Tutte le foto dell'autrice

Il cantante degli Ex-Otago ha recuperato una cascina abbandonata per farci vino e non solo

Siamo in Val Borbera e qui Martina Panarese e Maurizio Carucci, cantante degli Ex Otago, hanno creato una piccola azienda che produce anche vini naturali

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08 febbraio 2019, 10:02am

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L’agricoltore si può fare in tanti modi, adesso qualcuno mi dirà che di questi tempi è pure una scelta hipster e a me girerà ancora una volta la testa.

Dai loro racconti me la immagino così: una coppia intorno alla trentina, belli, innamorati, genovesi, da un anno perlustrano le campagne tra alta Liguria e basso Piemonte in cerca di un luogo dove trasferirsi e coltivare la terra. Ne hanno visti tanti, nessuno andava bene: esposizione sbagliata, ristrutturazioni costose, terrazzamenti estremi. A un certo punto arrivano di fronte a un piccolo fienile di cui resta poco più che le pareti, con di fianco dei ruderi settecenteschi. È circondato da terreni abbastanza pianeggianti e si sente il rumore di un torrente poco più giù.

Certo ci vuole ancora un bel po’ di immaginazione ma loro ce l’hanno e in pochi mesi quella borgata abbandonata diventa casa loro. È possibile che abbiano avuto paura, magari uno dei due, o entrambi, del resto si tratta di un cambiamento radicale, vuol dire svegliarsi ogni giorno in una campagna abbastanza sperduta, lontani dalle comodità di Genova, la città che amano. Ma sono decisi: vivremo qui, del nostro lavoro agricolo.

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Cascina Barbàn. Tutte le foto dell'autrice Diletta Sereni

Siamo in Val Borbera, provincia di Alessandria, terra di confine di quattro regioni: Piemonte, Lombardia, Liguria ed Emilia-Romagna. Siamo nel 2012. Immagino siano in tanti a riconoscersi in queste tappe, le statistiche lo chiamano il ritorno alla terra dei giovani, e in effetti questo è, ma c’è dell’altro.

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Nell’aprile 2012 Martina Panarese e Maurizio Carucci acquistano edifici e terreni. Trasformano il fienile in una casa accogliente e la chiamano Cascina Barbàn. Ben presto diventerà una fattoria con l’orto, i cereali, gli animali e vino. Al vino non possono sottrarsi perché tutta la borgata porta l’antico nome di “Cantine di Figino”.

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Comprano anche una panda 4x4 verde acqua per affrontare le salite sterrate e raggiungere la città tutte le volte che chiama. Tra l’altro per lui chiama spesso visto che nel frattempo fa anche il musicista e in questa cascina scriverà tre album. Fino a qualche anno fa potevi citare il suo gruppo e incontrare sguardi vuoti, ma adesso non più, le sue canzoni le avete canticchiate in tanti, sono quelle degli Ex-Otago.

Molti anni fa ho deciso di vivere con la terra, il resto è tutto in più

Nei giorni in cui leggete queste righe Maurizio è a Sanremo a cantare una canzone che parla dell’amore quando si sta insieme da tanti anni, e di come sia difficile trovare ancora l’energia per esplorarsi a vicenda.

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La Val Borbera conquista quasi subito anche me, o per la precisione l’Alta Val Borbera, che dopo le strette di Pertuso diventa una valle incontaminata, senza capannoni o strade veloci, circondata e isolata dalle montagne appenniniche. Certo questo vuol dire anche che negli ultimi decenni si è spopolata drasticamente: i due paesi vicino alla Cascina, Albera Ligure e Figino, contano in tutto (e con stima ottimistica) 300 abitanti.

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Per raggiungere Cascina Barbàn c’è una strada sterrata costruita da loro, è stretta, dissestata e oggi particolarmente fangosa per via della neve appena sciolta. In fondo spunta la cascina: una casetta in pietra, tre stanze su due piani, più una veranda dove tenere le cassette di frutta e le scarpe sporche. Intorno c’è la panda parcheggiata, il recinto per i due asini e il cavallo Nicola, l’orto invernale, la legna accatastata per la stufa, il pollaio, le vigne, il bosco. Da una parte le colline alte a chiudere la visuale, che si prendono gli ultimi raggi di sole la sera. A valle, il campanile di Albera Ligure sembra emergere dal letto del fiume.

