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crisi dei migranti

Abbiamo cercato di far luce sull’affondamento di un barcone di profughi e sulla sorte dei suoi sopravvissuti

Almeno 22 persone sono morte a settembre in seguito all'affondamento di un barcone carico di profughi. VICE News ha condotto un'indagine sui fatti di quella notte, e su cosa è successo nei giorni a seguire.

di John Beck
18 marzo 2016, 10:10am

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Il barcone è stato tirato fuori dall'acqua — ora l'enorme relitto giace abbandonato tra gli yacht di lusso, in un deposito privato fuori dalla città turistica di Bodrum, nel sud della Turchia.

Quando VICE News ha trovato il relitto della Ariciogullari, sembrava troppo vecchia e malmessa per continuare a navigare. E per un po', in effetti, è stato così: la barca, per un periodo, è stata messa a riposo dopo 40 anni passati a traghettare turisti lungo la pittoresca costa della regione.

Un giorno, però, un trafficante ha deciso di comprarla e rimetterla a galla, e in una notte di metà settembre 2015 vi ha imbarcato più di 270 persone, per lo più siriani in cerca d'asilo – inclusi bambini, donne incinte, malati e anziani – che cercavano di arrivare dalla Turchia all'isola greca di Kos, e poi sul continente europeo.

Il passeggero più giovane era nato solo qualche giorno prima di salpare, il più vecchio aveva ben oltre i 70 anni.

Almeno 22 delle persone a bordo non ce l'hanno fatta — annegate quando la barca ha iniziato a imbarcare acqua mentre attraversava il Mar Egeo, dopo essere stata intercettata dalla guardia costiera turca.

Il nome "Ariciogullari" è dipinto in blu su entrambi i lati della prua. Con a bordo più di quattro volte la capacità massima di passeggeri per quello che è stato il suo ultimo tragico viaggio, il barcone andava talmente a fondo che le lettere del nome erano sommerse dall'acqua. In superficie si vedevano solo le ringhiere di legno grezzo e gli abbozzi di oblò.

I giubbotti di salvataggio e i salvagenti sono ancora disseminati sul ponte superiore, l'unica parte rimasta a galla dopo che il barcone ha iniziato ad affondare. Gli ultimi passeggeri si stringevano lì in attesa dei soccorsi, mentre gli altri si erano già gettati in mare per sfuggire al naufragio.

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L'Ariciogullari (Foto di John Beck)

I passeggeri dell'Ariciogullari erano un gruppo misto. In gran parte siriani di origini e religioni diverse – sunniti, sciiti, cristiani, arabi, curdi, e armeni – e un piccolo gruppo di iracheni, afghani, e iraniani.

Sono arrivati a Bodrum per vie e mezzi diversi. Legalmente e non, direttamente dai loro paesi di origine o dopo aver trascorso del tempo in Libano, o in altre parti della Turchia — che ha accolto più rifugiati siriani di ogni altro paese. Tutti con il desiderio di aggiungersi al milione di persone l'hanno scorso hanno attraversato il Mediterraneo diretti verso l'Europa, un flusso causato principalmente dal bisogno di fuggire da quella che una volta era la Siria, e che adesso è diventata la più grande crisi umanitaria di questa generazione. Il conflitto, apparentemente ingestibile, ha ucciso più di 250.000 persone, creando 4.6 milioni di rifugiati, e 6.5 milioni di sfollati all'interno del paese.

Molti, inclusa Asya, una maestra di scuola elementare curda che ha viaggiato con il marito e i suoi due bambini, sono fuggiti da Aleppo. [I nomi di tutti i sopravvissuti sono stati cambiati per garantirgli l'anonimato.] La città, che si trova nel nord del paese, è stata devastata da alcuni dei combattimenti più violenti della guerra, mentre gli aerei del regime, per un periodo insieme a quelli russi, bombardano indiscriminatamente ogni giorno i territori dell'opposizione.

Per approfondire: Il nostro speciale sulla crisi dei migranti

Altri, come Rima, se sono andati dal sud, dove il territorio dei ribelli è devastato da attacchi aerei e da assedi, mentre per tutta risposta le regioni ancora in mano al governo vengono bombardate. Una donna determinata, ben vestita, con i capelli tinti di biondo e un sorriso da fotografia, ha viaggiato fino a Istanbul con i figli adolescenti Nizar e Asil diversi mesi prima, dopo aver venduto la sua casa a Darayya — che non valeva molto, durante la guerra.

Fino a poco tempo fa la Turchia proibiva ai rifugiati di ottenere permessi di lavoro, quindi Rima e la sua famiglia hanno lavorato rammendando vestiti, facili prede dello sfruttamento nel mercato nero. "Lavoravamo un giorno e poi stavamo a casa per il resto del mese," dirà più tardi tra un tiro di sigaretta e un sorso di tè fuori da un bar di Bodrum. "I clienti non pagavano abbastanza o non pagavano proprio."

Il viaggio via mare da Bodrum a Kos è breve: circa 15 miglia da porto a porto, e meno della metà per giungere alla penisola più vicina. Annunci pubblicitari nella città turca sponsorizzano una traversata in traghetto da 17 euro, ma è necessario avere un passaporto e un visto, cose che pochissimi rifugiati hanno.

