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Smettetela di fare richieste ai DJ

In quattordici anni di carrriera, il DJ Mick DiMaria ha raccolto su un Tumblr le richieste più strane fatte ai DJ di tutto il mondo.
18.11.14

Foto: Jay Dabhi

Dall'avvento di piattaforme orizzontali come Spotify, tutti credono di essere in grado di poter mettere insieme una playlist e di dire la loro su come un pezzo debba seguire a un altro, tutti credono di poter fare i DJ, e molti lo fanno.
Tuttavia, già il mondo dei DJ è una merda così, perché ce ne sono tanti di completamente incapaci, figuriamoci se si permettesse alla democrazia di prendere piede anche in questo àmbito, che è (e deve continuare ad essere) autoritario, se non dittatoriale.

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Che vi piaccia o no, il DJ è l'unico a cui sia concesso di selezionare la musica alla festa in cui siete, e se vi fa cagare quello che mette, è consigliabile raccogliere la propria giacchetta dall'angolo in cui qualcuno aveva pisciato/rovesciato alcolici e salpare verso altri lidi, anziché martellare quel povero cristo con le vostre richieste.
Soprattutto alle 3 di notte, quando la pazienza è l'ultima delle forze che un essere umano dovrebbe mettere in campo per passare una bella serata.

Certo, ci sono volte in cui il pubblico può avere le sue ragioni e intervenire sul DJ sembra quasi una necessità, più che una prepotenza: tipo se ci accorgiamo che l'intro di tre minuti di un orrendo pezzo disco da 12 minuti sta scorrendo liberamente e che il signore con le cuffie non sembra voler far nulla per rendere un po' più i successivi 9 minuti di agonia, oppure che la scelta di un pezzo hardcore alle nove e mezza di sera si sta rivelando un leggero svuotapista… Ecco, in questi casi direi che si è autorizzati a bussare sulla spalla di Mr. DJ e suggerirgli con grazia di dare una svolta.

Per il resto, però, è cosa certa che il regno dei DJ funziona solo e unicamente se a prendere le decisioni è un solo essere umano. Punto. Il popolo deve mantenersi assolutamente subordinato al suo arbitrio. È dura rendersi conto di questi meccanismi dittatoriali, lo so, ma non è possibile fare altrimenti—certo, grazie a questa verità è nata la sindrome per cui uno basta che abbia le cuffie intorno al collo e si sente Gesù Cristo, ma questa è un'altra storia.

Alcuni esseri umani particolarmente insubordinati, però, non ci stanno e si ribellano costantemente alla dittatura del DJ, tentando in tutti i modi di far valere la volontà del popolo.
E quando dico in tutti i modi intendo IN TUTTI I MODI.

Gente che si sbraccia ululando, che si sbatte per segnalare lo schermo del telefonino in cui c'è scritto UN TITOLO DI UN PEZZO, che tira pezzi di carta dentro il DJ booth o li mette semplicemente sopra i deck o tra i dischi del povero martire.

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Nessun DJ si libererà mai dalle richieste del suo pubblico.

Foto: DJ P

Nel 2010, DiMaria ha cominciato a caricare tutto su un Tumblr chiamato No Breasts No Requests (dove "No tette no richieste" era uno dei primi comunicati in cui si è imbattuto), come piattaforma su cui ogni DJ possa condividere le richieste più strane mai ricevute. Non appena si è sparsa la voce, il blog è stato sommerso dal contributo di migliaia di addetti ai lavori e, dopo anni di duro lavoro (soprattutto per risalire ai fotografi originali), DiMaria uscirà con un libro che racchiude una selezione delle migliori/peggiori testimonianze caricate sul suo blog. THUMP ha parlato con la mente dietro a No Breasts No Requests delle richieste ai DJ, del trend di queste ultime e di quanto sia eticamente corretto accoglierle.

Come ti è venuta l'idea di raccogliere le richieste ai DJ?
Faccio il DJ da quasi quindici anni e molte delle richieste che ricevo sono orali, ma spesso consistono in bigliettini, perciò ho semplicemente iniziato a raccogliere questi foglietti di carta. Era il 2010 e io mi stavo infottando con Tumblr, così ho caricato tutto, dando vita al blog. In seguito ho scoperto che tra i DJ esisteva uno scambio assiduo di queste richieste, solo per il gusto di riderci sopra, così in breve tempo la gente ha cominciato a caricarne anche 10 al giorno. Tre anni dopo ho deciso di raccogliere il meglio e impaginarlo dentro un libro.

