Recensione: Deafheaven - Ordinary Corrupt Human Love

Ma che cazzo è, la colonna sonora di The OC?

|
17 luglio 2018, 10:06am

I Deafheaven hanno sempre sofferto di quell’intrinseca ambivalenza, quella roba che li rendeva indigesti al pubblico metal perché troppo indie, e allo stesso tempo li rendeva indigesti al pubblico indie perché troppo metal. Facendo un po’ schifo ad ambo le parti, finivano per prendersi gli insulti di tutti, nessuno ammetteva di ascoltare davvero gli arpeggini di Kerry McCoy e le urla di George Clarke; la verità è che Sunbather aveva fatto impazzire chiunque, perché era un gran disco. E non è vero che quello dei Deafheaven è un pubblico hipster, o meglio, non solo, perché basta andare a un loro concerto per ritrovarsi circondati da capelloni dall’aria incazzata con magliette de Les Légions Noires.

Come nel caso del loro padre spirituale Alcest, anche i Deafheaven hanno finito per diventare una band di discreto successo (dove per successo si intende la possibilità di campare facendo musica) che alterna dischi più luminosi ed episodi più oscuri, a seconda di come gli gira. Se nel caso del nasone francese l’ultimo Kodama è un album cupo, che riporta in alto il progetto dopo quella cacata clamorosa di Shelter, che invece era il disco felicione, per i Deafheaven è l’esatto opposto. Tre anni fa New Bermuda, a dispetto del titolo, trasudava disagio e malessere da ogni nota. Oggi Ordinary Corrupt Human Love è la dichiarazione che va tutto bene, che ci si può dare una ripulita e si può vivere apprezzando le piccole cose e andando a vedere le anatre al parco e dedicandosi alla fotografia d’antan. Ecco, no.

Io capisco il mal di vivere, capisco che anni di vita in tour ti portino agli eccessi e che il down da coca e MD ogni mattina ti faccia pentire di quello che hai fatto la sera precedente, capisco anche che se vuoi fare l’artista nella vita devi rispettare il cliché della rockstar che rischia di ammazzarsi almeno tre volte a settimana, però il disco rehab in cui mi dici “I’m reluctant to stay sad” e che poi “...the world will know of you, of all things love, of all things true” no. Ma che cazzo è, la colonna sonora di The OC?

Musicalmente i Deafheaven sono sempre loro: un po’ più luminosi, con un pezzo in apertura che regala soavi e melliflue note di pianoforte su cui far veleggiare l’amore per la vita e si chiama “You Without End”, ma ancora in grado di spingere e fare blackgaze come si conviene. C’è più varietà, perché “Near” è un (bellissimo) pezzo solo -gaze che richiama da vicinissimo Ride e Slowdive versione pucciosa, perché in “Night People” c’è un duetto (ruffianissimo, ma giusto, perché è l’unico momento in cui non si cantano cose pervase dall’ottimismo cosmico) con Chelsea Wolfe e per tutta una serie di piccoli accorgimenti che ne fanno un lavoro musicalmente interessante.

È il novero di idee alle spalle di questo album a farmi strizzare lo stomaco. “The midnight blue of your calmness like evening chamomile, peppermint.” Siamo seri? Gente che drogata fino al buco del culo si sentiva morire e lo viveva come un sogno adesso ti racconta della camomilla della sera come se niente fosse.

Ordinary Corrupt Human Love è uscito il 13 luglio per ANTI-.

Ascolta Ordinary Corrupt Human Love su Spotify:

TRACKLIST:
1. You Without End
2. Honeycomb
3. Canary Yellow
4. Near
5. Glint
6. Night People
7. Worthless Animal

Segui Noisey su Instagram e su Facebook.