La vicinanza ha reso questa rotta popolare tra i richiedenti asilo, e ne è sorta un'enorme economia basata sul traffico illegale. Le reti criminali, per lo più capeggiate dai turchi e facilitate da intermediari siriani, ne traggono grandi profitti, facendo pagare più di 1.000 dollari per un posto in una barca di plastica sovraffollata manovrata da uno dei passeggeri. I negozi della zona guadagnano bene con i giubbotti di salvataggio (talvolta falsi), molti dei quali finiscono poi ammucchiati sul versante greco, ma anche con salvagenti e altri gonfiabili per chi non se li può permettere.

Sebbene breve, il viaggio è comunque spesso mortale. Decine delle 3.771 persone che nel 2015 sono morte o scomparse nel tentativo di attraversare il Mediterraneo verso l'Europa hanno cominciato il loro viaggio a Bodrum, e molte migliaia sono state intercettate o salvate dalla guardia costiera turca

La popolazione della cittadina aumenta in maniera esponenziale durante i mesi estivi per via dei turisti locali e internazionali che si recano negli alberghi o nelle case vacanza. Corpi abbronzati affollano le spiagge sabbiose di giorno, e dopo il tramonto, le melodie folk della tradizione anatolica competono con la musica pulsante delle discoteche, tra le stradine che salgono dal porticciolo stracolmo di yacht.

A settembre, tuttavia, rimangono solo pochi turisti, gli ultimi a godersi gli sprazzi di sole e a visitare le mura del castello. I rifugiati si muovono intorno a loro senza farsi notare, tenendosi stretta qualsiasi cosa siano riusciti a portarsi dietro o sedendo silenziosi sulle panchine del lungomare. Tutti aspettano una possibilità di raggiungere la Grecia.

Quelli che si sono poi imbarcati sull'Ariciogullari sapevano che, per farlo, dovevano trovare un trafficante. Alla fine hanno scelto un uomo - che chiameremo "MC" per via dei procedimenti legali in corso in Turchia contro di lui - che, secondo i sopravvissuti, gestiva una grande operazione di traffico di esseri umani da un albergo sulle colline fuori Bodrum.

L'hotel di MC sembra uno come tanti; le mura bianche, una piccola piscina, le bandiere della Turchia appese fuori, e dei leoni in bronzo che fiancheggiano il cancello. Anche lui non sembra avere niente di strano; un turco di mezza età, dalla corporatura robusta con i capelli grigi tagliati corti e un po' stempiato, con gli occhiali da lettura che gli penzolano da una collana.

Parla un po' di arabo, oltre alla sua lingua natale, e ha una pagina Facebook che, a parte rivelare un interesse per la versione online del gioco a tasselli Okey, presenta foto della sua famiglia che posa con la polizia turca e un'immagine dedicata ai "martiri" delle forze armate. C'è anche un versetto scritto dal poeta nazionalista Arif Nihat Asya, con sullo sfondo una bandiera turca e un lupo, un simbolo spesso associato a un gruppo neo-fascista di militanza nazionale.

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Non sembra essersi mai preoccupato di nascondere le sue attività criminali alle autorità, e grandi gruppi si radunavano regolarmente nella strada accanto al suo hotel prima di partire per la Grecia. Maya, una donna siriana che ha soggiornato per una settimana nello stesso hotel con la sua famiglia prima di raggiungere l'Europa a bordo di un altro barcone organizzato da lui, dice a VICE News che l'uomo riceveva spesso visite di amici che erano membri della polizia locale.

Non ci sono prove dirette della collaborazione della polizia in questo caso, ma il presidente greco Prokopis Pavlopoulos ha detto recentemente che i trafficanti turchi potrebbero godere del "supporto" delle autorità, laddove le guardie di frontiera fingono di non vedere, e ha anche aggiunto che Atene avrebbe prove della loro complicità.

Le recensioni online dell'hotel di MC descrivono il caldo benvenuto offerto da lui e dalla famiglia. Ma il trattamento riservato ai siriani sembra essere meno affettuoso. Maya racconta che avrebbe limitato il bagaglio per ogni viaggiatore a 2kg ciascuno, forzando molti a gettare il resto delle loro cose in sacchi neri dell'immondizia, e rispondendo in malo modo "voi siete rifugiati, non turisti," alle loro proteste.

Maya ricorda anche di aver visto una famiglia munita di salvagenti aspettare di lasciare l'albergo per tentare la traversata in un piccolo gommone. MC li avrebbe costretti a abbandonare quasi tutte le loro cose, chiedendo che lasciassero anche i salvagenti. È

Nato un diverbio, con il marito che cercava di convincerlo che la moglie non sapeva nuotare. MC allora ha preso un coltello e ha bucato tutti e quattro i salvagenti.

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La poppa dell'Ariciogullari. (Foto di John Beck)

Nizar si trovava già all'albergo quando sono arrivate Rima a sua sorella. Era giunto a Bodrum un mese prima, con l'intenzione di assicurare il passaggio per tutti loro, e alla fine si è ritrovato ad accettare un'offerta di MC per un lavoro non retribuito come addetto alla reception e alle pulizie; in cambio, poteva far viaggiare verso la Grecia prima sua madre e sua sorella, e poi anche sé stesso. Ha dovuto accettare, non avendo altre risorse finanziarie.

Rima era ben consapevole dei rischi della traversata via mare e, come la maggioranza di quelli che sono finiti sull'Ariciogullari, voleva evitare di finire sui soliti gommoni scassati.

