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BALOTELLI!

Uno scambio di opinioni sulle conseguenze calcistiche e culturali (o meglio, calcistiche e quindi culturali) del ritorno di Balotelli in Italia.

Quando il passaggio di Balotelli al Milan si è concretizzato nell'ultima finestra di mercato ho pensato immediatamente a una persona che, più di ogni altra, sarebbe stata felice: Tim Small. Tim è stato direttore e Head of content di VICE Italia fino a qualche settimana fa, ha prodotto la serie Italica (che include il bellissimo “Tre giorni di guerra”) ha una sua casa editrice, The Milan Review, e potete leggere i suoi pezzi un po' dappertutto: su Rivista Studio, su IL, e in teoria dovrebbe cominciare presto una rubrica generalista qui su VICE. Ma questi sono affari suoi. Il punto è che oltre a essere un amico, immediatamente dopo l'arrivo di Balotelli al Milan ha comprato la maglia rossonera col numero 45 e ha twittato: “È davvero strano vedere il mio giocatore preferito del mondo con la maglia della mia squadra. Non mi sembra vero.”  Tim ha acconsentito a questo scambio di mail su più giorni per aiutarmi a ragionare sulle conseguenze calcistiche e culturali (calcistiche e quindi culturali) del ritorno di Balotelli in Italia.

Daniele Manusia

Dato che si è parlato a lungo di Balotelli come acquisto da campagna elettorale, o tuttalpiù come compenso lussuoso a una tifoseria che ha visto partire i suoi giocatori migliori la scorsa estate, credo sia doveroso cominciare dicendo che Balotelli oggi come oggi è il giocatore più importante per la Serie A. Il giocatore da mettere in copertina, quello di cui verrà notato e super-interpretato qualsiasi gesto dentro e fuori dal campo, quello di cui probabilmente verrà venduto il più alto numero di magliette (a proposito, il Psg si aspetta di vendere 150K maglie col numero 32 di Beckham, per un guadagno complessivo di 15 milioni di sterline nei cinque mesi di contratto).

Non è sul piano sportivo che gente come Cavani ha qualcosa meno di lui (anzi), ma sul piano del carisma. Cavani è uno di quei bomber da 20 gol l'anno il cui fascino consiste principalmente nel sembrare impossibile da fermare. Guardarlo correre verso la porta avversaria con la palla tra i piedi è l'equivalente calcistico di assistere a una slavina che scivola a valle comodamente seduti in tribuna sulla montagna di fronte. Cavani verrà venduto, se verrà venduto, a una cifra pazzesca a una delle squadre più forti al mondo, continuerà a segnare e vincerà dei trofei importanti; ma Balotelli è (già, senza aver vinto quasi niente) Balotelli.

Per una serie di ragioni diverse che solo in parte hanno a che fare con il campo da calcio, Balotelli deve ancora compiere 23 anni e ha raggiunto un livello di fama a cui di solito un calciatore arriva dopo o durante una carriera brillante coronata da qualche successo individuale e di squadra (alla sua età Cristiano Ronaldo stava per vincere il suo primo Pallone d'Oro e l'anno prima era arrivato secondo, col Manchester United aveva vinto due Premier League e una Champions).

Di conseguenza Balotelli si comporta come un giocatore molto più famoso degli altri. Balotelli (seguimi) è già famoso quanto Batistuta. Il mito di Batigol a Firenze è forgiato anche in quel dito portato alla bocca ad azzittire il Camp Nou, ma aveva una lunga storia alla spalle che glielo permetteva. Inoltre aveva segnato in semifinale di Coppa delle Coppe, non su rigore all'Is Arenas di Cagliari (con tutto il rispetto). Quindi secondo me la cosa interessante ora è sia capire se Balotelli butterà una volta per tutte il proprio talento dalla finestra, se tutta questa fama cioè non finirà semplicemente in un “Balotelli è un giocatore sopravvalutato”; sia capire cosa Balotelli sceglierà di fare di questa fama, se userà il proprio carisma per continuare a farsi odiare da giocatori e tifoserie avversarie o magari per esprimere in maniera più compiuta quella personalità che affascina il pubblico così tanto. 

