Scott Carlson ha studiato i serial killer per entrare nei Church Of Misery

E ha scoperto che la saponificatrice di Correggio era una "pazza fottuta".
03 marzo 2016, 9:56am

Quando il bassista e fondatore dei Church Of Misery Tatsu Mikami si è trovato improvvisamente senza band nel 2014, il veterano del doom non ha convocato altri musicisti giapponesi come aveva fatto in passato. Dopo essersi consultato con il suo amico Lee Dorrian della Rise Above Records, che pubblica i suoi dischi, ha deciso di guardare all'America. Il risultato è che il sesto album dei Church Of Misery, And Then There Were None, vede alla batteria Eric Little degli Earthride, alla chitarra Dave "Depraved" Szulkin dei Blood Farmers e—forse il più sorprendente di tutti—il frontman dei Repulsion Scott Carlson alla voce.

In effetti, Carlson sembra anche il più sorpreso di tutti. "Di tutte le band con cui pensavo sarebbe stato figo lavorare, non mi sarei mai aspettato di essere chiamato nei Church Of Misery", ci racconta quando lo andiamo a trovare nel suo appartamento di Los Angeles. "È un po' quello che ha reso il tutto una figata. Non era uno dei miei amici a chiedermi di provare qualcosa—è questo tizio dal Giappone che ho incontrato appena un paio di volte. È stata una cosa tanto inaspettata che ho pensato che sarebbe stata una bomba".

Vale la pena ricordare che Carlson non scrive liriche né canta su un intero album da Horrified dei Repulsion, una pietra miliare del metal estremo che si può dire abbia inventato il death metal e il grindcore in un unico colpo di mazza chiodata, che fu registrato nel 1986. Su And Then There Were None, Carlson ha sposato la tradizione dei Church Of Misery di scrivere esclusivamente canzoni che parlino di serial killer. Mikami ha suggerito candidati maturi come il medico inglese Harold Shipman, che nei primi anni Duemila è stato trovato colpevole dell'omicidio di quindici pazienti, e un altro inglese, John George Haigh, a.k.a. "Acid Bath Killer", che si disfava dei corpi delle proprie vittime in una vasca di acido solforico negli anni Quaranta. Ma Carlson ha anche portato avanti delle ricerche in autonomia, dalle quali sono emersi svariati assassini degni di nota—tra cui la "nostrana" Leonarda Cianciulli, la saponificatrice di Correggio.

Noisey: Come sei finito su un album dei Church Of Misery?
Scott Carlson: Avevo incontrato Tatsu in diverse occasioni, abbiamo passato un paio di serate assieme. Mentre stava scrivendo questo album, il resto della band lo ha abbandonato, e in qualche modo il mio nome è venuto fuori parlando con Lee Dorrian di potenziali cantanti. Lee ha pensato che fosse una buona idea, così mi hanno contattato e mi hanno chiesto se mi andava di cantare e scrivere i testi per un nuovo album. Visto che era passato un bel po' di tempo dall'ultima volta che avevo scritto un intero album di testi—e cantato su un intero album—ho pensato di accettare la sfida. Adoro la musica dei Church Of Misery, per cui ero davvero carico fin dall'inizio.

Tatsu ti ha mai detto perché abbia scelto proprio te?
No. Ha solo detto che gli piace come canto. Gli piacevano i Death Breath e i Repulsion, per cui ha semplicemente detto: "Fa' quello che sai fare". Ho dovuto pensare bene a come far funzionare il mio stile con delle canzoni lente, perché sono abituato a urlare su brevi stacchi veloci. I Church Of Misery sono un po' diversi dal death metal perché devi tenere le note un po' più a lungo. Ma a parte quello, è sempre la stessa cosa.

