Salvateci dall’epidemia degli U2

Vi renderete conto che fa già abbastanza male vedere gli U2 costantemente osannati come icone del rock mondiale e voci di una generazione, anche se è possibile che, nel panorama musicale odierno, esista di ben peggio. Ciononostante, sono portata a credere che il “peggio” sia una, più o meno diretta, conseguenza dell’apporto morale-musicale-filantropico di Bono e dei suoi orribili seguaci. 

Innanzitutto ci tengo a chiarire due punti: gli U2 sono coloro i quali hanno sigillato col sangue la svendita pop dell’universo della chitarra distorta: se sento un’altra persona dire che ascoltare loro equivale all’essere puristi del rock, penso che potrei murarle le orecchie e mandarla a pascolare in Irlanda per il resto della sua vita. E soprattutto, la loro carriera è fondata anche su procedimenti marketing del versante umanitario del loro frontman che mi viene da pensare siano solo strumentali a mettere in secondo piano la musica: se Bono non si crogiolasse nella sua immagine di Madre Teresa vestita da Stevie Wonder, la loro discografia probabilmente verrebbe vista per quello che è: l’equivalente “rock” di un catalogo dell’Ikea.

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