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Qual è la richiesta più malata in quattordici anni di carriera?
Credo sia quella volta in cui mi è stato chiesto: "Puoi mettere qualcosa che la gente possa ballare?" E il bello era che il locale era stracolmo di gente. Così–indicando la pista–ho risposto: "Guarda lì!"
Poi c'è stata quella volta in cui suonavo in un club goth e un tizio mi ha chiesto Mariah Carey.

Che ne pensi delle richieste richieste al DJ? Sono un male?
Non necessariamente, in generale mi piace ricevere richieste. Fa parte del nostro lavoro avere a che fare con le persone. Bisogna soltanto avere giudizio, perché a volte succede che suoni quello che ti hanno chiesto e la pista si svuota completamente insieme a chi ti ha fatto la richiesta. Ma se non ti si svuota la pista neanche una sera o sei un genio o sei un paraculo. È bene anche uscire dal seminato ogni tanto e mettersi in gioco.

Molti DJ contestano la regola per cui bisogna assecondare le richieste del pubblico, che ne pensi?
Penso che sia una questione di cosa la gente voglia sentire e cosa non sappia ancora di voler sentire. Una sorta di causa/effetto, ma l'unica verità è che è il DJ ad essere il capitano e lui soltanto può migliorare i gusti della gente.

Pensi che le richieste al DJ si siano uniformate nell'era della musica in streaming?
Lo streaming ha messo le persone nella condizione di decidere cosa ascoltare e quando/dove ascoltarlo. Forse sono diventate un po' troppo insofferenti e questo purtroppo si riflette sul comportamento nei club.

Leggendo il libro mi è parso di provare più empatia per chi fa le richieste piuttosto che verso il DJ perché la maggior parte delle note scritte da questi ultimi risultano elitarie e robbosamente snob. Non pensi che spesso i DJ esagerino?
Quando un DJ non accetta alcun tipo di richiesta sta esagerando. Penso che sia importante avere un vero dialogo con il dancefloor, per me è assurdo non accettare richieste. Purtroppo, esistono DJ che spendono il loro tempo a smerdare i colleghi.

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Parliamo del libro. Come hai scelto il titolo?
Proviene da una foto che ho trovato in uno dei miei primi post. Volevo un nome provocatorio che facesse scalpore. Poi si tratta di un argomento controverso e quando qualcuno mi chiede se sia la mia politica rispondo di no—appartiene ad un altro DJ—ma sono sempre aperto al dialogo LOL.

Nel libro ci sono molte allusioni allo scambio di favori sessuali per esaudire le richieste al DJ. Non c'è il rischio che questo aumenti l'alone di maschilismo che i dj si portano appresso?
Ci sono molte donne DJ, ma è sicuramente un settore dominato dagli uomini e molto spesso maschilista. I DJ sono storicamente in una posizione di potere all'interno del club e molto spesso chiedono qualcosa in cambio di una fetta di tale potere. È un ambiente pieno di giovani, alcol e ormoni, preciò non mi stupisce che molti DJ ne approfittino. Magari molti di loro scherzano, però non so se si tirerebbero indietro se qualcuno proponesse loro uno scambio del tipo traccia/favore sessuale. È qualcosa di profondamente scorretto, ma per questo divertente, anche per questo il blog ha un grande successo.

"RICHIESTE SOLO PREVIA CONSULTO ORALE". Foto: DJ SRP

Con l'EDM, il trend si è spostato verso un DJ sul palco, più lontano dal pubblico. Sarà questa la fine delle richieste dei DJ?
Non penso proprio. Anzi, con i social media si faranno sempre più frequenti, ultimamente vedo un botto di artisti che su Twitter chiedono ai follower 'Avete richieste per stasera?'. C'è persino gente che scrive in diretta 'Cosa volete sentire adesso?' Perciò credo che ce ne siano più oggi di ieri.

Questo pone un gran problema per No Breasts No Requests vol. 2 perché la gente non scrive più niente su carta.
Esatto, al giorno d'oggi vedo molti più telefoni che bigliettini, quando metto dischi.

No Breasts No Requests: Notes from DJ Booths Around the Globe è uscito in questi giorni, puoi comprarlo qui.

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