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Music by VICE

Siamo andati a sentire il "Siddharta" da otto ore di Billy Corgan

Perché, voi non l'avreste fatto?

di Sasha Geffen
03 marzo 2014, 12:54pm

Siamo a 20 miglia a nord di Chicago e Billy Corgan sta vendendo biglietti della lotteria. Gli enormi occhi blu spalancati, è la prima persona che vedo quando faccio il mio ingresso da Madame ZuZu, l'intimo caffè che ha aperto nel 2012 a Highland Park. Un biglietto da 10$ strappato dal blocchetto che tiene in mano vi darà l’opportunità di vincere il poster stampato appositamente per l’evento, una performance musicale ambient di una durata dalle 8 alle 9 ore, ispirata in tempo reale dalla lettura del romanzo di Herman Hesse Siddhartha. La stampa grigia e a basso contrasto è in mostra all’entrata del negozio. Bill ha timbrato—non firmato—il retro.

Sono in anticipo di 45 minuti e ZuZu si sta già affollando, ma non è ancora pieno, dunque prendo posto a un tavolo, dove degli estranei chiacchierano per ingannare l’attesa. Un uomo con i capelli a coda di cavallo sta disegnando un labirinto su una pergamena—è così che si guadagna da vivere, lo farebbe anche gratis, ma ha una figlia da mantenere. Un suo libro sta per essere messo in vendita nei negozi Target e ha un contratto con un pezzo grosso dello spettacolo, di cui però non può dire molto al momento, viene dall’Oregon, e tornerebbe là volentieri se non dovesse condividere la custodia della figlia di due anni con l’ex-moglie, che vive nei sobborghi a nord della città. Di notte si sveglia in preda al panico, ci confessa, perché in Illinois non ci sono montagne.

Tra tutti i sobborghi che circondano Chicago, Highland Park vanta senza dubbio la scena controculturale più florida e ricca, con negozi di libri e di chitarre brulicano tra le botteghe di artigianato e i piccoli alimentari; molta gente suona in una band, adolescenti e giovani adulti indossano outfit preconfezionati molto simili a quelli che i ragazzi di Chicago raccattavano dai negozi di seconda mano non molti anni fa, e durante la performance di Bill vedo circa una sei paia di orecchie decorate con dilatatori. I loro genitori, gli yuppie gli Highland Park, sono ricchi ed eccentrici: mentre guidavo verso Zuzu, ho passato un’insegna LED che pubblicizzava i prossimi eventi della Società delle Orchidee di Chicago, e ho guidato tra i campi ghiacciati di un country club passando di fianco una donna bianca a bordo di una Jaguar nera, sulla cui targa sta scritto “GUANTI”.

In aggiunta ai biglietti della lotteria, Billy elargisce cestini di tè “Elixir” avvolti nel cellophane, t-shirt in edizione limitata stampate appositamente per l’evento ($60, vendute in barattoli di vetro), e un’edizione standard delle magliette di Madame ZuZu ($30, niente barattolo). Ricorda en passant che la salvia del suo giardino è in vendita: $10 a sacchetto. Oggetti di antiquariato—kitsch orientale, anch’esso acquistabile—sono allineati lungo le pareti. I cartellini del prezzo penzolano dai colli delle geishe di ceramica.

L’evento avrebbe dovuto svolgersi a mezzogiorno, ma allo scoccare di quell’ora Billy si sta appena sistemando. Si mette a smanettare nella sottospecie di sala macchine che occupa la sezione anteriore del negozio. I blocchi dei synth modulari incombono verso il soffitto, bloccando la luce del sole. Conto sette blocchi, poi ci sono i pedali per gli effetti, le console, i pre-amplificatori, e altri moduli compatti disseminati di cavi e bottoni. Una Roland SH-7 riposa su un banchetto, minuscola in confronto a tutto il resto.

