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La Guida di Noisey ad Anna Oxa

Anna Oxa è decisamente la cantante più punk della musica italiana, vi raccontiamo la sua storia perché l'amiamo alla follia.
17.12.13

Anna Oxa settimana scorsa si è fatta male alla gambina mentre stava partecipando alla trasmissione "Ballando Con Le Stelle". Dalle interviste che ho letto a tale riguardo, mi è sembrato che Anna fosse un po' triste, quindi ho deciso quest'oggi di dedicarle una speciale retrospettiva.

L'amore che nutro per Anna Oxa è nato, credo, contemporaneamente alla mia capacità di discernimento, dato che uno dei miei primissimi ricordi riguarda la sua esibizione al Festival di Sanremo del 1986, anno in cui avevo un anno, con la splendida "È tutto un attimo", le cui stridenti note in acuto e in generale l'andamento ondulatorio del tono vocale di Anna mi entravano direttamente nel cuore pur non conoscendo ancora io il linguaggio del mondo. Più tardi alcuni studi dimostrarono che gli autori del brano, tra cui figurano il baronetto SIAE Mario Lavezzi e, udite udite, UMBERTO SMAILA, si erano prodigati in questo frangente nel riprodurre vagiti tipici del primo anno di vita.

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Fatto sta che, appartenendo al mio codice primario di comunicazione, Anna è sempre stata dentro di me senza pietà, probabilmente anche prima che io nascessi. È per questo che mi sento autorizzata a incominciare dall'inizio.

Ossia dalla sua BIO, citando pari pari Wikipedia, perché merita:
Nasce a Bari il 28 aprile 1961, figlia di un profugo albanese originario di Kruja, nipote del dittatore Enver Hoxha e di una casalinga italiana.

Ecco, già solo per questo io vorrei che i vostri cervelli si settassero sull'idea che Iliriana Hoxha è la vostra cantante preferita.

La carriera musicale della Oxa inizia, ma dai, al Festival di Sanremo, nell'edizione del 1978 condotta da Stefania Casini e Beppe Grillo. Mica cazzi! Gli anni Ottanta si intravedevano, fieri, all'orizzonte, e in effetti un mix letale di boom economico e liberazione sessuale e vestiti demmerda ha reso possibile questo pastiche: Ivan Cattaneo si occupa del look di Anna, pulcina, che canta una splendida ballata dal titolo "Un'emozione da poco", scritta da Ivano Fossati. Già capite che c'è qualcosa che stride. Ciononostante, forse per scelta, forse per azzardo, la nostra Anna, nell'anno successivo alla pubblicazione di Portfolio, primo album di Grace Jones (anche lei presente all'Ariston), si presenta al bigotto pubblico italiano con una 24ore e con un look di questo tipo:

Gli anni d'oro del punk, la gothic wave di Siouxsie, Robert Smith in stato embrionale e tutti i look del Duca Bianco, riuniti in questo fantastico angelo androgino incravattato. Ovviamente lo splendore del brano di Anna non viene esaltato, ma inficiato dalla sua pittoresca persona, tant'è che arriva seconda, primi i barocchi Matia Bazar con una copia carbone di "The Great Gig In the Sky".

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Ma bando alle ciancie, il secondo posto non butta giù la giovane Oxa, anzi è una molla per una carriera che si preannuncia luminosa e piena di momenti bizzarri. L'album che segue, Oxanna, è alle vette delle classifiche, e la nostra partecipa quell'estate al Festivalbar con un'altra perla controversa di Fossati: "Fatelo Con Me", che è una specie di "I Just Don't Know What To Do With Myself", nel cui video Anna è un'aliena satanica cui vengono sacrificati alcuni post-it votivi.

In questo florido periodo, Anna sembrava la nostra Siouxsie, inizia a collaborare anche con gente interessante come Dalla e Rino Gaetano, salvo poi dare una virata verso il mondo benpensante, si veste da suora laica e propone il suo secondo album, Anna Oxa, del '79, trainato dal singolone "Il Pagliaccio Azzurro", cover di "Till It Shines". Fortunatamente la virata cattolica del suo look è compensata dal caratteristico timbro vocale che inizia veramente a venire fuori, e forse questo è il momento in cui il mercato discografico si rende conto di non avere a che fare con un fenomeno da baraccone, ma con un'interprete in grado di tirare fuori sensualità e malinconia, esotismo, esoterismo e dolcezza, insomma un arcobaleno di toni riassunto in due vocali e una fricativa.

Tanto questa donna è amata dal pubblico, che esordisce al cinema, nel suo primo e ultimo (finora) lungometraggio, intitolato Maschio Femmina Fiore Frutto in cui il suo look androgino viene sfruttato dal regista Ruggero Miti che le fa interpretare la parte di due gemelli, maschio e femmina (qui una scena in cui ditemi se non è IDENTICA a Keira Knightley e se non dimostra che riesce, se vuole, a coprire anche il colore vocale di Edith Piaf), affiancandola a grandi personaggi quali Massimo Boldi, Ninetto Davoli e un fenomenale Jimmy Il Fenomeno che interpreta la parte dello "scemo in discoteca". La colonna sonora è ancora di Fossati, fatto salvo per una cover di "Because The Night" intitolata "Notti Per Due".

