Sono anni che Hollywood fatica ad adattare i crimini informatici al grande schermo; per quanto l’hacking sia distruttivo nei fatti, da un punto di vista estetico non è esattamente incisivo—si vede solo una persona che batte dei tasti a computer. Se avete mai visto una gara di sicurezza informatica in cui squadre diverse tentano di hackerarsi a vicenda (Capture the Flag, in inglese), il momento di massima azione corrisponde in genere a qualcuno che schiaccia una lattina di Red Bull.
Eppure, gli hacker fanno davvero tante vittime. È così da decenni. 32 anni fa, il 1° giugno 1984, un gruppo di hacker ha sfondato la sicurezza dell’agenzia di informazioni sul credito globale TRW—poi ribattezzata Experian—, danneggiando 90 milioni di documenti. “LA PASSWORD DEI DOCUMENTI DI CREDITO È STATA RUBATA,” titolava il New York Times. Solo l’anno scorso, l’Experian è stata hackerata di nuovo, e qualcuno ha sottratto informazioni riguardanti 15 milioni di persone, compresi numeri di previdenza sociale, da un database che l’agenzia gestiva per l’azienda di telecomunicazioni T-Mobile.
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Che cosa si prova a mandare a segno un crimine di questa entità? Che cosa passava per la testa di questi hacker? Hanno dovuto superare misure di sicurezza informatica sofisticate, o hanno semplicemente trovato la porta aperta?
In una nuova serie animata, Motherboard mette in scena il dramma e la commedia, il giubilo e il terrore, il crimine e la punizione dei più grandi momenti della storia dell’hacking.
Nel primo episodio, Samy Kamkar racconta come è riuscito a far saltare quello che, allora, era il più grande sito negli Stati Uniti: Myspace.
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