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Dentro al contrabbando di auto rubate dalle mafie ex-URSS a Milano

Siamo stati in Piazzale Lotto, snodo nevralgico per il traffico di automobili “di contrabbando,” seguendo una filiera che gli inquirenti definiscono “globalizzazione delle attività criminali” e coinvolge ladri, ricettatori, trasportatori.

di Francesco Floris
09 febbraio 2016, 11:45am

Foto di Valerio Bassan/VICE News.

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Ogni giorno in Lombardia vengono rubati 46 veicoli: poco meno di due ogni ora. Più della metà di questi - il 59 per cento - nella sola città di Milano.

Milano, però, non è solo il luogo dove rubare le automobili. È anche un mercato fondamentale per smerciare i mezzi rubati in altre città e nazioni d'Europa, grazie alla ricchezza della città e alla continua domanda di veicoli. Esiste una fitta rete di "mercato nero dell'usato": già nel 2006 La Repubblica descriveva un "autosalone abusivo a cielo aperto," in piazzale Lotto, proprio fuori dalla metropolitana e in mezzo alle due corsie della circonvallazione.

Vi si trovava una lunga fila di auto parcheggiate, tutte in vendita. E appena ci si avvicinava per informarsi su proprietari, prezzi e numeri di telefono si veniva subito contatti da un intermediario, che proponeva un giro di prova e la chiusura dell'affare in tempi rapidi. Contanti e chiavi in mano.

I tassisti di zona qui sostano tutti i giorni, in attesa di trasportare soprattutto i giornalisti dalla vicina redazione de Il Sole 24 Ore. E queste scene da "bazar dei motori" in pieno giorno se le ricordano come se fosse ieri: "Anche alle tre pomeriggio c'erano trattative continue. Tutto alla luce del sole. Poi ci sono state le retate," spiega uno di loro a VICE News.

Anche perché l'inchiesta de la Repubblica scatenò la furia dell'allora vicesindaco, Riccardo De Corato, che promise controlli sulle targhe e inviò in piazzale Lotto le volanti della polizia.

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Oggi è diversa la situazione nell'area? Forse. Le lunghe file da decine di auto in saldo non esistono più, ma basta spostarsi di qualche centinaio di metri, all'incrocio fra via Migliara e piazzale Zavattari, per capire che quest'area di 'compravendita' è ancora attiva: tre-quattro auto, parcheggiate sul fango una accanto all'altra, con la scritta "vendesi". Dentro una di queste, nei sedili posteriori dell'abitacolo, c'è anche una seconda targa—nascosta, ma visibile.

VICE News ha provato a chiamare il numero indicato dal cartello esposto sul cruscotto. Risponde un uomo. Ha l'accento straniero ma parla un italiano fluente. Anche il nome che fornisce è italiano: dice di chiamarsi Michele. Di sapere il suo cognome non se ne parla nemmeno.

Ha poco tempo da perdere: "Hai un paio di giorni per decidere. Ho già ricevuto altre offerte e devo chiudere entro settimana prossima." I documenti? "Tutto in regola," assicura, "l'auto ha tanti chilometri ma è revisionata. Il prezzo è di mille euro, vieni qui e concludiamo."

Cifra Trattabile? "No," ci risponde seccamente. Sempre poche settimane fa, a dicembre 2015, un servizio di Striscia la Notizia ha mostrato l'esistenza di un "mercato dell'auto on the road," nel cuore del quartiere San Siro, non distante da piazzale Lotto.

Chi sono i gestori di queste 'concessionarie abusive'? Secondo le relazioni semestrali della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) sono soggetti associati alle organizzazioni criminali con base nei Paesi ex URSS.

Hanno varie specializzazioni: bische clandestine e gioco d'azzardo, usura, prostituzione e contrabbando di tabacchi lavorati esteri (T.L.E.). Ma un paragrafo della relazione della Dia è dedicato al coinvolgimento, con carattere associativo, proprio nei furti e nella ricettazione di autoveicoli. Spesso resi possibili grazie a contatti e infiltrati di nazionalità italiana dentro la motorizzazione civile, per ottenere documenti freschi.

I più esperti si organizzano in autonomia, e creano vere e proprie fabbriche di carte false: 'grattare' i numeri di telaio e produrre documenti verosimili all'occhio di un agente di polizia non è uno scherzo. I mezzi che vengono fatti entrare illegalmente in Italia, inoltre, servono anche per trasportare altre merci di contrabbando: sigarette e tabacchi. In questo modo, se tutto fila liscio e non si viene intercettati alle frontiere, il guadagno è doppio.

