Un biglietto dalla magnosphere, per favore

Come gli uomini normali vedono la mascolinità

Se stai anche solo un po’ su internet, probabilmente hai gia sentito un sacco di gente dire un sacco di cose su cosa vuol dire essere uomo. C’è Clavicular, beauty influencer che si prende martellate in faccia per migliorare la struttura ossea. C’e Andrew Tate che urla degli istinti biologici maschili. In pratica, il web e pieno zeppo di roba della magnosphere.

Chiunque abbia una piattaforma ha qualcosa da dire su come dovresti essere uomo. E chiunque abbia una piattaforma può guadagnarci su dicendoti che stai sbagliando tutto. Ma cosa rende davvero questi tizi, incollati allo schermo tutto il giorno, degli esperti di mascolinità?

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Fotografia: Tal Ben Yakir

Negli ultimi mesi mi hanno invaso il feed come edera che non riesci a togliere. Dopo la trentasettesima volta che ho letto la parola looksmaxxing, ho proprio perso la testa. Wikipedia la spiega come una pratica di auto-miglioramento online per massimizzare la propria attrattiva fisica. In parole povere: un mix di consigli che vanno dal sensato (fare sport) al completamente assurdo, tipo prendersi martellate in faccia per rimodellare le ossa, o usare metanfetamina per mangiare di meno, tutto pur di sembrare più belli. La differenza tra questi influencer del looksmaxxing e i normali guru della bellezza è praticamente zero. Tranne che i primi vengono dalle comunità incel e si sono portati dietro tutta la misoginia del caso. Il punto e che gli look maxxer originali evitavano persino la parola bellezza: troppo femminile, a quanto pare.

Il dibattito sulla mascolinità lo dominano sempre le voci piu alte. E queste voci raccontano la mascolinità come un’immagine romanticizzata dell’uomo di una volta: forte, superiore. Quell’uomo pero oggi e sotto attacco, colpa del femminismo, dei valori progressisti, e quindi gli uomini di adesso sarebbero diventati dei deboli mangiatori di tofu che non concludono niente. La soluzione? Tornare a essere quello che si era. Cosa fa quest’uomo ideale? Guadagna e fa sesso. Cosa non e? Una donna.

Un mio collega mi ha detto: Non so cosa significhi essere un uomo, ma so cosa non significa.

Intorno alla mascolinità c’e un vuoto enorme, e ogni mediocre con un microfono e un modello di business ci prova a guadagnarci. Ma se togli le sparate aggressive e i consigli finanziari di dubbia qualità, cosa rimane su quei canali? E se togli anche i podcast della mano sphere e i look maxxer ossessionati dal proprio corpo, chi parla ancora di mascolinità?

Fotografia: Tal Ben Yakir

Ho deciso di cercare una risposta moderna a una domanda vecchia: cos’è la mascolinità? Volevo soprattutto dimostrare che i podcaster della magnosphere hanno torto. Cosi ho iniziato a intervistare colleghi, amici e padri di amici, uomini offline, uomini che non campano sul rage bait. Ecco cos’e venuto fuori.

La mascolinità come competenza

Un mio collega ha tirato fuori Yin e Yang e mi ha detto che per lui la mascolinità corrisponde alle qualità Yang: azione, movimento, razionalità, logica. Gli ho chiesto se secondo lui queste qualità siano davvero più maschili che femminili. Ha risposto che non necessariamente, ma che e quello che ha imparato a vedere come maschile. Poi, dopo una pausa, ha aggiunto: Se vuoi capire cosa significa essere un uomo, devi prima capire cosa significa essere un essere umano. Ma non credo che abbia molto a che fare con il genere. Altrimenti finisci a pensare cose tipo: oggi vado a fare un giro in macchina o a spaccare legna cosi mi sento piu uomo.

Poi ho intervistato un mio amico, Matt. Le parole del collega mi sono tornate in mente quando Matt ha detto che la mascolinità, alla fine, e tutta una questione di competenza. Essere competente vuol dire fare le cose bene, farle senza fatica, avere sempre una soluzione.

L’esempio piu stupido della mia vita viene dalle relazioni passate. C’erano cose che le donne trovavano attraenti ma che sono ridicole, tipo infilare una chiave nel buco al primo colpo senza armeggiare.