Ma MC aveva promesso un'imbarcazione da turismo, dicendo ad alcuni che ci sarebbero stati solo 30 passeggeri a bordo, e ad altri che sarebbero stati portati da un porto all'altro senza interruzioni perché aveva corrotto la guardia costiera. Il privilegio comportava un costo maggiore, più di 2.000 Euro a testa.

"Volevamo andare con una barca, non con un gommone, perché più sicuro," dice Rima. "Pensavamo che anche se la guardia costiera ci avesse trovato, ci avrebbero semplicemente portato indietro al porto, che non saremmo naufragati."

All'insaputa del gruppo, MC aveva già usato – e probabilmente danneggiato – l'Ariciogullari in un precedente e fallimentare tentativo di raggiungere la Grecia. Maya si trovava a bordo e descrive un timoniere che puzzava di alcol scappare su uno dei canotti di emergenza dopo un litigio, costringendo due giovani che lavoravano per MC a prendere il controllo.

Il motore ha smesso di funzionare a poca distanza dalla costa, e il gruppo è riuscito a tornare in Turchia solo dopo che il marito di Maya, rimasto a terra perché non avevano abbastanza soldi per partire tutti, ha convinto MC a mandare alcuni dei suoi uomini in una barca più piccola a trainarli verso un attracco di fortuna.

Kim Clausen, uno dei membri dell'operazione di ricerca e salvataggio per il Mar Egeo di Medici Senza Frontiere (MSF) in Grecia, spiega a VICE News che vede sempre più trafficanti usare barconi in disuso come l'Ariciogullari. "Praticamente quello che vediamo ora è che la qualità delle imbarcazioni è sempre più varia," dice. "Alcune sono in uno stato talmente pessimo che ci sorprende che riescano a rimanere a galla."

Clausen ne ha descritta una arrivata in fiamme e un'altra con un ponte così marcio che era collassato sotto il peso dei passeggeri; avrebbe visto anche una nave, arenata e completamente rovesciata, disintegrarsi nel giro di alcune or

Per Asya, Rima, Asil e gli altri, l'ordine di muoversi è arrivato il 14 settembre 2015. Le condizioni meteo erano abbastanza buone, con solo una leggera brezza, e temperature che raramente sono scese sotto i 20 gradi. La notte era serena ma a tre giorni dalla luna nuova, i cieli erano completamente bui dopo il tramonto.

MC aveva disposto per quella notte che i passeggeri si riunissero in vari punti di Bodrum, incluso l'ingresso del suo albergo, dove sarebbero venuti a prelevarli alcuni furgoncini delle consegne. Ahmed, un iracheno di Baghdad, dice di essere stato stipato insieme ad altre 30 o 35 persone dentro un furgone della Volkswagen che a malapena poteva contenerne 10.

In un altro ma ugualmente accalcato furgone, Asya era completamente disorientata. "Ce ne stavamo lì, al buio completo... Il furgone era completamente stipato, e non avevamo idea di dove ci stessero portando. Senivo che sarebbe potuta ripetersi la storia del furgoncino austriaco," dice, riferendosi ai 71 migranti che sono stati trovati soffocati nel retro di un camion frigorifero vicino al confine tedesco.

Sono stati scarrozzati in giro per circa due ore, correndo su e giù per le tortuose strade di montagna, e giungendo infine alla base di una qualche catena montuosa. Nessuno dei passeggeri sapeva dove fossero, e gli uomini che li avevano guidati lì gli hanno proibito di parlare, fumare, usare telefoni, e, finché non fossero arrivati tutti, persino di muoversi.

C'erano sette o otto furgoni in tutto, ognuno trasportava almeno 30 persone — molte più di quante MC aveva promesso. "C'erano troppe persone," ricorda Asya. "Dieci volte tante quelle che ci aspettavamo."

I trafficanti li hanno poi radunati lungo dei sentieri rocciosi stretti e ripidi per circa tre ore. Carico di borse e valige, la situazione non era facile, ma Ahmed si sentiva ottimista: "Abbiamo camminato," ricorda. "E sperato che quello fosse l'ultimo momento di oppressione da affrontare."

I bambini, gli anziani, e i malati facevamo fatica a mantenere il passo nel buio, a volte inciampando e cadendo, ma il gruppo alla fine ha raggiunto la costa intorno all'una di notte.

L'Ariciogullari è arrivata circa tre ore dopo. Anche al buio, i potenziali passeggeri si sono resi velocemente conto che MC aveva mentito — la barca era in uno stato pessimo. Rima ricorda le grida di panico e le richieste di rimborso. Ma nessuno dei passeggeri sapeva come tornare indietro o aveva mezzi per andarsene. "Anche se avessimo pensato di tornare indietro, era impossibile da quella montagna," dice.

Alla fine tutti hanno iniziato ad arrampicarsi a bordo. Prima il ponte inferiore, poi quello nel mezzo, e alla fine il ponte panoramico. Rima si è assicurata che lei e sua figlia salissero per ultime, la parte più in alto sarebbe stata la più sicura.

Lì, hanno allacciato i giubbotti salvagente e si sono stretti a vicenda. "Non riuscivamo a vedere niente. Non potevi vedere la faccia della persona accanto, solo ombre," racconta. Non vedevano molto altro da quando erano saliti sui furgoni, sei ore prima.

Il barcone si è finalmente allontanato dalla spiaggia intorno alle 4:30 del mattino, così carico che il motore si è avviato a fatica.