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Anche secondo David Gentili, presidente della Commissione Antimafia del Comune di Milano, bisogna tenere gli occhi aperti sulla commistione fra diverse tipologie di reati. "È necessario tenere sotto controllo come e dove vanno indirizzarsi i soldi guadagnati da queste attività illegali," spiega Gentili a VICE News. "Perché spesso i traffici criminali differenti sono legati fra loro: ne abbiamo avuto riscontro grazie alle inchieste che legavano il contrabbando d'auto, o di altre merci, ai servizi di money transfer per spostare denaro all'estero."

Secondo Gentili, non bisogna commettere l'errore di sottovalutare queste organizzazione criminali. "Sono rodate e strutturate, non stiamo parlando di ladruncoli." Una leggenda metropolitana, in effetti, vorrebbe che i rapinatori di auto siano dei piccoli criminali di quartiere. Magari ingegnosi, ma tutto sommato legati alla microcriminalità, quella di chi cerca un modo per sbarcare il lunario.

Secondo le autorità, invece, parliamo di vere e proprie mafie. Anche perché la crisi economica, dal 2008 a oggi, ha costretto gli italiani a stringere la corda facendo calare gli acquisti di auto nuove di zecca e rendendo molto proficuo il mercato dell'usato, dove i prezzi sono più bassi.

"L'impressione è che ci sia proprio un mercato in grande espansione," spiega Gentili a VICE News. "In alcuni casi le auto vengono acquistate persino in modo legale o semi-legale, e poi rivendute all'estero, ma senza alcuna garanzia per chi compra. Da anni, per esempio, assistiamo all'incremento delle proposte di compravendita attaccate sui parabrezza delle auto attraverso foglietti."

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Le 'prodezze' delle bande milanesi

La crisi economica, dunque, ha creato nuove esigenze per gli automobilisti in cerca di risparmio—e questa 'domanda' ha dato vita a un mercato sempre più ampio, su cui hanno messo gli occhi e le mani le mafie dell'est.

Le cronache locali di Milano sono piene di aneddoti sulle 'prodezze' dei ladri: come quella della "banda dei 55 secondi"—tanto era il tempo necessario al gruppo italo-bulgaro per rubare SUV e auto di grossa cilindrata. Seguivano la propria preda per giorni, a volte settimane, aspettando il momento giusto.

Quando il proprietario chiudeva elettronicamente la vettura, poi, azionavano un disturbatore di apparecchiature elettroniche per impedirne la chiusura effettiva. Entravano nell'auto, controllavano l'indirizzo sul libretto e clonavano la chiave nel giro di 55 secondi. Il tutto grazie a un kit di materiali che si acquista su internet alla modica cifra di 6.000 euro. Infine richiudevano il SUV, per poi tornare a rubarlo con più calma, a tarda notte, fuori dall'abitazione del malcapitato.

Secondo varie denunce recapitate ai commissariati, la "banda dei 55 secondi" avrebbe realizzato 21 colpi solo nei primi mesi del 2014. Alcune testate raccontano che una volta beccati dalla polizia, i ladri si siano complimentati con investigatori e agenti: pensavano di essere imprendibili. Erano tutti incensurati, sebbene alcuni di loro lavorassero nell'illegalità da almeno un decennio: avevano cominciato clonando carte di credito, per poi continuare rubando Range Rover da rivendere in Bulgaria o Nigeria.

Nel tempo sono partite anche diverse inchieste della magistratura, dalle procure di Milano, Monza e di altre province lombarde, quasi tutte per riciclaggio e ricettazione. Le automobili venivano smontate pezzo per pezzo: i materiali venivano custoditi dentro autofficine di comodo - o magazzini isolati nell'hinterland milanese - per poi essere smerciati in Spagna o nord Africa.

È il caso per esempio dell'operazione Crash Car, che ha portato all'arresto di 24 persone, tradite da un'intercettazione telefonica in cui uno dei topi d'auto si lamentava col "collega" per aver rubato un'auto senza benzina ed essersi successivamente fermato a una stazione di servizio. Per individuare uno dei membri della banda agli investigatori è bastato controllare le telecamere di sicurezza.