E ha continuato: Se guardi la mano sphere, Andrew Tate e tutti quei tipi, loro mettono in scena la competenza. Se spuntasse fuori un video di Andrew Tate che scivola su una buccia di banana, sarebbe la fine della sua immagine. Capisci cosa intendo?

Pensando alla mascolinità come competenza mi e venuta in mente una vecchia pubblicità: un uomo abbraccia la moglie mentre lei regge una padella con qualcosa di bruciato dentro. Non preoccuparti tesoro, almeno non hai bruciato la birra! dice lui. Se la competenza e maschile, allora l’incompetenza e femminile? La moglie imbranata e il marito che risolve tutto. Mi sono chiesto se questa idea della competenza maschile non sia solo l’ennesimo residuo di vecchi stereotipi. E poi mi sono chiesto se anche solo tentare di definire la mascolinità non ci condanni a restare intrappolati in quel passato.

Vecchia pubblicità della birra Schlitz

La competenza torna fuori in quasi tutte le conversazioni. Philip, un amico, mi dice: Essere un uomo significa fidarsi del proprio istinto. Sotiris, un altro amico, racconta che parte della sua idea di mascolinità viene da quei sentimenti stupidi ma potenti. Quando costruisco o riparo qualcosa, un mobile rotto, qualcosa di meccanico, sento qualcosa di primordiale.

Quella sensazione primordiale del riparare le cose mi ha fatto venire in mente il bagno di un ristorante: sulla porta delle donne c’era una spazzola per capelli, su quella degli uomini un martello. Stereotipi di genere allo stato puro. Ma poi ho pensato ai Vichinghi, che sono un po’ il simbolo della mascolinità, e avevano i capelli lunghissimi, che probabilmente pettinavano pure loro. C’è qualcosa che non torna.

In fondo l’idea della mascolinità come costruire e riparare mi piace. Ed e vero: ogni amico che ho mai avuto era felicissimo di appendere qualcosa per me. Ma lo fanno per piacere, o si sentono in obbligo? Ed e forse proprio quell’obbligo a far parte della mascolinità?

Fotografia: Tal Ben Yakir

La mascolinità come responsabilità

David, un altro amico, mi dice che si sente più maschile quando e in uno stato di responsabilità rilassata. Quando torno a casa dalla mia famiglia, sistemiamo le cose per tutti e resto calmo. O nello sport, quando tiro un rigore per la squadra. Mi prendo carico di un gruppo, ma senza drama.

Ma la responsabilità ha anche un rovescio della medaglia. Matt mi confessa che in realtà non crede che i ruoli o le qualità siano intrinsecamente maschili o femminili, ma che gran parte della pressione che ha sentito a conformarsi a certi schemi è venuta dalle relazioni. Le mie partner si aspettavano una certa mascolinità: essere deciso, avere un piano, saper riparare le cose in casa, prendere in mano la situazione in una crisi. Eppure non crede che queste qualità debbano per forza essere legate al genere.

C’è però un problema concreto con la mascolinità intesa come responsabilità: e un problema economico. Essere responsabile, nel senso maschile tradizionale, significava provvedere, proteggere, mantenere la famiglia. Un tempo significava anche andare in guerra per il proprio paese. Ma oggi la realtà economica è completamente diversa, e molte di quelle promesse sono semplicemente fuori portata per la maggior parte degli uomini.

Se ti senti in dovere di mantenere la famiglia, ma la gig economy, l’IA che ti soffia il lavoro e il costo della vita alle stelle rendono impossibile farlo, che rimane della tua identità di uomo? E esattamente di questo che parlava Susan Faludi in Stiffed: The Betrayal of the American Man, del 1999. Faludi descriveva come il mercato del lavoro che cambiava, la cultura dell’immagine che prendeva il sopravvento e la fine delle istituzioni che davano senso e comunita agli uomini avessero lasciato molti di loro spaesati. Agli uomini continuano a dire che devono essere capofamiglia, costruttori, protettori, figure rispettate. Solo che le condizioni che rendevano possibili questi ruoli non ci sono più.

