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Archivi sonori e memorie magnetiche

Abbiamo intervistato Mats Lindström, direttore del leggendario studio EMS di Stoccolma, dato che sta per portare a Milano una performance particolarissima.
11.4.16

Se seguite la musica elettronica, quella del giro più—per usare il solito termine del cacchio—sperimentale, di sicuro vi siete imbattuti più volte nelle tre magiche lettere che compongono la sigla EMS. Questa sta per Elektronmusikstudion, che in svedese vuol dire, molto semplicemente "studio di musica elettronica", con la solita asciuttezza nordica priva di fronzoli. Di sicuro molti dei vostri producer, spippolatori e compositori preferiti sono passati per le sue stanze: trattasi di un compesso di studi e laboratori creativi sito a Stoccolma, che da più di cinquant'anni offre spazi e risorse agli artisti che ne hanno bisogno, mettendo a disposizione sia macchine e strumenti di alto livello (leggendario è il loro gigantesco sistema Buchla 200) che supporto artistico tramite un produttivissimo programma di residenze, tutto ovviamente finanziato con soldi pubblici. Pensate all'eventualità che una cosa del genere sia mai possibile in Italia e piangete. Tanto i noiser di Posh Isolation quanto i technusi di Northern Electronics sono di casa qui, oltre a una comunità stabile di compositori di classica contemporanea. Oltre a loro, non si contano nemmeno gli artisti internazionali che hanno lavorato a lungo lì, tra cui Mark Fell, Lustmord, i nostri Lorenzo Senni e Caterina Barbieri, e soprattutto Stephen O'Malley. Il co-fondatore dei Sunn O))), che ha da molto tempo un piede piantato in Scandinavia, ha fatto molto per lo studio: stampando sulla sua label Ideologic Organ album dello storico compositore Ákos Rózmann, che ha lavorato per motissimi anni a EMS, a stretto contatto con Mats Lindström, attuale direttore dello studio e, a sua volta, compositore uscito su Ideologic Organ con l'album MIG. Molti dei suoi lavori sviluppano la tradizione acusmatica e concreta, manipolando fisicamente supporti preincisi e lavora sulla spazialità del suono nei sistemi di riproduzione, e portandola in un territorio tra l'immersivo e lo straniante, vicino tanto al lavoro del suo maestro che a quello di teppisti sonici come i Pan Sonic. Altri, più (per modo di dire) tradizionalmente, sono invece stati scritti per orchestre d'archi e strumentazione più classica.

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Lindström è salito al rango di direttore nel 2004, e da allora si occupa sia di mantenere attiva la pratica di supporto alle arti che il vastissimo archivio sonoro che lo studio preserva e mette a disposizione di studiosi e artisti. Un retaggio ricchissimo che ha da poco deciso di onorare con una performance in cui "eseguirà" tramite nastri e riproduzioni, versioni dei lavori di cinque importantissimi compositori della scuola EMS: Knut Wiggen, Rune Lingwad, Roberta Settels, Åke Hodell e lo stesso Rózmann, in una sorta di DJ set filologico per supporti magnetici. Proprio stasera (11 aprile), Lindström eseguirà la performance all'auditorium San Fedele di Milano per Inner_Spaces, nell'occasione del FAM - Festival Archivi Musicali, un evento che si tiene già da cinque anni all'Università Bocconi, tra concerti e incontri sul tema della conservazione della memoria auditiva e di come interfacciarla con le nuove tecnologie e i mutamenti dell'industria musicale. Oltre a Lindstrom ci sarà anche Valerio Tricoli, che proporrà una sua versione di "William Mix" di John Cage. Ci sembrava l'occasione giusta per fare qualche domanda a Mats sul passato, presente e futuro di EMS.

Noisey: Per prima cosa sarebbe interessante sapere come sei arrivato a collaborare con EMS e che genere di lavoro hai portato avanti nello studio prima di diventarne il direttore.
Mats Lindström: Ho lavorato per la associazione di compositori Fylkingen per gran parte degli anni Novanta, inizialmente come produttore, mentre poi ne sono diventato il presidente. In quegli anni lavoravo parallelamente in EMS, che era situato nello stesso palazzo, come compositore. Da lì ho continuato regolarmente a collaborare con lo studio, organizzando e presentando concerti di musica elettronica in tutta la Svezia e spesso anche altrove. In seguito, nel 2004, sono diventato direttore dello studio.

Che genere di performance eseguirai al FAM? Considerato che molto del tuo lavoro consiste nella manipolazione di registrazioni, in che modo sarà differente da una tua normale performance?
Presenterò il lavoro di quattro compositori diversi, e saranno tutti lavori degli anni Settanta, conservati negli archivi di EMS. Non ci sarà alcun bisogno di manipolare gli archivi. Il mio lavoro artistico consiste precisamente nel presentarne il contenuto. Spesso, comunque, gli stessi compositori tendono a eseguire versioni rivisitate e aggiornate dei loro pezzi, per cui, quando presento un concerto, di solito cerco di scegliere l’ultima rivisitazione autorizzata dal compositore. In alcuni casi, però, ci sono motivazioni specifiche per scegliere gli originali.