Mentre Billy giocherella con i vari pulsanti, una barista distribuisce il programma stampato su dei cartoncini. È una donna giovane e minuta, con scarpe basse e un vestito morbido che copre una maglietta trasparente con un leone cinese stampato sul retro. Chiede a ogni membro del pubblico se gradirebbe delle informazioni sull’evento prima di porgergli il cartoncino, su cui un messaggio sgrammaticato dell’artista declama:

“LA MIA SPERANZA È DI IMBARCARMI IN UN VIAGGIO MUSICALE; NON CON LE CANZONI, ATTENZIONE, MA ESPLORANDO LA TRAMA SPAZIALE CHE SI NASCONDE DIETRO QUESTA POTENTE, EMOZIONANTE PROSA; E COME TANTISSIMI BAGLIORI NELL’OCCHIO DELLA MENTE, CATTURARE CIÒ CHE È IN COSTANTE CAMBIAMENTO, MA IMMOBILE”

Sorseggio del tè verde da 6$ mentre ascolto il Disegnatore di Labirinti e il suo nuovo amico Ingegnere Informatico borbottare qualcosa sui divorzi. Il tè è servito in una minuscola brocca di vetro con cui dovresti teoricamente versarlo in una minuscola tazzina di ceramica. Non sono un esperto di tè, ma a quanto ne so io, il tè verde dovrebbe avere un sapore delicato; lo lasci in infusione a una temperatura più bassa rispetto a quello nero, e non per molto. Questo tè verde picchia forte. Questo tè verde sa di un misto di cicoria e polvere da sparo.

È l’una e finalmente Billy è pronto. Nessuno presenta l’evento. La barista chiede a tutti di spegnere i telefoni (del tutto, niente modalità aereo, se ti vede usare un cellulare ti chiede di andartene, l’attrezzatura è molto sensibile) e poi uno dei due tecnici del suono schiaccia “play” su un MacBook. Il primo capitolo di Siddharta di Herman Hesse, letto da Adrian Praetzellis per LibriVox nel 2008, inizia a diffondersi per la stanza attraverso le casse.

Forse è stato ingenuo da parte mia, ma avevo immaginato che Billy avrebbe letto il libro per tutto il giorno. Le blaterazioni promozionali dell’evento dicevano che “la lettura del testo” avrebbe accompagnato “qualsiasi cosa verrà creata”, e forse sto cercando il pelo nell’uovo, ma se pubblicizzi qualcosa come una “lettura”, si suppone che qualcosa verrà letto dal vivo. In un certo senso speravo che Billy per un attimo si spogliasse della propria celebrità e si aprisse a noi attraverso la lettura di questo tomo decrepito, a lui tanto caro. Eppure eccomi qui, ad ascoltare l’MP3 di un professore di Inglese che declama la prosa di Hesse, mentre aspetto che qualcosa succeda.

Ci vuole un po’. Billy passa i primi venti minuti attaccando cavi nei vari moduli del synth o districandoli da una matassa ai suoi piedi. Perfino trascinando un intero ammasso di fili e liberando quello che gli serve da un grumo informe. Mi viene in mente un bambino che gioca con uno di quei kit elettronici che avrebbero dovuto farti appassionare precocemente alla scienza. Indossa un paio di pantaloni grigi e un maglione a righe di una o due taglie più piccolo, quindi ogni volta che si abbassa concede al pubblico la visione del sue chiappe. Le sue maniglie dell’amore fanno capolino tra i vestiti. Per tutta la durata della performance, si tira su i pantaloni con fare compulsivo. È pelato e nervoso, un Charlie Brown troppo cresciuto.

La prima cosa che sentiamo sembra il suono di un calabrone che affoga nel magma. Una singola nota pulsa per un’ora e mezza mentre l’audiolibro prosegue. A questo punto i cavi ricoprono il sintetizzatore come una coltre d’erba. Passati 45 minuti, Billy si blocca su un groove, scarabocchi sonori stile “Ai Confini della Realtà” che svolazzano sulla base di un arpeggio grime. Si affanna per inserire il Roland nel mix, e quando ci riesce, il suono ricorda la voce di un piccolo folletto. Picchietta i tasti con l'indice, sparando suoni graffianti nell’ambiente circostante.

I tecnici aggiustano il livello man mano, ma è presto evidente che neanche mezz’ora di smanettamento potrà aggiustare il fatto che Bill ha collegato otto synth analogici a due casse destinate a serate open mic di poesia. Entrambe si sollevano a circa venti centimetri dal pavimento e gracchiano incessantemente. Non c’è un subwoofer. I bassi sono condannati a suonare come una scoreggia.