Tim Small

Discorsi su Berlusconi in quanto milanista non amo farne, non mi pare corretto, sarebbe come rompere le palle agli interisti con gli affari sporchi della Saras o rompere le palle agli juventini con la FIAT (che sono ottant'anni che fotte l'Italia). Delle elezioni di Berlusconi non mi interessa, oggi, oppure diciamo che non mi interessa parlare del rapporto tra Berlusconi, calcio e politica in un pezzo che parla di Balotelli. Ne parlerei, ma solo in un articolo di 25 mila battute intitolato "Berlusconi: calcio e politica", con dentro un sacco di fonti e di ricerca e mesi di lavoro. Se no stai solo facendo altro rumore senza senso e senza direzione e non aggiungi niente ai milioni di banali tweet e status update di facebook pieni di battute facili su Balotelli e le elezioni/erezioni.

Detto questo, quello che dici su Balotelli è vero: è il giocatore più famoso della Serie A (quindi, lettori, andate fuori, trovate un amico milanista, e ringraziatelo di aver ridato valore a un campionato che ormai stava diventando la battaglia dei centrocampisti di Conte contro le provinciali). Balotelli è un personaggio enorme, mille volte più grosso del campo che lo contiene, è, come dice Brian Phillips, MARIO BALOTELLI!!!, ma è anche il volto di un'Italia nuova.

Ricordiamoci che è quello che ha fatto una doppietta alla Germania davanti a due miliardi di persone. Balotelli è una .gif. Cavani, secondo me, in Cina, sanno a malapena chi è. Se devo fare un pronostico sportivo, eccolo: secondo me Balotelli se gioca titolare in una squadra della quale è la stella, per una stagione intera, diventa capocannoniere della Serie A e uno dei giocatori più famosi del mondo. 

Invece vorrei correggere una cosa che hai detto tu. Tu dici che la cosa interessante è vedere se Balotelli “butterà una volta per tutte il talento dalla finestra”. Non sono d'accordo. La cosa interessante sarà vederlo diventare il campione di livello mondiale che è destinato a diventare. E poi un'altra cosa: la vera domanda non è se Balotelli continuerà a farsi odiare, ma perché la gente lo odia.

Io, personalmente, lo amo, lo adoro. Ma non da ora: lo adoravo dai tempi dell'Inter. È il giocatore più figo dai tempi di Best e Cruyff e Maradona: il vero genio ribelle. E io sono fottutamente fiero di vedere che uno così figo è il centravanti della nostra nazionale. Sul perché la gente lo odi, io una teoria ce l'ho: è razzismo. 

E con questa, ti ripasso la palla. 

Daniele Manusia

Esatto, l'esultanza di Balotelli è diventata un meme mentre Cavani dovrà cambiare squadra e vincere una Champions League con una tripletta in finale per sperare che qualcuno si ricordi di lui fuori da Napoli. Anzi, forse sarebbe ancora meglio se la vincesse col Napoli l'anno prossimo, sempre però con tripletta in finale (o pensa a un giocatore con un carisma simile ma molto più forte: Radamel Falcao). Allora forse si parlerebbe di lui anche in Cina. È anche vero però che i requisiti necessari per diventare meme non sono esattamente gli stessi per fare una buona carriera calcistica. 

Balotelli è venuto a salvare il calcio italiano, sono d'accordo, ma solo a patto che diventi il calciatore che tu dici è “destinato” a diventare e che io semplicemente spero diventi. Per il momento, anche per colpa di una cattiva gestione da parte di Mancini (un modo molto italiano di interpretare il ruolo di allenatore professionista: ti dico che sei come un figlio per me e ti metto le mani addosso se fai qualcosa che non mi piace, ti sostituisco SEMPRE a 20 minuti dalla fine tanto sei giovane o ti metto in panchina perché “così impari”), ha dato lui stesso in più di un'occasione segno di voler buttare il suo talento dalla finestra. 

Tim Small

Indipendentemente da come l'abbia trattato Mancini (e lì si vede la scuola Inter, quella del padrone-proprietario-padre, es. Recoba) il problema è che ci sono tanti Balotelli. Ogni volta che parli di Balotelli dovresti definire il Balotelli al quale ti stai riferendo.

