Giro d'Italia: le scene fantasma di Perugia

Dal Suburbia all'EXCIM, fino a oggi, il capoluogo umbro vive frammentato tra infiniti microcosmi sonori.
6.6.16

GIRO D'ITALIA è una rubrica in cui chiediamo a corrispondenti locali di raccontarci la loro prospettiva sulla vita musicale della propria città. Giulia A. Romanelli ci ha raccontato la sua Bologna, poi ci siamo spostati a Trento, raccontata da Pop_X, Raffaele Cuccu ha detto la sua sulla situazione culturale a Cagliari e oggi andiamo al cuore della nostra Penisola, a Perugia, città-spirale di cui Leon Benz ci racconta la scena fantasma. Buona lettura!

PASSATO

Aidons La Norvege

Qualche settimana fa, su queste pagine, si è parlato di Bologna e di come determinate città divenissero epicentri della cultura alternativa perché segnate da un particolare trascorso sia storico che politico. Tutti i locali che sono a tutt'oggi riconosciuti o ormai ricordati come sismografi imprescindibili per l'identità culturale—prima che musicale—di una città sono sorti dall'esperienza del "movimentismo" della fine degli anni Settanta.

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Dalle nostre parti, il sottosuolo alternativo di quegli anni ha saputo far tesoro dello stesso spirito comunitario e aggregante per sfociare nella fondazione di diversi collettivi: l'ONU (One Nation Underground) fu la prima manifestazione concreta di un'esigenza comune di costituire una rete in un mondo che stava diventando sempre più interconnesso. All'Onu seguì la Nightclubbin' Organization, circuito che di lì a poco andrà ad annoverare i principali locali della scena alternativa nazionale (lo Psycho di Genova, il Manila ed il Tenax di Firenze, il Plastic ed il Viridis di Milano, lo Slego di Rimini, il Big Club di Torino, il New Panda di Salerno, l'Aleph di Gabicce Mare, il Graffio di Modena, il Malaria di Giulianova, il My Way di Fiorenzuola d'Arda) contava anche il Suburbia di Perugia. "La storia del Suburbia è stata abbastanza travagliata," mi spiega Fabrizio Croce, conosciuto affettivamente come Fofo, uno dei fondatori del Suburbia e successivamente del Norman e Il Presidente. "A Perugia in quegli anni non c'erano locali underground, rock, punk, chiamali come vuoi. L'unico punto di incontro di quelli alternativi era rappresentato da una radio che si chiamava Radio PG 1. Era situata nel centro storico in Piazza Danti, nell'edificio ove aveva sede il cinema\teatro Turreno, all'ultimo piano e per accedervi dovevi sottoporti ad una sorta di provino, per vedere se ci capivi qualcosa di musica," continua Fofo mentre ci beviamo un Chinotto.

"Insomma, la stampa specializzata non c'era ancora e quindi, per conoscere la musica che usciva, quello era l'unico posto in città. Dopo qualche tempo però, oltre ad un'amicizia è nata anche l'esigenza di trovare un punto d'incontro, e nel giro di poco trovammo un piccolo locale fuori città [La Capannina NdA] che prendemmo in gestione per una sera alla settimana. Dopo un paio di settimane ci siamo ritrovati ad essere in duecento, trecento persone, decisamente troppe per una location come quella. Da lì a poco ci trovammo a dover affrontare una serie di problemi di natura legale, quindi si decise di cercare un altro posto. Il caso ha voluto che lo zio di uno di noi fosse proprietario di un vecchio cinema in periferia (a P.te S.Giovanni, alle porte della città). Erano gli anni della crisi del cinema e questo era andato avanti con evidenti difficoltà—era specializzato nella programmazione di film hard, ma l'affluenza non era tale da garantirne la sopravvivenza—per cui ci autotassammo (con non poche difficoltà, ricordo che il solo fra Noi che aveva un lavoro ipotecò la propria autovettura) e riuscimmo ad acquistare il posto. Nacque così il Suburbia, che aprì i suoi battenti a dicembre del 1980," aggiunge.

Quando chiedo del perché il locale abbia assunto poi un ruolo così importante, Fofo mi spiega che in Italia "di locali che facevano questo tipo di cose ce n'erano quattro o cinque. La Penisola era ancora colma di discoteche, la febbre del sabato sera, le palle a specchi e l'edonismo di Rimini. Questo per dire che eravamo in pochi, c'era il Banana Moon a Firenze e lo Slego di Rimini (aperti negli anni Settanta) per esempio; così, nel giro di poco tempo, riuscimmo a inserirci nella scena." Dopo un tragico incidente (ove persero la vita alcuni dei soci fondatori), il locale era divenuto non solo un luogo d'incontro, ma anche simbolo di memoria per coloro che non c'erano più. Intorno all'83 il Suburbia marciava a pieno regime. "A Londra era il periodo delle case occupate e una mia amica nonché componente dei Militia [band post punk di Perugia, ancora in attività, NdA] stava in una di queste, quindi ogni estate stavamo settimane se non mesi a Londra e così mi riportavo a casa tutte le nuove uscite," aggiunge poi Fabrizio. Insieme al Suburbia nascono altri due locali importanti per la storia musicale perugina: il Quasar e il Red Zone. Nonostante il primo fosse più una sorta di discoteca, segnò un punto di svolta portando gruppi come i Devo, i Dead Kennedys, che riempirono di creste e borchie tutta la città, i Boys, i Merton Parkas, i Ramones ed altri. Molti ancora ricordano quel momento come uno tra i più importanti della storia musicale perugina.