* * *

L'oceano se ne stava placido, e mentre l'Ariciogullari si spingeva lento nell'oscurità, i passeggeri cominciarono a tirare un sospiro di sollievo. Non avevano mappe, e avevano spento i loro telefoni nel caso un flash o un segnale potesse allertare le autorità. MC aveva detto loro che ci avrebbero messo due ore e mezzo prima di approdare, quindi cercavano di tenere il tempo, sperando che ogni minuto li portasse più vicini alla Grecia.

Dopo poco più di un'ora, una luce apparve all'orizzonte, in direzione della barca. Mentre si avvicinava, quelli sul ponte superiore si resero conto che si trattava della guardia costiera turca, una piccola barca da pattuglia SG-11 con a bordo un team di quattro uomini.

La pattuglia li raggiunse velocemente, puntando la barca con un faro. Sorpresi, i passeggeri a bordo se ne stavano sdraiati nella vana speranza di non farsi vedere. Il trucco non funzionò e gli ufficiali a bordo del SG-11 ordinarono all'Ariciogullari di fermarsi, con un megafono. Per cinque minuti, chiunque fosse alla guida del barcone ignorò gli ordini, dice Ahmed prima di spegnere finalmente il motore.

I passeggeri, in allarme, imploravano di poter continuare il loro viaggio. Di risposta, la guardia costiera chiese che il capitano della nave si consegnasse. A quel punto, chiunque fosse al timone si era già insinuato tra la folla, e pochi di quelli a bordo avevano visto la sua faccia.

La pattuglia girava in tondo, facendo dondolare l'Ariciogullari con la sua scia di onde – intenzionalmente, secondo alcuni di quelli a bordo

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Una barca da pattuglia SG-11, fotografata dall'Ariciogullari at dawn. (Foto ottenute da VICE News)

Rima prese il timone da sola nel tentativo di stabilizzare il barcone, virando a destra, poi a sinistra in un dondolio nauseante. Per paura che la madre venisse scambiata e condannata per aver condotto il barcone, Asil prese il comando, pensando che in quanto minorenne sarebbe stata salva.

A questo punto, raccontano i sopravvissuti, uno della pattuglia della guardia avrebbe puntato una pistola in direzione dell'Ariciogullare e poi sparato. Non è chiaro quello che è successo dopo.

Tutti quelli intervistati da VICE news hanno detto di aver sentito degli spari — ma il barcone si trovava ancora al buio, e i dettagli si mischiano a paura e confusione. Alcuni l'hanno visto come un tentativo di affondare la barca, che si trovava già in difficoltà, altri l'hanno interpretato come un avvertimento — forse dopo aver creduto che volessero comunque procedere verso la Grecia.

Ahmed ricorda sette spari nell'acqua e altri tre proiettili nel fondo della barca. Altri hanno di un numero imprecisato spari in aria, poi quattro dentro la barca. Ancora, altri dicono che i colpi fossero rivolti al motore. Quando VICE News ha ispezionato l'Ariciogullari, alcuni giorni dopo, sul relitto non c'erano segni evidenti da arma da fuoco.

I passeggeri supplicavano la guardia costiera. Asil, che parla turco in maniera fluente, sembrava essere l'unica a bordo capace di comunicare con loro, e gridò aiuto. "Chiedevo che venissero a salvare i bambini," dice. "Ma non rispondevano alle mie richieste, continuavano a chiedermi di aspettare che una barca più grande arrivasse in soccorso."

Dopo circa mezz'ora, quelli sul ponte inferiore cominciarono a urlare che la barca aveva iniziato a imbarcare acqua. Haidar, un giovane iracheno, era stato tra i primi a salire a bordo, stipato insieme a un'altra dozzina, inclusi bambini.

Stando al suo racconto, ci sarebbe stata una perdita d'acqua dagli spari in poi, ma sarebbe velocemente peggiorata con l'oscillare della barca per via delle onde causate dalla pattuglia. "Quando ci muovevamo dritti era tutto okay," dice a VICE News. "Ma quando ci spostavamo di lato, l'acqua entrava da tutte le parti."

La pattuglia continuava a girare intorno al barcone, scattando foto e video — secondo Asya e gli altri. "Continuavano a girarci intorno, facendo entrare più acqua," dice. "E guardandoci affondare, a poco a poco."

La gente cominciava a voler uscire, ma la corrente era troppo forte. L'acqua continuava a salire, e con lei la paura — grida isteriche cominciarono a risuonare al buio.

Quelli più in basso cominciarono a passare i bambini, tenendoli a braccia tese in alto per farli vedere alla guardia costiera, in un'implorazione d'aiuto e pietà. Altri cominciarono ad affollare l'ormai già affollatissimo ponte panoramico.

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"C'erano scene di panico incredibili, un altro Titanic," dice Ahmed. "L'acqua stava salendo e faceva buio." Asil gridò di nuovo alla guardia costiera, chiedendo invano cosa fare.

Quando fu chiaro che l'Aricigullari stava affondando, la pattuglia si avvicinò e cominciò a far salire a bordo i bambini. Uomini e donne a cavallo delle due navi che si passavano figli e figlie.

Alcuni erano riluttanti, dubbiosi di doversi fidare di chi aveva sparato verso di loro poco prima. Asta si rifiutò di lasciare i suoi bambini e alla fine le fu permesso di accompagnarli, e lasciare indietro suo marito.