Per parafrasare di nuovo Phillips, c'è MARIO BALOTELLI!!! (che è il meme), c'è il Balotelli che è un fortissimo attaccante italiano di appena 23 anni che non è mai stato titolare in nessuna squadra, c'è il Balotelli di Chi che mette incinta la Fico e va alle feste, c'è il Balotelli che è ormai preda di se stesso che appena prende una multa per sosta vietata gli fanno una gallery sul deplorevole sito della Gazzetta, e poi ovviamente c'è il Balotelli simbolo dell'Italia multi-etnica, quello che bacia la mamma agli Europei

Daniele Manusia

Io sto parlando del Balotelli autodistruttivo che si brucia casa coi petardi e del Balotelli che durante un'amichevole estiva contro il Los Angeles Galaxy da solo davanti al portiere anziché segnare fa una giravolta svogliatissima sul pallone e manda la palla fuori di tacco (e Mancini lo toglie al 31' del primo tempo). Voglio dire, era un'amichevole, d'accordo, ma Balotelli sta mancando di rispetto a tutti i tifosi che al posto suo romperebbero la porta. Sembra che Balotelli faccia di tutto per farsi odiare dalla gente (come zittire il pubblico avversario alla prima partita in trasferta) e che stia anche dicendo che il suo talento potenziale è troppo grande per essere assoggettato a un'idea di calcio come professione o anche solo gioco collettivo in cui il compagno ti fa un bel passaggio e tu segni da solo davanti al portiere. E invece se Balotelli è arrivato a giocare quella partita deve essere per forza di cose anche grazie a gol di quel genere o segnati a porta vuota. Il suo talento deve essere passato di lì. 

Una cosa così decadente io non l'avevo mai vista in una partita di calcio. Balotelli non è un poeta che può salire sul palco a ricevere il premio ubriaco, Balotelli su quel palco ci deve scrivere le sue poesie, non so se mi spiego. Ti dirò di più, comportandosi così, o giocando con quell'atteggiamento svogliato che in molti gli rimproverano (all'Europeo però è stato quasi ineccepibile da questo punto di vista), come se per lui fosse tutto facile, Balotelli conferma un'idea di talento piovuto dal cielo.

Che i calciatori non fatichino abbastanza, che siano dei bambini viziati a cui Nostro Signore ha dato un'innata capacità di giocare a calcio, e basta, è già di per sé un pregiudizio forte (basta vedere la lettura del caso Zeman vs giocatori della Roma da parte di alcuni), ma quello degli atleti di colore “naturalmente” dotati dal punto di vista fisico come se non lavorassero duro quanto gli altri è un pregiudizio ancora peggiore. Balotelli sembra fortissimo senza sforzo (grazie al fisico e al talento) e senza neanche, in realtà, volerlo essere.



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Tim Small

Non so quanto Balotelli non “voglia essere” forte. Secondo me è convinto di essere fortissimo, e a ragione, dato che lo è. Balotelli ha fatto un sacco di gol ed è stato acquistato dal Manchester City per 22 milioni di euro nel giorno del suo ventesimo compleanno. Da lì in poi, ha fatto gol pazzeschi e ha fatto gol normalissimi. Non vorrei vederti, Daniele, cader preda di quella logica del cavolo per la quale se Balotelli a 20 anni fa saltare dei petardi in casa e scoppia un incendio è “autodistruttivo”. Non è autodistruttivo. È divertente. Hai mai fatto scoppiare un raudo? Fa ridere. Io a 20 anni mi riempivo la testa di MDMA e di LSD e andavo ai rave e spacciavo erba ai miei amici e fumavo 30 canne al giorno. Il resto del mio tempo lo passavo leggendo libri di filosofia, suonando la batteria in un gruppo punk nello Yorkshire e giocando ai videogiochi.

Una sera io e un mio amico abbiamo comprato un sacco industriale di ovetti kinder sottomarca e l'abbiamo portata sul tetto e li abbiamo sparati su tutte le case del circondario con una mazza da golf. È normale: a 20 anni sei un coglione. Balotelli a vent'anni ha fatto due cazzate. Io, personalmente, se avessi avuto 200.000 euro al mese a 20 anni, oggi, probabilmente, sarei MORTO. Certo: è anche vero che non sono uno delle 30 persone più atletiche del mondo e non sono un giovane afro-italiano di successo. Ce ne sono di cose diverse tra me e lui. Ad esempio, per quanto mio padre sia per metà medio-orientale, non me lo si vede in faccia. Passo per bianco normale. Balotelli è nero. E continuo a ripetere: l'unica ragione per la quale gli stiamo addosso è perché è nero. Tu lo sai cosa faceva Tavano a 20 anni? Magari ha fatto saltare 30 raudi nella casa di un prete. Ma non lo sappiamo. E non lo sappiamo perché Tavano non è nero.

