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La commissione d'inchiesta sul caso Moro dice di aver fatto delle scoperte "esplosive"

La commissione avrebbe trovato un cablo dei servizi segreti che conterrebbe informazioni "esplosive" ma delle quali, tuttavia, non possono parlare pubblicamente.

di Vincenzo Marino
05 maggio 2016, 10:40am

Il rapimento di Moro in via Fani, a Roma, nel 1978 (foto di dominio pubblico, via Flickr)

Secondo quanto riportato in esclusiva dalla Stampa, i consulenti della commissione d'inchiesta che stanno lavorando sul caso Moro avrebbero trovato un cablogramma del Sismi (i servizi segreti militari italiani) che conterrebbero scoperte che hanno definito "esplosive" ma delle quali, tuttavia, non possono parlare pubblicamente.

Il cablo, del febbraio de 1978, risale a un mese prima dei fatti di via Fani, durante i quali Aldo Moro venne sequestrato e i componenti della sua scorta uccisi in un agguato, e riguarda il cosiddetto "Lodo Moro," per il quale s'intende storicamente l'accordo informale del 1973 tra italiani e palesitinesi, che prevedeva il sostegno del nostro paese nei confronti di organizzazioni paramilitari come l'OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) e il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) in cambio di protezione da atti di terrorismo perpetuati verso l'Italia.

Proprio partendo da queste carte, i componenti della commissione Moro - che sono gli unici a poterli consultare - avrebbero cominciato a scavare nel carteggio fra Beirut e Roma risalente al biennio 1979-1980, e avrebbero scoperto - come riporta il giornale torinese - "qualcosa di esplosivo" che però "non possono raccontare, perché c'è un assoluto divieto di divulgazione" a riguardo.

Scortati dai servizi e privati di fotocopiatrici e telefoni, i commissari del gruppo di ricerca hanno potuto visionare - secondo quanto viene riportato - lo scambio di comunicazioni fra i servizi italiani e il Libano. Stando a quanto raccontato dai commissari parlamentari citati dalla Stampa, in questo carteggio dovrebbero essere contenute prove che sorreggerebbero - senza tuttavia comprovare - delle piste alternative riguardo alcuni degli eventi più tragici della storia repubblicana: la strage di Ustica e quella di Bologna.

Dalle carte, infatti, pare debba trovare conforto la famigerata tesi della "pista araba," di cui si favoleggia da anni — "Libico-araba," precisa il giornalista della Stampa, dato che "per molti anni c'è stato Gheddafi dietro alcune sigle del terrore."

È impossibile, al momento, sapere di più sulla faccenda e conoscere i dettagli dei documenti, essendo marchiati come "segretissimi." A tal proposito, tuttavia, il senatore Carlo Giovanardi avrebbe chiesto pubblicamente, attraverso un'interpellanza, di desecretare gli atti, definendolo "materiale non più coperto da segreto di Stato ma che, essendo stato classificato come segreto e segretissimo, non può essere divulgato."

Nel 2014, infatti, una direttiva proposta dal presidente del Consiglio è riuscita a far togliere il segreto di Stato da decine di migliaia di documenti del nostro passato. È proprio da alcuni di quelli che i commissari, cercando di far luce su presunte "Notizie di fonte palestinese per il caso Moro" del 1978, hanno trovato questi carteggi.

L'opinione pubblica, tuttavia, non può venirne a conoscenza fino a che non vengono resi pubblici.

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La strage di Ustica è il disastro aereo avvenuto nel giugno del 1980, quando un aereo Itavia, decollato da Bologna e diretto a Palermo, è scoppiato in volo perdendo pezzi tra le isole di Ustica e Ponza, provocando la morte delle 81 persone a bordo.

Ancora oggi, molti dei dettagli di questo evento restano un mistero: si è parlato - negli anni - di incidente, di missili francesi, di attacco terroristico, di errore militare, di pista eversiva di matrice neofascista (NAR), di coinvolgimenti libici e statunitensi.

Il processo sulle cause e sugli autori della strage non si è mai tenuto: nel 1999, l'istruttoria relativa definì come "ignoti" gli "autori della strage," e concluse con un non luogo a procedere.

Con "strage di Bologna," invece, si definisce l'attacco alla stazione ferroviaria del capoluogo emiliano nel 2 agosto del 1980, il più grave atto terroristico avvenuto in Italia dalla seconda guerra mondiale in poi.

L'attentato provocò 85 morti e oltre 200 feriti: nel 1995 la magistratura ha individuato come "esecutori materiali" alcuni militanti di estrema destra dei NAR, e ha condannato all'ergastolo Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro "come appartenenti alla banda armata che ha organizzato e realizzato l'attentato di Bologna."

Si tratta di un altro evento dalla storia poco lineare: l'iter investigativo subì negli anni diversi episodi di depistaggio, anche da parte di vertici del SISMI —come per Pietro Musumeci, affiliato alla loggia P2, e Giuseppe Belmonte, poi condannati nel 1995.

Nel giugno 2000, la Corte d'Assise di Bologna ha poi emesso nuove condanne per depistaggio, tra le quali spicca quella a 9 anni di reclusione per Massimo Carminati, storico esponente di spicco dei NAR poi assolto in appello, e affiliato all'organizzazione malavitosa romana nota come "Banda della Magliana."

Il nome di Carminati è tornato sulle pagine dei giornali pochi mesi fa, quando nel 2 dicembre del 2014 è stato arrestato con le accuse - tra le altre - di associazione a delinquere di stampo mafioso ed estorsione aggravata, nell'ambito dell'inchiesta Mondo di Mezzo, riguardante le infiltrazioni mafiose nel tessuto imprenditoriale, politico ed istituzionale della capitale, basate su una struttura nota col nome di "Mafia Capitale."

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Foto di dominio pubblico, via Flickr

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