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In casa c’è gran daffare. La tavola apparecchiata, l’impianto di registrazione in un angolo, i gatti che fanno le fusa sul divano, le prove di etichetta dei loro vini sparse in giro. Sei persone orbitano nella stanza, due li conosciamo già, poi ci sono Pietro Ravazzolo e Maria Luz Principe, coi loro figli Matilde e Pablo.

Cascina-Barban-Ex-Otago-

A parte Maria Luz sono tutti nati a Genova e a pranzo mi danno qualche lezione di base sull’utilizzo della parola belin in tutte le sue sfumature: belinata, belinone, sbelinarsi. Parliamo un po’ di Sanremo, mancano poche settimane, la notizia del momento è quella, non faccio finta che non lo sia.

Pietro e Maria Luz stanno per trasferirsi a Figino, dove faranno crescere i loro figli. In questi anni il progetto di Cascina Barbàn è cresciuto e sono entrati a farne parte anche loro. Mi raccontano di una passeggiata tutti insieme a Porta Palazzo a Torino, qualche anno fa, la ricordano come il momento di svolta, quello in cui la fantasia di cambiare vita è diventata un progetto credibile. Senza patrimoni alle spalle o genitori agricoltori da cui farsi insegnare. Solo Maurizio vive già in campagna da quasi vent’anni, e con la carriera da musicista in piena esplosione mi domando se non si aspetti deviazioni, anzi glielo domando e lui risponde “Molti anni fa ho deciso di vivere con la terra, il resto è tutto in più”.

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L’agricoltore si può fare in tanti modi, adesso qualcuno mi dirà che di questi tempi è pure una scelta hipster e a me girerà ancora una volta la testa. Bene, a Cascina Barbàn l’agricoltura la fanno così: la chimica di sintesi non esiste. I semi dei cereali li hanno avuti in parte dalla Rete Semi Rurali (con cui Maurizio ha collaborato in passato), è una popolazione evolutiva che stanno coltivando ogni anno e che a breve raggiungerà una quantità sufficiente per farci il pane. Nel frattempo coltivano anche una miscela di varietà (autonomia B, gentilrosso, terminillo, frassineto) e con questa producono la farina. Poi producono il succo di mela Carla, una varietà antica che hanno recuperato da un vecchio frutteto. E la fagiolana della Val Borbera, legume storico di queste parti che mi ritrovo nella zuppa di oggi.

Fare l’agricoltore però, mi dicono, vuole dire anche ben presto rendersi conto che vendere le verdure ai Gas (Gruppi di Acquisto Solidale) può non bastare a campare, soprattutto in Appennino. Per cui bisogna pensare più in grande.

In alta Val Borbera, mi dicono, non c’è neanche una cantina, la loro sarà la prima.

Vino Ex Otago

I ruderi di fronte alla cascina erano ancora in piedi un mese fa quando sono stata qui per la prima volta. Oggi al loro posto si è aperta una voragine. Una bella notizia, perché stanno gettando le fondamenta per ricostruire le cantine che erano qui fino a cinquant’anni fa. E affiancarci uno spazio che ospiti cene, incontri, laboratori, e li aiuti anche a mantenere tutta la fattoria. Insomma, i resti settecenteschi tornano a essere le cantine di Figino, dopo mezzo secolo di abbandono e la leggenda triste di un uomo che venne a impiccarsi proprio qui, Maurizio ci ha anche scritto una canzone (La ballata di Mentino).

Per me questo è proteggere un territorio: renderlo un luogo vivo, dove si impara ad amare il Mostarino, la mela Carla, e dove la gente viene a sentire un concerto.

E arriviamo al vino. In alta Val Borbera, mi dicono, non c’è neanche una cantina, la loro sarà la prima. Però non è sempre stato così, un tempo di vigneti qui ce n’erano parecchi e loro si sono messi in testa di recuperare anche quel filo della storia.