Daniele Manusia

E qui veniamo a che ruolo dovrebbe avere Balotelli nella lotta al razzismo. 

Balotelli adesso non è più lo sbruffone che si fa dare le lezioni di vita da Materazzi (a suon di schiaffi e scarpe in faccia) e prendere a calci da Totti. E anche se fosse, quel tipo di razzismo giustificato con “sto facendo un verso della scimmia non perché tutti i neri secondo me sono come scimmie ma perché Balotelli è antipatico” ormai è datato. Mi auguro che le persone normali, che nella vita di tutti i giorni non avrebbero comportamenti razzisti, non facciano nuove eccezioni. Poi, voglio dire, i razzisti più spudorati continueranno a fare cori e versi (almeno finché non verranno presi provvedimenti seri in materia e non le multe ridicole che danno adesso alle società per responsabilità oggettiva), ma credo che siamo entrati in una fase diversa da quando Balotelli è diventato l'attaccante della nazionale.

Un Europeo da “bella seconda” e la partita con la Germania in particolare hanno influito molto nel cambiamento di percezione di Balotelli da parte degli italiani. Ma molto ha fatto anche quella foto di cui parli te in cui bacia la mamma adottiva in tribuna dopo aver sconfitto quasi da solo (Cassano e Montolivo gli hanno dato una bella mano) la Germania di Löw. So che per te quella foto è importantissima ma, per quanto sincera e bella, io ho trovato fin dall'inizio che fosse un modo un po' subdolo per far accettare Balotelli agli italiani trasformandolo in un cocco di mamma in cui tutti potessero rivedersi. Un po' come quando per dare una pillola al cane sei costretto a infilarla in un pezzo di carne o nel pastone.

Oltretutto, dal punto di vista del razzismo, quella foto non sposta di molto le preferenze degli italiani. Anzi, mi chiedo, non è stato un po' come dire: “Guardate, ha la pelle nera ma sua madre è bianca!”. Non ci scordiamo la vignetta razzista pubblicata da Gazzetta alla vigilia di Italia-Inghilterra, Bonucci che gli tappa gli tappa la bocca dopo il gol contro l'Irlanda o le critiche a Balotelli per essersi tolto la maglietta proprio dopo il secondo gol alla Germania. Lo avrebbero criticato se quel corpo esposto come una statua fosse stato bianco? I giornali e il Paese sono sempre quelli, non possono essere cambiati per una foto, o no?

In questo senso mi chiedo se forse non si sia insistito troppo sul carattere “italiano” di Balotelli e troppo poco sul suo essere nato da genitori ghanesi. Il TIME lo ha messo in copertina come icona dell'antirazzismo (in sintesi), ma che icona è se rappresenta solo i figli adottivi cresciuti da una mamma italiana? Per un africano che vive in Europa è meglio Balotelli con la mamma o la (ex) coppia senegalese e musulmana del Newcastle, Demba Ba e Papisse Cisse, che dopo ogni gol esultavano insieme inginocchiandosi e pregando davanti ai loro tifosi?

Tim Small

Questo discorso della madre, come sai, io non lo condivido. Balotelli è nero, sua madre è bianca. Che dovrebbero fare? Così sono. Sarebbe stato più potente se sua madre fosse nera? Boh. Sarebbe stata un'immagine più potente se Roberto Baggio fosse orientale? Sono discorsi che lasciano il tempo che trovano. Rimane il fatto che quell'immagine, secondo me, assieme all'immagine di Balotelli che esulta dopo il secondo goal contro la Germania, è una delle immagini più potenti nella lotta contro il razzismo in Italia.

Il centravanti della nazionale nero—che sia adottato o meno, chissenefrega, è nero, e ha la maglia dell'Italia con dietro il numero nove—è di per sé un immagine anti-razzista, per indotto. Il centravanti nero che bacia sua mamma (bianca o meno) mentre lei piange è di per se un'immagine anti-razzista, e ha anche il valore aggiunto di aver umanizzato il personaggio Balotelli. Non il personaggio-afro-italiano Balotelli, non l'attivista-nella-lotta-contro-il-razzismo-in-Italia Balotelli. Ha semplicemente reso più umano un personaggio che fino a poco prima era costruito sull'arroganza e la potenza e la forza e la sbruffonaggine: in un microsecondo tutta la nazione ha pensato la stessa cosa: “Aww, che carini. Balotelli e la mamma!” E subito dopo “Cazzo, è vero, Balotelli ha 21 anni. È un bambino.”