La guardia costiera ne imbarcò tanti quanti poteva. Tutti gli altri rimasero dov'erano.

La falla si ingrandì improvvisamente, e l'acqua entrava così violentemente sul ponte inferiore che quelli che indossavano i giubbotti salvagente finirono a sbattere sul soffitto. Nei momenti di terrore che seguirono, alcuni riuscirono a fuggire sopra e riprendere fiato. Altri rimasero intrappolati.

Quelli che si trovavano nella cambusa avevano poche possibilità, racconta Haider. "Non avevano speranze, bloccati nella cucina, perché era piena d'acqua e c'era un'unica, piccola via d'uscita."

Suo cugino Mohammaed si trovava leggermente più in alto. "In due secondi l'acqua mi arrivò al petto, riuscii a malapena a mettere la testa fuori per respirare," ricorda. "Gli altri furono schiacciati contro il tetto e non li ho più sentiti parlare."

L'Ariciogullari continuava a affondare, dondolando. Nel ponte più in alto, Rima ordinò a quelli che ancora si trovavano a bordo di cercare di contrastare il rollio.

"Cercavo di portare la nave in equilibrio dicendo alle persone di spostarsi a destra o a sinistra, e cercando di calmarle... tutti erano confusi e non sapevano cosa stessero facendo," dice, aggiungendo che la pattuglia della guardia costiera non aveva offerto nessun aiuto o istruzione, a parte quella di aspettare che una nave più grande arrivasse in soccorso

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L'inabissamento dell'Ariciogullari, all'alba.

Un'altra imbarcazione apparì all'orizzonte, finalmente. A quel punto, però, l'Ariciogullari era già mezzo sommerso e le persone avevano cominciato a gettarsi in acqua per evitare di andare giù con la barca.

Asya assisteva alla scena, con orrore, dalla piccola barca della guardia costiera, alla luce dell'alba. "Ho visto uomini gettare i loro bambini fuori dalla barca che affondava e saltare in mare a loro volta," ricorda. "E con i miei stessi occhi, li ho guardati morire."

Suo marito si gettò in acqua e cominciò a nuotare verso di lei. Pensava che sarebbe annegato anche lui, con lei che lo guardava inerme, intrappolata come in "un sogno incredibilmente crudele." Finalmente lui si avvicinò abbastanza da potersi attaccare alla corda che lei gli aveva lanciato.

L'imbarcazione più grande alla fine arrivò, imbarcando tanti sopravvissuti da occupare ogni spazio possibile. A quel punto, l'Ariciogullari era quasi completamente sott'acqua, con una manciata di passeggeri ancora sul ponte in alto.

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I sopravvissuti dell'Ariciogullari.

Secondo i dati della guardia costiere, 205 siriani, 26 iracheni, 15 afghani e 3 iraniani sono riusciti a uscirne vivi. L'imbarcazione di soccorso rimase ad aspettare, sotto il sole ormai battente, che i sommozzatori cominciassero a recuperare i corpi da dentro il relitto. Trovarono 8 bambini, 11 donne e 3 uomini.

Ce ne furono probabilmente altri. Molti di quelli a bordo dell'Ariciogullari credono che il bilancio delle vittime sarebbe significativamente più alto.

Arrivarono altre imbarcazioni della guardia costiera, insieme a organi stampa, alcuni dei quali scattarono foto che sarebbero poi apparse nei media locali insieme a resoconti inesatti — secondo i quali la nave si sarebbe rovesciata.

Il personale della guardia costiera dimostrò poca compassione nei confronti dei sopravvissuti traumatizzati, dice Asya, aggiungendo che un iracheno che piangeva di dolore per aver visto annegare i suoi due bambini sarebbe stato zittito a suon di botte. "La guardia costiera gli disse di stare zitto, di non disturbarli con i suoi piagnistei. Ma non riusciva a calmarsi, quindi lo hanno picchiato."

Intorno a mezzogiorno, l'SG-101 arrivò finalmente a terra. Nel frattempo la notizia della tragedia aveva cominciato a diffondersi, e MC risultava se ne fosse scappato a Istanbul con le centinaia di migliaia di dollari che aveva guadagnato da questo tragico viaggio.

La guardia costiera turca ha scelto di non rilasciare commenti sulla faccenda, quando contattata direttamente da VICE News a proposito dell'incidente. Un comunicato ufficiale rilasciato all'epoca riporta che il barcone fu prima avvistato da un velivolo, che avrebbe lanciato un kit di ricerca e soccorso prima dell'arrivo di cinque imbarcazioni. Aggiunge anche che il governatore di Mugla, Amir Cicek, sarebbe stato sul posto a coordinare le operazioni.

Nessuno dei sopravvissuti ricorda di aver visto o sentito un elicottero o un aereo, se non ben dopo essere stati intercettati dalla guardia costiera, e tutti ricordano che i soccorsi consistevano di due navi. Anche una foto aerea scattata mentre l'Ariciogullari stava affondando sembrerebbe confermarlo.

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L'Ariciogullari quasi del tutto inabissato.

La nave di soccorso ritornò a ormeggiare a Bodrum poco prima di mezzogiorno, lasciando il carico di gente scioccata e scossa dal dolore in un pontile fuori dal quartier generale della guardia costiera. Rimasero accalcati lì per un po', alcuni con i giubbotti salvagente ancora addosso, cercando di capire chi non ce l'avesse fatta. Quelli che avevano un telefono funzionante cominciarono a contattare le famiglie delle vittime – molti si erano scambiati i contatti di amici e familiari, in caso di tragedia.