Bottiglie-vino-cascina-barban

Dopo qualche anno a seguire le vigne e fare dei vini di prova, la 2018 sarà la prima annata a entrare in commercio. Maurizio insiste: “noi siamo convinti e fieri che questa sia un’azienda agricola e non vinicola” però è chiaro che il vino avrà un ruolo importante nella sostenibilità economica della Cascina. E anche sul vino ogni scelta testimonia lo spessore culturale di tutto il progetto. Oggi coltivano circa 4 ettari: c’è una vecchia vigna mista da cui fanno il Barbàn, un rosso che sarà il vino di punta dell’azienda, il cru, con dentro più di venti varietà diverse.

Filari-Cascina-Barban-Ex-Otago

Poi hanno ripiantato dei filari su terreni che ospitavano vigneti in passato, andando a scegliersi i vitigni storici di questa zona con un censimento delle varietà fatto insieme al CNR. Oggi quindi ci troviamo il Nibio, un clone di dolcetto; il Muetto, una varietà semi-aromatica che probabilmente sono gli unici a vinificare; il Mostarino, una varietà locale rara tipica dell’Appenino di altura. Queste tre uve comporranno il blend di un altro dei loro vini, l’Albera. Cioè se uno si chiede, ma di che sa un vino di Albera Ligure fatto con i vitigni storici di questa terra, tra qualche mese lo saprà. Infine producono altre uve locali più diffuse: timorasso, cortese, favorita.

I vini non sono ancora pronti, intanto li assaggiamo dalle botti e promettono un gran bene, mi innamoro in particolare del mostarino che sa di vino di montagna fresco e leggiadro e ha un colore di ciliegia giovane da morsi. Ma ci sarà tempo più in là per dilungarsi in chiacchiere enologiche.

Cascina-Barban-Ex-Otago-vini-botti

Per adesso li accompagno a potare la vecchia vigna. Li osservo scegliere speroni e capifrutto con calma, per ridare forma a ogni pianta. Martina è scesa in paese a recuperare i cani, che ogni tanto scappano a valle e scodinzolano soli per le strade di Albera Ligure. Maurizio è a telefono con la vicesindaco: “Sì, mi scusi, grazie, Martina li ha recuperati, non si preoccupi, grazie mille”. Nel tardo pomeriggio il gruppetto si ricompone: avanzano lentamente lungo i filari, tra una potatura e l’altra, una formazione allegra di adulti, bambini, cani. Io mi allontano un po’ per fare le foto, abbiamo l’ultima mezz’ora di luce.

Cascina-Barban-Ex-Otago-filari

Non dev’essere semplice scegliere un luogo dove non si hanno ricordi e iniziare ad affondarci radici. La brigata di Cascina Barbàn sta facendo questo: dalle telefonate alla vice sindaco al recupero delle vecchie varietà, fino a ristrutturare un borgo contadino abbandonato e immaginare di poterlo ripopolare. “Non tanto per qualche strana malinconia” come scrivono sulle bottiglie del loro succo di mela. Ma in fondo per una forma di pragmatismo: mangiare e bere cose buone, coltivare il piacere, sentirsi parte della storia dei luoghi.

Cascina-Barban-Ex-Otago-interni

E la bellezza che hanno trovato non la tengono per sé: appena trasferiti hanno creato Boscadrà, un festival rurale che quest’anno arriverà alla settima edizione e come ogni anno saranno in tanti a scoprire l’alta Val Borbera con la luce del giorno e della notte.

Ecco, per me questo è proteggere un territorio: renderlo un luogo vivo, dove si impara ad amare il Mostarino, la mela Carla, e dove la gente viene a sentire un concerto. Dove, eventualmente, ci sarà una massa critica di persone pronta a difenderlo se viene minacciato da opere dissennate. Cascina Barbàn mi ha conquistato con questo clima idilliaco di militanza tranquilla, prima ancora di realizzare il risvolto indie pop di tutta la faccenda. E poi intendiamoci, ben venga l’indie pop, che ancora qui non c’è nessuno intorno e si può tenere la musica alta.

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