Attraverso interviste e ricerche storiche, Faludi mostra come l’America sia passata da una cultura che valorizza lealtà, lavoro di squadra e mestiere a una cultura ornamentale fatta di fama e immagine: una società svuotata di contesto, ubriaca di individualismo competitivo senza mestiere ne utilita, governata da chi ha di piu, di meglio, di più grande, di piu veloce.

Scritto venticinque anni fa, eppure sembra scritto ieri. Il libro dimostra anche che la nostra crisi della mascolinità non e poi così nuova.

Nelle sue interviste, Faludi si ritrova sempre davanti alla stessa domanda che gli uomini si facevano: Conto qualcosa?

Fotografia: Tal Ben Yakir

La mascolinita come umanita

Durante le interviste continuavo a tornare alle parole del mio collega: che capire cosa significa essere un uomo fa parte di una domanda più grande, quella su cosa significa essere un essere umano. Conto qualcosa? e una domanda umana, non solo maschile.

Sono quello che sono perché sono Matt, non perche sono un uomo, mi dice il mio amico. E voglio essere trattato come Matt, non come un uomo. Giudicato come Matt, non come un uomo.

Molte delle qualità che gli uomini associavano alla mascolinità, io le chiamerei semplicemente umane. Sotiris, per esempio, diceva: Essere un uomo significa cercare ogni giorno di diventare la versione migliore di te stesso.

Il paradosso e che esattamente questo messaggio lo mandano in loop anche i podcaster della mano sphere, solo con una svolta tossica.

Se sei al verde, e colpa tua. Se sei grasso, e colpa tua. Se sei triste con tre menti, e colpa tua!

Parole di Myron, influencer della magnosphere nel suo podcast Fresh Fit. La versione migliore di te, secondo lui, e ricca, muscolosa e asciutta. Che qualcuno possa essere triste senza mento, o felice con il mento, nella filosofia di Myron non esiste. Ma forse quel desiderio di fondo, migliorarsi, e proprio quello che attira tanti uomini smarriti verso queste piattaforme.

Cosa vogliamo? Contare qualcosa. Come? Diventando la versione migliore di noi stessi. Ma come appare questa versione migliore? Ed e qui che il messaggio va completamente a rotoli.

Fotografia: Tal Ben Yakir

La mascolinità attraverso le relazioni

Quando ci chiediamo Conto qualcosa?, in genere intendiamo: Conto qualcosa per qualcuno? Le persone si definiscono attraverso le relazioni.

Philip mi dice che si sente più uomo quando riesce a esserci per chi gli vuole bene, quando può essere se stesso, quando fa qualcosa per qualcosa di piu grande, anche solo dentro la sua famiglia. Anton, un altro amico, mi dice: La mascolinità si rispecchia nelle persone con cui condivido la vita. I miei amici, le persone con cui passo il tempo, e li che la vedo.

C’e pero una relazione che sembra pesare più di tutte sulla visione che un uomo ha della mascolinità: il padre. Quasi tutti gli uomini con cui ho parlato lo hanno tirato in ballo.

Sono un uomo perche assomiglio a mio padre, dice Matt. Un uomo che ammiro e da cui ho preso tanto: la calma, la gentilezza, il modo di stare con le persone, il rispetto che si guadagna. Subito dopo riconosce che anche la questione se questi valori siano maschili e ovviamente influenzata dalla società.

Philip la vede nello stesso modo. Segui il percorso di tuo padre, perche e l’uomo piu vicino a te. Basi la tua idea di mascolinità su di lui. Mio padre ha sempre avuto un lato molto sensibile, quello che la gente chiamerebbe lato femminile, qualunque cosa significhi. E questo mi ha sempre spinto ad abbracciare quella sensibilità, quella vulnerabilità. Per me e sempre stato quello il significato reale dell’essere uomo: riuscire a parlare di come ti senti.

Ma molti uomini non hanno un padre su cui modellare se stessi. Nel documentario Inside the Magnosphere, in cui Louis Theroux incontra influencer della mano sphere e i loro fan, molti degli uomini ritratti raccontano di non aver mai avuto una figura paterna stabile.

Il padre di un mio amico mi ha detto che non aveva mai pensato molto alla sua identità di uomo, finché non sono arrivati i figli. Essere un buon uomo, per lui, significa essere un buon padre: tenere al sicuro e in salute chi ami. Il padre di un altro amico mi ha detto che essere uomo significa provare a migliorare la vita delle donne ovunque. La mascolinità la plasmano i padri e la paternità.