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Quindi, in che modo riesci a dare all’esecuzione una tua impronta stilistica?
Quello che viene presentato è comunque il pezzo originale, il resto è impossibile da riproporre. Gli impianti audio possono essere a loro volta degli strumenti musicali. Ad esempio, probabilmente Wiggen avrebbe preferito che i suoi brani venissero eseguiti su un impianto da quattro gruppi di speaker valvolari Carlsson OA6, ognuno dei quali posizionato in un diverso angolo della stanza. Oggi ci si deve adattare a quello che viene offerto dallo spazio in cui si tiene la performance. In molti casi, se si è fortunati, può anche essere della strumentazione di alto livello. Ovviamente poi è necessario fare dei compromessi per mixare assieme il lavoro di diversi compositori, per cui immagino che il modo in cui “suono” gli impianti è influenzato dal mio approccio e dal mio gusto, e il pubblico si riesce ad accorgersi che in qualche modo c’è il mio stile dentro. Con Ákos Rózmann lavoravo a strettissimo contatto prima di ogni singola performance, per cui immagino che questo mi dia una certa autorevolezza nell’affermare che quello che si sente è molto vicino alle performance originali di quando lui era ancora vivo.

Ma più in generale che rapporto c’è tra il tuo lavoro e la funzione degli archivi musicali? Ti confronti con la necessità di mantenere viva la memoria?
Se fai l’ingegnere e lavori al progetto di una nuova auto, è ovviamente importante conoscere il più approfonditamente possibile la storia dell’ingegneria e dell’industria automobilistica. D’altro canto, dal punto di vista economico, lavorare per dare supporto alle attività degli artisti e per mantenere il materiale storico contenuto negli archivi. Credo che il finanziamento per gli archivi debba essere tenuto separato dal sostegno all’arte contemporanea.

Che ruolo pensi abbia avuto EMS nel dare forma alla musica sperimentale, sia europea che globale, di oggi?
Credo sia tuttora molto importante. Siamo una delle poche realtà al mondo che lavora su scala internazionale, senza essere legati a istituzioni accademiche o altre strutture simili. Lo scorso anno abbiamo ospitato 78 diversi compositori, perlopiù europei ma anche asiatici, sudamericani e statunitensi.

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Ma negli anni in che modo è cambiata la mission dello studio, specialmente in relazione ai mutamenti nella scena musicale?
La mission principale è sempre quella di procurare risorse e strumentazione per artisti e compositori di tutte le nazionalità, senza fini di lucro. Al momento ci stiamo impegnando anche perché ci sia un equilibrio di genere nella comunità dei compositori contemporanei. lo scorso anno il quaranta percento del calendario dello studio è stato occupato da donne, il che è un enorme passo in avanti rispetto ai vecchi tempi. Reclutiamo nuovi utenti attraverso le accademie d’arte e le scuole di multimedia, oltre che al dipartimento di rdiofonia dell’università. Questo contribuisce a dare più varietà di partecipazione. Lo staff al momento consta solo di cinque persone, per cui è difficile stare dietro a tutto quello che succede, ma credo sia una cosa piuttosto comune, per quanto sia un casino. Impiegare il proprio tempo per lavorare in un ambiente del genere è comunque sempre piacevole.

Ed è più importante restare aggiornati tecnologicamente, al passo con le richieste dei compositori, o mantenere la tradizione e la storia dello studio tramite gli archivi?
I bisogni dei compositori sono al primo posto, anche se la storia è sempre accessibile su richiesta.

Oltre ad EMS, pensi ci siano altre realtà che fanno un lavoro simile al vostro in maniera consistente?
Mi vengono davvero in mente pochissimi esempi. il fatto è che EMS è allo stesso tempo fatto per ospitare in residenza artisti internazionali, ma allo stesso tempo si rapporta con una comunità stabile di quasi quattrocento compositori. Alcuni sono già conosciuti internazionalmente, mentre altri sono all’inizio della loro carriera. Queste caratteristiche lo rendo difficile da confrontare con altre realtà.

Come è nata la tua collaborazione con Stephen O’Malley e Ideologic Organ?
Tramite amicizie comuni e una dedizione comune alla buona musica, oltre che al bisogno di diffondere il verbo. Stiamo progettando nuove uscite, ce ne sono molte in arrivo.

Che genere di lavoro pensi potrebbe fare una label per diffondere il materiale contenuto in archivi come quello di EMS?
Stephen con Ideologic Organ ha compiuto un lavoro cruciale per diffondere la musica di Rózmann in tutto il mondo. Peter Rehberg di Mego ha avuto il merito di investire nella label, perché senza una distribuzione seria non ha molto senso fare uscire dischi, mentre con una buona le label possono fare un lavoro paragonabile a quello della radio pubblica nei suoi anni di massimo splendore. Certo, la radio svedese è ancora fantastica: trasmettono almeno centoventi ore di musica sperimentale all’anno ogni anni, e la pubblicano tramite l’Unione Europea di Radiodiffusione.

Che ne pensi dell’attuale scena elettronica-sperimentale scandinava? Molti giovani artisti come Loke Rahbek, Tommi Keränen e Puce Mary hanno lavorato o lavoreranno come guest composer a EMS.
Stanno uscendo molte belle cose dalla scena danese, pare che lì ci sia una bella energia, e così in tutto il nord-Europa. Abbiamo appena ricevuto un finanziamento da Kulturkontakt Nord per continuare a offrire residenze ad artisti di paesi nordici e del baltico. Spero che EMS possa ancora fare da canalizzatore per l’energia creativa del nord.

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