Il Red Zone era partito un po' zoppicante, ma da lì a poco sarebbe stata LA discoteca del centro Italia. "Insomma, Perugia era un punto davvero importante per il clubbing. Veniva gente da tutta Italia; e poi aggiungici l'Università Per Stranieri che portava sempre gente nuova," aggiunge Fofo. Quando l'esperienza del Suburbia si concluse nell'86, in seguito all'entrata in vigore di nuove norme di sicurezza nei locali, venne sostituito con il Norman e il Presidente, altro locale-chiave per la città. Il Norman, fondato da Fofo e altri due ragazzi insieme a un dj esterno (Ralf), durante il suo periodo di attività, conta live di gruppi come Dinosaur Jr., Steve Wynn, Breathless, Minimal Compact, E.M.F., Thin White Rope, Asian Dub Foundation e molti altri. In quegli anni Perugia era diventata un focolaio di band post-punk (Militia, Aidons La Norvege, X Offender, TV Voodoo e molti altri) che a giro si dividevano i palchi della città.

Seguì poi una forte ondata hardcore, e nacquero band come gli Ingegno. L'hardcore deve sicuramente il suo successo a un altro movimento sotterraneo che si muoveva su un binario separato rispetto quello dei locali e del clubbing: quello dei centri sociali. Come l'EXCIM: uno squat enorme, durato per poco più di due anni a metà dei '90, ricavato all'interno dell'ex manicomio provinciale. EXCIM ha infatti rappresentato per Perugia un punto di svolta per la scena hardcore e reggae, fungendo da luogo di aggregazione per i giovani e le loro crescenti esigenze. (Andrea Frenguelli e Ivan Frenguelli, che non sono fratelli ma due dei gestori del Postmodernissimo—di cui parleremo dopo—hanno tra le mani un documentario.)

INFINITI MICROCOSMI

Poi, nello stesso modo in cui ogni fenomeno conosce la sua nemesi dopo la sua fase di massima espressione, nel tempo anche il discorso sulle "scene" sottoculturali ha assunto toni sempre più anacronistici—soprattutto per una città "piccola" come Perugia. Se da una parte è complicato (se non quasi impossibile) identificare l'istante in cui il sentire comune vive un rispecchiamento collettivo e trova la sua forma e il suo statement privilegiati, e con loro, quindi, la sua autenticità, è senz'altro più semplice stabilire il momento del suo sdoganamento e concessione a forme più blasonate.

Così, il tempo e la storia consegnano inevitabilmente i fenomeni sottoculturali più spontanei al meccanismo del Capitale che ne fa tendenza e brand, secondo un processo di generalizzazione ed assolutizzazione di elementi particolari. L'universo Indie di cui siamo spettatori da un decennio a questa parte è proprio un processo che ammette le sue fondamenta in questo binomio: generalizzazione ed assolutizzazione. Senza aver inizialmente conosciuto una forma embrionale e spontanea, l'indie è una delle più lampanti concretizzazioni del paradosso, nell'affermare in modo sottrattivo la sua non-natura basata sui suoi non-parametri. Senza farla troppo lunga: questo segna, quindi, la fine di ogni possibile scena e il conseguente decadimento dei canoni estetici a favore di una generalizzazione di tendenze apparentemente circoscrivibili. Questo processo si è riverberato orizzontalmente, portando alla chiusura di locali che facevano da esponenti di una determinata Scena e alla comparsa di altri locali "contenitori", che dedicano i tre giorni del weekend a tre tipologie di serate diverse. Non è certo un fenomeno esclusivamente perugino, ma in questo modo il tutto ha preso la forma di una vera e propria celebrazione, intesa come quel rituale dedicato a ciò che è ormai morto.

Karashow al Free Ride.

In ogni caso, all'interno del deserto identitario in cui ci troviamo, (r)esistono alcune micro-realtà caratterizzate da una marcata riconoscibilità estetica che portano avanti programmazioni con i controcazzi. A Perugia ne sono esempio locali come il Free Ride, che accoglie esponenti più o meno noti del punk hardcore italiano. Il Free Ride, in ogni caso, non nasce come tale. Prima di ospitare l'ultima generazione di band punk HC, si chiamava Loop ed era una sorta di covo per tutti i cantautori emergenti: Vasco Brondi, IOSONOUNCANE, Brunori Sas, Colapesce e compagnia bella ci suonavano per il rimborso spese e una manciata di soldi.