L'Ariciogullari, ancora per lo più sommerso, era stato trainato in un cantiere navale fuori Bodrum, dove erano poi riprese le ricerche dei corpi, una volta tolto lo scafo dalle acque.

Nel pomeriggio del 16 settembre, arrivò la polizia ad accompagnare il gruppo in una centrale lì vicino; presero le loro impronte digitali e fecero firmare dei documenti in turco. Nessuno ne capì il contenuto e non c'era nessun interprete, ma la maggior parte di loro fecero quello che gli veniva chiesto nella speranza di essere rilasciati più velocemente.

La caserma di polizia era troppo piccola per accogliere un flusso così grande e improvviso di persone. Rima e Asil erano accalcati in una delle poche stanze piene di letti insieme a un'altra trentina di persone. Ma la maggior parte di loro dormirono fuori sull'asfalto quella notte, tremando dal freddo mentre le temperature scendevano, e poi soffrendo sotto il sole del giorno dopo. "Faceva molto freddo, e poi molto caldo la mattina," ricorda Haidar. "Il mio giubbotto salvagente mi ha fatto da letto."

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Asya e la sua famiglia avevano perso tutto, anche le scarpe che avevano indosso. Scongiurò le guardie di darle qualcosa per coprire la sua famiglia. "I miei bambini avevano così freddo, li ho scongiurati per avere delle coperte. Ho persino baciato la mano di un ufficiale chiedendogli di poterli tenere al caldo, ma nessuno mi ascoltava."

Non c'era nemmeno del latte per i neonati, e il cibo in generale era molto scarso. La maggior parte di ciò che c'era andava comprato dalle guardie.

La polizia era più interessata agli interrogatori che al benessere dei sopravvissuti. Cominciarono quasi immediatamente, ricordano i superstiti. Non c'era nessun interprete che parlasse arabo sul luogo, quindi gli ufficiali chiesero a Asil in molti casi, ignorando il fatto che non avesse nemmeno 18 anni.

Il loro obiettivo era quello di individuare il trafficante, dice, aggiungendo che sebbene gli interrogati avessero descritto un uomo turco, la polizia voleva incolpare un siriano o un iracheno. Haider e altri hanno rafforzato questa ipotesi, dicendo di essere stati minacciati di venire incarcerati con una lunga condanna o deportati in Siria o Afghanistan se non avessero detto ciò che gli ufficiali volevano sentire.

The way many of the boat's passengers were treated in an internment center after they were detained breached international law.

Dalla cella al piano di sotto, Rima racconta di aver sentito i detenuti venire aggrediti fisicamente nella stanza per gli interrogatori di sopra. Altri descrivono trattamenti violenti.

La polizia ha arrestato più persone, inclusi residenti e impiegati dell'albergo di MC, Nizar tra di loro. Hanno velocemente lasciato andare i turchi, dicono i sopravvissuti, ma hanno trattenuto i siriani e gli iracheni.

Nour, un siriano che è sopravvissuto al naufragio insieme al fratello e la madre di 72 anni, dice a VICE News che quando il suo cognato è arrivato alla stazione di polizia per portarle dei soldi per mangiare, anche lui è stato detenuto con l'accusa di essere un trafficante.

Inoltre, le guardie hanno negato a suo fratello, che soffre di emiparesi, le medicine di cui aveva bisogno e ha avuto una crisi epilettica. È stato anche aggredito, dice. "Lo stavano portando in ospedale. Durante il tragitto lui ha cominciato a gridargli contro, e allora l'hanno colpito," dice Nour. "È malato e non riesce a controllare il suo temperamento. Lo sapevano, e l'hanno fatto ugualmente."

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L'ingresso del campo di Duzici, dove sono stati condotti 150 richiedenti asilo.

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Dopo due giorni passati alla stazione di Bodrum, la polizia annunciò che avrebbero trasferito un gruppo di circa 150 iracheni e siriani.

Ad alcuni, inclusa Asia, fu detto che sarebbero stati trasportati in un centro a mezz'ora di distanza e poi rilasciati. A altri non furono date spiegazioni circa la loro futura destinazione: cominciarono ad arrivare autobus vuoti, e loro se ne stavano schiacciati tutti insieme al centro del cortile, rifiutando di muoversi per paura di non sapere dove stessero andando. Una squadra di polizia munita di manganelli arrivò a colpirli.

"Non volevamo entrare sugli autobus... Ma ci hanno costretti, colpivano anche le donne, e prendevano i loro figli," dice Ahmed. "Mettevano i bambini sugli autobus per primi, così le madri li avrebbero seguiti."

Shayma, una donna siriana, ha raccontato di come la polizia abbia ammanettato suo marito, minacciando di portarle via suo figlio e picchiandoli per costringerli a salire sull'autobus. Poco dopo, avrebbe inviato a VICE News una foto dal cellulare che ritraeva il suo braccio gonfio e tumefatto.

Un uomo oppose più resistenza di altri, ricorda Rima. La polizia lo ha picchiato talmente tanto che a fatica era riuscito poi a salire sull'autobus.

Per ragioni che non sono mai state chiarite ai diretti interessati, non tutti i sopravvissuti furono portati via. I restanti – tra cui Rima e Asil – furono trattenuti nelle celle sovraffollate della centrale di polizia per altri 3 giorni, e poi fu comunicato loro che sarebbero stati spediti a loro spese con l'autobus a Izmir e poi rilasciati.