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Sulla scia di quest'ambiguità sessuale e soprattutto di questo abuso di ombretto entriamo a piè pari negli anni Ottanta, il regno di Anna Oxa. Stupisce però che questi magnifici anni siano inaugurati dalla (solo apparente) perdita di mordente da parte della nostra beniamina, tipo l'inutile esibizione al Cantagiro con "Controllo Totale" o l'infelice scelta di farsi scrivere un pezzo da Amedeo Minghi—si vede che la piccola Anna era stanca dell'abuso della sua persona e aveva bisogno di un po' di maggese, in questo caso penso abbia deciso di ricaricarsi con qualche anno in cui in tutto e per tutto sembrava un'anziana impiegata dell'INPS. Be' io sono convinta che Anna la vecchiaia l'abbia vissuta allora, in tempi non sospetti, per poi rifiorire e vivere un'eterna adolescenza con tanto di tanga, successivamente.

Si inizia infatti a rivedere una lucina all'orizzonte con l'arrivo, nel 1983, del pigmento biondo sulla capigliatura della Oxa, in una ballata simil-Bertè che infatti è stata scritta da Lavezzi e Avogadro, "Io No", non stiamo certo parlando di vette, infatti Anna rimane mezza in sottotono e viene letteralmente risucchiata dal peggio degli anni Ottanta, cotonatura, spalline, luci soffuse ed effetti imbarazzanti, come dimostra il video di "Fammi Ridere Un po'".

Ma il grande ritorno è alle porte, ed eccola esibirsi nuovamente a Sanremo con un pezzo sempre dell'accoppiata Lavezzi-Avogadro, questa volta riuscitissimo: "Non Scendo", che Anna propone al festival con un'esibizione antologica in cui si accompagna con un paio di doppelgänger dei suoi look passati, cosa che le copierà Madonna un ventennio dopo.

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Arriva il glorioso anno 1985, in cui Anna torna per la terza volta a Sanremo, sempre incompresa, con un pezzo scritto dal premio Nobel Roberto Vecchioni, "A Lei", presentandosi con un look sacco dell'immondizia in cui è stata infilata Edwige Fenech. Ma nello stesso anno esce il quinto album, Oxa (poco autoreferenziale la ragazza), in cui si staglia sovrana la romantica "Capelli D'Argento", dedicata al padre.

Ma la gloria è alle porte, e per Anna gloria fa rima con SCANDALO, in questo caso dovuto non più all'ambiguità sessuale e al fascino punk, ma ad un semplice ombelico, la prima parte del corpo che Anna decide di condividere con il grande pubblico, mostrato fiero al Festival di Sanremo mentre sbaragliava nuovamente i benpensanti pettinando gli spettatori negli acuti di "È Tutto Un Attimo". Ok, l'ombelico era fuori, ma era compensato da un utile cappuccio. Kylie Minogue suca.

Nemmeno a questo Festival Anna riesce a vincere, il primo posto è del bolso Eros Ramazzotti con "Adesso Tu", lei arriva quarta, ma con una classe e uno stile che oramai risultano confermati e talmente particolari da essere inattaccabili, sì, ok, ha l'ombelico fuori, ma CHE OMBELICO, tant'è che in tutta Europa gira la voce che qui abbiamo una cavalla di razza.

Chiaramente, l'ignoranza del mercato musicale italiano si riversa anche sulla fulgente carriera della Oxa, che ritorna imperterrita a Sanremo—però, pure te, evita di accanirti, e invece ci riprova. È il 1988, e al Festival Anna porta un altro capolavoro, anzi, IL capolavoro, "Quando Nasce Un Amore", per la cui esibizione non ha nemmeno bisogno di esibizionismo, si presenta infatti elegante, coperta, investita di una classe quasi divina. Il complotto discografico fa sì che questo, che probabilmente è il pezzo migliore mai scritto in Italia (l'autore è Piero Cassano dei Matia Bazar), venga declassato in fondo alla classifica e che quell'anno vinca "Perdere L'Amore" mentre, per le nuove proposte, emerge il super gruppo dei fratelli Reitano, i Future, con l'orrenda "Canta Con Noi", che in pratica è la sigla di qualche telenovela cattocomunista di terza categoria.
C'è da dire che quell'anno vennero sottovalutate anche la Mannoia, "Mi Manchi" di Fausto Leali e "Ma Che Idea" dei Denovo, quindi probabilmente c'era un problema più diffuso nei cervelli dei discografici.

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Diciamo che non è la determinazione a mancare alla nostra cara Anna, e nel 1989, VINCE FINALMENTE SANREMO, appoggiandosi al sopracitato Fausto Leali, in uno storico duetto, "Ti Lascerò", scritta, tra gli altri, dal suo allora marito Franco Ciani.