Daniele Manusia

Mi viene in mente allora la questione di Robert Griffin III, fortissimo quarterback afroamericano dei Washington Redskins. RG3 lo scorso dicembre ha dichiarato di non voler essere definito in base alla propria razza, di essere consapevole che i tifosi afroamericani dei Redskins erano contenti di avere un quarterback afroamericano, ma  che da parte sua non voleva essere giudicato come quarterback e basta. Quello del quarterback nero capace solo di correre (contrapposto al quarterback bianco intelligente e con un fine senso tattico) è uno stereotipo che RG3 dice di contrastare semplicemente giocando. Una cosa simile a quella che stai dicendo te ora. Poi è successo che Rob Parker, giornalista afroamericano dell'ESPN, ha commentato questa dichiarazione dicendo che RG3 è un “cornball brother”, un fratello per modo dire, un afroamericano non coinvolto nella “causa”. Probabilmente, ha aggiunto Parker, RG3 aveva persino la fidanzata bianca. 

Adesso, Parker era nel torto e si è scusato (e Spike Lee ci faceva i film trent'anni fa con questo tipo di razzismo inverso), e io certo non voglio finire col dire che Balotelli è razzista perché abbraccia la madre adottiva e non quella di origine. Sto parlando dell'interpretazione, o se vuoi dell'utilizzo, che viene data di Balotelli. E mi chiedo anche cosa faccia o abbia intenzione di fare lui per influenzare questo tipo di interpretazione. 

Nell'intervista al TIME diceva che gli piacerebbe aiutare l'Italia a diventare un paese moderno come Inghilterra e Stati Uniti, poi però il fratello del suo presidente viene filmato mentre si riferisce a lui come “il negretto di famiglia” e qualche giorno dopo li vediamo stringersi la mano come amici di vecchia data. Hai ragione quando dici che nella vita privata i calciatori possono fare quello che vogliono ma capisci che per chi vede queste immagini il messaggio è “Allora non era grave”. Mi vengono i brividi, ho capito solo ora che Paolo Berlusconi con quella battutaccia intendeva dire che il Milan aveva “adottato” Balotelli.  

Tim Small

Che Paolo Berlusconi sia un idiota di prima categoria lo si sa da anni. E continuo a ripetere: Balotelli non è un attivista anti-razzismo, è un ragazzo di 22 anni che di lavoro fa il calciatore e che ha la pelle più scura della mia. Fine. Come lui sceglie di vivere la sua vita sta a lui. Pensare che una persona di colore debba per forza fare da poster per l'anti-razzismo è un pregiudizio tanto quanto pensare che siano tutti bravi a ballare o a cantare il blues. Anzi, ti dirò di più, è anche peggio, perché è un razzismo più sottile e più difficile da estirpare: la radice del discorso è quella che Balotelli dovrebbe essere “bravo” o “buono”, dovrebbe “comportarsi meglio”, quando nessuno ha mai chiesto a Bobo Vieri o a, che ne so, Floccari, di comportarsi meglio.

È quel paternalismo infame che permette a tutti i giornalisti sportivi di parlare di Balotelli dicendo cose come “Balotelli dovrebbe...” o “il problema di Balotelli è che...” Per come la vedo io, Balotelli non ha nessun problema, e può fare ESATTAMENTE QUELLO CHE VUOLE. È famoso, talentuoso, ricco, bello e sbruffone. Come quasi tutti i calciatori. L'unica differenza è che ha la pelle scura. Quindi, evidentemente, qualcosa non torna.

Poi, se mi chiedi se sarebbe piaciuto sentire Balotelli esigere delle scuse formali da parte di Paolo Berlusconi ti rispondo, Certo, sarebbe stato fantastico. Non l'ha fatto? Cavoli suoi. Balotelli, come persona, può fare quello che vuole: chiedergli qualcosa di diverso sarebbe assurdo. Resta il fatto che come simbolo, non come persona, è già un personaggio anti-razzista per il semplice fatto di esistere e di essere forte, famoso, italiano, e di colore. Direi che siamo anni-luce avanti rispetto alle schifezze che si vedevano in Italia fino a pochi anni fa. Se poi riesce a fare doppietta alla Germania durante la semifinale di un Europeo, be', allora stiamo parlando di momenti simbolici che definiscono la modernizzazione della cultura di una nazione semplicemente esistendo, in maniera simile a Jesse Owens che vince la medaglia d'oro alle Olimpiadi naziste nel 1936, o a Rosa Parks che rifiuta di cedere il suo posto sull'autobus. Dico simile, non uguale, ovviamente.

