scrivere una canzone. Adesso ne scrivo una al giorno, a volte mi ci vuole un'ora, a volte mezza, a volte venti minuti, cambia sempre. Ovviamente molte di queste sono orribili, ma altre sono davvero belle. Magari non le registro, ma intanto so che sono venute bene.Hai uno studio?
Non proprio, ma ho comunque la strumentazione per registrare. Per i Third Eye Foundation è un po' più impegnativo perché devo usare il computer, e mi piace molto, ma invecchiando ho capito che è molto più gratificante la chitarra. È il mio strumento, non posso dire altrimenti. Canto molto anche sotto la doccia, e mi piace lavorare sulla mia voce. Credo che cantare sia un ottimo modo di esprimersi, e dà una soddisfazione unica. Molte persone non lo fanno mai, doccia a parte. C'è una specie di blocco al canto liberatorio, e lo noto in tutti ormai. A volte sento la mia vicina di casa cantare, ma non è mai in modo spontaneo, genuino. I primi tempi in Francia li ho passati in piena campagna, senza vicini, ed è lì che ho imparato a cantare, a conoscere la mia voce. Non avevo vicini che potessero lamentarsi e cose così, è stato fondamentale. È un'ottima terapia, consiglio sempre alle persone di dedicarsi a qualcosa di creativo quando sono in momenti di depressione. Con i Third Eye Foundation è ancora diverso, il computer agevola fino a un certo punto. Magari ho un'idea, e quando la metto giù al computer cambia totalmente e diventa un'altra cosa. È bellissimo che sia così, faccio un sacco affidamento alla componente caotica e casuale durante la composizione.
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Dove sono cresciuto, a Bristol, ai tempi stava nascendo il trip-hop e la jungle. Ho fatto quello che hanno fatto praticamente tutti i musicisti miei coetanei, cioè nascondere le mie sensazioni dietro a muri di suono e noise sperimentale, senza esprimerle mai apertamente. Lavoravo anche in un negozio di dischi usati e avevamo una sezione dub immensa, ma anche una jazz. Da molto giovane quindi mi ascoltavo un sacco di Sun Ra, John Coltrane ma anche Aphex Twin, Squarepusher… queste cose qui. I 3EF sono nati perché provavo a fare jungle ma non ci riuscivo, perciò ho iniziato a farlo a modo mio. Credo sia per questo che all'epoca suonava così particolare, perché partivo dagli errori. Oltretutto facevo field recording e campionavo molta musica da tutto il mondo, mi piaceva in particolare quella vietnamita. Inserivo delle parti così come erano nelle canzoni originali, e funzionava. Non mi sono mai piaciuti i synth, anche se so che di questi tempi sono utilissimi. Non ci sono mai entrato in confidenza, mi suonano sempre un po' troppo stucchevoli, anche se ho delle eccezioni. Mono/Poly per dire ha un modo tutto suo di suonare con i synth, riesce a piacermi anche se cheesy. Lo apprezzo negli altri ma se dovessi essere io a farlo non mi ci vedrei. È per questo che non uso sintetizzatori. Invece mi piace prendere le voci di cantanti liriche e rallentarle, tanto da trasformarle in qualcosa di più intimo, come se ne uscisse un'anima. Questo arricchisce la produzione elettronica, ed è uno dei motivi per cui c'è una componente molto emotiva nella musica dei 3EF, e secondo me è una ricchezza. "Rubavo" le emozioni altrui e le riassemblavo in una forma nuova.
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Sì, dobbiamo farlo, è indispensabile. Vedo il socialismo morire ovunque, prima di tutto in Inghilterra, poi in Spagna, Portogallo, e pure qui in Francia. Mi si spezza il cuore ogni volta. Sono anarchico, neanche socialista, ma se dovessi scegliere tra socialismo e qualsiasi altra forma di conservatorismo/corporativismo o fascismo, sceglierei il primo ovviamente. Questo perché è un sistema che riuscirebbe a garantire a tutti una vita dignitosa, per come la vedo io. Sono molto fortunato a fare quello che faccio, e tutti dovrebbero avere il diritto di gestire la propria vita come meglio credono. Il governo dovrebbe essere presente e aiutarci attivamente a realizzare le nostre ambizioni, senza l'angoscia di sapere che sarà impossibile in partenza. Quando ero piccolo dicevo che avrei voluto diventare un musicista, e tutti mi rispondevano che era una prospettiva non realistica. Tantissime persone vogliono fare i musicisti, e non tutti ci riescono in effetti. È molto difficile guadagnarsi da vivere così, ma è possibile. Magari diventa sempre più dura, ma si può comunque fare. Il governo dovrebbe semplicemente aiutare la gente a farlo.Le Pen, qui in Francia, fa appello alla naturale predisposizione al razzismo e alla xenofobia di certa gente, e la condisce con una retorica socialista. "Aiutiamo la gente, ma solo i francesi." Non è esattamente socialismo, questo. Il socialismo aiuta tutti quelli che hanno bisogno di aiuto. Fa molta paura l'ascesa del Front National; non voglio vivere in un paese fascista, quando sembrava dovessero vincere ho riflettuto molto sull'andarmene da qui. In realtà attualmente nelle strade si stanno riversando tutti i giovani delusi dal socialismo, perché è evidente che c'è qualcosa che non va. Esistono ancora i veri socialisti, ma sono disillusi da tutto ciò che li circonda. Vedremo cosa accadrà l'anno prossimo con le elezioni, e spero che il Front National perda, ovviamente.Tracklist:01. Laura Cannell: Cantiga
02. Directorsound: Serpent in the jaws of October
03. Flying Lotus: Coronus the terminator
04. Mount Kimbie: Fifty mile view
05. Mono/poly: Glow
06. Whatnauts: I'll Erase your Pain
07. Electric Wire Hustle: Again (Scratch 22 Remix)
08. Omar Khorsid: Guitar El Chark
09. Andy Stott: Numb
10. Sepalcure: Breezin
11. Tappa Zukie: Jah is I Guidin Star
12. Sultana Yousseff: Khouthni Bthemmetak
Darkstar: Need You
Manyfingers: It's All Become Hysterical
Bracken: We cut the tapes and scatter (Remote Viewer remix)
Nino Rota: Canzone Appassionata
Directorsound: Dreams of DonnybrookLe date del tour estivo di Matt Elliott sono:02/07 Galzignano (Padova) - Just Like Heaven c/o Anfiteatro del Venda
03/07 Parma - Buuio
04/07 Ancona - private concert
06/07 Florence - Estate a San Salvi c/o Chille de la Balanza
07/07 Pesaro / Fano In6ore c/o BagnAcciuga Ristoro
08/07 Milan - LoFi
