Alieni fra noi: Macerata occulta

Abbiamo chiesto a Onlyfuckinglabels e ArteTetra il segreto della scena DIY marchigiana.
03 dicembre 2015, 9:00am

Il festival Onlyfuckinglabels. Foto via.

Come secondo episodio della serie Alieni Fra Noi, dopo aver analizzato la scena garage teramana, risalgo la Costa Est e approdo nelle Marche, per la precisione nella provincia di Macerata, una valle di chitarre fischianti e fruscii magnetici abitata da strani umanoidi come Edoardo e Cristiano, organizzatori del festival Onlyfuckinglabels, e Matteo e Luigi della label ArteTetra, tutti e quattro coinvolti nei progetti Babau e Tetuan. Proprio quello che stavo cercando: una scena piccola, rumorosa e incestuosa.

Ho parlato con i quattro ragazzi (due per volta) tramite Skype surfando connessioni ballerine. Ora sto riascoltando queste conversazioni, il che è un vero problema perché odio la mia voce, e sto cercando di estrarre da queste un quadro necessariamente parziale, ma che faccia risaltare lo sforzo della scena maceratese e marchigiana in generale per traghettare lo spirito DIY oltre le colonne d’ercole del neocapitalismo e dell’approccio contemporaneo all’ascolto di musica. Come al solito, ho cercato di farcire l'articolo di più link possibili in modo che il lettore possa esplorare questo mondo con le proprie orecchie.

Macerata non è un paradiso: anche lì è difficile portare gente ai concerti di musica con le chitarre, soprattutto i giovanissimi. Figurarsi se i concerti che organizzi sono orge di noise rock spaccatimpani, psichedelia marziana e ipnotiche sperimentazioni pan-etniche. Edoardo di OFN racconta: “Siamo una comunità di, che so, quattrocento persone in tutte le Marche, e ci muoviamo sul territorio ogni volta che c’è qualcosa. Il discorso dei giovani è un po’ più difficile perché secondo me sono attratti da un altro tipo di musica, quella elettronica. È difficile vedere dei diciottenni agli eventi locali.”

Del resto è una questione di clima culturale. Una cosa che continuo a non capire è come mai le scuole superiori italiane siano ancora piene di magliette degli Iron Maiden e dei Led Zeppelin o delle nuove leve del pop commerciale del momento (non è che frequenti le scuole superiori, ma ogni tanto prendo i mezzi pubblici), esattamente come ai tempi in cui dovevi farti consigliare la musica dai vecchi o dalla TV. Mentre in ogni singola cittadina e paese c’è qualcuno che suona, fa suonare, o produce musica incredibile oggi, adesso, e ci puoi parlare, e puoi farci musica assieme. Era questo che mi portava ai concerti da ragazzino: il fatto che i gruppi underground scendessero dal palco dal davanti e fossero effettivamente parte della stessa comunità del loro pubblico. Questo pippotto da anziano mi porta a parlare di Onlyfuckinglabels, il festival organizzato da Edoardo e Cristiano. Più che un festival è un incontro, che si svolge ogni anno a dicembre al CSA Sisma, storico spazio occupato cittadino. Un po’ come un MEI a cui vale la pena di andare, o come una Tago Fest invernale, Onlyfuckinglabels è una festa che si occupa, come si intuisce dal nome, di etichette indipendenti, dando a queste ultime uno spazio giù dal palco per il banchetto, e uno spazio sul palco per far esibire le proprie band.

Un estratto dal CD di Nevroshockingiochi su Onlyfuckingnoise records.

