I motivi per cui il sequel di Trainspotting sembra troppo bello per essere vero sono tanti: il cast originale al completo, la sceneggiatura scritta da Hodge che è lo stesso che ha scritto il primo, la fotta di Danny Boyle e di Ewan McGregor nelle interviste. Eppure è tutto vero, e la trama si ispirerà—seppure parzialmente —a Porno, il romanzo di Irvine Welsh che riprende le vite dei personaggi principali una decina di anni dopo le vicende di Trainspotting, tutti più o meno inguaiati fra night club e industria pornografica.
Passato l’entusiasmo iniziale ci sono però un paio di punti su cui riflettere: innanzitutto, in un certo senso il fatto che la droga potrebbe non essere più al centro del film e delle esistenze dei personaggi è abbastanza rassicurante. Questo perché attenua almeno in parte il rischio di trovarci di fronte soltanto l’ennesimo tentativo di capitalizzare la nostalgia, il sentimento preferito degli ex giovani d’oggi che per tutti questi anni si sono goduti questo piccolo culto a botte di poster in cameretta e monologo scegli-la-vita postato a intervalli regolari su Facebook.
C’è da dire che i coinvolti nelle riprese hanno mostrato nelle interviste parecchia consapevolezza di questo aspetto, e si sono dichiarati tutti molto protettivi nei confronti di Trainspotting e di quello che ha significato per il pubblico di allora e per il cinema. Quindi forse ci si può concedere un po’ di cauto ottimismo in questo senso.
Al tempo stesso, sono anche passati vent’anni dall’uscita di Trainspotting nelle sale: sono cambiate le periferie in cui il film era ambientato, sono cambiati i giovani tossici che descriveva, è cambiato in parte anche in modo in cui si vivono il tutto.
Eppure solitamente la filmografia del drogato medio si ferma inspiegabilmente intorno ai primi anni Duemila, arrestandosi su Requiem For A Dream o su Spun e Paradiso + Inferno nel più fortunato dei casi. Parte di questo potrebbe accadere perché a una certa età i più smettono di riconoscersi in pellicole del genere e quindi perdono interesse, ma in realtà negli ultimi anni il cinema di questo genere ci ha regalato alcune notevoli bombette.
Chiaramente non c’è più stato un film che parlasse di eroina e che ottenesse l’esposizione mainstream che ha raggiunto Trainspotting, quindi nessuno di questi si è rivelato—per adesso—così incisivo sulla cultura popolare.
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Restano, però, valide alternative mentre ci consumiamo dall’ansia di sapere come se la passa adesso Renton.
HEAVEN KNOWS WHAT (2014) un piccolo caso The Morning ShowI due fratelli registi del film hanno incontrato la protagonista 19enne e homeless in metro, ed è stata lei a raccontare ai due la storia col ragazzo che è diventata la trama del film. Per darle una mano i fratelli le hanno rimediato un lavoro su un video musicale girato da Richard Kern, ma come prevede la religione degli eroinomani lei ha detto di sì per poi sparire e staccare il telefono per giorni. Si è rifatta viva qualche settimana dopo, appena rilasciata da un ospedale dopo un tentato suicidio, ed è stato a quel punto che sono riusciti a convincerla a scrivere la storia. Se questo non dovesse bastare: è pieno di musica zarra e pazzesca.
è un documentario di HBO su due coppie di eroinomani a New York. Non so che tipo di cose guardiate, ma c’è una buona probabilità che sia uno dei film più impegnativi e hardcore che vi capiterà di vedere in tema. La camera segue semplicemente le coppie, non c’è alcun tipo di voce narrante né ci sono interviste all’interno del racconto. Le persone il più delle volte sembrano a malapena accorgersi di essere filmate e se qualcuno si stesse chiedendo come ridefinire il concetto di “straziante” credo che questo documentario sarebbe un’ottima risposta.
ANIMALS (2015) Animals Requiem for a Dream Animals AnimalsÈ stato premiato in diversi festival del circuito indie americano ed è un film realmente malinconico e interessante. Solo non riesco a non vederlo come una specie di lunga canzone indie folk sull’eroina per barbe consumatrici di birra artigianale. Ma anche questo potrebbe essere un problema mio.
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