Prima di partire avevano firmato dei documenti – diversi a seconda della nazionalità – descritti da un interprete come una dichiarazione che non avevano subito maltrattamenti, prima di venire accompagnati dentro un minibus. A dieci minuti dall'inizio del viaggio, Asil convinse il guidatore a lasciare lei e tutti gli altri appena fuori Bodrum, dove Nazir era ancora detenuto.

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Veicoli armati e polizia in assetto antisommossa attorno al perimetro del campo di Duzici.

Asya, Ahmed e i 150 sopravvissuti che erano stati costretti a salire sugli autobus due giorni prima non avevano ricevuto nessun documento per il rilascio. Invece, passarono la notte viaggiando senza sapere quale fosse la loro destinazione. Le auto della polizia proseguivano davanti e dietro il loro convoglio, ma continuarono senza cibo o pause finché una donna non svenne.

Dopo 19 ore, raggiunsero finalmente il campo lontano di Duzici nella provincia sud di Osmaniye, un austero susseguirsi di prefabbricati bianchi all'interno di un complesso chiuso, circondato da guardie armate e filo spinato.

Il campo, gestito dall'agenzia governativa per la gestione dei disastri e delle emergenze della presidenza turca (AFAD), era stato costruito per offrire riparo ai rifugiati, ma gli ufficiali dicono che i nuovi arrivati non sarebbero stati liberi di andarsene. Questo varrebbe anche per i siriani che si trovavano già lì, inclusi alcuni che avrebbero detto cdi essere stati prima detenuti da un'altra parte del paese e adesso non potevano più andarsene.

Venivano distribuite due famiglie per prefabbricato – ognuno contenente un paio di materassi e dei cuscini, e un bagno dove l'acqua corrente non era una garanzia.

Le condizioni climatiche della zona comportavano più piogge e temperature più basse. Ma come era successo prima, non c'erano coperte. "Pioveva tanto e avevamo molto freddo," dice Asya. "I miei bambini dovevano andarsene in giro senza scarpe, congelavano." Ricorda di aver pregato le guardie, e persino il direttore del campo, per ricevere qualcosa che li potesse tenere caldi. Di nuovo, si rifiutarono.

Altri si preoccupavano di come avrebbero potuto sfamare i figli con solo due miseri pasti al giorno. Alcuni supplivano alle scarse razioni comprando acqua e biscotti dal negozio sull'altro lato della recinzione, che si faceva pagare ben oltre il prezzo di mercato – i detenuti piazzavano l'ordine e poi pagavano facendo passare il denaro attraverso il filo spinato, i prodotti venivano consegnati il giorno seguente. Un padre di sei figli che aveva detto di poterne a malapena sfamare due, comincio uno sciopero della fame.

All'interno del gruppo vi erano anche delle donne incinte molto giovani e i malati cronici. Gli ultimi avevano bisogno di medicine, ma le guardie si rifiutavano.

Un uomo morì, apparentemente di cause naturali. I residenti del campo hanno mandato delle fotografie a VICE News del suo corpo malnutrito e mezzo svestito che giaceva su un lenzuolo a fiori rosa e blu. Altre mostrano la bara verde acceso dell'uomo venir trasportata dal campo in un van, con il lenzuolo che ancora spunta di lato.

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Una bara trasportata dall'interno del campo.

Ancora una volta, i sopravvissuti dell'Ariciogullari si sono dovuti misurare con la violenza. Haidar ha descritto di come gruppetti di due o tre persone venissero dispersi con le manganellate.

I residenti disperati hanno cercato di protestare per le loro condizioni, di contattare giornalisti e gruppi di attivisti, di mandare messaggi e foto a chiunque li avrebbe ascoltati, ma hanno paura che la loro detenzione non avrà mai fine. "Non ci lasciano andare," dice un uomo iracheno terrorizzato a VICE News. "Dicono che rimarremo qui e nessuno lo scoprirà mai, nemmeno le Nazioni Unite."

Le guardie del campo allora hanno offerto loro una semplice alternativa: venire deportati, o rimanere in detenzione a tempo indefinito. Gli iracheni verrebbero rimandati a Baghdad via aereo a spese loro, ai siriani con passaporto e soldi - invece - pagherebbero i loro voli per Beirut.

I siriani senza documenti o denaro possono scegliere di venir rispediti dal confine con Bab al-Salam o Bab al-Hawa, che affacciano direttamente sui territori dell'opposizione, incluse le fazioni dell'Islam estremista, che sono devastate regolarmente da combattimenti e raid aerei.

Nonostante i rischi, molti dei detenuti a Duzici hanno cominciato a perdere le speranze di venir rilasciati in Turchia e hanno cominciato a considerare questa opzione.

Asya e altri non riuscivano più a sopportare le condizioni del campo. "Era una forma di umiliazione che non avrei mai pensato di provare nella mia vita," dirà in seguito. "Credetemi, le bombe di Aleppo sono più facili da sopportare, rispetto a questo." Lei e altri hanno accettato di ritornare al nord della Siria.

