Chiunque abbia mai lavorato in un ufficio frequentato l’università conosce benissimo il potenziale creativo della potente combinazione di noia e isolamento. In mezzo a progetti o lezioni da studiare, circondata da schermi e accessori ordinari, la mente svaga, e diventa libera di immaginare l’aula o l’ufficio come regno di infinite possibilità.
Per la mente dell’artista lo sfondo del desktop blu è un oceano; i muri di colori squallidi diventano le pareti disadorne di una galleria d’arte; la matita 2B diventa il carboncino con cui l’artista crea. Untitled, lavoro del fotografo polacco e visual artist Paweł Fabjański, in collaborazione con la scenografa Zuza Słomińska, vede in un’aula dell’università di Lodz uno spazio vuoto per concepire delle forme d’arte.
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Immersa nella luce verdastra creata dalle lampade fluorescenti sul soffitto, la serie di foto, che fa parte del progetto di Fabjański per la Scuola di Cinema polacca, è stata creata per Powidoki | Afterimages, un testo che scommettiamo sarà tutto meno che noioso per chi lo legge. Qui sotto, Untitled, nella sua gloriosa rivincita contro la monotonia di uffici e aule universitarie:






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