Il primo EP dei Rijgs è psichedelia potenziale

Due canzoni, mezz'ora, intrecci ipnotici, spazi cosmici: buon viaggio.
17.5.16

Foto per concessione della band.

Se fossi uno intelligente, scriverei il testo di questa première in una qualche strana forma di letteratura potenziale: chessò, un lipogramma, una frase palindroma, qualcosa che ti costringa a usare occhi e cervello in modi inaspettati. Come succede quando leggi la parola Rijgs, per esempio, o quando ascolti il loro EP di debutto che Noisey ha ottenuto in streaming esclusivo qua sotto.

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Sono due tracce per mezz'ora complessiva di musica strumentale, e per essere un EP di debutto la band sembra avere una sicurezza impressionante. Tutto è stato registrato in presa diretta senza sovraincisioni, roba da restare a bocca aperta per quanto sono precise e a fuoco quelle che potrebbero essere essenzialmente due jam. "Comet" inizia con un chiaro incedere di ispirazione NEU!, soprattutto nel vibrato di una delle due chitarre e nel tappeto minimale di basso, ma proprio quando credi di avere individuato la sua nicchia, tutto si ferma; la sezione ritmica torna a muoversi lenta e minacciosa, mentre gli altri strumenti si sciolgono in cigolii e lamenti elettronici. Da lì, per i seguenti dieci minuti, i Rijgs cominciano a circondarti come se fossero aperitivisti a una presentazione letteraria e tu il tavolo delle tartine. Poi iniziano a lambirti con un ritmo che torna motoriko per un po', ma questa volta la linea di basso è più vivace e le due chitarre si intrecciano in motivi improvvisati, quasi jazz, ricordando i tardi Comets on Fire e, proprio come nel caso dei Comets on Fire e degli aperitivisti, la sorpresa è in agguato, perché una volta che hai cominciato a ballare con il sorriso sulla faccia tutto si distorce in un incubo acido a mille all'ora, un uragano di assolazzi che ti lascia nudo, esausto e totalmente privo di tartine, per non parlare dei vassoi che si sono fregati le signore con le borse più capienti. No spoiler intended.

Il lato B non commette l'errore di replicare le atmosfere del lato A, perché quando si fa la musica psichedelica è facile cadere nella ripetitività fine a se stessa, "l'importante è che ti faccia viaggiare", solo che io ho quasi trent'anni e non mi sfondo più di canne sul divano guardando Live at Pompeii in repeat (è successo, non era proprio un divano, erano più due pallet con sopra un materasso). "Tauromachy" ha quello che mi serve. Siamo sempre in territori kosmici, ma questa volta si parla di quella parte di musica tetesken che ha influenzato gente come i Wire, per esempio. Strutture spaziali spigolose si sviluppano su un intreccio tanto minimale quanto efficace di chitarra e basso, mentre batteria e altra chitarra si occupano di mantenere un po' di roccheggio in questo posto, per dio, a colpi di wah-wah e ritmo in 4/4—finché ovviamente non si rompono tutti le palle e cominciano a giocare con i neuroni dell'ascoltatore al gioco dell'ipnosi, atterrando su territori quasi desert-rock, come se Can e Yawning Man fossero stati amici d'infanzia. La tensione non cala mai e il finale improvviso lascia a bocca aperta, con la voglia di rigirare il disco e rimetterlo da capo.

Potrete comprare il disco dei Rijgs in vinile o digitale a partire da giovedì 19 maggio sui siti di Astio Collettivo e Black Vagina Records.

Segui Giacomo su Twitter: @generic_giacomo