La sua famiglia ha scelto di usare l'ingresso a Bab al-Salam, che collega la città turca di Kilis con Aza, in Siria. Prima di lasciare la Turchia, dice che le hanno fatto firmare dei documenti per certificare che fosse a conoscenza del fatto che stava lasciando volontariamente la Turchia, e che non sarebbe più tornata. Amnesty International ha parlato con un certo numero di persone non legate alla vicenda dell'Ariciogullari che hanno ricevuto lo stesso tipo di trattamento.

Dopo aver attraversato il confine, hanno poi viaggiato in autobus e in macchina fino alle macerie di Aleppo. In tempo di pace, il viaggio sarebbe durato circa 45 minuti, ma adesso ci vuole quasi un giorno e bisogna passare attraverso diversi checkpoint tenuti dagli affiliati siriani di al Qaeda, il Nusra Front. Il marito di Asya era ancora a piedi nudi quando è tornato a casa, un'altra dolorosa umiliazione.

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Il campo di Duzici.

Il trattamento riservato ai residenti di Duzici contravviene alle leggi internazionali, secondo Amnesty International. Rimpatriare i rifugiati nei paesi dove le loro vite e le loro libertà sono a rischio - pratica conosciuta come refoulement - violerebbe sia la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948, sia la Convenzione dei Rifugiati del 1951, che la Turchia ha ratificato.

Questo vale anche per i rifugiati che vengono costretti a tornare con minacce di detenzione indeterminata — dice a VICE News Anna Shea, una ricercatrice e consulente in materia di diritti di rifugiati e migranti di Amnesty International. Riportare i rifugiati in Siria, aggiunge, è "chiaramente una violazione."

Shea, che ha avuto modo di monitorare da vicino il campo a novembre, ha aggiunto che i sopravvissuti sembrano essere detenuti in maniera arbitraria, senza nessuna ragione o nessuna base nelle leggi turche.

Mentre l'Europa fatica ad affrontare il flusso di nuovi arrivi e preme perché la Turchia chiuda le sue frontiere, questo tipo di abusi sembra essere in crescita, con un aumento di testimonianze per detenzioni, deportazioni, e divieti d'entrata per coloro che fuggono dalla Siria, in una misura che Shea non ha mai visto prima.

Un portavoce connesso con il Primo Ministro turco ha detto a VICE News che in tutti i casi di soccorso della guardia costiera i sopravvissuti avrebbero ricevuto checkup medici e assistenza psicologica per affrontare il trauma sofferto, e poi sarebbe stata offerta loro la possibilità di rimanere nel campo. Ha negato ogni possibilità di maltrattamenti o detenzioni.

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Un bambino a Duzici regge un cartello: "Rifugiati, non criminali: nessuna ha il diritto di rubarci la libertà."

Quelli rimasti a Duzici sono stati rilasciati a ottobre, a seguito delle pressioni di alcune organizzazioni per i diritti, incluse Amnesty International e le Nazioni Unite.

I sopravvissuti a questa tragedia si sono dispersi in lungo e in largo. Asya è rimasta a Aleppo per un certo periodo, adesso sotto i bombardamenti più violenti che mai, con l'entrata in gioco della Russia. La sua casa e la clinica di suo marito sono state distrutte e loro sono fuggiti altrove. Ahmed, tornato a Baghdad, dice di essersi dato alla macchia.

Alcuni, da allora, ce l'hanno fatta ad arrivare in Europa, inclusa Asil che dopo un lungo viaggio si trova adesso in un paese dove spera di poter continuare gli studi. Quando sua madre ha parlato per l'ultima volta a VICE News, aveva intenzione di raggiungere un altro figlio in Germania, ma aveva finito i soldi e avrebbe dovuto lavorare di più per pagarsi il passaggio.

MC, l'architetto del viaggio letale, è stato arrestato e si trova adesso in prigione nella città nordoccidentale di Bursa. Ma lui è solo uno dei tanti trafficanti che operano in Turchia. E finché la guerra in Siria continuerà, ci saranno sempre dei clienti.

Nel frattempo, i leader europei, disperati di fermare il flusso dei richiedenti asilo, hanno continuato a concentrarsi su politiche di dissuasione — condizioni di accoglienza non buone, rafforzamento delle frontiere e niente navi soccorso. Ma non demordono: più di 67mila persone hanno attraversato il mare da inizio 2016, fino a 20 volte il numero di quelle dello scorso anno, nello stesso periodo. Finora, 410 persone che hanno cercato di attraversare sono morte o date disperse.

Le linee di un possibile accordo discusso la scorsa settimana vedrebbe, per ogni siriano rinviato in Turchia dalle isole greche, un rifugiato siriano stabilirsi in Europa. Ma le Nazioni Unite, insieme a diversi gruppi per i diritti umani, hanno detto che rispedire i richiedenti asilo in Turchia dalla Grecia sarebbe illegale, in parte perché negherebbe loro diritto di vedere la propria richiesta esaminata su base personale.

Il trattamento che la Turchia ha riservato ai sopravvissuti dell'Ariciogullari, insieme a dubbi generali sulla storia del paese per quanto riguarda i diritti umani, mettono in discussione lo status "sicuro" della nazione.

Finché l'Unione Europea non implementerà un nuovo protocollo per assistere e proteggere i più vulnerabili al mondo, la tragedia potrà solo continuare. I trafficanti guadagneranno sulla miseria, migliaia di disperati se ne andranno in mare in cerca di una vita migliore, e la storia dell'Ariciogullari si ripeterà, come è già successo, ancora e ancora.

Reporting aggiuntivo di Naima Hammoud.

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