Tutte le canzoni dei Church Of Misery parlano di serial killer, e tu ovviamente sapevi questa cosa dall'inizio. Ti piaceva come idea?
A dir la verità, no. Ma quando ho cominciato a fare ricerche, mi sono lasciato ispirare. L'idea di scrivere canzoni su mostri reali e abominevoli atti di violenza non mi attirava molto. Ma una volta che ho cominciato a vederla più da un punto di vista psicologico, ci sono entrato dentro di più. Per cui ho chiesto a Tatsu una lista di killer che avesse già coperto, e tutte le superstar erano già state spuntate, come Son of Sam e H.H. Holmes. Naturalmente ogni assassinio è una brutta cosa, ma l'unica cosa di cui non volevo assolutamente scrivere erano molestatori di donne o bambini o cose del genere. Volevo trovare gente che avesse casi interessanti, o un dettaglio che rendesse la solita storia di serial killer più interessante. E in qualche caso l'ho trovato, insieme a serial killer per cui Tatsu era contentissimo di avere finalmente una canzone, come John Haigh, l'"Acid Bath Killer". Tatsu aveva già in mente di mettere una sua foto in copertina.

Quali sono gli assassini che hai scoperto tu?
John Bender e la sua famiglia. C'è un film [I Crudeli di Sergio Corbucci, del 1967] liberamente ispirato a questa storia. C'era una famiglia di assassini nel vecchio West che non veniva mai sospettata di nulla perché viveva sul Massacre Trail, il sentiero dei massacri, dove un sacco di gente veniva ammazzata dagli indiani. La gente si presentava alla capanna dei Bender indagando sulla gente scomparsa e loro dicevano tipo "Devono averli beccati gli indiani!". Avevano una bella figlia che faceva la cartomante, per cui attirava gli uomini dentro casa. Avevano una sedia al tavolo da pranzo proprio sopra una botola. Per cui dopo che la figlia li aveva attirati in casa, il fratello gli dava una gran botta in testa e poi li buttavano dentro a questa fossa sotto la casa. Poi li smembravano e seppellivano i resti nel loro meleto.

Harold Shipman è un altro killer raccomandato da Tatsu…
Esatto. È un personaggio un po' tipo Jack Kevorkian—solo che le sue vittime non volevano morire. Quello è stato un altro caso interessante. Se ti informi un po' su queste cose, è pazzesco quanti "angeli della morte" ci sono, questa gente che si arroga il diritto di porre fine alle sofferenze dei malati terminali e cose così. Ci sono un casino di storie di infermiere assassine. È abbastanza assurdo quanto la gente dedichi la vita ad assistere i malati e poi finisca per distorcere quel concetto e trasformarlo in "Questa persona sta soffrendo, per cui le toglierò la vita".

Clementine Barnabet è un'altra molto interessante scovata da te—una serial killer donna e di colore.
Già, era un'adolescente nera della Louisiana che faceva parte di una setta, nei primi del Novecento, che predicava che si potesse raggiungere l'immortalità assassinando famiglie da cinque componenti. Aveva tipo diciassette anni. La canzone si chiama "Hallowed Axe" e si trova sul 7" allegato alla versione in vinile "die hard" dell'album. Ma non è l'unica donna a cui abbiamo dedicato una canzone sul disco.

Leonarda Cianciulli è l'altra.
Era una donna italiana a cui una cartomante aveva predetto che i suoi figli avrebbero sofferto e sarebbero morti tutti giovani. Per cui lei si fissò che l'unico modo per salvare i propri figli fosse fare dei sacrifici umani. Siamo negli anni Quaranta. Per cui cominciò a invitare i propri amici a farsi predire il futuro a casa sua. Li uccideva, li faceva a pezzi con un'accetta e poi li faceva bollire per fare sapone e torte con il loro grasso. Era una pazza fottuta. La canzone è "Confessions of an Embittered Soul".

È interessante che ci siano due canzoni che parlano di donne che usano la chiaroveggenza per attirare le proprie vittime.
Be', è anche come ho condotto la ricerca. Ho cominciato a cercare donne, minoranze e persone straniere perché le trovo più interessanti. Ci sono un sacco di maschi bianchi americani serial killer, e sembrano essere un po' le superstar del campo. Ce ne sono anche un po' di inglesi, ma, per la maggior parte, i maschi bianchi americani sembrano andare per la maggiore nel mercato degli psicopatici assassini.

Del resto vanno per la maggiore in quasi tutto.
[Ride] Qualunque cosa abbia a che fare con la sofferenza di minoranze o delle donne, loro ce l'hanno ben coperto. Per cui, sì, cercare serial killer donne era più interessante. Cercavo cose così, e gente che avesse moventi soprannaturali dietro ai propri delitti, perché quella è la roba che mi affascina di più. Quelli sono i testi con cui mi sono divertito di più.