Ma anche un padre assente puo comunque influenzare il modo in cui un uomo definisce la mascolinità. Ho imparato a essere un uomo dall’esempio sbagliato, mi dice Anton. Mio padre non c’era davvero ne per mia madre ne per me. Quando guardo indietro e penso a come sia mancato, capisco che tutte le mie scelte si basano sul non voler essere come lui. In un certo senso e diventato la mia bussola.

Ma la mascolinita esiste davvero?

Nel suo libro Manhood in America, Michael Kimmel ripercorre la storia della mascolinità negli Stati Uniti, ma le sue conclusioni valgono ben oltre. Kimmel dice che la mascolinità non è un insieme fisso di qualità, ma uno status che va continuamente guadagnato, dimostrato e confermato dagli altri. Uno status che cambia e che si può perdere. Per questo, conclude, la mascolinità americana è un’invenzione storica che gli uomini vivono ciclicamente come una crisi.

Di nuovo, un libro scritto alla fine degli anni novanta che sembra parlarci direttamente nel 2026. Se la mascolinità è un’invenzione in continua evoluzione, la domanda e: in cosa si sta trasformando oggi?

Sotiris mi dice: Per la nostra generazione, la domanda riguarda anche quello che non vuoi essere. Assente. Violento. Qualcuno che non rispetta i confini. E un’immagine negativa, lo so, e forse non abbiamo davvero più un’idea chiara di cosa voglia dire essere un uomo.

Anton aggiunge: E difficile incarnare una mascolinità sana senza sembrare che tu stia recitando o che tu sia tossico. Allora qual è la terza via? Onestamente, non lo so.

Quando provo a spingere gli uomini a darmi una definizione precisa di mascolinità, nessuno riesce a trovarne una chiara. Per me, dice Matt, essere maschile vuol dire semplicemente essere me stesso. Sono un uomo perche sono un uomo, e nessuno puo togliermi questo.

Si rende conto da solo che e un ragionamento circolare e si chiede: Come fai, da giovane uomo, a sentirti sicuro di un’identita che hai, quando non riesci nemmeno a definirla?

Fotografia: Tal Ben Yakir

In fondo non dovrebbe stupirci che la mascolinità sia cosi difficile da definire. Quando proviamo a elencare qualità, finiamo per descrivere caratteristiche che poco hanno a che fare col genere. Quando elenchiamo attività, stiamo parlando di funzioni economiche e contesti sociali. Più gli uomini con cui ho parlato cercavano di spiegare la mascolinità, piu finivano per descrivere semplicemente una persona per bene.

Forse stiamo complicando tutto troppo. Alcuni uomini che ho incontrato mi hanno detto che alla mascolinità non ci pensano quasi mai. Simone de Beauvoir scriveva nel Secondo sesso (1949) che l’uomo e trattato come l’essere umano di default, mentre la donna e definita come l’Altra. Una posizione di default non richiede molta autoriflessione.

Altri invece la collegavano a qualcosa di più istintivo, più fisico. Quando ho chiesto a David quando si sente più maschile, ha citato, tra le altre cose: Quando faccio l’amore con la mia ragazza. Forse e davvero cosi semplice?

Potresti togliermi tutto, dice Matt. Tutto quello che c’e di maschile nella mia vita. Eppure dentro di me sentirei ancora di essere un uomo. Qualunque cosa succeda.

A differenza dei guru della magnosphere, la maggior parte degli uomini con cui ho parlato non ha una visione chiara e definitiva della mascolinità. Ed e normale che quei guru facciano finta di avere tutte le risposte: la certezza vende. Proporre una visione sfumata probabilmente non fa bene agli affari.

Dove ci lascia tutto questo? Intanto, potremmo smettere di misurare il valore di un uomo dal suo conto in banca. E avremmo bisogno di più uomini dentro questa conversazione, uomini che pensino all’intera gamma di cio che può significare la mascolinità, al di la di Tate e della sua cricca. Magari arriveremo a una definizione migliore. Magari no. Ma ascoltando gli uomini con cui ho parlato, penso che forse basti gia avere un’idea chiara di che tipo di uomo vuoi essere.

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