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Music by VICE

Come farti pagare se sei un DJ

Abbiamo chiesto consigli ai DJ famosi per chi tenta di intraprendere questa carriera piena di incapaci, stronzi e concorrenza.

di VICE Staff
26 agosto 2015, 10:03am



Essere pagati per il proprio lavoro è una cosa sensata, no? Voglio dire, è il modo in cui il lavoro procede da secoli e secoli: un prodotto o un servizio vengono acquistati in cambio di denaro. È una cosa che ha senso. Il volontariato va bene per il karma, ma per il clima economico in cui viviamo oggi potrebbe non essere una buona idea, e comunque non potete pagarci le sneakers con il volontariato.

Quindi — e non vogliamo fare un salto idelogico enorme — perché fare il DJ dovrebbe essere diverso? Perché i DJ più giovani, o con poca esperienza, dovrebbero lavorare gratis? Ognuno merita di essere ricompensato per i propri sforzi. Tuttavia, sappiamo quanto sia complicato parlare di soldi e, a volta, chiedere dei soldi è un bel dito nel culo. Con questa idea in testa, abbiamo chiesto consigli a un po' di DJ affermati per capire quali siano i consigli migliori per gli emergenti. Abbiamo scoperto un sacco di cose che, speriamo, potranno anche essere utili a qualcuno tra di voi.

RUSHMORE

Matt Thomas ha fondato la label Trax Couture ed è a capo di House of Trax, una serie di serate che sono tra le più innovative e futuristiche della scena londinese.

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Sono stato pagato fin dalla mia prima serata, ma non per tutte le successive. Non c'è una regola precisa che attesta quanto ti pagheranno per fare il DJ, molto dipende anche dal tipo di evento, ma generalmente bisogna darci dentro per avere qualcosa in cambio. Oggi chiunque è in grado di fare il DJ e quindi bisogna dimostrare di meritarsi i propri gradi per poter parlare, far capire agli altri perché sei meglio del ragazzo che siede di fianco a te sull'autobus, il che incoraggia anche una sana competizione.

Anche se bisognerebbe valutare caso per caso, sostanzialmente più vi impelagate nelle discussioni sui soldi e più dovrete aspettare per essere pagati il giusto. Un primo punto scontato ma fondamentale è essere sicuri di se stessi e non aver paura di rifiutare una data, a volte. A parte questo, non c'è alcun motivo per diventare degli stronzi presuntuosi solo perché avete ribaltato il dancefloor un paio di volte, dovete faticare molto più di così.

Al momento io lavoro con il mio agente, il che significa che c'è una cifra minima da pagare ed è lui a comunicarla agli organizzatori, il che è un bene perché mi toglie di dosso un grande quantitativo di stress. Comunque ci sono modi e occasioni da sfruttare, a volte, che non riguardano solo i soldi. Ogni tanto può valere la pena di rinunciare a qualcosa se il posto e l'atmosfera sono davvero stimolanti. Prima che avessi un agente cercavo semplicemente di costruire un prezzo realistico basandomi sulle mie esperienze passate e sui cachet di quel livello, cercando di valutare se il mio profilo e la mia fama come DJ, fossero cresciuti nell'arco degli ultimi sei mesi e se fosse corretto da parte mia aspettarmi di essere pagato un po' di più.

Sai, nessuno ha mai cercato di fregarmi i soldi, toccando ferro, MA ci sono state situazioni in cui la serata è andata una merda ed era davvero straziante andare a ritirare la mia parte per una festa fallimentare. Mi sentivo triste per il promoter, ma quello è il suo lavoro, è una sua responsabilità, è lui che deve preoccuparsi di coprire i costi con i ricavi. Se qualcosa va storto, nella maggior parte dei casi la colpa non è del DJ.

In termini generali ormai cerco di non suonare più gratis, ma se c'è un'offerta per qualche party malato o un'occasione veramente stimolante, posso anche sbattermene. Non che succeda molto spesso, in ogni caso.

MARCEL VOGEL

Forse conoscete Marcel Vogel per il suo ruolo di capoccia nella label col nome più malato di sempre: Lumberjacks From Hell. Il ragazzo è specializzato in sonorità disco houseggianti, ed è uno dei DJ più quotati nella sua nicchia.

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Innanzitutto credo che andare a suonare in giro sia una buona palestra. Ti esponi, nel senso che devi fronteggiare un pubblico e, allo stesso tempo, ti fai conoscere. Non impari a fare il DJ nella tua cameretta, lì puoi imparare a conoscere la tua musica e a fare alcuni trucchi tecnici, ma leggere chi hai davanti e connetterti con loro è tutta un'altra cosa, e lo impari solo se hai qualcuno con cui confrontarti. Un vero DJ suona per soddisfare il proprio pubblico, per sentire che lui e il dancefloor sono un tutt'uno, solo così si gasano.

E poi ovviamente c'è la parte più pragmatica: perché questo diventi un vero lavoro c'è bisogno che sia retribuito. Se si tratta di una festa tra amici o di un posto piccolo e speciale si può chiudere un occhio, chissene. Non si fa questo lavoro principalmente per i soldi, si fa perché il piacere più grande è stare dietro a una consolle. Ma se non sei un coglione non permetti che ti sfruttino, perché più sei bravo più sei un valore aggiunto per qualsiasi posto o organizzazione che decida di ospitarti, e generi un ritorno economico di cui è giusto che tu percepisca una parte. E più vali artisticamente, più, ovviamente, meriti che questo valore sia quantificato in soldoni.