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Fino al 2010, il minuscolo pub di Via della Viola, a tratti vagamente arieggiante una Montmartre a scala ridotta, ha anche visto tirare avanti fino a tardi lunghi DJ set dei massimi esponenti e collezionisti della scena Mod di Perugia, tra cui Lele e Massimo Migliorati (Perugia Cool Scene) e ospiti da diverse altre città d'Italia. Oggi strettamente legato al Free Ride c'è Astio Collettivo: un collettivo di amici nato nel 2012 da un'idea di Valerio (M)astio. Oltre a organizzare concerti e piccoli festival in città come Umbria Jizz, producono e promuovono band—tra cui gli Autunno, un duo post-punk/emo perugino composto da Filippo Vagni e Bernardo Armanni. Vagni è permaloso, di nascosto ascolta la disco anni Ottanta ed è anche mio collega al T-trane Record Store, negozio di dischi di Francesco Nicoletti che oltre a pagarmi le bollette, grazie a Nik e Stefano che da anni ci lavorano, porta artisti sperimentali da tutto il mondo.

La chiusura del Red Zone e la conseguente mancanza di spazi adeguati ha provocato lo stesso meccanismo di creazione di "microcosmi" per la musica elettronica che fondamentalmente ormai si muove nel sottobosco dell'acropoli dividendosi in piccoli locali. Esattamente l'esigenza che ha sentito Caveargento, etichetta discografica di Damiano Rizzo che ha proposto—tra teatri, cinema e open air—realtà musicali inedite e molto ricercate (Loscil, Andrea Belfi, Saroos, Joan of Arc, Ghèdalia Tazartès).

Relativamente a questo filone, è doveroso citare anche il cinema

Postmodernissimo

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. Posizionato in pieno centro, oltre a presentare ogni settimana programmazioni d'essai d'alto livello, organizza concerti e spettacoli di musica e immagini molto interessanti nelle sue sale.

Altre due realtà importanti della città sono il Mercoledì Rock, storica serata universitaria nata verso la fine degli anni Novanta la cui gestione viene tramandata da generazione a generazione. È nata con i ragazzi di Pace e Rumore e adesso è in mano ai Roghers, associazione culturale che organizza eventi in città. L'altra è quella del Friday I'm in Rock all'Urban Club: ideato da Fabio Calzolari e mantenuto in piedi da tutti i ragazzi dello staff, la serata è riuscita a portare band e DJ importanti ritagliandosi uno spazio tutt'altro che scadente.

"SUONA! COGLIONE!"

Quindi? All'insegna della carrellata di locali, collettivi ed associazioni è abbastanza evidente come il quadro della scena perugina sia molto frammentato: non abbiamo praticamente parlato di band. Perugia è diventata una città di passaggio. Brutto dirlo, lo è con la droga e lo è anche la musica. È una città da day-off con più organizzatori di concerti che musicisti validi. Inoltre, la desertificazione delle piccole scene non ammette una sola conseguenza: con i cambi di gestione dei locali di riferimento e la scomparsa dei luoghi di aggregazione "forti", difatti, nascono gruppi e artisti che non provengono direttamente dal retroterra musicale a cui si ispirano ma che, in ogni caso, vi attingono a piene mani secondo un principio di passaggio di eredità indiretto. Si verifica così la nascita di gruppi e di artisti che non hanno molto in comune l'uno con l'altro, se non lo stesso palco, la stessa serata.

A questo punto mi sembra doveroso elencare i gruppi nati a Perugia che hanno qualcosa da dire. Primi della lista, i Fleshgod Apocalypse, forse il gruppo perugino più importante. In Italia non sono seguitissimi, ma in America riempiono i locali due sere di seguito. Fanno Death Symphonic Metal e hanno i capelli lunghi. Poi ci sono i Fast Animals Slow Kids: i FASK sono ragazzi OK. Live hanno un gran bel tiro, anche se Aimone ha qualche problema di dizione quando scrive le canzoni da so(l)lo(h). Fanno pop-punk e il loro unico problema è la gente che li va a vedere. Poi ci sono i Karashow, band capitanata da Piro (quello di GREZZODUE e SUPERBOTTE&BAMBA)

Per chi segue la nuova scena elettronica italiana non sarà nuovo il nome di Furtherset, al secolo Tommaso Pandolfi, di cui su queste pagine abbiamo detto praticamente tutto, tranne forse che è giovane allergico ai gatti. Spostandoci su altri territori, troviamo The Soul Sailor & The Fuckers, band che rappresenta la vena Psych e Brit Pop di Perugia. Simonfrancesco di Rupo (cantante e chitarrista) e Edoardo Genzolini (bassista) vivono le loro giornate in preda alle loro turbe psichiche, ma sanno copiare bene Paul Weller. A parte gli scherzi, sono un gruppo in gamba, anche se dovrebbero prendersi più sul serio. E poi, come già accennato, ci sono gli Autunno—che sono un sacco emotivi e suonano solo dove gli piace suonare, i Methylhate che fanno doom/sludge/stoner e mi devono un timpano e infine i Palenque Pacal, che non hanno video in giro "per scelta" loro. Comunque sono in tre, non cantano e si ripetono all'infinito con oscure sequenze psichedeliche e gli puzzano i piedi.

Leon, oltre ad avere un nome cazzuto, fa parte, come Vincenzo Da Via Anfossi, della grande famiglia BENZ. Seguilo su Twitter: @letweetbenz