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Music by VICE

Boring Machines X: Onga Intervista Mai Mai Mai

Continuano i festeggiamenti per il decennale di Boring Machines. Stavolta abbiamo mandato Onga a intervistare il boss di Roma Toni Cutrone AKA Mai Mai Mai.

di Onga Boring Machines
15 marzo 2016, 10:28am

Per Boring Machines il 2016 è un anno speciale. Il buon Onga festeggia infatti dieci anni di sudore al servizio dell'underground del nostro paese. I festeggiamenti prenderanno varie forme, ma la più importante di tutte sarà l'edizione straordinaria e post-mortem di Thalassa, il festival di Italian Occult Psychedelia che credevamo definitivamente chiuso, e che invece riprende vita (dal 31 marzo al 2 aprile al solito DalVerme) col nome di Ongapalooza. Dal canto nostro, abbiamo voluto celebrare la label facendo le cose al contrario: ovvero abbiamo mandato Onga stesso a intervistare un po' di artisti che sono stati importanti per la storia di BM, sperando che poi che non si metta in testa di rubarci il lavoro. In questo episodio: Mai Mai Mai.

Toni Cutrone—AKA Mai Mai Mai e una dozzina di altri progetti—è l’uomo che ci voleva, l’eroe contemporaneo del nuovo miracolo italiano. Partito da un piccolo paesino della Calabria ha raggiunto la popolarità come musicista in quattro su cinque continenti, portando i suoi capelli unti fino ai confini dell’impero sovietico, nella land of the free e ai limiti dele foreste amazzoniche. Quando non è in giro per il mondo ad insegnare il noise tradizionale dell’Egeo, ricopre la carica di chiaccheronis maximum al Dal Verme a Roma, nonchè quello di Fitus Passeggiatrix nel tempo libero. La sua fame lo precede, spesso a danno dei commensali. Nonostante uno degli sport nazionali sia perculare il povero Cutrone, ho sempre pensato che se a Roma passano certe bands o se Boring Machines si è fatta conoscere al di la del suo consueto giro, sia anche merito suo. Visto che si è accollato l’onere di ospitare a Roma il megaparty per festeggiare i dieci anni di Boring Machines, è doveroso sentire la sua versione dei fatti.

Onga: Quando e perchè hai pensato per la prima volta che Boring Machines potesse essere una casa accogliente per la tua musica? Ti ricordi come è stato che la tua musica è finita nelle mie mani la prima volta?
Toni Cutrone: Come ben sai Onga, ti ho dato per molto tempo fastidio anche proponendoti cose che sapevo non reputassi abbastanza noiose per uscire su BM (Vedi HiroshimaRocksAround, Trouble Vs. Glue etc...). Stimo la BM per linea ferrea che ha avuto fin dagli inizi. E ho sempre rispettato l'onnipresenza di Onga ai concerti e festival in zona NORD ITALIA. Quando ho tirato su Mai Mai Mai ho proprio pensato: questo forse è abbastanza palloso che lo fa uscire... E dopo il primo Live che ho fatto a nome Mai Mai Mai (Dicembre 2012 per Muviments Festival ad Itri) so di averti conquistato... ed eccoci qui!

Mi piacerebbe sapere, al di là dei classici “apprezziamo molto il vostro lavoro”, cosa ci vedevi in Boring Machines. Quali sono le cose che ti hanno attirato a me?
Il modus operandi, diciamo, per fare finta di essere colti, parlando in latino. Il trovarti sempre e nelle situazioni piu disparate con il merch a spingere le uscite e i gruppi della scuderia... A consigliare, cercare, incuriosire... Avevamo una linea molto simile, nonostante io sia calabrese. Sia di persona che sul web, sia per quanto riguarda l’avere a che fare coi magazine, zine, promoter, locali, distributori etc. insomma ci assomigliamo.

Ho sempre professato e praticato una forte indipendenza, anche a rischio di perdere alcuni treni per il mio personale desiderio di non allinearmi ad ogni costo. Come ha influito sul tuo percorso di musicista questa cosa e come la giudichi a posteriori?
Diciamo che io sono un caso particolare: e che tu mi hai aiutato moltissimo ma dove non volevi o potevi arrivare, mi ci sono sforzato io di arrivarci. Per un gruppo agli inizi, non credo possa influire negativamente il tuo modo di fare. Ti impegni molto e fai girare bene ciò che produci. Poi , volente o nolente, sta piu al gruppo/musicista sbattersi per girare... diciamo che tu metti in mano a chi stampi la possibilità di uscire dal mucchio. Apprezzo e stimo la tua linea e il tuo riuscire a mandare a fanculo o dire di no anche a gente "importante". Io sono piu un democristiano... Ma serve gente come te!