Ma ci sarà una ragione se lo scrittore Nigeriano-Americano Teju Cole ha twittato “Racism just ended in Italy” subito dopo la doppietta di Balo. Cosa che, purtroppo, non è affatto vera (anche perché, per dire, Stefano Boeri ha twittato “Italian Black Power!!! Wow!!!” pochi istanti dopo), però è stato, secondo me, un momento topico dell'evoluzione del nostro Paese. È come Obama: in un certo senso, non importa che sia un presidente perfetto. In larga parte, ha già fatto di più per l'evoluzione della cultura del suo Paese semplicemente essendo chi è. Come diceva Woody Allen, “90 percent of success is showing up.”

Daniele Manusia

D'accordo, anche se a me non sembra che solo in Balotelli si cerchi il problema o che solo da lui si pretenda l'esempio perché è nero. Mi sembrano questioni legate alla fama e alla narrazione che essa scatena (ad esempio il mito del talento sprecato). 

Phillips, nell'intervista da te citata, dice a un certo punto che senza una mitizzazione per forza di cose disumanizzante la cultura sportiva cessa di esistere. E di certo non possiamo liquidare le vicende private dei calciatori con un semplice “Sono affari loro”. Dato che Balotelli è famoso,  gli affari suoi sono anche nostri, che lo vogliamo o no—proprio perché se Balotelli si toglie la maglietta diventa un meme, “semplicemente esistendo” come dici te diventa un simbolo (anche se non siamo forse d'accordo sulle sfumature di significato che tale simbolo può assumere) e se una sera esce finisce in copertina di Chi

David James, ex portiere della nazionale inglese ora in League One (terza divisione), ha un blog sul Guardian e ha scritto giusto sabato scorso un articolo in cui sostiene che molti dei giocatori che ha frequentato hanno dei tratti in comune con gli psicopatici. Si tratta di persone carismatiche, manipolative, anaffettive e interessate prima di tutto al proprio successo personale. Secondo James tutte queste caratteristiche non sono sufficienti da sole per diventare professionisti di alto livello nel mondo del calcio ma sono necessarie. È il “sistema” stesso a formarti in questo modo. Ad esempio il fatto che si cambia spesso squadra porta a non costruire legami affettivi solidi con la città o coi compagni. Il bisogno di auto-promuoversi a diventare bugiardi cronici e a dire frasi di circostanza nelle interviste. E questo è il punto. 

La segretezza che circonda i calciatori è dovuta al fatto che il pubblico vorrebbe, come compenso per la fama di cui godono i calciatori, una moralità che i calciatori non possono garantire (e i calciatori, per andare avanti in un sistema spietato, si devono adattare a dire cazzate). 

Cosa vogliamo davvero dai calciatori? Vogliamo storie o insegnamenti morali? O che giochino semplicemente a calcio? Osvaldo in un'intervista di dicembre a GQ dice che i giornalisti si lamentano che i calciatori dicono sempre le stesse cose ma che loro fanno sempre le stesse domande.   

Tim Small

Quella è colpa degli uffici stampa, che non permettono a nessuno di fare le domande giuste. Ma anche chissenefrega: la cosa divertente non è sentire i calciatori rispondere alle domande, ma scoprire cosa fanno nella vita privata. Cassano che imita Capello, Miccoli che compra all'asta l'orecchino di diamanti di Maradona, Balotelli che, fermato a Manchester dalla polizia che gli chiede come mai abbia migliaia di euro in tasca, risponde, “because I'm rich”. Sono queste le cose che mi divertono. Io penso che dai calciatori sia giusto aspettarsi storie e intrattenimento, e che pensare che un calciatore debba insegnare valori morali è come pensare che un filosofo morale debba vestirsi da calciatore e fare gol in nazionale: sarebbero entrambi goffi e fuori luogo. Da questo punto di vista, non sarà un caso se i miei calciatori preferiti sono Balotelli e Cassano. 