Il suono è lento e costante, riempie lunghe pause tra un capitolo e l’altro dell’audiolibro. Mamme dai capelli biondo spento e padri brizzolati arrivano a sentire lo show, ma nessuno che abbia dei figli con sè si ferma a lungo. I bambini piangono e si lamentano per il rumore. Prima di andarsene, un padre di fianco a me promette al figlio con la faccia gonfia di pianto che lo porterà a cena dove vuole, per rimediare all’avergli fatto sentire musica simile. Il sindaco di Highland Park, Nancy Rotering, è arrivata con una collana di perle al collo, e osserva attentamente.

Penso siano passate delle ore. Non ci sono orologi nel negozio e ho paura a tirare fuori il telefono. Ogni tanto viene chiesto agli avventori di andarsene, per lasciare spazio ad altri che attendono sotto la neve. Intorno a me una nuova folla si compatta, ma io rimango al mio posto; la barista col vestito largo non si accorge che sono qui dall’inizio. In quest’umido purgatorio di synth, carta da parati rossa, e pavimenti a scacchi da tavola calda di seconda classe, il tempo è scandito da eventi ricorrenti: la fine di un capitolo, l’inizio di un capitolo, i tecnici che sistemano le bobine su un enorme macchinario, la barista che porta una tazza di tè verde freddo a Billy. A un certo punto gli porta del tè caldo, invece, che lui rifiuta. Torna con quello freddo e gli accarezza dolcemente la schiena mentre glielo porge.

A un certo momento Billy abbassa la musica fino al completo silenzio, per poi passare 10 minuti a costruire un flebile arpeggio. Non so se sta ascoltando il libro. Non so nemmeno se conosca il libro. Decora un passaggio del romanzo in cui Siddhartha brama la morte con luminosi e spensierati cinguettii, che avrebbero potuto essere prodotti da una scheda audio del ‘94. Siddhartha fa sesso per la prima volta e gli organi digestivi di un mammifero primordiale borbottano in sottofondo. Siddhartha assiste alla morte del suo amico e parte un gracile beat house. Siddhartha ricerca l’illuminazione e la colonna sonora di un dimenticato videogioco anni Ottanta rimbalza tra una parte e l’altra del Madame ZuZu. Per la maggior parte del tempo mi sembra che un gentleman inglese mi stia leggendo una favoletta nella sala macchine di un transatlantico.

Per un bel po’ di tempo, le nevrosi del brand manager palesemente mormone di Bill sono il fenomeno più affascinante nella stanza. Trasmette lo streaming live, e ogni mezz’ora manda una mail a un amico che sta guardando la performance dal suo computer, per assicurarsi che il suono sia ok. Prova a trasmettere una linea audio diretta dalla console, ma torna al microfono USB dopo che il suo amico gli dice che il suono è distorto. Più tardi lo osservo leggere un post negativo sull’esibizione con una mano a coprire bocca spalancata. Cerca “Smashing Pumpkins” o “Billy Corgan” su Google. Rimuove i commenti critici sull’esibizione dalla pagina Facebook degli Smashing Pumpkins.

Billy è concentrato. Non guarda il pubblico. Un uomo prova a stringergli la mano mentre sta andando via, ma lui gli fa cenno di allontanarsi. Aggiusta le manopole, attacca e stacca cavi, amoreggia con i tasti. A volte si sfrega le tempie come se gli avessero chiesto di fare un intervento chirurgico invasivo prima ancora di aver passato l’esame di biologia del liceo. A un certo punto il chitarrista degli Smashing Pumpkins Jeff Schroeder attacca una Stratocaster tarocca ai synth. Alla fine anche il sole tramonta.

È evidente, qui Billy è amato. A Chicago l’avrebbero interrotto, o la stanza si sarebbe svuotata in fretta. A Highland Park i fan lo stanno a guardare per ore, poi si metto in fila al freddo e al gelo per guardarlo ancora un po’. I passanti sbirciano dalle finestra ed esclamano l’uno all’altro, “Quello è Billy!” Quando le scuole finiscono, orde di adolescenti aspettano di trascorrere il venerdì sera in sua presenza. Sembra che l’unico motivo per cui Madame ZuZu riesca a vendere tè al prezzo di una birra è che a giorni alterni i clienti possono sperare di vedere Corgan. La possibilità di incontrare Billy è inclusa nel prezzo di una tazza. È l’eroe del posto, una mascotte, un’icona.