Ma se il crimine è "globalizzato" o persino "digitalizzato", come dicono gli esperti, allora non si verifica solo lungo le strade della Brianza o nei quartieri poco controllati di Milano — passa ovviamente anche per reti e siti internet. E infatti, per imbattersi in potenziali truffe, basta cercare sui siti specializzati qualche annuncio di vendita auto usate.

Questi siti, estranei alle truffe, offrono bacheche dove le vendite possono avvenire al di fuori di ogni controllo esterno. Su uno dei portali più conosciuti e utilizzati, VICE News ha cercato di acquistare una Fiat 500, immatricolata nel marzo del 2009, con meno di 20.000 km "perché tenuta sempre parcheggiata." Una berlina a tre porte e senza difetti meccanici – garantisce il privato che l'ha messa in vendita.

Dopo avere scritto al venditore tramite il form presente sull'annuncio, VICE News è stata contattata via mail da un tale che si presenta come Rachidat Gomez e scrive in un italiano scapestrato frasi di questo tenore: "Tengo ad informarli che questa vendita è stata iniziata per non lasciare la mia automobile senza impiego poiché essendo un imprenditore negli edifici e lavori pubblici sono attualmente in Francia per conto di un cantiere."

Rachidat ci manda le foto della 500 bianca, fornisce a parole ulteriori garanzie sul certificato d'immatricolazione della vettura e sull'effettiva sussistenza del libretto di circolazione. Alla fine propone un prezzo: 1000 euro.

Una cifra strana: quel modello, con quelle caratteristiche, ne vale almeno 4000, almeno controllando i listini di vari siti che quotano le auto usate.

Questa particolare - e sospetta - convenienza economica appare fin da subito difficile da spiegare. E quando alla fine ci chiede il nostro indirizzo di domicilio, così da far recapitare a casa l'auto da un suo non meglio specificato "trasportatore", è evidente come sia meglio declinare subito l'acquisto. Anche perché l'ultima domanda che ci rivolge, prima che lo scambio di mail si interrompa, è: "Avete la liquidità (di 1000 euro)? Sì o no?"

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I dati sui furti a Milano e in Italia

La notizia parzialmente positiva per i milanesi è che, rispetto ad altre regioni italiane colpite duramente dai furti, come Lazio, Puglia e Campania, le auto rubate in Lombardia vengono recuperate con maggiore frequenza: sui 17.000 furti totali, ogni anno, si perdono le tracce di 8.500 automobili. La restante metà viene invece ritrovata e riconsegnata ai proprietari.

A Roma e Napoli la percentuale di recuperi crolla: nella capitale, su 18.226 furti vengono ritrovate solo 4.916 macchine. Nel capoluogo campano la percentuale di recupero è pressoché analoga — il 14 per cento di 16.720 "colpi" all'anno.

Sono questi i dati riassunti nel report "La piaga dei furti d'auto in Lombardia" a cura di LoJack Italia, una corporation operativa in 30 Paesi e specializzata in servizi di sicurezza, protezione e recupero che collabora con le forze di polizia mettendo a disposizione tecnologia in radiofrequenza (VHF).

Dal report emerge anche un aspetto qualitativo: quali sono i modelli preferiti dai ladri? A svettare nella classifica sono le Fiat 500, le Punto, le Volkswagen Golf. In generale, i veicoli del gruppo FCA (Fiat Chrysler Automobiles) sembrano attrarre l'attenzione dei contrabbandieri. Ma business e soldi veri si fanno con i furti dei fuoristrada — tanto che, da alcuni mesi, i giornali parlano di "allarme SUV" ed "emergenza Range Rover."

Per ogni modello di auto trafugata esiste un mercato di sbocco preferenziale: sempre secondo LoJack, il nord Italia è uno dei bacini fondamentali per il contrabbando di automobili verso l'est europa, lungo le rotte Austria-Ungheria-Romania e Slovenia-Ungheria-Romania.

Le vetture di lusso come Bentley, Rolls Royce, Mercedes, Audi e BMW - oltre 200 casi di furto dal 2010 al 2014 - vengono invece spesso rubate in Svizzera e "parcheggiate" in Italia, in attesa di essere trasferite in Paesi come Qatar o Emirati Arabi, dove si paga in petroldollari e senza fare troppe domande.

Gli investigatori da tempo parlano di questa filiera criminosa come della "globalizzazione delle attività criminali," perché coinvolge molte persone fra ladri, ricettatori, trasportatori. In poche parole: se spariscono i confini nazionali, diventa più facile anche l'export per l'economia illegale.

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