Fammi specificare un'ultima cosa: io non dico che le vite dei calciatori “non sono affari nostri”. Sono completamente fatti nostri, certo, il prezzo della fama e blablabla, ma questo non ci dovrebbe mettere nella posizione di giudicare, consigliare, paternalizzare. Al massimo ci si fa una risata e poi si aspetta domenica e li si guarda giocare a calcio. 

Daniele Manusia

Pinto, il secondo portiere del Barcellona, che oltre a fare la papere in Coppa del Re fa il produttore hip-hop. Totti che si ferma a parlare con le vecchiette per strada e che fa ridere nelle pubblicità. Asprilla che picchia un tipo in un bar perché pensava gli avesse rubato il cappello e invece no. Balotelli che segue le ragazze di notte per strada finendo sul divano del padre della ragazza fanatico del Manchester City (true story). Potremmo andare avanti all'infinito. Sospendendo il giudizio, certo. E in effetti è un po' un peccato che le società professionistiche si limitino a sfruttare l'aspetto “pop” del calcio (tipo Beckham) senza alimentare una cultura sempre più complessa.  

Adesso però vorrei tornare su un piano prettamente calcistico. Qui, anche sospendendo il giudizio, diventa difficile non notare una differenza tra il modo in cui Balotelli gestisce il proprio talento e gente come Javier Zanetti, o Nedved. Non è per insistere sul tasto dell'etica del lavoro, sono sicuro che Balotelli si allena nel modo migliore per lui anche se poi lo fotografano mentre non fa le flessioni. E comunque la questione degli allenamenti è sopravvalutata, quello che conta è la partita. Questa cosa la diceva, se non sbaglio, Cantona. Che lui si allenava tanto, ma non cercava di mettersi in mostra negli allenamenti, si lasciava qualcosa per la domenica.

Ci son però dei momenti in cui penso semplicemente che dal punto di vista psicologico non sia in grado di tenere la tensione. C'è stato quel momento durante l'amichevole con l'Olanda in cui ha provato un dribbling difficile sulla linea del fallo laterale, il difensore lo ha contrastato e un rimpallo sfortunato ha fatto sì che toccasse la palla di nuovo prima che uscisse. È stato lì che Balotelli ha calciato con rabbia contro i tabelloni pubblicitari (o contro due tizi vestiti da austronauti dietro i cartelloni).

Poco prima avevo notato che dopo ogni tiro che finiva fuori, tutti molto difficili, era marcatissimo e le palle utili gli sono arrivate solo in posizione defilata, Balotelli diventava sempre più nervoso. E pensavo: “Ma non puoi viverla così. Non puoi credere che ogni azione sia un highlight di Youtube”.

La difficoltà di essere un calciatore professionista è proprio tenere alta la tensione senza impazzire. Per ogni tiro alla Holly e Benji che quasi strappa la rete dai ganci della porta, ci dovranno essere una decina almeno di tironi sparati in tribuna, o no? Non lo so, magari mi sbaglio, ma sembrava davvero non avere pace. E più era stanco, più sembrava che ogni azione contasse moltissimo per la sua autostima. (Questo aspetto del suo carattere mi ricorda Ibra, ma Ibra è molto più indulgente con se stesso quando sbaglia, e a volte sbaglia di brutto, in modo anche goffo, poi però lui si fa una risata e pensa “Tanto ho fatto quella rovesciata contro l'Inghilterra, quel tacco volante contro l'Italia...”). Dopo poco Prandelli lo ha sostituito, ma non in modo punitivo come il Mancio.

Adesso mi chiedo come se la caverà il nostro eroe al Milan? La responsabilità di essere il giocatore più importante lo aiuterà a diventare una leggenda o lo distruggerà di sensi di colpa a ogni tiro sbagliato? 

Tim Small

L'unica volta che Balotelli è stato titolare inamovibile (per modo di dire) fu all'Europeo, e abbiamo visto tutti com'è andata. Spesso questa cosa si sottovaluta, ma un giocatore, per rendere al meglio, deve essere titolare, deve giocare regolarmente, deve star bene fisicamente e mentalmente. Balotelli al Milan quest'anno farà bene. È coccolato, amato, è il più forte in squadra. È la stella del Milan. L'anno prossimo, poi, giocherà titolare da inizio a fine anno. Allora sì che ci divertiremo: diventerà il centravanti più forte della Serie A. Forse il più forte del mondo.


 

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