“Macerata non è una città vera e propria, anzi è un paese”, racconta Cristiano, “però ancora resistono ben tre negozi di dischi nello spazio di cento metri! In verità Macerata, secondo le statistiche, è una delle città migliori a livello culturale, soprattutto grazie all’università. Per noi è un polo. Perlomeno è un posto che a noi ha dato spazio, rispetto ad Ancona, per esempio, che pur essendo il capoluogo non produce niente di interessante in questo ambito”. Il bello di suonare nei circuiti underground di provincia, è che non appena si comincia a organizzare qualcosa, si diviene immediatamente dei punti di riferimento per chi fa parte dello stesso giro. Quando vai a suonare e conosci qualcuno di Macerata, una delle prime cose che dirai sarà: “Non sono mai stato a Macerata. Organizziamo qualcosa?”. E ogni volta che suoni nel raggio di 150 chilometri da Macerata, durante il viaggio in furgone, ti rivolgerai al tuo bassista e dirai: “Speriamo che vengano i ragazzi di Macerata”. Per cui Edoardo e Cristiano hanno iniziato a organizzare il festival Onlyfuckingnoise (poi Onlyfuckinglabels) nel 2010, per invitare gli amici e poter comprare i loro dischi senza pagare la spedizione, e scambiarli con i propri. “Volevamo portare qua un po’ di amici conosciuti in giro per l’Italia suonando con i Tetuan, il nostro gruppo. Poi dal secondo anno abbiamo deciso di trasformare il tutto in un meeting di etichette, lasciando a queste ultime la libertà di proporre i gruppi che erano interessate a far suonare. Abbiamo ospitato tutti in questo storico centro sociale, che ormai ha diciott’anni, il Sisma, e visto che il primo anno è andato bene abbiamo continuato. All’inizio tutto si svolgeva in modo, come dire, democratico, nel senso che le label invitate proponevano i gruppi che volevano. Per cui aveva un dimensione identificativa, nel senso che se partecipavi al festival ci partecipavi davvero, proponendo i tuoi progetti. Poi abbiamo continuato a fare produzioni e concerti, ormai sono cinque anni di attività.”

I festeggiamenti del quinto Onlyfuckinglabels si svolgeranno il 20 dicembre dalle quattro del pomeriggio all’una di notte e saranno sonorizzati da Don Vito (sì, i carri armati noise/math dalla Germania), Lay Llamas, Above the Tree & Drum Ensemble du Beat, Gerda, Nicola Tirabasso, C+C=Maxigross e altri, tutti rigorosamente accompagnati dalle loro etichette, che a volte coincidono con i membri del gruppo.

Dopo avermi invitato al festival, Edoardo e Cristiano mi parlano di legami: Marco Bernacchia, aka Above The Tree, è un pilastro dell’underground marchigiano con base a Senigallia, che prima dell’avvento di Onlyfuckingnoise era l’ombelico concertistico della regione, e che dopo il 2009-10 ha collaborato con loro in svariate occasioni, dalle registrazioni di dischi agli scambi di date. E poi la scena, che a livello nazionale e non solo è quella della Italian Occult Psychedelia (citiamo NO=FI, Brigadisco, Boring Machines, Father Murphy, ecc.), ma a livello locale sta germogliando con ArteTetra, etichetta/collettivo gestita da Matteo e Luigi, fondatori dei Babau e membri dei Tetuan insieme a Cristiano ed Edoardo.

ArteTetra si occupa di musica allucinante: field recordings, soundscapes, sperimentazioni esotiche, ipnosi tramite drone e loop infiniti. Tra oggi e l'inizio del 2016 hanno in cantiere cassette che conterranno composizioni cut-up dal Sud Est asiatico a cura di Kink Gong, le paranoie elettriche del misterioso progetto USA The Big Drum In The Sky Religion e un nuovo album di meditazioni orientaleggianti da parte di Holy Palms dalla Russia. La settimana prossima, invece, uscirà la collaborazione tra Moon Ra e Nicola Corti da cui potete ascoltare "A Dream" in anteprima esclusiva qui sotto. Si tratta di un viaggio elettroacustico nelle profondità degli stati di incoscienza, che circumnaviga il continente del sonno e del sogno lucido. Sentite qua:

Premierona in incognito. Prego, non c'è di che.

Luigi mi spiega: “Ci siamo conosciuti al liceo, abbiamo iniziato a suonare insieme: prima facevamo ambient/post rock, poi però ci siamo rotti le palle e abbiamo cambiato tutto, passando all’exotica, a questa storia dell’Italian Occult Psychedelia. Poi al gruppo abbiamo deciso di affiancare il progetto dell’etichetta/collettivo, perché io sono andato a stare a Berlino per un anno e non potevamo suonare molto, così per tenerci in contatto abbiamo messo in piedi ArteTetra. Si trattava di dare un nome e di mettere insieme varie cose che già facevamo, per dare una forma più unitaria e più riconoscibile”.