Dai tempi dei Dada Swing in poi, hai sempre suonato molto dal vivo, in Italia e moltissimo anche all’estero. Avrai conosciuto sicuramente un sacco di gente e situazioni diverse. Trovi che ci siano delle differenze nell’approcciarsi alla musica tra l’Italia e l’estero? È tutto oro quel che (dicono) luccica?
Come dico sempre, l'estero è molto grande e ci sono molte differenze al suo interno. L'italia, negli ultimi anni, ha fatto passi da gigante sul lato "materia prima": gruppi e musicisti negli ambiti piu disparati che si sbattono per far qualcosa e ci riescono! È un po l'approccio del "guerriero", vista la fatica e lo sforzo che serve dalle nostre parti. Ciò che spesso non cambia e che non mi piace, è che in Italia (e Roma in primis) spesso si passa piu tempo a coltivare antipatie, screzi, invidie e rosicamenti che non a focalizzarsi su un progetto e farlo funzionare. In posti tipo UK o USA, si tirano su scene, gruppi, progetti, etichette e c'è un modo di collaborare e funzionare in gruppo che non ha eguali. Si lavora insieme, si collabora, perchè la visibilità è ricchezza per tutti. Lo fanno i gruppi dal basso, gli organizzatori, le piccole etichette e le fanzine, i blog e i magazine. C'è un tipo di supporto che va dal basso fino alle vette e funziona benissimo: soprattutto quando sei un osservatore esterno.

Oltre a suonare molto, gestisci anche tu una etichetta da un bel po’ di tempo. Che critica muoveresti a Boring Machines dalla tua esperienza? Cosa cambieresti/miglioreresti?
A volte ho dei dubbi su alcune uscite che fai e non mi convincono appieno: ma là entriamo in questione di gusti. E immagino che tu avresti da ridire su molte uscite che faccio io con NO=FI Recordings. A livello di lavoro: diciamo che io non me la prendo mai con dei "contatti" che possono essere utili e sto sempre la a proporre e bombardare, a prescindere da risposte positive o negative. Invece dal tuo lato, mi sembra che a volte te la prendi sul personale... e siamo ben lontani da un vero "personale"!

Come artista quanto importante è per te scegliere con cura le persone con cui lavori, sui dischi o sui live? È una questione puramente musicale/economica o entrano in campo anche questioni etiche piuttosto che indirizzi di stampo politico? Ti sono mai capitati episodi che consideri spiacevoli con persone che consideri “brutte persone” sotto questo aspetto?
È fondamentale: rappresenta in toto la tua attitudine, il tuo modo di porti agli altri e il tuo modo di fare. Nell'etica musicale ci credo molto: e ho una mia linea anche ferrea. Però diciamo che pagando l'affitto con la musica, quando c'è il soldo o quando ci sono situazioni che possono aiutare particolarmente un momento della mia ascesa artistica, rivedo un pò il "decalogo". Episodi spiacevoli sono di due tipi: quando ti pagano meno e stracciano il mio santino di "San GARANTITO" che porto sempre con me (che comunque rispetto alle situazioni può essere più o meno fastidioso) e quando non ti danno ciò che ti serve per fare un bel concerto (e questo lo reputo molto peggio del primo problema)

Conduco spesso una mia personale battaglia contro i supermercati della musica come il Primavera Festival e simili, in favore di un maggior numero di persone che vanno ai concerti tutto l’anno, invece che seguire sul sicuro il gregge una volta l’anno. Qual è la tua opinione in merito, da musicista qual è la situazione ideale in cui ti piacerebbe poter lavorare?
Per la mia attitudine, io mi trovo bene nei posti medio/piccoli in cui tutto è curato nei minimi particolari da persone che lo fanno per passione (e lo sanno fare bene). Quindi no DIY di persone che non lo sanno fare (DIY vuol dire che lo fai da solo perche lo sai fare meglio... non che lo fai da solo MALE). In situazioni grosse, non mi trovo sempre a mio agio e le reputo meramente lavorative: ci sono piu soldi c'è tanta visibilità, faccio il mio live, la gente impazzisce, mi bevo l'ultima bottiglia di champagne e torno in albergo. Tutto qui. Ma diciamo che i grandi festival per un discorso "artistico" servono molto. l fatto che poi vengano gestiti un pò a cazzo e che ogni anno ci siano le stesse line up un po in tutti i festival è un altro discorso...

Ti è mai capitato un episodio davvero spiacevole in occasione di uno dei tuoi concerti? Una di quelle cose che per un attimo ti fa balenare l’idea di mollare tutto?
Hiroshima Rocks Around 2008: dopo un arduo e difficile UK Tour, l'ultima data è in un piccolo paese sulla costa (Margate). Prima di noi suona una local band di sedicenni che fanno cover di gruppi grunge. Alla cover di "Smells Like Teen Spirit" vacillo. Finito il loro concerto, tutto il pubblico di loro amici va fuori e nessuno ci si incula e suoniamo su un impianto praticamente casalingo di fronte a 4 persone. Pioveva, faceva freddo e c'era un mare burrascoso. Stavo per cedere e buttarmi tra le onde. Ma per fortuna due giovani diciottenni fan dei Nirvana avevano apprezzato la performance, dimostrandolo in modo affettuoso e piacevole... E siamo ripartiti di slancio...

Onga e Toni durante una riunione di lavoro.

Ti è mai capitato invece, al termine di un concerto, di pensare “stavolta ho fatto veramente schifo”, al netto della normale autocritica che si fa dopo i live? Quando è stato e perchè?
No, mai. Mi piace sempre come suono. Alti e bassi sono sempre legati alle disponibilità tecniche del posto che ospita il concerto.

Cosa stai preparando per il futuro?
Un corso di pizzaiolo per abbandonare tutto e ripartire da zero, su qualche Isola tropicale...

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