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Music by VICE

Piantatela di chiedere gli orari delle serate

Quando andate a ballare dovreste astrarvi del tempo, non esserne ossessionati.

di Oswald Jackson & Christopher Metler
23 dicembre 2015, 9:18am

Date un'occhiata a un qualsiasi evento di clubbing che vedete postato su Facebook: c'è sempre uno che fa la stessa domanda. No, non quello che chiede se si possono trovare degli omaggi da qualche parte, e nemmeno il tizio che chiede qual è la la politica sugli zaini. La domanda più inutile, noiosa e ripetitiva che un promoter possa ricevere è: "RUNNING ORDER...?" altresì detta "a che ora suonano?". È un atteggiamento passivo-aggressivo, paternalistico e, purtroppo, sempre più comune, un comportamento che si è diffuso come una schifosa epidemia.

L'abitudine a fare uscire i running order (o timeline) prima di una serata ha oramai preso parecchio piede tra i club, ma ce ne sono molti che ancora si impuntano e ci tengono a non farlo. Qualche mese fa, al momento di promuovere il proprio sedicesimo compleanno, il leggendario Fabric di Londra ha annunciato con orgoglio: "siamo spiacenti, ma non faremo uscire la timeline prima del party".

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Foto su concessione di Fabric London

Per carita, tutti devono pianificare una serata, e nel caso di un festival o di un mega-club con un sacco di sale, conoscere la timeline può essere importante. Dopotutto, non ti va di perderti i tuoi DJ preferiti se sei arrivato in tempo. Spesso, però, chiedere gli orari dei singoli set dà l'impressione che tu abbia qualcosa di meglio da fare, mentre una nottata in un club non dovrebbe essere trattata come un appuntamento di lavoro da incastrare nella tua agendina, quando si è in un club bisognerebbe astrarsi dal tempo, non esserne ossessionati.

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Pianificare la serata intorno agli orari dei set influenza anche la quantità di tempo che si perde in quel genere di pre-serata o after squallidi di cui poi ci si pente. Se sapete che un certo DJ suona all'una e voi a mezzanotte siete ancora a casa a spaccare birrette, probabilmente finirete comunque per rimanere a casa a giocare a Call Of Duty e stappare bong e mangiare pizza a domicilio. Se invece vi va di uscire alle due e mezza, pigliarvi un drink e poi uscire dal club avendo sentito appena un set, be', cavoli vostri. Non ha l'aria di una gran serata, da nessun punto di vista.

Da ciò nasce il grande dilemma dei club: pubblicare gli orari o no? Una scena abbastanza comune che ci si trova davanti in questi casi è l'arrivo simultaneo di maggior parte del pubblico, che intasa l'entrata e forma file kilometriche fuori, una coda di venti-e-qualcosa-enni sbronzi che devono guadagnarsi l'entrata.

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Annunciare gli orari può anche avere un'impatto sfavorevole sull'atmosfera in generale. Dopotutto, l'obiettivo di ogni promoter è quello di organizzare una lineup in cui gli artisti si completano a vicenda. I DJ che suonano in apertura hanno il compito di dare ritmo alla serata con una selezione accurata di pezzi da warm-up. D'altra parte, se suonano davanti a una platea semivuota, il flow della musica si rovina, così come la possibilità di far crescere la popolarità dei resident. Oltre a questo, quando gli headliner salgono nel booth, si aspettano che la sala sia già stata riscaldata a dovere: se invece è ancora in fase di assestamento, l'energia dei loro set ne può soffrire.

Sono molti i DJ che la pensano così, e ce ne hanno parlato. Sian, boss di Octopus Recordings, ricorda quando non c'erano i social network su cui postare il running order, ed era indispensabile arrivare presto "l'unico modo di viversela era farsi un viaggio dall'apertura alla chiusura," ricorda "In più, alcuni dei Dj più interessanti che conosco preferiscono suonare presto. Mi manca quando c'era sempre un opener bello potente a inizio serata."

Anche Francesco Bergomi è d'accordo: al diavolo gli orari, chi suona per primo influenza tantissimo la serata "Se Richie Hawtin invita Sven Väth come special guest al suo ENTER. a Ibiza e apre per lui, sai benissimo che arrivare presto sarà un'esperienza incredibile. Sai che ti godrai un set unico e incredibile da Richie in persona."

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Foto di Jerod Harris

Ma ce ne sono anche altri che la vedono al contrario, come il DJ di Toronto Nathan Barato, a sua volta local resident per una vita. "Mi lasciano abbastanza indifferente. In realtà non mi piace quando i promoter fanno tutti i miesteriosi per non far arrivare tardi la gente," ammette "Sono loro che pagano, se vogliono arrivare tardi devono poterlo fare. Se invece vuoi che arrivino prima, dagli un buon motivo per farlo."

Forse Barato ha ragione e bisogna rispettare i desideri dei cliebti paganti, ma considerate questo: vi perdereste mai l'inizio di un film, arrivando solo per il gran finale? Be', è un po' la stessa cosa di perdersi le prime tre ore di una serata, arrivando tutti annebbiati da ore di drink a caso.