Sempre Ciani firma, poco dopo, nel 1989, un'altra perla della nostra amata, "Tutti i Brividi Del Mondo", sempre epica, sempre spaccacuore, tant'è che questo momento segna anche una crisi personale di Anna, che molla Franco per accoppiarsi con uno dei New Trolls, con lei in tour. D'altronde, sentiva qualche cosa che le bruciava dentro. Segue: assolo di clarinetto.

Ma come non menzionare la bellissima "Donna Con Te", sempre a Sanremo, brano in cui la Oxa non risparmia di regalare la propria femminilità, e anche quella di Patty Pravo, cui era stata assegnata questa canzone inizialmente, ma che l'aveva rifiutata (la storia ritorna, anche "Pensiero Stupendo" di Patty era stato un riciclo). Ora guardate il video e ditemi se non vi manca la Oxa un po' meno sobria e un po' più sporcacciona.

E infatti ecco che ritorna sinuosa e ammiccante, con "Mezzo Angolo di Cielo", del 1992, che, sì, strizza un po' l'occhio a "The Best" (soprattutto nella versione di Tina Turner), ma che viene accompagnata da un video il quale dà gran merda, di nuovo, alla signora Ciccone.

E dato che le piace così tanto Sanremo, nel 1994 l'ha condotto (in quell'anno nasce musicalmente Laura Pausini, tanto per la cronaca). Salvo poi passare per un nuovo periodo buio interrotto solamente dall'apparizione al Festivalbar con "Spot", tratto da uno dei suoi album più sperimentali, Anna Non Si Lascia. In questa occasione scopriamo che Anna, oltre a non lasciarsi, ha scoperto i colpi di sole e l'abbronzatura DELIGATISSIMA.

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Cioè in due anni è passata da questo

a questo

E da qui in avanti diciamo che non è più tornata l'eterea e lunare Anna di metà carriera, in compenso, a parte il ritorno un po' loffio con "Storie" a Sanremo nel 1997 (dopo sette anni di astinenza), da qui in poi c'è la vera dura, quella che prende in mano la situazione e non le manda a dire a nessuno, c'è lei, Oxa, sicura di se stessa, di tutte le sue se stesse di sempre, che non ha più bisogno di essere vestita da altri, anzi, quasi non ha più bisogno di indumenti, e questo è provato da quanto segue.

Ovvero il mio momento preferito della carriera di Anna, che cancella tutti questi inutili look intermedi tra il punk iniziale e il doppio punk finale, eccola con un tanga, eccola coi piedi tutti nudi, eccola etnica, selvaggia, eccola senza pietà.

Come avrete notato, siamo entrati a pieno nel periodo fricchettone, infatti seguono a questo successone il duetto con il cantante sudamericano che tanto piaceva a mia sorella, "Caminando Caminando" e il suo successivo cavallo di battaglia per l'ennesima partecipazione a Sanremo, "L'Eterno Movimento", ballata etnica sulle zolle tettoniche.

Nel 2003 il look etnico si amplifica e sul palco dell'Ariston torna una Anna cambiata, che parla di cambiamento, dei propri cambiamenti, ma nessun riferimento è fatto al vero cambiamento di questo periodo, ovvero la tecnica di autoconservazione tramite olio di colza cosparso lungo tutto il proprio corpo.

Ma tutta questa foga etnica viene soffocata dalla rinnovata spiritualità di Anna, liscia, mora, statuaria, che torna DI NUOVO a Sanremo, accompagnata dal didgeridoo mentre soffia una poesia meravigliosamente atavica, oserei dire sofoclea, che ovviamente non è stata compresa da pubblico e critica, forse perché verso la fine dell'esibizione Anna sembra agonizzare sul palco in mezzo al coro dell'Adelchi. Questo è "Processo a Me Stessa".

A cui segue l'incomprensibile, anche per me, uscita, per l'ultima volta finora, sempre a Sanremo, con "La Mia Anima D'Uomo". Per l'occasione Anna si veste da cosplayer di qualche manga alieno e sostituisce i propri capelli con fibre ottiche. Ma si vede che gli argomenti trattati negli ultimi anni da Anna sono sempre più vicini a una filosofia orientale difficilmente comprensibile per gli esseri umani nati e cresciuti in Italia, soprattutto per coloro che non hanno un'apertura internazionale come lei.

L'ennesima conferma del fatto che la mia amata Oxa è un'eletta portatrice di messaggi futuristici e conciliatori che vengono ingiustamente interpretati come provocazioni dalle piccole menti con cui ha a che fare, l'ho avuta quest'anno, per esempio quando lei ha detto cose GIUSTISSIME riguardo a un certo tipo di alimentazione, ma è stata chiaramente interpretata come una macchietta.

Insomma, Anna, so che probabilmente stai vivendo un altro attimo di crisi dovuto al fatto che sei un'artista talmente mutevole e particolare, ma sappi che nel mondo esiste chi ti segue e ti ama da molti anni e l'unica cosa che ha da reclamarti è che, cazzo, sei stata QUATTORDICI VOLTE a Sanremo, puoi per cortesia piantarla?

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