Alle 7 si rendono conto che sono lì accampato da ore. La barista dal vestito largo mi dice che devo andarmene, e si secca quando tentenno. Non credo che abbia mai gestito una performance o un bar prima d’ora. Sulle palpebre l’eyeliner è calcato pesante e una spolverata di cipria le copre i segni dell’acne. Non credo che superi di molto i vent’anni.

Torno quindi nel freddo invernale, unendomi a un gruppo di circa 12 persone, che sta aspettando da un’ora. Le parole del libro sono ovattate ormai, ma posso ancora sentire la musica. Ora riesco a vedere meglio il volto di Billy, le sue sopracciglia irsute, l’aria concentrata mentre aggiusta minuziosamente le manopole del sintetizzatore. Parlo con un paio di teenager, che mi fanno notare che qui di venerdì solitamente è un mortorio. Il modo in cui la gente osserva il bar mentre passa mi dà la sensazione che raramente si vedano così tante persone in un luogo pubblico ad Highland Park.

Ora che sono anche più vicino agli strumenti, sono in grado di tirare fuori il cellulare e di aggiornarmi su Twitter. Vedo i tweet di Daniel Lopatin, che ha commentato tutto il livestream, e scoppio a ridere. Tutto l’Internet è d’accordo sulla bruttezza di questa esibizione ma la gente di qui l’ha adorata. Parlo con alcuni ragazzi del luogo che se ne stanno per andare, pronunciano parole come “meditativo”, “rilassante,” “fantastico,” “trance.”

Questo è il porto franco di Billy Corgan, dove nessuno, nemmeno degli estranei, gli diranno mai di no.

Mentre sono fuori, alcuni VIP superano la fila e s’intrufolano all’interno. Sono chiaramente amici di Billy, la sicurezza li lascia fare. Il sindaco è ancora qui, così come il tipo che ha venduto a Billy la sua attrezzatura analogica pseudo-vintage, che pare esausto. La gente in coda inizia a infastidirsi. Alla fine, dopo che un sacco di gente se n’è andata, una donna esasperata con dei capelli rosa-caramella e dei leggings su cui è stampato il poster di Star Wars Episodio IV ci lascia entrare, a condizione che compriamo altro tè. Scelgo la miscela “Miele e Mandorla” che sembra e sa di punch alla frutta dietetico.

Billy è in preda a uno strambo e naturalistico groove. Ha superato la fase "colonna sonora della pubblicità progresso" che sentivo prima attraverso il vetro. Sembra il respiro di un alieno; a dir la verità non è affatto male. Non sta più torturando l’impianto stereo e il libro, fortunatamente, è finito. Il suono si attenua. Finisce. Billy si gira e dice, “Finito.” Nella stanza, ancora gremita, scoppia un applauso.

Segue un botta e risposta di cinque minuti in cui si parla del suo processo creativo. Billy utilizza termini molto semplici per descrivere i cumuli di tecnologia alle sue spalle, dando l’impressione che stia cercando di rendere il tutto facilmente comprensibile. Fa un tentativo di auto-ironia (“Ho usato questi strumenti nel mio album, che nessuno ha comprato”) solo quando sa che verrà contraddetto (“Io l’ho comprato!”). È molto amato, davvero, ma è ancora nervoso. Dice cose tipo, “Nella mia vita ho imparato più stando sul palco che facendo qualsiasi altra cosa” e “Voglio fare On The Road la prossima volta.” Si lega il maglione attorno alle spalle. Tira fuori un sacchettino di plastica pieno di pretzel dalla tasca del suo cappotto e inizia a mangiucchiarli. Poi, finalmente, quando la folla inizia a diradarsi, quando il vincitore della lotteria è stato estratto e Vestito Largo urla che chiuderanno tra dieci minuti, allora, finalmente, William Patrick Corgan si alza e va in bagno.