Di chi parla “River Demon”?
Quella parla di Arthur Shawcross, che tornò dal Vietnam pensando di essere rimasto là. Era paranoico e aveva flashback in continuazione e si lanciò in una serie di assassini pazzesca. Un'altra idea di Tatsu.

Come hai già detto, questo è il primo album intero su cui lavori dai tempi di Horrified dei Repulsion. Ti sei sentito arrugginito?

Dal punto di vista della voce, sono abituato a sentirmi arrugginito perché con i Repulsion suoniamo soltanto cinque o sei volte all'anno e di solito prima facciamo appena un paio di prove, per cui non faccio mai in tempo ad allenare la voce come si deve. Per cui la prima session per l'album è stata un po' problematica. Ma poi mi sono preso qualche giorno ed è diventato sempre più facile. Ne avevo davvero voglia, comunque, perché non lo facevo da tantissimo tempo. E mi sono divertito molto. Bruce Duff, il tecnico con cui ho registrato, non viene proprio dal mondo della musica estrema—il che è stato fico perché mi ha spinto a provare alcune cose che altrimenti non avrei provato.

E dal punto di vista dei testi?
Subito dopo aver detto sì al progetto, ho pensato: "Oh cacchio, spero di farcela ancora". Perché era una cosa automatica: ai tempi dei Repulsion, mi veniva in mente un riff e ci scrivevo il testo sopra pochi secondi dopo. E questo processo mi ha ricordato che posso ancora farcela. Mi ha rimesso sulla strada della creatività, il che è una bella cosa, perché adesso ho voglia di fare qualcos'altro.

Tatsu parla inglese molto meglio di quanto noi parliamo giapponese, ma avete avuto comunque difficoltà con la lingua o per il fatto che lui vive dall'altra parte del mondo?
No. All'inizio gli ho scritto: "ok, dobbiamo trovarci e parlarne e discutere di queste idee". Ma lui mi ha solo detto "Non c'è bisogno, fa' quello che vuoi". In un certo senso questo mi ha fatto anche più paura, perché mi sono ritrovato con libertà totale, nessun indirizzo, e tutta la responsabilità era mia. Se il cantato o i testi fanno schifo, è colpa mia. Ho già lavorato in quel modo con Nicke Andersson nei Death Breath, ma lì era diverso perché lui mi aveva fornito i testi di quasi tutte le canzoni e in alcuni casi mi aveva anche fornito una traccia di voce guida per farmi capire dove mettere il cantato. In questo caso, ho dovuto chiedere a Tatsu dove voleva la voce perché non volevo cantare sopra una parte che gli sarebbe servita come introduzione o su cui avrebbe voluto mettere un assolo—perché i primi demo non avevano gli assoli. Per cui mi ha mandato qualche appunto su dove pensava andassero le strofe e i ritornelli.

A parte Tatsu, non hai incontrato gli altri che suonano sull'album.
Non di persona, no. Ci ho solo parlato via email. Gli ho mandato una lettera di complimenti dopo che Tatsu mi aveva inviato le strumentali finite, perché i ragazzi hanno suonato da dio. Ho sempre visto i Church Of Misery come un gruppo punk—ovviamente fanno doom, ma hanno anche sempre suonato con un'attitudine e un'aggressività tipicamente punk. Quest'album è molto più bluesy e incentrato sui riff. È molto più alla Sabbath, e penso che molto del merito vada ai ragazzi.

Avete parlato di andare in tour o suonare a qualche festival con questa lineup?
Non ancora. Tatsu mi ha chiesto alcuni mesi fa se ero disponibile ad andare in tour, ma non ne abbiamo ancora parlato per bene. Non ho idea di che piani abbia. Non so se chiederà a noi o se ha già altre persone in attesa. Ovviamente, lui vive in Giappone per cui gli farebbe comodo avere una band in Giappone con cui provare e andare in tour. Per quanto mi riguarda, David, Eric e io siamo solo collaboratori esterni. Lo abbiamo aiutato a finire questo disco. Non siamo membri del gruppo. È la band di Tatsu. Per cui spero la gente lo capisca e continui a seguirlo.

Ordina And Then There Were None sul sito di Rise Above Records.

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