Recensione: Electric Wizard - Wizard Bloody Wizard

Per la prima volta da che li conosco, non sono convinto da un album degli Electric Wizard.

Per la prima volta da che li conosco, non sono convinto da un album degli Electric Wizard. Va bene, c’è tutto il discorso integralista che vuole la band inglese incapace di tenere fede alle aspettative da essa stessa create troppo presto, perché “eh ma dopo Dopethrone…” e “sì però Dopethrone era più…”, ma se Jus Oborn e la sua creatura sono più o meno sempre negli slot più prestigiosi di qualsiasi festival ed evento cui partecipano un motivo ci dovrà pur essere. Black Masses è un ottimo disco, e io sono sempre stato un accanito sostenitore di Witchcult Today, tanto da spacciarlo ai regaz durante le mie indagini socioantropologiche, e in generale non si può dire che la discografia dello Stregone Elettrico abbia mai sofferto di particolari cali di tensione, per quanto sappiamo tutti che scrivere una seconda Funeralopoli sia impossibile.

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Morale, arriviamo a Wizard Bloody Wizard, che a conti fatti è nientemeno che il nono disco in studio della formazione originaria del Dorset. Prima considerazione: ‘sto disco pareva non uscire mai. Prima doveva uscire a inizio autunno, poi il dieci novembre, poi Spinefarm stessa ha ritardato di un’altra settimana per non specificati “problemi di produzione”, e se tutto va bene potremo cantare “See You In Hell” a squarciagola tutti insieme questo venerdì. Seconda considerazione: la cover dell’album è davvero brutta. Sembra una di quelle copertine da disco di metà anni Zero: soggetto riciclato e banalissimo con tanto di cgi fatta male, insomma, ‘na roba orrenda. Ok che gli EW non si sono mai fregiati delle matite di Dan Seagrave, però fino a qualche anno fa erano abbastanza attenti all’estetica. Terza considerazione: non è che ce lo debbano spiegare nel 2017 di essere influenzati dai Black Sabbath, e forse un titolo come Wizard Bloody Wizard più che un omaggio sembra una paraculata, una cosa tipo “sì ok noi ripuliamo i suoni, però se non vi piace il risultato non è che dovete prendervela con noi, è solo che cercavamo di suonare come Sabbath Bloody Sabbath” (che poi comunque aveva una copertina più bella).

Dopo tutto questo, se vi sta venendo un coccolone per quello che avete appena visto scritto, sappiate che avete letto bene: Wizard Bloody Wizard ha dei suoni puliti. E va bene tutto, l’età, la maturità, il farsi la doccia ogni tanto, ma se gli Electric Wizard sono diventati gli Electric Wizard principalmente è perché da ogni riff di chitarra si potevano grattare le croste di monnezza, da ogni slappatona di basso parevano uscire tsunami di acque nere di fogna, e su tutto questo Oborn cantava di qualunque cosa fosse sconveniente. Da anni il buon Giustino ha via via ripulito il suo lavoro dietro al microfono, ma almeno la chitarra no. Non può davvero essere invecchiato così tanto da aver voluto abbassare il crunch e il fuzz e forse addirittura spegnere del tutto qualche pedalino scemo.

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Wizard Bloody Wizard sarà pure un disco settantiano, sarà pure un disco classico, sarà pure un album degli Electric Wizard, ma non fa breccia, non ha hit né idee particolari, non ha nemmeno lo spessore giusto e soprattutto non è abbastanza ruvido. Gli Electric Wizard devono fare schifo, non possono fare a meno di sguazzare nella melma e nei liquami. Così il culto è nato, così deve continuare a crescere.

Wizard Bloody Wizard esce il 17 novembre per Spinefarm.

Guarda il video del singolo "See You In Hell":

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