La dimensione di ArteTetra è ancora molto locale, anche se i contatti sul territorio sono pochi. A quanto pare la realtà di Macerata è molto frammentata, con diversi progetti diversi che non sono collaborano particolarmente tra loro. Odio scrivere le parole “grazie a Internet”, ma mi tocca: grazie a Internet, oggi il ruolo dei contatti locali è molto meno importante di una volta, quando era fondamentale, per dire, conoscere quello che aveva la fotocopiatrice. Questa frammentazione fa sì che ci sia una grande varietà di concerti a cui assistere (“non come a Jesi, dove tutti fanno noise rock”), per cui “ti vedi un sacco di concerti di generi molto diversi, magari la maggior parte ti fanno cagare, però vai a tutti solo per ammazzare il tempo nel weekend. E magari senza accorgertene raccogli degli spunti che poi si manifestano in quello che fai. Diversamente da un luogo dove puoi trovare cose che sicuramente ti piacciono e che già conosci, andare a vedere roba che magari ti fa schifo, o non ti appartiene, o non ti interessa, alla fine può anche influenzare quello che fai, per assorbimento o per rigetto totale. Noi abbiamo iniziato così: dopo aver visto un sacco di concerti di merda ci siamo incazzati e abbiamo deciso di fare qualcosa di completamente diverso”.

Qualcosa di completamente diverso.

Matteo riesce stupirmi ribaltando, nella migliore tradizione DIY, un concetto chiave della tradizionale “industria discografica”, quello di andare dove le cose succedono, dove ci sono mille locali e mille possibilità, dove bazzicano le etichette discografiche: “I progetti che escono dalla nostra zona sono molto ben studiati e ben preparati. Perché il tempo per curarli c’è sempre, non è che tiri fuori il progetto random perché c’è il tipo dell’etichetta [che ti nota]… no, qua non conosci nessuno, le cose che vengono fuori sono tutte molto genuine. Paraculi, qua, non ne vedo”. E Luigi rincara la dose: “Non si sente la pressione dell’hype, non c’è una moda da seguire. Noi stessi, frequentando altre città, abbiamo un po’ perso questa cosa: la scena Italian Occult Psychedelia, per esempio, ha superato le resistenze iniziali, perché all’inizio non si fidava nessuno, e ora ha un’influenza molto maggiore. Questo finisce per guidare un po’ il tuo percorso musicale e ti fa perdere gli spunti che potevi trovare nell’isolamento”.

Sull'esperienza di Berlino: “A Macerata nessuno ci è venuto per suonare. Tutti quanti ci sono nati.” Ossia: a Berlino fare musica è una scelta comune, quasi banale, ma nella profonda provincia italiana è una necessità e un sacrificio, soprattutto se si parla di musica sperimentale "che ancora si porta dietro uno stigma pazzesco, cioè rimani per sempre quello che ascolta la musica di merda da matti".

Come testimonia la compilation 391: Voyage through the Deep 80s Underground in Italy, nel suo volume dedicato alle Marche a cura di Gianlorenzo Giovannozzi, la regione ha una forte personalità musicale. I giovani ragazzi di ArteTetra si chiedono se questa tradizione abbia un ruolo nella recente riscoperta di suoni meno patinati e più sperimentali anche in ambienti come quello della locale scena della musica da club. La sensazione è che il risorgimento di questi suoni, come quello della techno nei circuiti mainstream, venga imposto dalla mano invisibile della moda tramite Internet, ma il dubbio che nelle Marche abbia trovato terreno fertile rimane. Forse quello che viene recepito qua è una proiezione deviata, che si mescola con il substrato culturale tradizionale votato al rumore e alla stranezza.

È affascinante pensare che ci sia questo humus brulicante di interferenze in una regione come le Marche, che, per gente Nord-centrica come me, rischiava di restare una regione di cibi tipici, accenti buffi e luoghi turistici. Non è che sia sorpreso dell'esistenza di una scena underground (il motivo per cui scrivo questi articoli è che so che ce n'è una dappertutto, per fortuna), mi sorprende e mi fa molto piacere scoprire che è una scena così piena di personalità, di forza espressiva e di sicurezza, e con un potenziale respiro internazionale tanto ampio quanto profondo, una rete di tunnel tra i paesi più lontani e l'Appennino.

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