Il mio consiglio è di assicurarti di avere a che fare con gente ok, con persone oneste e sensate a cui non interessa di guadagnare cinquanta euro in più per toglierli a te. Se qualcuno sembra volerti fregare, mandalo subito a fanculo, non è molto più complicato di così. Quando inizi a girare, troverai che alcuni posti sono una merda per suonare: hanno un soundsystem orribile, i promoter non lavorano bene, non c'è pubblico, devi startene relegato dietro al bancone del bar, non hanno monitor o hanno un monitor del cazzo. Ecco, posti del genere dovrebbero compensare le proprie mancanze alzando il cachet del DJ, perché in quel caso stai lavorando davvero, nel senso che non è possibile che tu te la goda. Da giovane ho suonato in bar che mi davano 30 euro a botta, e nemmeno mi sentivo troppo inculato, dato che stavo iniziando e con quei soldi ci compravo altri dischi che aumentavano il mio valore.

Un'altra cosa fondamentale è crearti un pubblico che ti segua, perché se porti una cinquantina di persone in un locale il tuo cachet dev'essere almeno di 5/10 sacchi a persona, il che significa che almeno guadagni qualcosa.

L'ultimo consiglio è: non fatevi mai accecare dai soldi, ma dalla passione sì.

MURKAGE DAVE

David Lewis è uno dei DJ più quotati di Manchester. È a capo della crew Murkage e da poco si è unito a Mike Skinner e i due hanno formato il collettivo Tonga.

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Ho iniziato con le feste in casa, non prendevo nemmeno la cosa troppo seriamente, quindi non mi preoccupavo del tornaconto economico. La prima volta che sono stato pagato realmente è stato quando ho iniziato a far feste sotto il nome di Murkage e mi sono auto-compensato.

Non c'è una regola precisa per ricevere un compenso, quando inizi. C'è da soppesare la cosa ad ogni serata, tutto dipende dalle opportunità che una data ti offre a discapito dello sforzo che ci metti. Dipende anche dalla scena in cui sei inserito, che ha sempre delle regole non scritte che, certo, a volte puoi ignorare se credi che ti facciano gioco sulla lunga distanza.

Diciamo che mi prefiguro sempre il cachet minimo che vorrei ottenere, ma dipende anche dal tipo di show in cui suonerò. Però non siate completamente pessimisti nei riguardi dei promoter, a volte se chiedete loro quanto vi pagherebbero le loro risposte vi sorprenderanno.

Onestamente, mi fa un po' cagare l'idea di suonare gratis, a questo punto della mia carriera, ma, ripeto, dipende tutto dal contesto. È ovvio che se Kanye mi chiede di suonare gratis alla sua festa di compleanno forse ci penso due volte a rimbalzarlo.

UN DJ ANONIMO

Questo DJ non ha voluto rivelare la propria identità, anche se è stato molto contento di fornirci i propri consigli. Tutto quello che vi possiamo dire è che si tratta di un pezzo grosso e che forse merita la vostra attenzione.

Mi hanno subito pagato per fare il DJ, dato che ero già conosciuto per il mio lavoro di vocalist e per il gruppo di cui facevo parte. Se la gente ti conosce, è tutto molto semplice, dato che hai un pubblico che ti segue e quindi una base di gente che verrà a sentirti e darà soldi alla serata in cui suonerai. E se sei conosciuto ti pagano anche se dietro la consolle sei una sega. Lo so, è un mondo di merda, ma questa falla del sistema giocava a mio favore, quindi sarei stato scemo a non approfittarne. Nel frattempo, fortunatamente per tutti, ho imparato davvero a fare il DJ, perché mi sentivo una merda a non meritarmi i soldi che mi davano. Mi pagavano più di gente che si sbatteva da anni ed era molto meglio di me. In un certo senso stavo vivendo di rendita di tutto il lavoro che avevo fatto precedentemente, quando iniziai a fare il rapper nove anni prima, e lì sì che mi pagavano poco o nulla, almeno nei primi due anni.

Le cose non saranno mai facili, non avrete tutto e subito, ma forse il mio consiglio è di iniziare con una residency: suonando in un bar una volta alla settimana o una volta ogni due settimane. In questo modo, anche se siete poco conosciuti, si tratta indubbiamente di un lavoro vero e lì dovete essere pagati sia che vengano tremila persone sia che non venga nessuno. Se siete bravi, la gente inizierà a tornare per voi, e poi inizierà a seguirvi anche quando vi sposterete, ed è in quel momento che capirete che vi meritate dei soldi veri.

Anche io a volte sono stato inculato, specie quando non avevo un agente. Ora non mi succede più, soprattutto perché ci sono sempre contratti di mezzo e non vuoi non rispettare un contratto. A volte ci mettono una vita a pagarti, ma se entri in un'agenzia booking vedrai che nessuno vorrà più fregarti, almeno se non sono scemi e vogliono, in futuro, prendere qualcun altro dalla stessa agenzia. Un'altra storia è quando i promoter che ti devono dei soldi diventano invisibili e scompaiono per sempre. Quelli sono dei pezzi di merda che è quasi impossibile evitare, tipo pestare una merda vera per strada.

E poi ci sono le feste dei tuoi amici o di gente che ti piace tanto e che fa qualcosa di davvero figo, quindi la tua prestazione è o un regalo o un aiuto che date senza voler nulla in cambio se non il piacere di stare lì e far ballare a modino. Molto meglio suonare divertendosi per gente che si merita i vostri sforzi, anche se non portate a casa un euro (ma forse qualche fan) piuttosto che suonare a una festa di merda con due persone davanti o un pubblico che sembra avere le orecchie nel culo e vi farà solo prendere male.

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